"Non badate a me, cerco solo di attirare l'attenzione" - Frances Ha

mercoledì 9 marzo 2016

Anima fragile e senso dell'orientamento instabile


Ogni volta che mi capita di riascolatare Anima Fragile di Vasco Rossi, i miei ricordi tornano all'estate del 2010. Ero a Roma in vacanza. In quei giorni mi incontrai con la mia amica Greta (qui assumo un'aria formale e non la chiamo con il soprannome che le do da anni) e insieme facemmo i turisti per qualche giorno. A causa del mio senso di orientamento peggiore delle mappe Apple (battuta nerd che soltanto due lettori capiranno), la seguivo a occhi chiusi tra le strade romane. Avevo piena fiducia nel suo senso dell'orientamento, sembrava estremamente sicura di sé. Ecco appunto, sembrava.
Da questo momento in poi, Greta in questo articolo diventerà Gretomtom.

Due amanti del cinema come noi dovevano andare al cinema. Gretomtom era curiosa di vedere La nostra vita di Daniele Luchetti. Inoltre aveva un forte rifiuto verso i film doppiati, quindi eravamo inevitabilmente indirizzati verso un film italiano. Per fortuna che l'estate romana offre non pochi cineforum, quindi con un'enorme botta di culo riuscimmo a trovare un cinema che proiettava proprio il film di Luchetti.

Ovviamente il motivo principale per cui Gretomtom voleva vedere proprio quel film era Elio Germano.

Se avete visto il film, sapete perché Anima Fragile mi ricorda proprio quei giorni. La canzone di Vasco Rossi è la colonna sonora di una delle scene più toccati del film, quindi per associazione di idee riascoltandola mi torna in mente quella vacanza. Ricordo che la sala era semi vuota. E più che sala cinematografica, definirei quel luogo più come una grande stanza. Ma non importa. Greta, scusate, Gretomtom e io vedemmo il film commentando le scene come piace a noi, ridendo ovviamente nei momenti meno opportuni.

La foto in cima all'articolo l'ho scattata alla fine di quella serata, nel momento dei saluti. Dovevamo andare in direzioni diverse e stavamo aspettando i due treni sulle due banchine più opposte della stazione. Era tardi e io non avevo idea di quale treno prendere, solo la fermata dove dovevo scendere. Fu quando arrivò un treno che Gretomtom urlò: - Quello è il tuo treno!
Io avevo piena fiducia nelle capacità di Gretomtom, ma ero comunque un po' restio a salire sul treno.
- Sei sicura?
- Sì! Presto, sali!
Queste furono le ultime parole che sentii da quella faccia da schiaffi prima di salire sul treno.

Nel vagone c'era soltanto un signore anziano, accucciato su un sedile vicino la porta opposta a quella da dove ero appena entrato, e io. Uno scenario un po' apocalittico per un treno della metropolitana romana in una sera d'estate. Inoltre il vagone era diverso dai soliti e nonostante usassi spesso la metro, non lo avevo mai visto. Che fossero i treni notturni? Fu allora che alzai lo sguardo e vidi la tabella delle fermate. Non erano le fermate della metro che conoscevo io.
- Mi scusi, gentilissimo signore. Potrei disturbarla per porle un quesito? Questo treno dove cazzo va?
- A Formia.
Non era un treno della metropolitana e ovviamente Formia era un po' lontana dalla casa di mio fratello. Per fortuna, e dico per fortuna, una delle fermate prima di Formia era Termini, così scesi e tentai di orientarmi per tornare a casa.

L'ultima cosa che ricordo è l'SMS che inviai a Gretomtom poco dopo, ma per essere formale non posso riportare il contenuto.

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