sabato 9 settembre 2017

Dunkirk: Goffredo Fofi contro tutti


Il critico e giornalista Goffredo Fofi ha scritto un articolo sul film "Dunkirk" di Christopher Nolan che intitola "Le false emozioni di Dunkirk". Come se il titolo non bastasse a chiarire l'opinione di Fofi riguardo il film, il primo rigo dell'articolo ci conferma subito il presentimento: "Dunkirk è un film brutto e detestabile per molti motivi". Sono sicuro che qualche giornale intitolerebbe che poi il "web si è indignato", infatti le risposte degli estimatori del film non hanno tardato ad arrivare. Il problema è che si sono concentrate a insultare il giornalista piuttosto che rispondere alle critiche che solleva contro il film.

Dunkirk nemmeno l'ho visto, tuttavia proprio in questi giorni sono tornato attivo sui social e ho ritrovato una situazione che avevo completamente dimenticato, ovvero la qualità dei dibattiti tra gli utenti. Niente è messo peggio dei dibattiti politici su Twitter, dove la facilità di nascondersi dietro l'anonimato crea dei veri e propri cavalieri da tastiera, portatori di ogni soluzioni e profonde verità, ma non per questo i dibattiti cinematografici su Facebook sono meno agghiaccianti. Non c'è un vero e proprio confronto in cui tesi diverse od opposte vengono argomentate con chiarezza, sembra invece che le opinioni altrui vengano viste come un'aggressione alla propria, la quale ha il pregio di essere l'unica verità da accettare. La maggior parte dei commenti sotto l'articolo di Fofi sono veri e propri insulti alla sua persona che offendono il suo lavoro e denigrano la sua preparazione. Tutto per aver criticato un film. Ma facciamo un passo indietro. 

L'articolo di Fofi ha dei toni prepotenti e questo tipo di linguaggio spaventa molti. Fofi dice: "So di irritare i suoi fan e gli pseudocritici del web, vittime consenzienti della stupidità programmata dai poteri (web = ragnatela, in cui il capitale contemporaneo cattura e divora o, al meglio, castra i moscerini che siamo), ma la perdita di senso dell’esperienza, e in questo caso dell’esperienza estetica e prima ancora morale, va combattuta con tutte le (poche) armi che si hanno a disposizione", come se presagisse di scatenare un putiferio. Non per questo però bisogna vedere la sua critica come una provocazione voluta, in quanto dovrebbe essere chiaro che ognuno ha diritto alla propria opinione e pensare che qualcuno non sia d'accordo con la nostra, o con quella più popolare, solo per provocare è una cosa abbastanza stupida. Tuttavia, pensare ciò (e c'è chi l'ha pensato, affermando che quello di Fofi fosse solo un tentativo di andare controtendenza per guadagnare visualizzazioni) dimostra l'arretratezza del confronto che è presente sui social, che invece dovrebbero essere luogo di discussioni e dibattiti interessanti tra contraddittori. E invece no: Fofi cerca fama perché critica Nolan (e addirittura Spielberg, dice infatti: "S’intuisce che Nolan, in assenza di ispirazione perché in assenza di convinzione, e avendo ben presenti le bravate del maestro numero uno tra i registi tromboni, Steven Spielberg (ben più astuto di Nolan) in Salvate il soldato Ryan", che poi, detto tra noi, quando sento che Salvate il soldato Ryan viene nominato come il film di guerra più bello di sempre mi si gela un po' il sangue, probabilmente perché il genere viene - forse giustamente - associato alle scene d'azione, quando ci sono altri film che sono riusciti a parlare di guerra in maniera più profonda e completa, come "La sottile linea rossa").

Dal mio punto di vista, da spettatore che non ha visto il film, trovo la sua critica argomentata perfettamente. Fofi fa un paragone molto interessante con altri film che hanno trattato lo stesso fatto storico in maniera (a detta sua) più umanistica e meno antipacifista. Inoltre, contestualizza il film nel periodo storico moderno e chiude l'articolo così: "Precisamente il contrario del film di Nolan, la cui maggiore odiosità sta nel cosciente o incosciente progetto di abituare i giovani spettatori a una visione della guerra imbecille e retorica e disumana. Quei giovani spettatori che ben potrebbero, in mano a governanti mascalzoni e a un capitalismo guerrafondaio che domina i mezzi di comunicazione e finanzia i Dunkirk, trovarsi a fungere da carne da macello per le guerre future, come già accade in molte parti del pianeta. E che oggi applaudono i filmacci kolossal che li abituano all’idea del massacro, pensando però che non saranno loro a crepare". Infatti qualcuno che lo ha criticato lo accusa di non essere stato oggettivo e aver visto il film con un'enfasi troppo personale. Se così fosse, credo che Fofi sarebbe da ritenere uno dei migliori critici che abbiamo (in effetti già lo è). 

Ultimamente la critica cinematografica ha subito un cambiamento molto importante con l'arrivo dei così detti pseudocritici del web (gruppo nel quale mi sento inserito, in quanto non sono un critico cinematografico). Questi appassionati non hanno fatto quello che si sarebbe aspettato da un gruppo di dilettanti che prova a parlare di cinema, ovvero non hanno espresso un'opinione soggettiva e appassionata dei film, soffermandosi sulle storie, sulle emozioni, sui messaggi trasmessi, ma hanno tentato di imitare i critici, analizzando questioni puramente tecniche. Così facendo hanno snaturato il cinema, rendendo ogni film un prodotto da analizzare e smembrare (ho letto recensioni negative riguardo un capitolo a caso dei Transformers perché il film, con dei robottoni giganti che si picchiano, non aveva un'impronta abbastanza autoriale. Davvero). Insomma, la critica del web si prende troppo sul serio e ormai la rete è ampiamente satura di questi pseudocritici. Quindi, se un critico di professione come Fofi riesce a respingere la bellezza meccanica di Dunkirk per dare libero sfogo alla propria opinione personale e impulsiva, se riesce a dare spazio al proprio lato appassionato di cinema pur di esprimere la propria opinione, allora significa che i ruoli si sono invertiti e la cosa è un po' triste.
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