"Non badate a me, cerco solo di attirare l'attenzione" - Frances Ha

martedì 3 ottobre 2017

Mia madre


Margherita Buy è Margherita, una regista impegnata nelle riprese di un film che vive un periodo difficoltoso a causa della malattia della madre che la costringe a essere ricoverata in ospedale. 

Sono andato a vedere "Mia madre" di Nanni Moretti quando è uscito al cinema nel 2015. Ricordo alcune sensazioni suscitate dalla visione, siccome per una coincidenza ero invaso dal dolore per la perdita di una persona cara. Per questo motivo, avevo preso la decisione di non pronunciarmi sul film. Lo avevo visto, lo avevo assimilato, volevo andare oltre senza congetturare su quel film che mi aveva provocato il luccicone agli occhi. L'ho rivisto e dopo due anni voglio esprimere la mia opinione.

Non ho iniziato l'articolo ripetendo il nome Margherita per caso. Senza eccedere con le elucubrazione, non riesco a tralasciare il gioco di ruoli che Moretti sembra mettere in scena nel film. Il personaggio della Buy consiglia agli attori di "Recitare accanto ai loro personaggi", senza che qualcuno, lei compresa, capisca cosa intenda veramente; quindi Moretti si diverte con la collocazione degli attori e dei personaggi all'interno del film. Lui stesso, qui personaggio non protagonista, sembra essere accanto a ogni personaggio che ha scritto insieme agli altri sceneggiatori del film, Francesco Piccolo e Valia Santella. È accanto Margherita, la cui personalità rievoca il carattere fastidioso e articolato del personaggio tradizionale di Moretti; è accanto al personaggio interpretato da John Turturro quando protesta contro una maniera ampollosa di fare cinema e di vivere, quando urla "Voglio tornare nella realtà, sono stanco del cinema", soltanto per nascondere una sua debolezza. Anche il titolo che contiene l'aggettivo possessivo "mio" lascia sottendere l'intenzione che Mia madre sia un film personale e che la voce dell'autore sia ovunque. 

I due fratelli sono perduti in un luogo fatto di incertezza, nel quale nessuno sembra percepire il loro stato di smarrimento. Moretti interpreta un uomo raziocinante e metodico che affronta la privazione di scelta relativa alla malattia della madre distaccandosi dal vincolo del suo lavoro, come a volersi riprendere il tempo per riacquistare la comprensione della realtà. Il personaggio della Buy invece fa più fatica ad accettare la situazione inevitabile; lei, che per mestiere è avvezza a prendere decisioni, ad avere il controllo, poco a poco si consumerà e poi esploderà, sempre più spesso, davanti agli inconvenienti che sembrano tormentarla incessantemente. Vere e proprie scene oniriche chiariscono allo spettatore le sue sensazioni, parafrasandole in immagini che manifestano il suo senso di colpa, la sua paura. Questo espediente mi è piaciuto particolarmente, in quanto giustifica alcune scelte di Margherita, oppure soltanto alcuni suoi sguardi, senza forzare la narrazione.


A proposito di sguardi: Margherita Buy ha un talento straordinario. Probabilmente sono di parte, essendo lei la mia attrice italiana preferita, ciò nonostante la sua interpretazione è incantevole. Grazie alla sua capacità è riuscita a incarnare un personaggio multiforme, ricco, delicato. La sceneggiatura le viene in aiuto con dialoghi pratici, però ci vuole tanto talento per rendere credibile un personaggio così spontaneo e immediato, spoglio da qualsiasi edificazione cinematografica. Merito, diciamolo, anche della regia, infatti tutti gli attori in questo film sono bravissimi. Rammentavo la delicatezza della voce di Giulia Lazzarini e non sono stato deluso. La morbidezza della sua voce sottolinea la fragilità del suo corpo contro la malattia, ma la nitidezza dell'inflessione rivela la vitalità del suo spirito.

Mia madre è un film bellissimo. Ammiro particolarmente i film che sfruttano le potenzialità del cinema in un racconto non solo lineare, ma anche a tratti onirico. Di certo Mia madre non è un film di David Lynch, tuttavia non è un racconto monotono in cui ci si limita a raccontare una storia. Questo perché il film di Moretti procede verso un'intensità emozionale, tutta umana, quindi contraddittoria, per rendere percepibile, concreta, il carattere variegato delle persone. È un film così multiforme da riuscire a fare ridere - non sorridere, ma proprio ridere - dopo una scena profondamente drammatica. Per questo ritengo Mia madre un film autentico, perché se da una parte la storia narrata azzarda una concretizzazione di alcune emozioni che possono essere soltanto subliminali, dall'altra parte non si prende troppo sul serio, chiarendo in ogni caso che il cinema non può nulla contro l'autorità della vita.

Per concludere: Mia madre è uno di quei film che vanno citati nelle discussioni contro chi sconsideratamente continua a credere che il cinema italiano sia morto. Bellissimo.
★★★★☆


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