"Non badate a me, cerco solo di attirare l'attenzione" - Frances Ha

martedì 19 luglio 2016

My life directed by Nicolas Winding Refn


Questo fine settimana ero molto annoiato. Osservate la fotografia in cima all'articolo, perché ero uguale. Avevo gli occhiali, ma non il piumone. Ah, e avevo la barba lunga. Mi ero steso sul divano in cerca di qualcosa di interessante da vedere. Prima ho visto "Le vacanze del piccolo Nicolas", perché il primo film, "Il piccolo Nicolas e i suoi genitori", mi aveva divertito tantissimo. Il mio commento al riguardo è il seguente: mi avvalgo della facoltà di non commentare (peccato). Subito dopo i titoli di coda, ho sfogliato cosa mi offriva SKY. Sono finito nella sezione documentari e ho trovato "My life directed By Nicolas Winding Refn", diretto dalla moglie del regista, Liv Corfixen. Anche se nel titolo c'è il nome Nicolas, non è il terzo film della serie tratta dai libri per bambini di Goscinny & Sempé.
Che roba è? Ovviamente, ho messo play.

La "bellissima moglie" di Refn (cit. Lars von Trier), ha seguito il marito a Bangkok durante i sei mesi di produzione del film "Solo Dio perdona". Durante quest'arco di tempo, lo ha ripreso nel corso del processo finale di pre-produzione e poi quello di produzione. Non ero a conoscenza di questo documentario prima di domenica pomeriggio, ma su Wikipedia c'è scritto "With no set plan of how to occupy her time while her husband was working and her daughters were in school", quindi sembrerebbe che l'idea sia stata proprio di Corfixen e che sia nata, semplicemente, perché si annoiava. 

Cara Liv, mi annoio anche io. 

L'aspetto che mi è piaciuto di più, ma anche divertito e incuriosito, potrebbe essere riassumibile nella foto in cima all'articolo: ossia, il fatto che venga mostrato un uomo fragile, insicuro del proprio progetto e schiacciato dal terrore di fallire. Refn è depresso per la maggior parte delle riprese del film. Questo genio del cinema moderno, che dirige film visivamente magnifici, che contengono una violenza realistica e cruda, si lascia affliggere da paranoie spesso costruite sul nulla. Proprio come tutti noi. Questo lo mostra attraverso una luce del tutto nuova. Nicolas diventa tenerello. E in certi momenti, viene persino voglia di abbracciarlo e dirgli "Vengo dal futuro. Il tuo film è stupendo". 

Questa visione così intima è puramente dovuta dal fatto che a riprenderlo ci sia la persona di cui Refn si fida di più al mondo. In alcuni punti, è come se non ci fosse nessuna telecamera. Vediamo soltanto una coppia che discute, si confronta, si sostiene. Viene mostrata la figura umana dietro il genio. Una figura fragile e insicura, tremendamente nervosa per il risultato perché crede profondamente in quello che fa. 
Non so quanto conosciate della carriera di Refn. A un certo punto, si è visto sul lastrico. La sua situazione economica lo costrinse a girare "Pusher 3", film che, nonostante i propositi, fu comunque apprezzato da critica e pubblico. Il punto è che, nonostante il suo enorme talento, Refn ha spesso dovuto raccogliere i soldi alla bell'e meglio per le sue produzioni. In questo documentario è presente un piccolo esempio. Il fatto che una volta si sia visto quasi fallito, probabilmente lo ha reso terribilmente insicuro. Questo aspetto, tuttavia, non è negativo. Non avere facilmente i finanziamenti per un nuovo progetto, e la paura continua di deludere ancora, caratterizza Refn di alcuni aspetti umani che raramente si vedono nel mondo, spesso presuntuoso, del cinema hollywoodiano moderno. 
Ma non è facile vedere questo aspetto così intimo di un regista. Sia perché è difficile catturarlo, sia perché è difficile che un autore si metta così tanto in gioco. In questo documentario non viene soltanto mostrata la produzione di un film, ma la paranoia di un uomo che cerca negli altri qualsiasi appiglio per avere anche una piccola conferma che non sta sprecando il proprio tempo. E infatti, quando la riceve scoppia a piangere. Alleggerito da un peso che noi tutti possiamo capire perfettamente.

Trovo sempre interessante scoprire l'aspetto umano dietro il grande artista, ma questo documentario non è soltanto un ritratto intimo di Refn. Anzi, soprattutto è un racconto su come una coppia riesca a superare ogni difficoltà restando unita. Spesso, Liv trova insopportabile Nicolas. Riformulo: spesso Nicolas è insopportabile. Quando sappiamo di avere accanto qualcuno di cui possiamo fidarci completamente, ci lasciamo andare. Diamo libero sfogo a tutte le nostre paure e frustrazioni. La depressione di Nicolas porta energia negativa nella coppia, rendendo spesso difficile la convivenza. Ma vedere tanto sostegno è rincuorante. Da una parte Nicolas tenerello, crucciato in un angolo, si lamenta dei propri timori. Mentre dietro la telecamera Liv lo consola e cerca di farlo ragionare. 
La complicità della coppia è uno degli aspetti più importanti del documentario. Come abbiamo visto poco fa, Liv lo ha girato soprattutto per noia. Per seguire il marito e il suo progetto, ha lasciato la loro casa per vivere in un paese completamente diverso. Ha voluto farlo, ma è comunque un sacrificio enorme. La sua paura più grande è di non riuscire a vivere la sua carriera da attrice perché è la moglie di Nicolas Winding Refn. Questo aspetto è molto presente nel documentario, anzi ne sembra lo (spaventoso) scheletro. Mostrare l'insicurezza nel lavoro di suo marito non è una sorta di vendetta, piuttosto sembra una valorizzazione della sua vita da moglie. Il suo punto di vista è certamente unico, ma soprattuto personale. È un'espressione della personalità di Liv Corfixen, non della moglie di Refn. 

Le paure di Corfixen sollevano questioni sulla parità dei ruoli in un nucleo familiare, ma non è certo il documentario che si pone l'obiettivo di cercare risposte. Tuttavia, ciò che si evince è interessante. Andando oltre ogni sorta di preconcetto sessista, non si vede una moglie-donna che mette da parte i suoi sogni per far sì che il proprio marito-uomo realizzi i suoi. O meglio, sì, vediamo questo. Ma andando oltre, appunto, ho visto una coppia che si sostiene a vicenda. Spesso Refn sembra davvero insopportabile, tuttavia il ritratto che si evince alla fine è che diventa facile affrontare insieme i sacrifici che la vita pone davanti. Dietro un grande uomo, non c'è una grande donna. Bullshit. Piuttosto, accanto una persona rompicoglioni ce n'è un'altra con tanta pazienza. Nicolas, ti voglio bene.

Dovete guardare questo documentario, ma non prima di aver visto "Solo Dio perdona". Sia perché è un film stupendo, sia perché questo documentario contiene un badile di spoiler. Oltre a Liv e Nicolas, c'è anche un certo Ryan Gosling che sorride in canottiera e Alejandro Jodorowsky che legge le carte.
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1 commento

  1. Penso che la definizione di Nicolas "tenerello" non la dimenticherò mai.

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© Il grande re dei boschi

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