"Non badate a me, cerco solo di attirare l'attenzione" - Frances Ha

venerdì 6 febbraio 2015

Birdman o (L'imprevedibile virtù dell'ignoranza)


Micheal Keaton interpreta Riggan Thompson, un attore famoso principalmente per il vecchio ruolo di un supereroe: Birdman. Riggan vuole la sua rivincita e dimostrare di essere un attore bravo e non solo un personaggio in calzamaglia, così decide di mettere in scena uno spettacolo teatrale nel cuore di Broadway. 
Sarebbe scontato dirlo ma non è una scelta così superficiale da poterla ignorare: quanti ruoli ricordate di Micheal Keaton dopo Batman: Il ritorno di Tim Burton, uscito nel lontanissimo 1992? Filmografia alla mano, vedo pochissimi titoli e tante cadute di stile. Keaton dopo Batman è caduto nel dimenticatoio e non credo affatto che quella di scritturarlo proprio per questo ruolo in Birdman sia stata una scelta casuale. Anzi, tutto il cast artistico sembra richiamare ruoli che hanno interpretato in altri film: Emma Stone è stata Gwen Stacy in The Amazing Spider-Man e da studentessa modello diventa la figlia ex-tossicodipendente di Riggan; Edward Norton è stato L'incredibile Hulk, un film mai decollato e oggi ricordato come un flop. Probabilmente le mie fantasie sulla scelta del cast sono un po' forzate, ma le coincidenze sono, per me, così evidenti che non me la sentivo di ignorarle. Non volevo.

Ma di quali coincidenze parlo? Birdman ama follemente il cinema e contesta il fatto che la siccità artistica causata dalla trasformazione dei film in marchi abbia spezzato, in un certo senso, la magia cinematografica. Ci hanno rubato la mattina di Natale cinematografica per sostituirla con una festa fittizia composta da effetti speciali che divertono soltanto all'apparenza. Ma cosa importa? È questo quello che vuole lo spettatore moderno, Alejandro González Iñárritu lo sa e se ne prende gioco. Qui in ottima forma, il regista si muove con disinvoltura nella rete complessa del palco cinematografico e dietro il suo backstage: cosa vede il pubblico? Cosa si nasconde al pubblico? Cosa è finto e cosa fa spettacolo? Una profonda lucidità narrativa critica con schiettezza, ma mai gratuitamente e senza cattiveria: non vengono sollevate critiche gratuite e infondate, perché Birdman è un film così disinvolto che sembra abbia soltanto acceso le luci sul palco e aperto il sipario su alcuni meccanismi che (improvvisamente) sono sotto gli occhi di tutti. Quei meccanismi di cui parla hanno conquistato con prepotenza l'intero mercato e sembra si sia perso il senso su cosa significhi raccontare una storia. Prima la popolarità bisognava guadagnarsela, oggi è scatenata da qualche visualizzazione. Dice Sam, la figlia di Riggan: "Credici o no, ma questo è il potere", riferendosi a un video pubblicato online. Non più il talento, se bastano gli effetti speciali per far funzionare un film; non c'è più rispetto, se un ragazzino dall'altra parte del mondo può criticare il tuo lavoro per cui hai speso tempo e fatica. E proprio grazie alla consapevolezza più marcata di chi sia lo spettatore moderno e di cosa voglia fa crollare Riggan. Il suo coinvolgimento emotivo nello spettacolo teatrale è così intenso da fargli aumentare lo stress. Come potrebbe, altrimenti? Non solo ci ha messo anima, corpo e soldi, ma quello spettacolo è anche e soprattutto il campo di prova finale per dimostrare di non essere solo uno stupido supereroe dimenticato. Ma ecco che, ritornando nel giro, si accorge di come funzionano le cose: di come la gente grazie a internet si senta il diritto di criticare senza sapere cosa ci sia dietro e senza neanche provare a immaginarlo. Ora è facile avere il proprio quarto d'ora di gloria, così com'è facile finire dimenticati o mandare tutto all'aria. Davanti alla consapevolezza che tutto potrebbe crollare improvvisamente, Riggan tentenna e si ritrova a fare i conti con qualcosa con cui convive da tempo, ma di cui non vi dirò niente per non rovinarvi la sorpresa.
Per concludere il discorso sulla narrazione, aggiungo che per tutta questa serie di motivi Birdman risulta un film tremendamente attuale, in quanto mette in luce l'ansia che provoca la popolarità moderna, in cui ogni azione e ogni pensiero è sotto gli occhi di tutti grazie al mondo trasparente dei social-network. Riggan, dovendo mostrarsi sempre perfetto per non deludere il proprio ricordo, rimane schiacciato dalla paura del giudizio che le persone riescono a esprimere con così tanta naturalezza, senza pensare alle conseguenze. L'apice della sua chiarezza psichica si mischia alla follia, ma chiarisce e conferma che la popolarità fittizia va alla testa, soprattutto quando basata su motivi futili e gracili. Il fatto che la gente sia più che appagata dalla semplice visioni di effetti speciali ripetuti all'infinito, piuttosto che vedere un film basato su una costruzione artistica più complessa e una profondità emotiva più stimolante, fa della popolarità di Riggan come Birdman una moneta bucata. Per questo motivo il bisogno di rivalsa è così forte in lui, seppur di difficile realizzazione a causa di una diffusa disillusione. Non ci sono più le luci abbaglianti dello show che lo ha reso famoso, perché nel mondo teatrale lui è visto come una semplice stella cadente che cerca di imbrattare un mondo (artisticamente) paradisiaco che non gli appartiene. Ne vorrebbe fare parte, ma all'apparenza sembra soltanto un insulso imitatore che non merita di stare sul palco. Riggan è un autore limitato che si affanna nel tentativo di uscire dalla mediocrità artistica in cui è stato gettato facendo Birdman. Perché il suo personaggio è soltanto un supereroe e in quanto tale offre contenuti scadenti rispetto a opere ben più complesse. Da questo il sottotitolo del film: L'imprevedibile virtù dell'ignoranza, cioè quando l'inconsapevolezza di ciò che si rappresenta davvero con la propria immagine gioca a favore del proprio stato psichico. Finché non si conosce chi si è davvero, si è felici, perché non ci si affatica nel tentare di uscire da quell'immagine qualora scoprissimo che non ci appartiene.

