sabato 23 settembre 2017

Il cittadino illustre


La scena di apertura è quanto mai espressiva: una voce fuori campo annuncia la prossima entrata in scena di uno scrittore stimato, possessore di un grande talento, mentre noi osserviamo un uomo, seduto in una sala spoglia, che si tiene la testa tra le mani. Sembra esaurito e infastidito, finché qualcuno non gli dice che è arrivata l'ora, così lo scrittore si alza. La voce fuori campo lo annuncia ancora, Daniel Mantovani sale sul palco e ritira il Nobel per la letteratura. Dopo, fa un discorso che in parole povere (poverissime) dice che l'idea stessa di essere riconosciuto scrittore da quella giuria così colta annulla il suo essere artista, in quanto l'arte è prima di tutto scompiglio, turbamento. Il pubblico lo applaude e lo osanna. Cinque anni dopo, la sua assistente gli comunica dell'invito proveniente dalla sua città natale, luogo della sua infanzia nella quale è anche ambientata la sua letteratura, lo farà ritornare dopo più di quarant'anni a quella che una volta era casa sua.

La trama del film "Il cittadino illustre", diretto da Gastón Duprat e Mariano Cohn, non verrà ricordata per la sua innovazione. L'adulto che ritorna al nido per affrontare i fantasmi del passato non è certamente, almeno sulla carta, la trama più stimolante che avessi mai letto. E sinceramente spero sia lo stesso per voi. Per fortuna, però, sin dalla prima scena sopra citata, si ha subito l'impressione che il film che sta iniziando non sia certamente scritto male. Lui, lo scrittore, interpretato dall'attore argentino Oscar Martínez, la cui interpretazione gli è valsa la vittoria della Coppa Volpi per la migliore interpretazione maschile alla Mostra internazionale d'arte cinematografica di Venezia, è un personaggio attorno al quale si sviluppa l'intera vicenda. La sua disillusione artistica sembra aver prevalso anche sulla sua vita privata. Sembra che la sua enorme popolarità gli dia ormai a noia, rendendo il suo ruolo artistico ormai poco stimolante.

Il cittadino illustre è un film sulla definizione di cosa sia l'arte e cosa succede quando il mondo artistico si scontra con il ruolo dell'artista. Mantovani, un artista onesto, mai snob ma così tanto popolare da potersi permettere la scelta di eventi a cui partecipare, ritorna laddove la sua persona, ha sì popolarità, ma la cittadina è così semplice, così disorganizzata e banale, da permettergli di prendersi un momento per fermarsi e capire cosa gli sia rimasto da dire. Il film mi è piaciuto soprattutto nella creazione dell'atmosfera provinciale e nella caratterizzazione grottesca dei personaggi (un inchino al presentatore televisivo). Il pubblico che assiste alle sue lezioni sono comparse cinematografiche ma sembrano anche comparse esistenziali. Individui conformati in una mentalità grezza, arretrata. La loro apparenza è la rappresentazione perfetta della "gente rustica di campagna" (cit. del film) così stolta da applaudire a un uomo famoso che non conoscono davvero, ma la cui fama può dare prima alla cittadina, e quindi a loro, un barlume di senso esistenziale; "gente comune, gente che lavora" (cit.) così stolta da applaudire uno scrittore che sfrutta la loro cittadina per i suoi romanzi e dipingerla come un luogo abitato da gente abietta. 

Ma Martínez è uno scrittore, i suoi romanzi non rappresentano la sua etica personale. Il connubio-scontro tra l'artista e la sua opera contro gli spettatori qui assume una valenza quasi personale, poiché lo scrittore, Mantovani, se lontano ha una fama rispettabile, qui ritorna a essere Titi (soprannome di quando era giovane) e quindi le sua scelte vengono ridimensionate alla provincia e diventano arroganti agli occhi di alcuni permalosi, ovvero chi sembra avere un minimo di senso critico in questa accozzaglia di personaggi surreali. Tuttavia, non vedo nel suo ritorno una voglia di ripicca, piuttosto il suo sembra essere il desiderio di riassumere una personalità che gli potrebbe valere la riconquista della sua voce artistica ormai perduta. Mantovani ricorda di avere una voce e la utilizza nel modo più spiacevole anche quando gli è richiesto tatto, che sia esplicitamente da un personaggio o implicitamente dalla situazione. Eppure lui non tace, non davanti conformismo provinciale permeato da una banalità impersonale. 


I registi raccontano la storia senza esprimere giudizi. Anche se i personaggi e alcuni sviluppi sono grotteschi, il racconto prosegue in un punto di vista che rende ogni cosa quanto mai normale. È la vita provinciale, dove il tempo si è fermato e le persone dopo quarant'anni riservano ancora rancore e desiderano riprendersi la loro rivincita sullo "scrittore famoso" (da leggere con un tono ripugnante). Durante la visione mi sono chiesto cosa avrebbe pensato Federico Fellini di questo film e poi come sarebbe stato diretto da lui. Perché se non ci sono le abitudini surreali della provincia italiana, in Il cittadino illustre vengono mostrate comunque delle stranezze quasi aliene, anche se sempre perfettamente plausibili. È la provincia disorganizzata e pacchiana, dove un personaggio famoso viene accolto con una video-presentazione in cui i capelli sono scontornati malamente (che dettaglio meraviglioso).

Dal punto di vista tecnico il film soffre di un difetto abbastanza rilevante che sinceramente trovo inspiegabile: la fotografia è scadente, di qualità insufficiente. Se ho gradito le inquadrature che raramente offrono campi e controcampi (tecnica che non apprezzo particolarmente), ma anzi mostrano l'intera scena in un piano-sequenza fluido, più naturale, la qualità dell'immagine sembra addirittura amatoriale. Sospetto sia una scelta voluta e non una conseguenza involontaria, in quanto c'è una scena (quella del sogno) che è fotografata fin troppo bene. Che l'inquadratura in spalla, mossa, che trasmette un senso di insicurezza, sia fin troppo abusata ultimamente è un fatto a mio parere oggettivo; tuttavia, qui mi trovo a discutere non dei movimenti di camera o la composizione delle inquadrature, che anzi sono sopra la media, ma proprio della qualità dell'immagine, che a volte sembra essere stata catturata direttamente da una videocamera di basso costo. 

Per concludere: Il cittadino illustre è stata una piacevole sorpresa. Le tematiche sono trattate con intelligenza e capacità, così tanto da stimolare e incuriosire. È un film che vi terrà attaccati allo schermo, curiosi di sapere dove vuole andare a parare. Fa venire voglia di scappare via dalla provincia.
★★★☆☆
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