domenica 21 febbraio 2016

Al cinema con: una lontana parente di Tarantino


È raro trovare altri spettatori in sala allo spettacolo delle 17:40, ma non impossibile. Ho visto La buca di Daniele Ciprì e Anime nere di Francesco Munzi da solo in sala. Mentre non avevo mai visto una sala così affollata come lo era con Youth di Paolo Sorrentino. Ricordo che c'era una comitiva di circa una decina di vecchiette seduta due file davanti alla mia. Si scambiavano commenti su molti elementi del film, anche se il loro numero rendeva la comunicazione difficile. Sembrava di assistere a gioco che facevo durante la mia infanzia: il telefono senza fili. Un commento partiva da un'estremità della fila, poi mano a mano arrivava all'altra estremità attraverso un passaparola alquanto divertente. Un commento diceva: "È un film estremamente profondo". Ma nel passaparola diventava semplicemente: "Bello, molto bello". 

A vedere The Hateful Eight l'ultimo giorno della programmazione c'erano tre coppie, due di mezza età e una formata da due persone anziane (prima di ora non avevo pensato a questa cosa. Al botteghino la signora mi ha chiesto con una certa sorpresa se avessi bisogno di un biglietto soltanto. Che Tarantino sia diventato inaspettatamente un autore per coppiette?). Ovviamente ero in anticipo. Nonostante vada allo spettacolo delle 17:40 da anni, ormai, non riesco ancora a calcolare bene i tempi precisi che ci impiego per arrivare al cinema. Ciò è dovuto all'influenza di fattori imprevedibili che cambiano le carte in tavola di volta in volta. Bisogna fare un passo indietro. 
"Andare al cinema" significa prendermi un pomeriggio per me. Spero che il cielo sia sereno per poter lasciare l'auto a casa e passeggiare per 3 chilometri mentre ascolto la musica giusta ad altissimo volume (durante il viaggio di ritorno ripenso al film. È capitato che registrassi un messaggio vocale a un'amica in cui parlavo del film). Credo che il genere di musica che ascolto influisca sulla velocità del mio passo (ci sono studi in corso per accertarlo), perché a volte sono in anticipo anche di mezz'ora sull'orario di inizio e assisto all'apertura del cinema, mentre altre volte sono in anticipo di un'ora e mi concedo un caffè in piazza, in attesa di essere in anticipo soltanto di mezz'ora. Sono tradizioni che non posso spezzare. Quindi, la maggior parte delle volte sono il primissimo spettatore a entrare in sala. Anzi, diciamo che lo sono stato praticamente sempre. 

Da solo in sala passo il tempo come capita. A volte passeggio e osservo la sala in ogni dettaglio, altre volte semplicemente resto seduto a giocare con il cellulare. Mi capita spesso di scattare fotografie come quella in cima all'articolo (scattata proprio prima della visione di The Hateful Eight). Così la galleria del mio cellulare contiene una serie di fotografie apparentemente uguali scattate prima della visione di altrettanti film. Non è un progetto fotografico, soltanto curiosità mischiata alla noia.

