"Non badate a me, cerco solo di attirare l'attenzione" - Frances Ha

martedì 5 luglio 2016

Transparent e la nudità: imperfetta e bellissima


Qualche tempo fa, grazie alla programmazione di SKY, una sera a settimana mi dedicavo alle serie TV in cui i protagonisti erano affetti da vari, e tra loro diversissimi, problemi esistenziali. Detta così sembra una serata da evitare, invece mi divertivo moltissimo. Una serie TV, per appassionarmi, deve prima di tutto essere scritta bene. La ricerca di questa caratteristica, insieme a un'inspiegabile noia generale di cui inizio a soffrire da po' (saranno i trenta ormai vicini), mi ha fatto abbandonare molte, moltissime serie TV. Ma proprio sul più brutto, ho scoperto che esistono produzioni in grado di catturare la mia attenzione e stimolarmi quel tanto che basta da non abbandonare a metà di un episodio, a poche puntate dalla fine (storia vera). SKY mi venne incontro con la serata "problemi esistenziali" (Sono pigro: se una serie viene da me tramite SKY o Netflix va bene. Ma scordatevi che mi metta ogni settimana a cercare il nuovo episodio di una serie mandata in onda oltre oceano. E che legga addirittura i sottotitoli. Siete proprio matti). Ho scoperto Togertherness (a proposito, che fine ha fatto?), in cui una coppia di mezza età è in crisi. È una commedia (più o meno) e tutto è messo in scena senza troppe frivolezze televisive. Poi ho scoperto Mozart in the jungle, il cui universo immaginario è il luogo in cui vorrei vivere per sempre. La terza serie TV mandata in onda era Transparent.


Webserie prodotta dagli Amazon Studios, Transparent tratta un argomento quanto mai attuale: il padre (un certo Jeffrey Tambor) confessa alla propria famiglia di essere un transessuale. Il successo è stato immediato, sia da parte degli spettatori che dai critici. Personalmente non l'ho mai trovata particolarmente riuscita, soprattutto a causa di alcune scelte narrative banali che cozzano contro la natura stessa della serie. Ma mi intrattiene (semplicemente, non mi annoia). La costante musica in sottofondo, composta soltanto da un pianoforte, crea un'atmosfera ben precisa. Tutto è tranquillo: le navi affondano, ma non ci sono sirene d'allarme. I personaggi sono naufraghi esistenziali. Fanno di tutto per sentirsi appagati dalla vita e restare a galla, ma ogni nuovo tentativo diventa un altro fallimento che si aggiunge come un macigno sulle loro spalle. Tranquilli, ho finito le metafore nautiche. 

Una caratteristica che mi ha colpito di Transparent è l'utilizzo dei nudi femminili. Infatti vengono utilizzati in maniera del tutto naturale e al di fuori di ogni contesto sessuale. Quindi vedremo una donna che, sola in casa, si rilasserà bevendo vino mentre è completamente nuda. Bisogna sottolineare che ogni nudo (se la memoria non mi inganna, cosa probabile) è femminile. Questo potrebbe sollevare qualche critica sessista, come se per par condicio non si potesse mostrare una tetta nuda, a meno che nello stesso episodio non ci sia almeno una palla. Tuttavia, le modalità con le quali vengono gestite le scene di nudo femminili mi fanno gioire per diversi motivi.
Il primo è la forma dei corpi delle attrici. Sono donne bellissime, ma non sono super modelle. Per fortuna. Le scene di nudo mostrano corpi di donne comuni, letteralmente della porta accanto (ovviamente escludendo le abitazioni singole). I loro fianchi hanno una forma; la loro pancia forma dei rotolini quando si siedono; i loro seni si poggiano al corpo con naturalezza. Solitamente le produzioni audiovisive riproducono la realtà, ma la perfezionano secondo dei canoni popolari imposti dalla pubblicità. Ciò comporta una rappresentazione irreale dell'umano medio. Tutte le donne sono alte, sode e di plastica. Quando poi il loro corpo scade, l'attrice viene scartata per essere rimpiazzata da una nuova promessa, che, a ben vedere, è uguale a quella di prima. In Transparent, la rappresentazione della realtà è più fedele e, non nascondendo i corpi imperfetti delle attrici, si esalta la loro bellezza (utilizzo termini quali "imperfetto" per farmi capire, ma io non credo in questi concetti; se esiste una perfezione, quella è imperfetta).
Il secondo motivo è la natura delle scene di nudo. Spogliando le attrici in una scena comune si naturalizza il concetto di nudità al cinema. Purtroppo la strada è ancora lunga, ma se da una parte vengono sollevate inutili polemiche su una scena di nudo, dall'altra ci sono produzioni come Transparent che neutralizzano quella caratteristica più importante: l'unicità. Così il nudo non assume nessun valore oltre quello che possiede naturalmente: le attrici sono nude perché stanno facendo una sauna; un'attrice non indossa il reggiseno perché è a casa sua. E così via. Se prima vi era una rimodellazione sulla realtà per omettere alcuni atteggiamenti per il bene (anzi, per il male) della finzione filmica, Transparent non nega la realtà e la rende quanto mai naturale. Alle scene di nudo viene negata l'unicità, così non diventano particolari rispetto ad altre scene in cui gli attori sono vestiti. Banalizzando il nudo, gli nega quel valore che solleva polemiche.

Transparent ha voluto portare sotto gli occhi di tutti un argomento di cui si discute spesso in questo periodo, ma secondo me in questo fallisce. Non mi piace il modo in cui tratta la sessualità, poiché spesso fa sembrare l'identità di genere una scelta dettata dal capriccio di un periodo. Così, le lesbiche sono rappresentate con atteggiamenti cinematograficamente stereotipati, il che è paradossale vista la battaglia che si prefissava la serie TV: portare sotto gli occhi di tutti la naturalezza di alcuni cambiamenti (in passato ci hanno provato altre produzioni, ma questo momento storico-culturale è più particolare e giorno dopo giorno si raggiungono nuove vette di consapevolezza collettiva). A conti fatti, probabilmente Transparent è una serie un po' furbetta. Tuttavia, ciò non sminuisce assolutamente il suo tentativo di naturalizzare il nudo femminile; privarlo della sua connotazione sessuale e renderlo una cosa a cui neanche badi.

Il discorso sull'assenza di nudi maschili è ben più complesso, ben più complesso e, ahimè, pessimista. L'industria cinematografica predilige l'uomo e ne esalta la sua natura predominante. Mostrare un uomo nudo è ancora una decisione scenica coraggiosa. Nonostante non voglia negare l'importanza del significato dei nudi femminili in Transparent, non nego che visti da una prospettiva più ampia possano essere soggetti a critiche. Tuttavia, ho sempre trovato futili molte critiche femministe che sono state sollevate su quelle scene in cui la nudità era messa in scena con naturalezza. Che poi sia quasi prettamente femminile è un altro discorso. Tutto ciò sottolinea la presenza di una diversità nei sessi. Questo è un discorso su cui il mondo, sia cinematografico che non, è ancora parecchio indietro.
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