"Non badate a me, cerco solo di attirare l'attenzione" - Frances Ha

martedì 31 marzo 2015

One on one


In fin dei conti, si potrebbe dire che la delusione provocata da One on one non sia così tragica come sembra: il soggetto, motivo principale per il quale mi ero incuriosito, è uno dei pochissimi elementi interessanti del film, inalterato dall'onda di mediocrità che ha spazzato via tutto il resto. Tuttavia, la sensazione di "Eh?... Cosa ho visto?" c'è ed è forte, soprattutto perché, oltre al soggetto, volevo vedere One on one anche per un altro motivo: Kim Ki-duk - autore che credevo essere una certezza, o quasi. Se la visione di Pietà mi colpì in modo profondo, probabilmente a causa della mia inesperienza verso lo stile radicale e personale del cinema orientale, il buon Ki-duk mi lasciò perplesso con un altro film, Time, che, nonostante alcune premesse interessanti, la realizzazione mi scatenò non pochi dubbi. Insomma, dove Time aveva almeno lasciato sensazioni tutto sommato positive, in One on one i problemi non hanno lasciato scampo e hanno provocato un completo fallimento, tant'è che di questo film mi restano sensazioni tutt'altro che positive.
Ho visto One on one in un evento streaming di MyMovies, e più passava il tempo e più erano gli spettatori che abbandonavano la sala virtuale. Cosa che, a un certo punto, ho fatto anche io. Per correttezza di informazione, sappiate che mentre sto scrivendo non ho ancora deciso se vedere la mezz'ora restante del film. Se lo farò, aggiungerò una nota, ma per ora non vedo il motivo di completare la visione. Permettetemi di aggiungere che io che abbandono un film è un evento rarissimo e per farvi capire la sua portata sappiate che su migliaia di film visti, One on one è probabilmente il secondo, o terzo film abbandonato. E io ne ho viste di mostriciattoli, eh! Ma la delusione, più che la noia, era così tanta che a un certo punto ho chiuso il browser e ciao ciao. Come si è arrivati da Pietà a One on one?

