"Non badate a me, cerco solo di attirare l'attenzione" - Frances Ha

mercoledì 13 febbraio 2013

Argo


Inizio a commentare Argo con questa frase: mi è piaciuto. Questa premessa è d'obbligo visto che probabilmente finirò per parlare più di quello che non mi è piaciuto che degli elementi che ho trovato riusciti. Ho iniziato la visione con tante premesse e qualche pregiudizio, infatti, non impazzisco per Ben Affleck regista. Ma alla fine Argo racconta una storia che rapisce l'attenzione dello spettatore, per quanto non sia raccontata con molta originalità.


Il film inizia con una scena bellissima che racconta l'assalto all'ambasciata americana di Teheran da parte di alcuni militanti che hanno una richiesta tanto semplice quanto - se vogliamo - giusta; il governo americano, infatti, diede asilo politico a uno scià che per circa vent'anni fu colpevole di atti spietati verso la popolazione iraniana, quindi i militanti lo rivolevano indietro per poterlo processare. Non sto qui a parlare di politica, tuttavia Argo racconta la storia iraniana senza troppi giri di parole e facendo passare gli americani come i "cattivi" della situazione. Questa prospettiva cambia durante il proseguimento della storia.

Prima di continuare, però, volevo sottolineare la bellezza dell'inizio del film. La scena della storia della rivoluzione iraniana è raccontata attraverso dei disegni e delle immagini di repertorio, l'ho trovata molto ispirata. La scena dell'assalto all'ambasciata mi ha stupito molto: si vede subito il bellissimo lavoro fatto con la fotografia, ma soprattutto mi è piaciuta l'atmosfera legata alla fedeltà storica. In questa scena la regia usa inquadrature a mano che trasmettono molto il senso di caos e panico; sono inquadrature talmente fedeli che io ho pensato che fossero immagini di repertorio (tuttora ne ho il dubbio, poiché non sono riuscito a trovare nulla al riguardo).

Dicevo che, però, l'atmosfera di Argo cambia, e lo fa praticamente senza sfumature. Subito, gli americani diventano i "buoni" e gli iraniani i soliti rivoluzionari cattivi (tengo fuori i discorsi politici e parlo soltanto di ciò che esprime il film). Cambia anche il genere, poiché la fedeltà storica lascia il posto a un'atmosfera più leggera e holliwoodiana, fatta di personaggi sopra le righe con la battuta pronta. Peccato. Peccato perché l'atmosfera ricreata con la bellissima scena iniziale viene dimenticata e banalizzata da una soluzione narrativa più commerciale, ma soprattutto "furba". Ben Affleck sfrutta la storia "originale" di Argo per girare un film che vorrebbe essere tante cose, ma alla fine è "soltanto" un thriller politico riuscito. Non è sicuramente un film che eccelle.

Argo è un film riuscito, dov'è il problema? In effetti, non ci sarebbe nessun problema se non fosse che è Argo stesso a voler passare per un altro film. Dopo la scena iniziale che sottolinea lo sfondo storico della storia, il film straripa di elementi che evidenziano con orgoglio il fatto che Argo tiene alla fedeltà storica. A dimostrazione di ciò ci sono anche i titoli di coda che, prima mostrano le fotografie degli attori comparate con quelle delle persone vere che interpretano, e poi viene mostrata una serie di fotografie originali dell'epoca confrontate ad alcune scene del film; la somiglianza degli attori a volte è sbalorditiva e la similitudine di alcune scene è quasi morbosa. Paradossalmente, tutto ciò non fa che marcare il fallimento di Argo. L'ostinazione con cui si continua a sottolineare la fedeltà storica stona con la vera personalità quasi commerciale del film, quindi alla fine Argo è semplice e ordinario, ma vorrebbe essere più maturo, più sorprendente, più competente.

La regia di Ben Affleck è incostante. Mi sono piaciute molto quelle scene in cui vengono mostrate due situazioni differenti che, grazie a un montaggio serrato, immergono lo spettatore in un'atmosfera eccitante. Altre scene, invece, le ho trovate sottotono. Diciamo che in generale non ho apprezzato molto la sceneggiatura per colpa di alcuni sviluppi che si svolgono nella seconda parte del film, che, anche se in pratica determinano il proseguimento della storia, sono raccontati e messi in scena con una banalità approssimativa. In compenso, la scena della missione è molto bella, la tensione è palpabile.
Il personaggio di Affleck è piatto. Il film tenta invano di umanizzarlo sfruttando la sua situazione familiare, ma quest'ultima non decolla mai veramente (anche se è parlando con il figlio che gli viene in mente l'idea del finto film "Argo") e risulta un elemento in più che disturba e sa di già visto. Gli attori sono tutti bravi. Bravissimo Bryan Cranston. John Goodman interpreta John Chambers, truccatore vincitore del premio Oscar grazie al lavoro che fece ne Il pianete delle scimmie.

Per concludere, ho trovato Argo un film riuscito ma non eccellente; un film furbo e holliwoodiano che pecca laddove vorrebbe eccellere. È un film con una narrazione semplice e in alcuni punti banale, ma la tensione della storia cattura l'attenzione dello spettatore e lo intrattiene. Ben Affleck ha ancora della strada da fare per diventare un regista affermato.
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2 commenti

  1. io ho mollato una bestemmia quando ha vinto l'Oscar per il miglior film

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  2. il film poi nulla dice del fallito tentativo di liberazione fatto in quel periodo dall esercito usa.

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