"Non badate a me, cerco solo di attirare l'attenzione" - Frances Ha

venerdì 8 luglio 2016

Mr. Robot


Ciao lettore. Quando leggerai queste parole, molto probabilmente avrò finito di vedere la prima stagione di Mr. Robot. Ho visto i primi sette episodi in circa tre giorni, che, tra lavoro, i doppi turni, la vita, l'universo e tutto il resto, e soprattutto in base al tempo medio che impiego per finire una serie TV, non sono affatto pochi. Anzi. Ma non sono curioso; non ho guardato sette episodi in tre giorni per scoprire come prosegue la storia. Bensì, li ho visti perché mi sono affezionato ai personaggi. A dire il vero, mi piace moltissimo anche l'atmosfera.

Il protagonista di Mr. Robot è Elliot Alderson (una coincidenza che il cognome ricordi quello di un altro famoso hacker, un certo Anderson, ovvero il Neo di Matrix? Probabilmente sì...), un ingegnere informatico che lavora presso un'azienda di sicurezza informatica. Nel tempo libero si diverte a fare l'hacker professionista. Noi non riusciamo a trovare un link funzionante per vedere in streaming un film, e intanto lui viola gli account di chiunque gli capiti a tiro, per conoscere ogni segreto delle persone che lo circondano. Elliot è un sociofobico che combatte la depressione e la solitudine sniffando morfina. È un tipetto abbastanza strano. L'attore che lo interpreta è Rami Malek, ovvero il soldato psicopatico in The Pacific (perlomeno lo ricordo per quel ruolo in particolare).
La storia racconta soprattutto la lotta di Elliot per uscire dalla solitudine. La sua ricerca del proprio scopo, lo condurrà verso una rivalsa sui propri fallimenti e quelli della società. Lo spettatore conoscerà i nuovi metodi per compiere una rivoluzione e la pericolosità della tecnologia, se utilizzata nel modo scorretto. Ma ora basta raccontare la trama. 

Ci vuole talento per produrre una serie TV come Mr. Robot di questi tempi. E probabilmente anche un pizzico di furbizia. Questo perché tratta alcuni tra gli argomenti più discussi nel mondo civilizzato: la sicurezza informatica e il valore della privacy, la solitudine delle persone in questo mondo social, l'utilizzo delle droghe, i complotti su chi comanda davvero il mondo, il desiderio di una rivoluzione che rimescoli le carte e ridistribuisca le ricchezze. E così via. Quindi, Sam Esmail, il creatore della serie, ha sicuramente avuto talento inserendo tutti questi argomenti in un solo soggetto, rendendo Mr. Robot estremamente moderno. Un po' Fight Club riadattato ai giorni nostri, e con la stessa grinta di V per vendetta, la sua opera si lascia ispirare da due grandi cult che, anche se in modo differente, trattano con intelligenza una rivolta del popolo sui potenti. Tuttavia, ci mette del genio, perché rende la rivoluzione moderna trasformandola in una rivoluzione informatica. Oggi, dove siamo tutti online, questo elemento assume sicuramente un'importanza cruciale. Sia nel racconto che nel modo in cui lo spettatore seguirà la storia. 
Personalmente, mi sono appassionato perché mi sono immedesimato nel protagonista. Credo che il personaggio di Elliot sia tra i più affascinanti degli ultimi anni. La sua stessa caratterizzazione è "rivoluzionaria": un nerd stilisticamente semplice, senza occhiali con la montatura nera. Un giovane senza risvoltini (!). In generale, Mr. Robot cerca in tutti i modi di non essere banale. Il modo stesso in cui tratta l'ambito della sicurezza informatica è nuovo per il mondo televisivo, poiché basa sull'autenticità la propria direzione narrativa.
Vi racconto un aneddoto: avevo visto i primi quattro episodi quando, una sera, ho tentato di vedere Mission Impossibile - Rouge Nation. Speravo di divertirmi, ma ben presto ho iniziato ad annoiarmi. Tutto già visto e rivisto. Ho resistito finché, in una scena dove l'hacker di turno tentava di fare le solite magie informatiche-hollywoodiane non è stato protagonista dell'ennesima scena: l'attore preme a caso pulsanti sulla tastiera (per far vedere che scrive velocemente, e quindi è un professionista), mentre sul monitor compariva una grafica 3D uscita da non si sa dove. Vista questa scena, ho spento la tv e ho messo su un nuovo episodio di Mr. Robot. La scena di Mission Impossibile, così come la rappresentazione semplificata di alcune pratiche informatiche, che poi è il metodo più diffuso, sicuramente è più immediata. Lo spettatore sa subito cosa deve desiderare: l'hacker deve aprire il portellone dell'aereo; quindi vedrà il modello 3D dell'apparecchio sul proprio monitor e un caricamento indica l'avanzamento dell'azione. Mentre l'informatica in Mr. Robot è più tecnica, così tanto che uno spettatore medio come me non capisce assolutamente niente di quello che stanno dicendo. Ma a questo punto entra in gioco la qualità della produzione, poiché nonostante questo, ci sono molte scene legate direttamente al mondo informatico che creano tensione. La logica di fondo è la stessa delle scene di Mission Impossible: lo spettatore non comprende la tecnologia avanzata a causa della sua conoscenza informatica limitata. Quindi la semplificazione è legittima ai fini dell'intrattenimento. Tuttavia, l'autenticità della messa in scena di Mr. Robot la rende un'opera che tratta lo spettatore con intelligenza. Nonostante fossi completamente all'oscuro di quello che stesse accadendo (nonostante sappia scrivere velocemente sulla tastiera), provavo una sensazione specifica durante la visione: non mi sentivo preso per il culo.

