venerdì 8 maggio 2015

Kynodontas


Kynodontas è un film diretto da Giorgos Lanthimos e scritto dal regista insieme a Christos Stergioglou. Non è mai arrivato in Italia, ma è stato distribuito in molti paesi con il titolo internazionale "Dogtooth". Le traduzioni del titolo originale greco e quello internazionale dovrebbe essere la stessa, ossia: canino.

La storia raccontata è quanto mai curiosa: tre figli adulti, un maschio e due femmine, sono inconsapevolmente reclusi dai propri genitori che distorcono e ricostruiscono la realtà per tenerli con sé ed evitare di farli andare oltre i muri che circondano la casa. La prima domanda, la quale mi sono posto durante la prima parte del film è, credo, giustificata: perché? La risposta viene in parte data (e non si discosta da quella che chiunque potrebbe immaginare), ma ben presto ho capito anche che davanti la storia di Kynodontas è bene non porsi molti quesiti logici, in quanto - finalmente - il film sfrutta il cinema per ricreare una situazione distorta che si distacca concretamente (ma non ideologicamente) dall'idea che noi stessi abbiamo della realtà. Giudicare e porre domande, quindi, facendo paragoni tra fantasia cinematografica e regole morali della realtà, sarebbe in questo caso, secondo me, controproducente. 

Kynodontas è intrigante sin dalla prima scena, quando i tre figli sono in bagno e ascoltano un nastro in cui la mamma elenca le "nuove parole del giorno". Sono tre parole comuni, ma ciò che sorprende poco dopo è il significato sbagliato che la mamma gli attribuisce. L'invenzione di un linguaggio proprio del nucleo familiare è un altro importantissimo mezzo che i genitori applicano per il controllo sui figli. Due delle tre parole scelte (mare e autostrada) indicano luoghi lontani, le cui definizione vere potrebbero innescare nei figli la curiosità di vedere cosa ci sia oltre il recinto. Per questo il mare diventa una poltrona e l'autostrada un vento molto forte. Se non esiste il mare - una distesa d'acqua immensa, infinite volte più grande della piscina nella quale i figli passano molto tempo - non c'è la curiosità di vederlo. La riprogrammazione del vocabolario è un atto di censura dal mondo molto importante, più del recinto fisico.

Dalla prima scena sopra citata si ha infatti l'impressione che almeno una delle due figlie sia stupida. Se lo spettatore ignorante della storia di Kynodontas (come lo ero io) si pone domande sulla salute mentale della giovane, ben presto capirà che l'impressione sulla sua stupidità era dovuta alla tipologia e quantità di stimoli che ha ricevuto durante la sua crescita. Per questo, la falsa definizione della parola mare, per esempio, assume importanze più ampie e importanti del mare stesso, in quanto limita l'evoluzione del pensiero dei figli (volere ben preciso, pensate alla scena dell'aeroplano). La loro stupidità non è altro che limitatezza, un esempio pratico di un'educazione che distorce volutamente la realtà per limitarne (o tentare di farlo) il pericolo; un disperato (e probabilmente inutile, dati i risvolti) tentativo di proteggere i propri figli limitando gli stimoli che ricevono.

Tornando all'aspetto intrigante del film, devo ammettere che mi è piaciuto moltissimo rimanere sorpreso anche quando la conclusione era ormai prossima e sbarrare gli occhi per la scoperta di un nuovo meccanismo attorno al quale funziona la famiglia protagonista. La famiglia di Kynodontas si muove con regole proprie in cui ogni cosa ha un preciso scopo nel meticoloso piano di controllo verso i tre figli. Poiché le regole e i meccanismi sono del tutto nuovi, lo spettatore è obbligato a una continua attenzione per riunire tutti i tasselli del mosaico. Questo è bellissimo: in questo film vediamo una famiglia, il tempo e il luogo non ci interessano; è lo sguardo su e di loro che vivono in un modo bizzarro (per così dire), perché non si sa (ma lo si intuisce); allo spettatore non resta che accettare la situazione e fare un lavoro antropologico sul loro modo di vivere e scoprire le regole attorno alle quali si muovono. Tutto questo è molto stimolante, oltre che intrigante.

