"Non badate a me, cerco solo di attirare l'attenzione" - Frances Ha

sabato 5 marzo 2016

Love, una serie moderna


Quest'oggi voglio parlarvi di una serie TV che ho visto lo scorso fine settima. Per "fine settimana" ovviamente intendo che ho visto tutti gli episodi in una maratona durata cinque ore. La serie è Love, disponibile nel catalogo di Netflix. La trama sembra uscita da una commedia americana: lui è uno sfigatello (ovviamente porta gli occhiali con una montatura spessa e nera) e lei è una dura (ovviamente bionda). Le loro vite (sentimentali e non) sono un disastro. Si incontreranno per caso e da allora succederanno cose.

Dopo una descrizione del genere è quasi lecito pensare (e io l'ho pensato): "Ecco, ora si incontrano, si innamorano e bla bla".  E io non voglio di certo creare false speranze: molti sviluppi della trama sono facilmente intuibili. Ma c'è un ma. Prima, però, guardate il trailer.


Lo avete visto? Bene, ora dimenticatelo. Anche se devo ammettere che questa volta è fatto bene, dovete dimenticare il trailer, il titolo e la trama. Tutto è fuorviante, perché io non ho visto Love (titolo a prima vista banale, ma che riserva diverse interpretazioni interessanti) sotto una luce propriamente sentimentale. Secondo me, la storia racconta delle vite di due persone che a volte si incontreranno, altre volte si scontreranno, e insomma, vivranno insieme alcune situazioni. Ma ne vivranno altre separati l'una dall'altro. Non è una serie che gira intorno al loro rapporto, quanto più alle loro singole vite che tentano di rialzarsi e di definirsi. Love rispecchia perfettamente la generazione moderna dei trentenni e tenta di creare un ritratto sull'amore moderno, che sia interpersonale o personale.

Racconta una generazione che sopravvive a tentativi, tra domande e continue delusioni provocate dal confronto con gli altri o da delusioni meschine di persone di cui un tempo ci fidavamo ciecamente. Non è di certo una serie filosofica, ma tratta argomenti importanti che tutti abbiamo toccato più o meno almeno una volta. E lo fa con una genuinità di cui si sentiva la mancanza perché non c'è quella cornice cinematografica fatta di perline e gioielli che spesso troviamo nelle commedie esistenziali. Qui i personaggi non dicono sempre la cosa giusta. Non sono vestiti tutti in tiro. Ci sono scene di sesso goffe. Non va sempre tutto bene. Non è una serie perfetta e gira comunque intorno all'intrattenimento, ma in diverse scene e altrettanti dialoghi ho intravisto un barlume di risveglio e una sorte di protesta contro una caratterizzazione stantia che inonda le serie moderne.

Inoltre, finalmente, e sottolineo finalmente, ho visto una storia moderna in cui internet è parte integrante dei rapporti sociali. In Love ci sono gli SMS, c'è YouTube vero e non uno di quei finti siti di streaming online che di solito si vedono nei film, ci sono le video chiamate Skype in bassa risoluzione. Anche per questo dico che l'analisi messa in scena è di una perspicacia che ho trovato raramente. È estremamente importante che vengano create delle testimonianze dell'epoca in cui viviamo attraverso opere artistiche, che siano quadri, fotografie, opere audiovisive o qualsiasi altra forma artistica. Ovviamente ognuno può raccontare il proprio punto di vista, ma secondo me i giovani imperfetti di Love rispecchiano meglio la realtà di quelli messi in tiro presenti in moltissime altre serie moderne.

Una parolina va spesa per gli ideatori di questa serie, che sono Lesley Arfin, poco famosa da noi perché non ha una pagina italiana di Wikipedia, Paul Rust, cioè l'attore principale con gli occhialoni, e un certo Judd Apatow, tipo il genio che sta dietro alcune tra le commedie americane più divertenti degli ultimi anni (per citarne due: Pineapple Express, Superbad, qui potete vedere i titoli di testa, così a caso). 
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