"Non badate a me, cerco solo di attirare l'attenzione" - Frances Ha

sabato 30 settembre 2017

Le nostre anime di notte


Una sera, Louis (Robert Redford) è intento a vivere la sua consuetudinaria serata in solitudine: dopo aver consumato la cena, legge il giornale sul quale vediamo un cruciverba completato. Un dettaglio rilevante che già ci suggerisce che Louis, durante la sua giornata, ha avuto tutto il tempo per completarlo. All'improvviso bussa alla porta la sua vicina Addie (Jane Fonda), la quale propone all'uomo un accordo singolare: quello di passare insieme le notti, per farsi compagnia. 

"Le nostre anime di notte", diretto da Ritesh Batra, è un film originale di Netflix tratto dal romanzo postumo dello scrittore statunitense Kent Haruf. Romanzo che io ho letto alcuni mesi fa, spinto proprio dalla curiosità nei confronti del soggetto originale, oltre che dalla pubblicità perseverante di Amazon. Devo ammettere che ancora oggi conservo diverse perplessità riguardo l'opera di Haruf, maggiormente dovute alla scrittura caratterizzata da uno stile insipido e distaccato. Tuttavia non affermerei facilmente che il romanzo non mi è piaciuto, pertanto proprio questa incertezza ha fatto in modo che non riuscissi a schierarmi mai né a favore né contro.

Quando ho scoperto che esisteva un film tratto dal romanzo, la mia curiosità, per quanto non fosse esaltata, si era mostrata disponibile a guardarlo per agevolare la mia rivendicazione di chiarezza. In verità il primo teaser rilasciato mi lasciava ben sperare. 


Se da una parte è stato divertente leggere i commenti che lamentavano la staticità del teaser (molti ignorano il significato di questa parola), dall'altra parte il lettore che è in me non solo già sapeva che questa atmosfera ristagnante rendeva fede al romanzo, ma di questo ne era anche contento, come se la fedeltà fosse tutto quello che cercavo.

Dai primi minuti, nei quali vengono mostrati i posti della cittadina immaginaria di Holt in cui è ambientata la storia (un dettaglio piacevole, in quanto avrebbe potuto ambientarsi in una qualsiasi cittadina già esistente), avevo fiducia nell'adattamento, malgrado non abbia mai sospettato di diventare un lettore che dichiarasse in tono sprezzante "Il libro è più bello!". Man mano che il film avanzava ero sempre più un lettore accontentato per la lealtà che vedevo dimostrata verso il romanzo, finché poco prima della metà non è comparsa l'avversaria promessa: la noia.

Nel romanzo di Haruf succede poco altro dopo l'accordo di complicità tra i due protagonisti. Le vicende che accadranno saranno ordinarie, di certo Le nostre anime di notte non è una storia drammatica stracarica di avvenimenti e sviluppi narrativi. I due vivranno eventi comuni, quasi banali, ma li vivranno insieme, riscoprendo quella compagnia che anni di solitudine gli avevano privato. Ed è proprio questa, a parer mio, la forza della storia: la banalità della normalità. Per questa ragione la storia è essenziale: perché data la premessa, ovvero i due protagonisti costretti alla solitudine, così tanto sofferenti da prendere un accordo che li avvicinasse, vivere una vita in compagnia è già un'evoluzione. Se le mie aspettative sui dialoghi erano desiderose di sapere cosa si sarebbero detti, loro invece non si dicono molto, se non raccontarsi parte della loro vita. Appunto, la banalità della normalità.





Ogni esitazione che avevo riguardo il romanzo è scomparsa guardando il film. Se nel romanzo l'essenzialità trovava almeno lo stile di Haruf, che, per quanto fosse sterile e spoglio, almeno attirava e incuriosiva, nel film ovviamente ho trovato la noia in una direzione artistica insignificante. La regia scontata, con uno stile spento e lineare, cercava di contenere una sceneggiatura mediocre che, per quanto fosse in prevalenza fedele al romanzo, in alcuni dialoghi sembrava la sagra del luogo comune. Il mio tormento era dovuto soprattutto all'atmosfera del film, contrassegnata da tempistiche che rendevano molti dialoghi falsificati. La sagra del luogo comune colpiva soprattutto nelle pause tra la botta e la risposta, nella quale ogni avanzo di umanità e realismo si dissipava in interminabili e inspiegabili silenzi.

D'altronde il romanzo non metteva a disposizione molto materiale su cui lavorare. Come ho già detto, non è certamente una storia grandiosa, mentre nel cinema spesso ci si polarizza soprattutto sulla drammaticità delle vicende raccontate. I sottili cambiamenti su cambiamenti che avvengono creano reazioni tra i protagonisti, quindi il film si riduce a una struttura fatta di cambiamenti e reazioni, così inconcludenti che si ha l'impressione che non succeda nulla.
Logicamente, mentre lo spettatore è accecato dalla noia, patendo una storia priva di intrecci drammatici, l'evoluzione narrativa c'è senza dubbio. Se persino "Cast Away" di Robert Zemezkis, in cui vediamo unicamente Tom Hanks nella parte centrale, ubbidisce alla regole narrative offrendoci degli sviluppi, seppure camuffati, anche Le nostre anime di notte si trasforma e progredisce. Il problema è che non lo fa tramite avvenimenti coinvolgenti. L'evoluzione dei due protagonisti scatenata dal loro incontro è introversa, troppo impercettibile da funzionare per un film. Probabilmente bastava più consapevolezza dell'atmosfera del romanzo, oppure l'introduzione di sviluppi coraggiosi che si staccassero completamente da esso. Invece il film resta al centro, in un limbo insignificante.

Ogni osservazione riguardo le scelte etiche e gli sviluppi la trovo irrilevante, in quanto entrambe le opere non approfondiscono la psicologia dei personaggi. La loro unica caratterizzazione è unicamente nel loro passato rivelato, troppo insufficiente per creare interesse. Ambedue le opere, secondo me, richiedono un sacrificio di immaginazione da parte dell'utente perché questi possa farsi appassionare. Tuttavia, nel film più che nel romanzo, mi è parsa chiara una morale quanto mai curiosa: la famiglia rappresenta l'infelicità dell'individuo.

L'unico elemento scampato da questa nave salpata già bucherellata sono i due attori protagonisti. E in effetti, il film sembra unicamente una sorta di atto di riverenza nei loro confronti. Senza di loro, Le nostre anime di notte sarebbe stato un film qualunque, più di quanto non lo sia già.

Per concludere: Davanti alla scelta, vi consiglio comunque di leggere il romanzo piuttosto che guardare il film. In questo modo ci si atterrà più onestamente alla storia nella sua forma originale.
☆☆☆☆

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