La trama vede un gruppo di assassini, complici di un brutale omicidio ai danni di una studentessa, rapiti e torturati dalle mani da un branco di cittadini indignati che combatte la violenza con la violenza. Vedete, la trama era e resta interessante: la banda di cittadini che ricorda (vagamente) il Progetto Mayhem di Fight Club; gli assassini che diventano vittime; le storie di questi cittadini, prima mostrati come soldati improvvisati, convinti della loro causa, e poi mostrati nella loro vita privata - li vediamo fare le comparse di vite altrui, trattati senza rispetto; i ruoli che si mescolano, confondono e invertono. Il problema è che ogni premessa sfuma in una scrittura troppo mediocre che sembra il lavoro di qualcuno incapace di sviluppare idee di tale spessore morale. Se un racconto è spesso una metafora di situazioni che non sono mostrate direttamente, e comunica molto più di quello che viene detto, in One on one sentiamo i personaggi dire le cose come stanno, senza nessuna costruzione che dia spessore al dialogo. Vi faccio un esempio, questo è un dialogo vero estratto dal film: 
- Io sono una donna, non ho mai torturato un uomo. Scusa, ma mi sono sentita davvero di merda.
- Tesoro, ma dovevi sapere che era così.
- Sì certo, ma non ce l'ho fatta e comunque mi sono sentita di merda.
Commento solo la prima frase: "Io sono donna", davvero? Non lo avevo mica notato! Vi sembra un dialogo serio? Sembrano appunti su quello che dovrebbe uscire fuori dal dialogo, non il dialogo finale di un film. One on one è tutto costituito da conversazioni simili: dialoghi imbarazzanti che seguono soltanto lo scopo della scena (come quello sopra, sembrano appunti) senza aggiungere lo spessore che servirebbe a renderli più interessanti, o anche soltanto realistici; inoltre, spesso sono formati da frasi sconnesse, come se l'autore non sapesse come passare da un argomento a un altro (un serio problema di dialoghi lo avevo riscontrato anche in Time). La sensazione di mediocrità che trasmettono i dialoghi imbratta ogni altro elemento del film con un inevitabile effetto domino: ovviamente influenzano le scene, ché finiscono per far sorridere quando dovrebbero scatenare sensazioni opposte, e poi dalle scene si arriva ai personaggi, ché finiscono per dire cose assurde che non li fanno somigliare neanche vagamente a persone reali. Sentiamo tipi duri sembrare tali solo perché ripetono sempre "Bastardo!", pseudo-insulto ripetuto un'infinità di volte durante il film. I personaggi femminili, cioè chi rappresenta quella figura tanto protetta da One on one, in quanto la storia inizia da una violenza su una donna, hanno uno spessore caratteriale a volte imbarazzante e a volte interessante, grazie a quella bella premessa quale è (oppure era) la trama. Il problema, anche qui, è che la scrittura non riesce a reggere lo spessore emotivo, e a parte il fatto che vengono denigrate, insultate (altro insulto molto ripetuto è "Puttana") e picchiate, non fanno molto altro se non rappresentare con banalità argomenti importanti come il divario tra i ruoli dei due sessi nella società e il sessismo marcato che crea ancora troppe differenze. 
Per onestà, è importante sottolineare che probabilmente parte della ridicolaggine dei dialoghi è dovuta a un doppiaggio non sempre efficace, come giustamente notava qualcuno presente nella sala virtuale di MyMovies, tuttavia ridurre tutti i problemi del film soltanto a questo sarebbe sciocco. Se l'intonazione, il ritmo e l'espressione dei dialoghi orientali sono molto diversi da quelli occidentali, ci deve comunque essere un problema di fondo se i dialoghi di un film sono così orripilanti. E comunque, purtroppo, i dialoghi non sono gli unici problemi di One on one. La messa in scena sembrava opera di un regista alle prime armi, o peggio, di qualcuno che ha fatto un film per gioco nonostante il suo mestiere fosse tutt'altro. La fotografia sembrava amatoriale e spaziava da una scena che trasmetteva la sensazione di un filmino casalingo, a inquadrature storte che riprendevano male i personaggi. Le inquadrature, inoltre, a volte spezzavano la continuità della scena, con capelli che improvvisamente si pettinavano e personaggi che cambiavano atteggiamento dopo un controcampo. I personaggi, oltre ad avere un carattere povero a causa della sceneggiatura, sembravano manichini anche per la recitazione degli attori. Insomma, un disastro.


(La signorina ha preso una sberla e chissà come gli occhiali da sole sono rimasti incastrati nell'orecchio. Nessuno, però, ha pensato che fosse ridicola e che quindi screditasse la serietà e la drammaticità della scena. Quindi te la ritrovi davanti, con gli occhiali in quella posizione assurda, mentre guarda con uno sguardo serio il suo interlocutore.)

Per il bene della mia sanità mentale e per giustificare la follia che mi spingeva a continuare la visione di questo coso, ho cercato anche lati positivi di One on one e li ho addirittura trovati. Devo ammettere e ripetere che il soggetto è davvero ottimo: i personaggi e gli intrecci narrativi sono intriganti. Le idee, insomma, ci sono, e tra la folta vegetazione di fallimenti c'è uno spiraglio di luce che affascina, quindi peccato che urlare "VIOOOLENZAAA!!!" sia tutto ciò che questo soggetto interessante abbia ricevuto in cambio. Si intravede e intuisce un forte disgusto verso la società moderna, pronta a cadere negli stessi meccanismi che è pronta a criticare e per i quali dice di essere indignata. Ma il lavoro di un autore non dovrebbe limitarsi a prendere alcune idee buone e inserirle in un film, senza costruirci intorno una storia solida e senza essere in grado di portarla avanti, insieme a tutto ciò che comporta farlo. Con One on one mi trovo di fronte una direzione artistica che ha rovinato tutto con la sua immaturità, piegando lo sviluppo narrativo in una struttura ripetitiva.
Un'altra cosa positiva sta nel fatto che durante la visione ho mangiato della cioccolata davvero buona, inoltre il buffering dello streaming non mi ha dato problemi e il film, purtroppo, l'ho visto perfettamente. Se non è questo guardare il bicchiere mezzo pieno, allora mi arrendo.
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