"Non badate a me, cerco solo di attirare l'attenzione" - Frances Ha

domenica 8 ottobre 2017

Captain Fantastic


Nella natura incontaminata, lontano dalle metropoli e dalla società capitalistica e consumistica, una famiglia composta da padre e sei figli vive allo stato brado. Non sono selvaggi; al contrario, il loro genitore fa sì che ognuno di loro abbia una formazione accrescitiva, composta da insegnamenti culturali e allenamenti intensivi e talvolta perfino eccessivi. Un evento drammatico li obbligherà a intraprendere una sorta di "missione", così si metteranno in viaggio e attraverseranno la civiltà che loro tanto disprezzano. 

Se ci ripenso mi viene da sorridere: ho iniziato la visione di "Captain Fantastic" pensando che fosse una commedia. Sono stato spinto a guardarlo dalla curiosità alimentata da alcuni commenti positivi letti per caso; ovviamente non avevo letto la trama e le immagini promozionali, così vivaci e colorate, avevano fatto il resto, infondendomi l'idea che fosse una commedia. Invece, mi sono ritrovato davanti un film doloroso, fortemente drammatico, addirittura commovente. 

Viggo Mortensen interpreta Ben Cash, un padre autoritario, ma mai prepotente, che cresce i propri figli usando maniere schiette e sincere. Il "Mondo è ingiusto e sleale" (cit. film) quindi i ragazzi vanno preparati al peggio: insegnandogli a scalare una parete rocciosa o mostrandogli i punti vitali da colpire durante un combattimento. Quello di Cash è un addestramento più che una semplice educazione; un addestramento condizionato dalla sua fede politica estremizzata, la quale respinge ogni forma di soggezione al capitalismo e alla società consumistica, preferendo la vita rurale di un bosco a quella opprimente che potrebbe offrire una casa in città. Il risultato è stupefacente: i suoi sei figli sono intelligenti, dotati di un acuto senso critico e capaci di esprimere opinioni brillanti anche nell'età della fanciullezza.  

Gli argomenti esaminati da Captain Fantastic sono importanti e il modo in cui sono sviluppati sono sicuramente stimolanti. Il viaggio metterà a dura prova la famiglia e i suoi ideali, dopo dieci anni di isolamento nella natura, dove si va a caccia del pranzo quando si ha fame. Il confronto con la società, la quale non solo rappresenta la normalità sia per i personaggi contrastanti che per lo spettatore stesso, creerà diversi conflitti formativi che porteranno a riflessioni sul rapporto tra individuo e la costruzione, talvolta forzata, che la società civile gli impone. I personaggi che saranno "la gente comune" sembreranno i più assurdi, persino ridicoli, nonostante la stravaganza della condotta che la famiglia Cash mette in pratica.


Per questo motivo ritengo Captain Fantastic provocatorio; ciò è sicuramente intrigante quando parliamo di cinema. A parte la provocazione più esplicita come "Non prendiamo in giro la gente, eccetto i cristiani" (cit. film), il film mette spesso in scena confronti paradossali tra maniere differenti di pensare e comportarsi. Le argomentazioni esposte a sfavore della società sono eccellenti; prese in prestito da grandi pensatori (la famiglia protagonista non festeggia il natale ma il compleanno del teorico e filosofo Noam Chomsky), sono ovviamente messe in mostra affinché risultino le migliori tra quelle presentate.
Di fatto, Captain Fantastic è un film che prende una posizione precisa utilizzando il suo carattere risoluto. Non ammette compromessi, crea divergenze, stimola, crea dubbi, talvolta fa sentire stupidi. Questo conflitto tra film e spettatore è eccitante, perché soltanto quando c'è partecipazione uno spettatore prova sensazioni così impulsive. Credo che molte opinioni divergenti siano soprattutto incoraggiate dal rifiuto verso il personaggio di Mortensen e i suoi modi di fare ed educare; questo significa che è un film con un'opinione categorica, non vuole piacere a tutti.

Sotto altri aspetti Captain Fantastic è debole. Se la sceneggiatura mostra la propria forza nei dialoghi e negli spunti, purtroppo l'ho trovata carente nella struttura; soprattutto nella parte centrale, quando la conclusione ormai prossima ha portato ad alcuni cambiamenti poco approfonditi e gestiti male in uno sviluppo fin troppo frettoloso. Mi è sembrato che nella seconda parte il film si smarrisse e alcuni personaggi mutassero inaspettatamente e senza coerenza. Questi cambiamenti, se sono sostenuti dalla regia e dagli attori, non lo sono dalla sceneggiatura, troppo sbrigativa e poco investigativa. In ogni modo, niente di grave: Captain Fantastic resta, per me, un film emozionante che vale la pena vedere.

Scritto e diretto da Matt Ross (Gavin Belson della serie "Silicon Valley", proprio lui) con un'impostazione decisamente personale, Captain Fantastic ha un'ottima direzione degli attori. Il cast adunato è abile nel riuscire a ricreare l'affiatamento della famiglia; mi sono incuriosito a osservare i  modi di fare dei ragazzi e ascoltare i loro discorsi; su tutti, ho adorato la bambina più piccola e le sue lezioni di medicina. Viggo Mortensen, però, interpreta il personaggio su cui si appoggia il film; con il suo talento riesce a ricostruire un personaggio intenso con un carattere tranquillo e comprensivo che nasconde una sofferenza radicata. Eppure, avrei preferito che Ross fosse più incisivo, più provocatorio. Ho avuto l'impressione che l'intero film fosse un compromesso tra la libertà di espressione esercitata dalla storia e la struttura narrativa a cui doveva, per forza, sottostare.

Per concludere: Per guardare Captain Fantastic e divertirsi bisogna ignorare i difetti della sceneggiatura e passare oltre alcune scelte del racconto, compiti per niente irrealizzabili. Consigliato.
★★★☆☆
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2 commenti

  1. Avevo già letto una recensione positiva e tanto più la tua mi convince a vederlo (cinema di oratorio)

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    Risposte
    1. Se ti piacciono i film che trattano temi simili, mi viene in mente Into the wild, fossi in te gli darei un'occhiata.

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