Kynodontas mi ha ricordato alcune opere di José Saramago, in cui la realtà più concreta è raccontata attraverso situazioni estreme e, almeno superficialmente, irrealizzabili. Ma attraverso queste situazioni fittizie solo a prima vista vengono raccontate verità umane particolarmente vere e profonde. E non parlo di metafore, cioè quei meccanismi secondo cui ogni storia avrebbe una morale, ma del fatto che Kynodontas in fondo estremizza concetti e istinti che fanno parte della nostra vita molto più di quanto immaginiamo. Il fatto, per esempio, che il sesso nel film sia quasi un atto meccanico o venga usato come merce di scambio non è un'idea molto lontana dal modo in cui la nostra società sfrutta il sesso per vendere o patteggiare. Sono due modi concreti di interpretare lo stesso concetto. Il figlio fa sesso solo quando ne ha bisogno, rispondendo quindi alla sua umana pulsione biologica, un meccanismo di funzionamento della voglia sessuale non dissimile da quello reale, anche se nel film viene meccanizzato ed estremizzato. È questo il vero potere di questo film bellissimo: dare allo spettatore la falsa impressione di stare guardando un mondo tanto - troppo lontano dal proprio, quando in realtà è dietro l'angolo.


Mi sento di dire una follia: la realtà della famiglia di Kynodontas è tutto sommato equilibrata. Le punizioni sono dimensionate in base alle colpe, mentre i premi sono chiari e sono dati in base a meriti concreti. Tutto è stato ideato per un solo scopo, quello di manipolare le menti dei figli in modo da avere il pieno controllo sulle loro idee e le loro scelte, ma non gli si può negare la funzionalità della situazione. Ora: perché recludere e manipolare i figli in un modo così estremo? Mi è piaciuto il fatto che il film non dica esplicitamente il motivo (Kynodontas è una finestra su una situazione che esisteva prima dell'inizio ed esisterà dopo la fine; i motivi di questa situazione o altre spiegazioni non vengono date - giustamente - se non possono essere in alcun modo collegate alle vicissitudini vissute dai personaggi; anche da qui si distingue una scrittura capace da una incapace di sfruttare il soggetto). Questo lascia a noi spettatori parte della speculazione e alimenta eventuali domande e ragionamenti, insomma una cosa cinematograficamente bellissima.

Ma abbiamo anche noi dei confini entro i quali muoverci con i nostri ragionamenti perché in un dialogo, di sfuggita, il padre esprime la paura concreta che i figli abbiano gli stimoli sbagliati dal mondo, quindi è quasi sicuramente questo il motivo della reclusione; ma, voglio dire, i genitori hanno rinchiuso i figli in casa e cambiano la definizione di alcune parole, quindi associare tutta questa follia a una semplice paura genitoriale o alla sindrome del nido vuoto (per esempio), mi pare ridurre e di molto la storia di Kynodontas. Ma come dico in cima all'articolo, porsi domande logiche a una storia inventata così estrema potrebbe non essere il giusto modo per affrontarla. Se la curiosità di scoprire il motivo dietro la situazione è un istinto umano, ben presto mi sono lasciato trasportare dalla storia raccontata, aumentando poco a poco e con soddisfazione la conoscenza riguardo il funzionamento di questa famiglia così particolare (per dire poco).

Ho trovato molto interessante il modo in cui i figli davano il valore alle cose possedute. In un contesto di prigionia simile (anche se i figli probabilmente ignorano di essere prigionieri), dove vi è persino un meccanismo di eliminazione di ogni sintomo di individualismo, non solo sono importanti gli oggetti che ognuno ha (e che gli altri non hanno), ma l'umiltà degli oggetti si annulla e il loro valore aumenta grazie al fatto che si possiedono. Questa è un'altra riformulazione del linguaggio reale che Kynodontas costruisce attraverso la sua natura. Nel film, infatti, molte cose assumono altri significati (proprio come le parole alle quali la mamma cambia la definizione) e valori, solo che queste cose cambiate dal film non sono altro che un'espressione più concreta del loro essere. Gli oggetti inanimati posseduti non sono diversi dai nostri oggetti inanimati posseduti: il valore a cui diamo ai nostri oggetti non è diverso da quello che i figli danno ai loro oggetti. La differenza sta, probabilmente, nella nostra presunzione di pensare che il valore che noi diamo alle cose sia diverso, forse a causa del fatto che le nostre cose (oltre a essere nostre, e quindi aver perso quel valore oggettivo dell'oggetto in sé) hanno una natura meno umile di un fermaglio fosforescente o una matita con una gomma per cancellare all'estremità (oggetti che compaiono nel film).

Non solo: il fatto che il sesso nel film venga visto come un bisogno meccanico è un concetto che sicuramente avrà ingiustamente scandalizzato molti spettatori. Come dico anche sopra, il valore che la nostra società dà (in questo caso, ma gli esempi nel film sono tanti) al sesso non è poi così diverso, ma vedere palesare questo atteggiamento - di cui tutti sanno ma nessuno dice - in modo così diretto è sicuramente destabilizzante (piccolo appunto: d'altronde è il sesso e le sue sensazioni viscerali a incrinare l'equilibrio del "paradiso" della famiglia, quindi assume un'importanza molto più profonda di quanto io non illustri in questo articolo). Ma, ricordiamo: non bisogna vedere Kynodontas confrontandolo direttamente con la realtà; quindi, le regole morali che vengono violate non sono una critica diretta alla loro controparte reale. Il regista Giorgos Lanthimos non è Lars von Trier, non è sua intenzione esagerare per provocare.

