mercoledì 27 settembre 2017

Mistress America


Raccontare la trama di un film non è mai una cosa altruista. In altri casi eccezionali, come questo, la questione diventa ancora più complicata. Il problema non è nella rivelazione di sviluppi che avvengono a film inoltrato, quanto piuttosto nel disfacimento di ogni tipo di curiosità. Il fatto stesso di mostrare la fotografia in cima all'articolo è un atto infame, perché ora voi che non avete visto il film sapete che la protagonista deciderà di chiamare la sua futura sorellastra. Anzi no, ora che ci penso per voi quelle due donne non sono che le attrici Greta Gerwig e Lola Kirke. Allora ricominciamo: la trama ha a che fare con una ragazza di diciotto anni che inizia il college e la sua futura sorellastra trentenne. Vorrei potervi mostrare i primi minuti del film, ma non li ho trovati su YouTube. 

Aspettavo che Mistress America diventasse disponibile per il noleggio in streaming per poterlo vedere. Ho aspettato invano per quasi due anni. Il motivo è semplice: Noah Baumbach. Non rientra nemmeno tra i miei registi preferiti, ciò nonostante i suoi film sono piacevoli da guardare. Possiedono quella tipica atmosfera suggestiva, una combinazione ben calibrata tra colori vivaci e vite complicate. Frances Ha è un film bellissimo; già solo il motivo del titolo è ingegnoso, segnale di una storia sulla cognizione dell'identità che si scontra con la realtà (scommetto che vi ho messo curiosità). 

Mistress America non è dissimile, almeno nelle tematiche. È un film nel quale due donne diverse, con personalità opposte, ritrovano un punto in comune: quello di voler assomigliare alla figura utopistica che una delle due manifesta attraverso il proprio atteggiamento. Una figura sicura di sé che sa stare al mondo; una figura che sa celare perfettamente quelle lievi ombre esistenziali che caratterizzano molti giovani che non sanno cosa fare della propria vita. Kirke, piccina in un mondo di grandi, il suo nuovo mondo, taciturna e schiva, si trova quasi costretta a chiamare la figlia del compagno che sua madre sposerà a breve. Gerwig ha un carattere opposto al suo: è brillante, fin troppo esuberante, schietta fino all'antipatia. 

Ovviamente il personaggio di Gerwig è il centro attorno al quale gira il film. Lei, sceneggiatrice a quattro mani insieme a Baumbach, interpreta benissimo la sorellastra estroversa e velatamente isterica. A darle una mano è proprio la sceneggiatura, dove il suo personaggio viene incaricato di tenere alto l'interesse dello spettatore. La sua figura ruba la scena a qualsiasi altro personaggio, protagonista compresa. È una scelta intenzionale: il personaggio di Kirke è esitante ma mai piagnucolone; il suo approccio tentennante è dovuto all'effetto di disorientamento per una nuova esperienza, almeno all'inizio. Successivamente vedrà nella sorellastra un'esponente di ogni suo desiderio esistenziale, nonostante la descriverà con toni amari che nessuno riuscirà a comprendere. 


Il film è un dondolo che oscilla attraverso regole proprie, ignorando le leggi della gravità. Lo dico con dispiacere. Da un lato ci sono gli elementi riusciti: i meravigliosi tempi comici, i quali sanno strappare più di una risata; la regia esperta; la sceneggiatura frizzante, spiritosa, capace di trattare argomentazioni profondi e fondamentali con criterio e lucidità. Dall'altro lato però l'approfondimento dei personaggi è approssimativo e gli sviluppi della trama sono pretesti forzati, un semplice collante per tenere uniti gli elementi riusciti. A conti fatti nella seconda parte del film ci sono tanti sviluppi, troppi; uno dietro l'altro, che soffocano lo spettatore con il loro spirito contraddittorio. È un film che deve sottostare a una struttura narrativa. Peccato, perché a parer mio è proprio questo obbligo a rovinare una parte del film, dove alcuni sviluppi provocano diverse forzature narrative.

Queste sensazioni negative spezzano il mio cuore, perché nonostante tutto è un film che consiglio e consiglierò. Anche soltanto per godersi i tempi comici e la follia dei personaggi: una carrellata di delusi e sgraziati. D'altronde sotto un preciso punto di vista Mistress America è un film delizioso, ovvero quello più superficiale che punta all'intrattenimento puro. È altrove dove si celano i difetti, ma, appunto, sono celati a un'occhiata approssimativa, frettolosa come è frettoloso il ritmo del film, il quale non dà tregua. Né sollievo.

Ultimissima nota va fatta alla colonna sonora, la quale mi ha fatto compagnia durante la stesura dell'articolo, proprio come tiene compagnia durante l'intera visione. Energica, efficace, probabilmente è l'elemento che ricorderò con più piacere, senza nulla togliere al resto. Sicuramente continuerò ad ascoltarla a lungo. La trovate qui.

Per concludere: Con Mistress America sono entrato in conflitto con me stesso. Nonostante gli evidenti difetti, è un film che consiglio senza pensarci due volte. Citazione dovuta: "Il cammino non ti è avverso, è soltanto un cammino".
★★☆☆☆
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