"Non badate a me, cerco solo di attirare l'attenzione" - Frances Ha

lunedì 3 febbraio 2014

American hustle


Potrei aprire e chiudere quest'articolo con una frase un po' esagerata ma sicuramente adeguata: American hustle è solo chiacchiere e parrucchini. Ma ho buttato due ore della mia vita per vederlo e voglio spenderci qualche parolina in più. Siamo negli anni settanta e la vita di due truffatori si scontrerà con quella di un agente dell'FBI che li obbligherà a partecipare a un'operazione per incastrare un politico, ma le cose si complicheranno presto.
L'industria cinematografica si affida spesso a dei film-cloni perché significano incassi facili. Vedi che un film va bene al botteghino, allora cerchi di imitarne la trama, la struttura o l'atmosfera. Un esempio è il successo degli ultimi anni dei film tratti dai fumetti e la continua ricerca di nuovi fumetti da portare sul grande schermo. I produttori di American hustle hanno visto che Argo di Ben Affleck (che, tra l'altro, era stata la prima scelta per la regia) è inaspettatamente piaciuto tanto e allora si sono subito mobilitati per cercare un'altra operazione federale cazzuta adatta per diventare un film. L'hanno trovata, ci hanno piazzato dentro tanti nomi hollywoodiani famosissimi, hanno copiato un po' da Tarantino (a me la scena del quadrato disegnato nell'aria sembra una presa in giro), un po' Guy Ritchie e un po' Steven Soderbergh, e il gioco è fatto. BOOM, successone.

Il problema è che American hustle fa acqua da tutte le parti. La storia, inutilmente intricata, è scritta molto male. È noiosa e la prima ora è una vera e propria sofferenza per lo spettatore. Quando inizia finalmente a svilupparsi e modellare, lo spettatore ha perso tutto l'interesse, anche se il tormento viene sostituito da una leggera, leggerissima curiosità di vedere dove il film vuole andare a parare. Ebbene, il palloncino si sgonfia con una velocità tale da sottolineare la bruttezza della sceneggiatura e la sua inabilità di riuscire a mettere in scena una storia millefoglie alla Guy Ritchie. L'atteso colpo di scena è un disastro, un autentico flop per chiudere con coerenza un film davvero brutto.
Come con Argo, anche qui c'è una caratterizzazione inutilmente orgogliosa del tempo in cui il film è ambientato. Il profilo dei personaggi ha un che di morboso; tutti gli attori sono irriconoscibili, coperti da parrucchini e trucchi che spesso riescono soltanto a sottolineare quanto siano ridicoli.
Per correttezza, però, è bene che con sincerità menzioni anche quello che mi è piaciuto, perché sì, una cosa mi è piaciuta: l'interpretazione di Christian Bale. Lui interpreta il personaggio più costruito, con un parrucchino col riporto ma soprattutto venti chili in più messi su unicamente per girare il film. È semplicemente credibile, ma perché il film non si limita a spendere qualche parolina su di lui ma anzi si preoccupa di disegnare un profilo completo, a differenza degli altri personaggi, le cui descrizioni falliscono e rendono alquanto incomprensibili alcune scelte che fanno.
Il cast è molto ricco. C'è un riccioluto Bradley Cooper, un improbabile capellone Jeremy Renner, la star del momento Jennifer Lawrence e le tette di Amy Adams, che in pratica le ha per tre quarti scoperte durante la maggior parte del film. Sono tutti bravi ma non eccezionali. C'è un problema di fondo nella scrittura dei personaggi e poverini potevano fare ben poco. Ah sì, c'è anche una comparsa di nome Robert De Niro e mi andrebbe anche di citare la presenza di Jack Huston.

Che altro aggiungere? Il film è piaciuto a praticamente tutti quelli che l'hanno visto ma io vi sconsiglio di guardarlo. Piuttosto, guardatevi Argo che almeno crea un po' di tensione. Oppure, guardate i film che vi elencherò di seguito, cioè le pellicole che American hustle ha tentato di imitare: Jackie Brown, Ocean's eleven e Snatch.
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