Analizzando il comparto narrativo di Birdman si trovano tanti spunti interessanti, ma una cosa altrettanto sorprendente è il modo con il quale Alejandro González Iñárritu ha scelto di metterli in scena. La narrazione è surreale e non si prende un attimo di pausa ma anzi, continua a sorprendere lo spettatore. Il fatto che ci riesca utilizzando anche una scrittura accelerata e trasformista, diversa da quella solita che sembra andare "di moda" nel cinema moderno è una sfida, una delle tante con le quali Birdman duella con coraggio e ne esce vincitore. La sfida più evidente e importante è la tecnica di ripresa con la quale è stato girato il film, poiché sembra essere un unico piano-sequenza. È una finzione abbastanza lampante grazie ad alcuni salti temporali, ma è sicuramente una tecnica che funziona perché abbraccia la narrazione. Perché scegliere il piano-sequenza? Il fatto che non ci siano tagli apparenti fa sì che la storia sembri una lunga scena. Proprio come nella vita non si possono saltare dei capitoli, quindi ogni cosa è mostrata, dalla crisi d'ansia al momento rilassante. Non c'è tempo per perdere tempo: tutto deve essere messo nel piatto per sottolineare la tensione dello spettacolo che si avvicina ed enfatizzare la concretezza della storia. Ma non solo: Birdman è metacinema e tiene molto a rendere chiarissima la sua identità cinematografica, ma al tempo stesso la deride e nega quei meccanismi che muovono il cinema moderno; quindi, oltre a negare qualsiasi tipo di messa in scena scontata, nega (all'apparenza) anche il montaggio stesso, tappa fondamentale per la costruzione di un film. Non ci sono tagli cinematografici, questo è il cinema che diventa vita e per una volta segue le sue regole cronologiche e non viceversa. Ma Iñárritu si spinge ancora oltre perché non si lascia intimorire dal piano-sequenza, ma anzi lo fa proprio non rinunciando affatto a un film d'effetto. È come se creasse un suo linguaggio cinematografico fuori dalle regole di cui il cinema è schiavo, ma rispettando altre regole che fanno del cinema una forma espressiva emozionante. Per questo, Birdman è un film che sorprende e riesce a farlo durante l'intero arco della sua durata, perché si reinventa con trovate geniale e cambia forma a seconda della narrazione. C'è una scena bellissima che deride i blockbuster e altre che invece si prendono gioco dello spettatore. Con quest'ultimo Iñárritu si diverte molto, ma lo fa anche divertire: oltre a stimolarlo come pochi altri film hanno saputo fare ultimamente, si prende gioco di lui cambiando la scena quando sembra che sta per arrivare al suo culmine. Iñárritu non ferma la telecamera e cambia personaggio da seguire per mostrarci un'altra situazione, come se non volesse offrire un divertimento scontato: la scena lascerebbe immaginare il finale, ma il cinema deve essere imprevedibile e la regia ne approfitta per sorprendere.

