mercoledì 4 ottobre 2017

L'inganno


Durante la guerra di secessione, le donne ospiti di un collegio femminile accoglieranno uno soldato nemico ferito, trovato nel bosco adiacente alla casa, per caso, da una delle ragazze. La presenza dell'uomo scuoterà il mondo confinato delle donne. 

Martha Farnsworth (Nicole Kidman), la responsabile del collegio, quando nota che la sua collaboratrice Edwina Morrow (Kirsten Dunst) indossa una spilla ornamentale dopo l'arrivo dell'uomo, dice pressapoco questo: "Sembra che la presenza del soldato abbia degli effetti". Potrei ridurre il film solamente a questa frase, sia nel bene che nel male. Sarebbe sbagliato semplificare "L'inganno" a una lineare evoluzione di conseguenze, le quali ovviamente andranno a intensificarsi con il proseguire della storia, però a conti fatti è ciò che il film offre. Ho aspettato qualche giorno in più prima di vederlo perché, nonostante non abbia né letto il libro di Thomas P. Cullinan da cui è tratto né ho visto la prima trasposizione cinematografica del 1971 "La notte brava del soldato Jonathan" di Don Siegel, avevo il sospetto che il film non potesse offrire particolari sorprese; non parlo di semplici colpi di scena, bensì di quella pelle d'oca che alcune storie sanno suscitare nello spettatore. 

Badate bene, L'inganno è un buon film; ma è dimenticabile. Non è colpa della regia soddisfacente di Sofia Coppola, la quale, piuttosto, riesce perfettamente a raccontare gli avvenimenti attraverso una narrazione fatta di dettagli meticolosi e sguardi fuggevoli; la causa, secondo me, è nella sceneggiatura sbrigativa e superficiale, che se da una parte riesce a costruire un ambiente nel quale poter mettere in scena lo spettacolo declinante dell'umano, dall'altro questo spettacolo non è né inedito né avvincente. Quindi, le sorprese mancanti di cui parlo sopra sono da ritrovare nell'assenza di sviluppi stimolanti a livello intellettivo. Il preambolo iniziale si svilupperà frettolosamente verso una situazione fatta di raggiri e bugie; una cospirazione che vedrà le donne confabulare con il soldato (Colin Farrell) - la novità in quel luogo ormai dimenticato - a discapito del loro legame. Le crepe, però, sono ordinarie: conseguenze istintive della natura umana, completamente legittime e spontanee. Al contrario, il soldato è manipolatorio, diventando di volta in volta ciò che ognuna delle donne desidera da esso. 

Tutto questo però è prevedibile, anche se mai noioso. A conti fatti, il pregio più sostanzioso - ripeto - è solamente la regia di Coppola, la quale almeno riesce a raccontare con capacità la scoperta di uno stimolo da parte di donne recluse e abbandonate a se stesse. È proprio il mondo femminile e la sua psiche il protagonista del film; ognuno delle abitanti della casa rappresenterà un impulso o un'emozione, ognuna di esse risponderà in modo diverso a quello stimolo esterno con la propria indole femminile. Per questo motivo Sofia Coppola probabilmente è stata così attratta da questa storia: lei, preziosa regista donna in un mondo con una prevalenza maschile così considerevole, ha spesso, nella sua filmografia, dato importanza al mondo femminile, con le sue forze e delicatezze; nell'Inganno la natura femminile, nella natura alberata spesso inquadrata, ritrova il suo equilibrio in un'armoniosa disumanità, che però non mi ha stimolato perché non dice nulla di nuovo.


Insieme alla regia ho trovato un altro aspetto, ancora più tecnico, che ho gradito particolarmente: la fotografia. In armonia sia con la regia che con il racconto, la fotografia di L'inganno, per quanto riguarda la scelta cromatica, opta per tonalità quasi sbiadite, con colori mai accesi; le scene spesso sono poco illuminate - ma mai illuminate male. Però sono soprattutto i colori che mi hanno conquistato, in quanto è proprio grazie ai colori che si crea quell'atmosfera di beatitudine che aleggia all'interno della casa; ogni elemento è grigio, incolore, ogni cosa dà l'impressione di essere perfettamente coerente con una casa dell'epoca abitata da donna raffinate. Magnifica, infine, l'idea di ripetere un'inquadratura sia all'inizio del film che alla sua conclusione; comunica l'alterazione della situazione e il suo regresso come soltanto i grandi autori sanno fare.

L'ultima osservazione voglio farla sul cast: Nicole Kidman, Kirsten Dunst, Colin Farrell, Elle Fanning. Penso che la selezione degli attori sia stata eccellente. Gli attori, i quali di per sé sono bravissimi, qui sono perfettamente a loro agio in ruoli che sembrano gli siano stati cuciti addosso. La storia è raccontata attraverso minuzie, spesso inattese, espressioni passeggere e sguardi fuggevoli; ebbene, soltanto grazie a un cast di questo calibro, con dietro una regia solida quanto quella di Sofia Coppola, che L'inganno, nonostante la sceneggiatura mancante di momenti che stupiscano, non si è rivelato un buco nell'acqua.

Per concludere: L'inganno è un buon film che tutto sommato fa passare una serata piacevole. I difetti sono soprattutto narrativi, poiché offrono una storia lineare che non sorprende. Si lascia guardare, poi subito dimenticare.
★★☆☆
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