Il suo scopo, piuttosto, direi sia quello (o almeno, per lo è stato) di sfruttare il linguaggio cinematografico per raccontare una storia che solo apparentemente è lontana dai meccanismi intorno ai quali gira la nostra realtà, ma che invece nel profondo li deride e li distorce, ignorando ogni tipo di morale per intrigare e colpire lo spettatore. Kynodontas non è un film di intrattenimento, ma sicuramente cattura lo spettatore come pochissimi altri film d'autore hanno saputo fare in passato. Due opere molto diverse tra loro mi sono venute in mente guardando questo film: The Village di M. Night Shyamalan e Funny Games di Michael Haneke. L'opera di Lanthimos trasforma un cinema d'autore del tutto originale in un opera fruibile a moltissime persone sfruttando la curiosità innata di ognuno di noi verso le storie diversamente estreme, ma soprattutto la curiosità verso la sua storia, la famiglia dei suoi personaggi: stupidi, inquietati, pericolosi.

Proprio sulla loro pericolosità c'è da spendere un paio di parole in più. Il fatto che somiglino a degli automi (approfondirò dopo l'argomento) ben educati è solo una facciata coerente all'educazione che hanno ricevuto, ma al contempo una repressione dei loro istinti più umani e incontrollabili. La calma con la quale riescono a essere violenti mette la pelle d'oca, perché è per lo più improvvisa (pensate ad alcune scene del padre). Non ti aspetteresti questo da una famiglia spesso vestita di bianco, in un giardino dell'Eden recitato in cui batte spesso un sole vivido. La sorpresa è dovuta anche al fatto che la prigionia dei genitori è inquietante ma pacifica, almeno fino a un certo punto. Lo spettatore non si aspetta la violenza. Inoltre sarebbe interessante soffermarsi sulla definizione che i figli danno alla violenza: sempre - ma in più modi - è una risposta inevitabile, ma non è mai negativa. Non lo è nemmeno per chi la riceve, perché paradossalmente è una violenza giustificata perché risposta a un torto subito. Cinematograficamente è una violenza esplicita perché mostrata senza scappatoie, ma anche indiretta come viene intuita in alcuni capolavori di Haneke.


Anche dal punto di vista tecnico Kynodontas è un'opera particolare. Lanthimos opta per una regia che predilige inquadrature fisse che spesso rifiutano di seguire la scena con coerenza. Si spostano di rado, piuttosto tagliano la testa agli attori pur di non farlo. Tuttavia, non hanno una staticità negativa, in quanto grazie a questa regia io mi sono sentito in parte sicuro. Ho iniziato la visione con la consapevolezza della fama che Kynodontas porta con sé: un film eccessivo e forte, sia negli argomenti che in ciò che viene mostrato. Ma proprio grazie alla regia - quasi sempre distaccata di molto dalla scena - io mi sono sentito estraneo e quindi al sicuro (ciò è dovuto in parte al fatto che ho cercato di separare la storia dalla realtà). Quella della regia è sicuramente una falsa sicurezza, poiché spesso mostra senza giri di parole scene (violente e non) con una testimonianza visiva molto meticolosa; tuttavia, grazie al fatto che i dettagli (inquadrature vicinissime al soggetto, che sia esso animato o inanimato) sono pochi e i campi larghi molti, ho intravisto un'apprensione da parte di Lanthimos per preservare la sanità mentale dello spettatore (sorrido un po' mentre scrivo). Insomma, Kynodontas avrebbe potuto essere più eccessivo e, se vogliamo, esagerato, ma tutto sommato (e per fortuna) la storia e la regia sono equilibrate e ciò sicuramente contribuisce e di molto con l'esperienza che il film propone. Tuttavia, questo è solo un pensiero personale, in quanto basta farsi un veloce giro in internet per trovare spettatori che non tardano a definire questo come un film da pugno nello stomaco.

L'ottima regia si palesa anche nella direzione degli attori. La sceneggiatura è immediata ma meccanica (nel senso positivo del termine: i personaggi sono "costruiti" da un'educazione che li ha trasformati marionette), ciò comporta un'interpretazione particolare che gli attori sembrano non avere molta difficoltà a offrirci. Paradossalmente rendono naturale la meccanicità dei loro personaggi. A volte somigliano a degli automi, ma in una veste umana.

Mi sono piaciute particolarmente alcune scene per come sono state montate: su una musica legata alle inquadrature, c'erano tagli frettolosi e confusi che trasmettevano un senso estetico appagante.

Sono una brutta persona: durante l'inquadratura finale ho sorriso.

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