Un commento va fatto agli attori, centro fondamentale del film, che oltre a essere a proprio agio nella parte, superano se stessi. A partire da Michael Keaton che riesce a rendere perfettamente coerente un personaggio gigantesco e un po' matto. La tensione provocata dallo spettacolo ormai prossimo e il peso di tutte le responsabilità professionali e personali che trasporta sono recitate con movenze particolari che caratterizzano con originalità il personaggio. Bravissimo Edward Norton con la sua calma inquietante che sembra provenire direttamente dall'Olimpo degli attori. Emma Stone si prende una rivincita e mostra di essere bravissima oltre che molto bella. Una piacevole conferma anche da Naomi Watts, che ha una parte secondaria ma che comunque riesce a lasciare il segno. Una leggera amarezza per Zach Galifianakis, poiché non riesce a scrollarsi di dosso questa parte che trascina ormai da troppi film (lui mi sta simpatico ed è comunque bravo a rendere credibile questa parte).

In cima all'articolo potete vedere l'inquadratura d'apertura, ma dove altri film hanno mostrato una spiccata originalità nella prima parte per poi finire in una narrazione comune, Birdman vola alto e non fallisce mantenendo un tono costante che regala allo spettatore una piacevole sensazione surreale e stimolante. Lo spettatore si sente nudo davanti ai dialoghi brillanti che mettono in risalto (come ho spiegato sopra) cosa si nasconde dietro i film (o meglio dire i prodotti) che guardiamo e amiamo. Proprio sui dialoghi ci sarebbe da scrivere un articolo a parte, perché riescono con semplicità e creatività a raccontare verità profonde ma soprattutto complesse. È un film diretto, ma quando lo spettatore acquisisce e approfondisce i dialoghi scopre che dietro c'è dell'altro, e poi dietro ancora dell'altro. Un film bellissimo, un capolavoro che verrà ricordato a lungo.
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2 commenti

  1. Madonnina... un altro film che mi ha fatto venire l'orticaria. E Will mi ha pure convinta a vederlo al cinema. A parte Keaton in mutande - che vivevo bene anche senza quell'immagine in testa - l'ho trovato un film deprimente sotto tutti gli aspetti. Il personaggio interpretato da Norton aveva bisogno di tanti di quei calci nel derriere che per poco non ho tirato il pop corn allo schermo.
    Il mio problema e' che io - che come ben sai sono una spettatrice vattelapesca, non raffinata da una conoscenza o gusto cinematografico particolarmente profondi - in ogni film ho bisogno di almeno un personaggio per cui fare il tifo, e in questa storia mi stavano tutti cordialmente sulle balle, rendendo il film una vera tortura.
    Sono uscita dalla sala che avevo voglia di mordere qualcuno, che non e' mai una bella cosa.

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    Risposte
    1. BIRDMAN È BELLISSIMO! Tu sei tipo la prima donna che mi dice che odia Norton in questo film, sai? Credo anche io che Keaton in mutande rigorosamente bianche sia inguardabile, avrei decisamente preferito Emma Stone in mutande.

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