Una delle 13 regole per scrivere di Chuck Palahniuk è la seguente: "Il tuo pubblico è più intelligente di quanto immagini". Se dovessi farlo, probabilmente sarebbe questa la frase che utilizzerei per riassumere il mio giudizio verso Mr. Robot. Oltre a trattare l'informatica con intelligenza, infatti è un'opera matura anche dal punto di vista narrativo. È un thriller psicologico a cui piace sperimentare. Addirittura, sa essere onirico. E quando credi di aver capito che tipo di serie TV sarà, quando meno te lo aspetti, ti sorprende e ti lascia spaesato. L'aspetto psicologico del protagonista e in generale di tutti i personaggi, prendono pieghe inaspettate. Probabilmente un po' troppo. L'unica piccola nota dolente l'ho trovata proprio in alcune svolte narrative. Improvvisamente, alcuni importanti colpi di scena avevano cambiato radicalmente ogni cosa. E lo avevano fatto così tanto velocemente da lasciarmi spaesato. La mancanza improvvisa di punti di riferimento può destabilizzare, creando una sorta di sentimento di rifiuto. Dopo alcuni colpi di scena, ho impiegato del tempo per ragionarci su e capire se avessero una base logica. D'altronde è spiacevole vedere il desiderio di sorprendere prendere il sopravvento sulla razionalità. Ogni sviluppo, soprattutto in un'opera come realistica Mr. Robot, dovrebbe essere accompagnato da un'argomentazione esaustiva. Invece non è sempre così. A volte la narrazione cade in alcuni meccanismi furbi tipici delle serie TV più commerciali. La scrittura, invece, è sempre brillante.
Ma c'è un lato positivo anche in quelli che, secondo me, sono difetti narrativi. Questo continuo rimodellarsi e sperimentare tiene viva l'attenzione dello spettatore, quindi forse è peccato che gli autori non abbiano osato di più sin dall'inizio. L'idea di base di Mr. Robot è comunque ambiziosa. In un mercato televisivo come quello attuale, dove troppo spesso le serie TV hanno vita breve, probabilmente hanno voluto tastare il terreno. Sperimentare, ma non troppo. Seguire la regola di Palahniuk, ma senza esagerare. Già così, Mr. Robot è una serie bellissima. Ma sarei curioso di vedere una stagione in cui gli autori si sentissero completamente liberi di sperimentare. Anche esagerando. D'altronde, il disorientamento è immediato, ma certamente può scomparire con il tempo: quando il raziocinio ha preso il sopravvento, aiutandoci a capire la complessità e l'intelligenza di un'opera.

Ho una confessione da farvi: adoro le opere che infrangono la quarta parete. Quando Frank Underwood parla direttamente allo spettatore, la narrazione di House of Cards diventa più familaire e il coinvolgimento con la storia aumenta. Anche in Mr. Robot si infrange la quarta parete, ma senza esagerare. Elliot non guarda in camera come Frank (non sempre, almeno), ma parla allo spettatore. Anzi: lo spettatore è l'amico immaginario di Elliot. Questo ridefinisce il coinvolgimento dello spettatore poiché diventa un partecipante, quasi assumendo il ruolo di personaggio. Una delle scene più belle dell'intera stagione vede Elliot nervoso camminare a passo svelto per strada, mentre l'inquadratura si agita e lo segue con fatica. Parla allo spettatore e dice una cosa simile: "A volte, vorrei essere uno spettatore come te e osservare le cose dall'esterno, per poterle vedere al rallentatore e avere il tempo di pensare". A quel punto, il tempo rallenta. La musica diventa rilassante. Elliot continua: "Ecco. Ora tutto è più chiaro". Una scena bellissima. Non solo viene infranta la quarta parete, ma lo spettatore ha l'illusione di influenzare il proseguimento della storia.

Per quanto riguardo l'ambito puramente tecnico, trovo alquanto curiosa la scelta della direzione fotografica. Non ci sono mai colori accesi, neanche nelle scene diurne. La fotografia ha una tonalità grigia, ma non deprimente. Come se volesse comunicare allo spettatore solo subconsciamente. Le inquadrature sono spesso asimmetriche e gli attori sono posizionati negli angoli. È una scelta originale, anche qui Mr. Robot dimostra una voglia di sperimentare. Sicuramente è particolare e caratterizza la serie con un'impronta specifica, che personalmente ho apprezzato.
La scelta sulle musiche di accompagnamento è spesso in contrasto con la scena. Ascoltiamo musica classica in scene adrenaliniche e musica elettronica nei momenti di tranquillità. La scelta, però, è sempre azzeccata. Le musiche sono semplicemente bellissime. Infatti, consiglio la visione di Mr. Robot utilizzando un paio di cuffie, così da amplificare il coinvolgimento e rendere l'esperienza più intensa.

Ultimissimo appunto, trovo geniali i titoli originali degli episodi. Purtroppo in italiano perdono ogni tipo di originalità:

eps1.0_hellofriend.mov, Ciao amico
eps1.1_ones-and-zer0es.mpeg, Uno e zero
eps1.2_d3bug.mkv, Il bug
eps1.3_da3m0ns.mp4, Il demone
eps1.4_3xpl0its.wmv, La missione
eps1.5_br4ve-trave1er.asf, Il viandante
eps1.6_v1ew-s0urce.flv, Una via d'uscita
eps1.7_wh1ter0se.m4v, La rosa bianca
eps1.8_m1rr0r1ng.qt, Lo specchio
eps1.9_zer0-day.avi, Il giorno "0"
SHARE:

Nessun commento

Posta un commento

© Il grande re dei boschi

This site uses cookies from Google to deliver its services - Click here for information.

Blogger Template Created by pipdig