Quando ho sentito la porta della sala aprirsi, una voce femminile ha subito detto: - Ah no, non siamo soli, c'è anche un giovanotto.
Ha sorriso per la sorpresa, come se non si aspettasse la mia presenza. Dopo anni di spettacoli pomeridiani, ormai capisco subito che tipo di spettatore ho davanti. Senza elencarli tutti, vi anticipo che la signora era una spettatrice espansiva (a differenza degli spettatori chiacchieroni, non parlano durante il film). 
- Controlla che posti abbiamo, - ha detto al marito. 
- Che posti dobbiamo avere? Il cinema è vuoto. 
- Muoviti! 
Quando il marito ha constatato che gli avevano dato dei posti tra le ultime due file (più precisamente la penultima, la stessa dove ero seduto), ha sbuffato. - Io preferisco i posti più avanti, - ha detto. A quel punto ha controllato i biglietti e come se stesse giocando a Bingo ha urlato: - Fila F, posti 9 e 10.
Io ero seduto al posto F7 (in quel momento ho pensato a una cosa: peccato che gli addetti al botteghino vendano i biglietti in modo che gli spettatori sconosciuti siano divisi da almeno un posto vuoto. Perché la signora che vende i biglietti ha lasciato il posto numero 8 libero? Non solo, perché quando si sono aggiunti anche gli altri spettatori i posti assegnati erano sparsi per tutta la sala. Alla gente dà fastidio la gente, questo lo so).
Quando i due hanno preso posto, abbiamo subito attaccato bottone. La signora non ha tardato a dire che non voleva venire a vedere Tarantino perché le fa paura.
- Potevi anche non venire, - le ha detto il marito. - Così sembra che ti abbia costretto.
- Io volevo restare a casa. Tarantino è troppo violento per i miei gusti.
Non stavano litigando, anzi avevo l'impressione di assistere a un gioco di compromessi che probabilmente mettevano in scena da anni. Io vengo a vedere Tarantino, ma tu vieni a teatro con me. Però è sempre bene, in questo gioco, sottolineare ripetutamente la propria controvoglia di partecipare a quell'evento. Che poi la controvoglia è spesso fittizia. Un gioco, appunto.
- In effetti Tarantino è violento, ma ho l'impressione che questo film lo sia meno dei suoi lavori precedenti, - ho detto io. In parte mi sbagliavo di grosso, perché le scene violente ci sono, ma paragonato, per esempio, a Kill Bill Volume 1, effettivamente The Hateful Eight è meno violento.
- Dici? - mi ha chiesto la signora, come se cercasse conforto.
- A questo punto lo spero per lei, - le riposto io (durante le scene più violente sentivo le sue urla di disgusto, mentre il marito rideva divertito).
- Giovanotto, sai, io sono una lontana parente di Tarantino, - ha risposto lei. - Nonostante questo i suoi film mi fanno schifo.
Questa frase perde moltissimo scritta in italiano, poiché la signora l'ha detta in dialetto napoletano con un meraviglioso tono teatrale. Ho capito subito che il suo schifo era riferito alla violenza e non alla bellezza del film.
- Non sto scherzando. Non so da che lato, forse da mio padre, ma io e Tarantino siamo lontani cugini. 
Il marito rideva in un modo come per dire "La smetti di prenderlo per il culo?", ma in quel momento io un po' credevo a quelle parole, forse con la consapevolezza che fossero una bugia, o forse nella profonda convinzione che raccontassero una verità. Il tono della signora mi trasmetteva piena fiducia. Sul momento mi sono chiesto cosa spingesse una persona a dire all'improvviso una bugia di quel tipo. Insomma aveva più senso che dicesse la verità. Io mi chiedevo quale fosse il cognome della signora, ma non gliel'ho chiesto.

Dopo un silenzio di qualche secondo, hanno iniziato a parlare tra di loro. Poco dopo è entrata una coppia di mezza età. Lei si è subito seduta sulla poltrona assegnata, mentre lui ha iniziato a girare per la sala per cercare l'angolo migliore da dove poter vedere il film. - Visto che il cinema è vuoto, ne posso approfittare per decidere! - mi ha detto quando ha visto che lo stavo osservando. Io gli ho sorriso. A volte si sedeva sulle poltrone vuote, altre volte piegava il corpo per arrivare a posizionare la testa all'altezza della poltrona, come per simulare la posizione seduta.  Alla fine si è seduto accanto alla compagna nella poltrona assegnata (ovviamente erano lontani da tutti gli altri, circa due o tre file davanti alla mia).

A quel punto le luci si sono spente.

La terza coppia che è entrata ha preso posto in silenzio, mentre ho ricordato solo ora la presenza di un altro spettatore, un ragazzo poco più giovane di me che si è seduto nell'ultima fila. Durante il brevissimo intervallo, io sono andato nel bagno presente in sala mentre lui è uscito a comprare i popcorn. Quando sono tornato in sala lui non era ancora rientrato, ma il film era già ripreso. Vedendo la sua poltrona vuota mi sentivo in colpa, perché speravamo entrambi che l'intervallo ci desse il tempo di prenderci una pausa, ma non era stato così e ora ci eravamo persi non solo una scena del film, ma probabilmente una delle più importanti - per capirci, quella con la voce fuori campo. Quando è tornato in sala, quindi, ho raccontato al ragazzo tutti i risvolti della trama che si era perso. Lui mangiava i popcorn e annuiva.
Alla fine gli ho detto: - È un risvolto della trama abbastanza importante e dovevi saperlo per continuare la visione.
Lui mi ha risposto: - OK, io non so come ringraziarti. Vuoi un popcorn?
Ho preso una manciata di popcorn e sono tornato a sedermi al posto F7.
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