lunedì 23 ottobre 2017

Oh... Elle



Michèle è una donna sicura di sé, determinata, dal carattere perentorio. La scena di apertura del film la vedrà aggredita e violentata in casa sua da un uomo incappucciato. La sua peculiare fermezza la farà fronteggiare questo attacco in un modo emotivamente insolito.

Non ho usato una parola a caso. Insolito. Quando ho letto il romanzo "Oh..." di Philippe Djian, da cui "Elle" diretto da Paul Verhoeven è ispirato, ero curioso di conoscere il progresso della storia, ciò nonostante man mano che procedevo con la lettura ero sempre più scettico e confuso. A parte gli sviluppi che danno motivo di perplessità, la storia del romanzo intriga facilmente soprattutto per la caratterizzazione della protagonista. Djian, però, volontariamente sceglie di non sviscerare l'aspetto psichico, facendo in modo che alcune vicende controverse della storia rimangano incomprensibili. Così facendo, secondo me, sfrutta male quel mezzo letterario che potenzialmente permetterebbe di analizzare a fondo ogni riflessione.

Il mio giudizio definitivo è quello di un romanzo con un linguaggio schematico ma coinvolgente, che racconta una storia insolita non correttamente approfondita. Sembrava che la forma essenziale della stesura facesse del romanzo di Djian un ottimo candidato per il soggetto di un film. Chiaramente mi sbagliavo. La superficialità della storia sembra traboccare nel film, il quale non riesce a contenerne i difetti e sfruttare l'eccezionale potenziale narrativo del soggetto. Per una volta che avrei voluto che il film fosse completamente diverso dal romanzo, ho trovato un film che più che dissomiglianze ha puntato ad alcune alterazioni; la differenza tra i due approcci è minuscola ma per niente trascurabile.

Quindi non starò qui a fare un elenco morboso dei cambiamenti apportati; anche perché ho capito incredibilmente presto che, per me lettore del romanzo, Elle rappresentava una potenziale trappola tediosa, a tratti persino insopportabile. Ipotesi che non ha tardato a manifestarsi. Il motivo è semplice: il soggetto è stato adattato al linguaggio cinematografico, ciò nonostante si è perso anche quel fondo di approfondimento psicologico del romanzo dovuto al racconto in prima persona. A conti fatti, Elle è un film poco approfondito, con personaggi epidermici e una storia disorganizzata.


Il soggetto del romanzo di Djian crea giustamente attenzione: una donna al potere circondata da uomini  egoisti, vanitosi, ottusi, che viene aggredita e decide di gestire il problema in un modo specifico, lontano dalle consuetudini (sia culturali che cinematografiche). Il potenziale inespresso dal soggetto era proprio questo: una raffigurazione anticonformista della donna al cinema, figura la quale subisce praticamente sempre descrizioni stereotipate. In Elle, in parte, ciò non accade. La protagonista Michèle è una donna autorevole e inflessibile, interpretata adeguatamente dall'attrice Isabelle Huppert; però nel film, più che nel romanzo, sembra vinta dagli eventi, trasportata dai vari episodi drammatici che le accendono. Resta una donna ardita e una figura eccezionale per il cinema, ciò nonostante la forza del personaggio del romanzo, a tratti persino arrogante, ha visto un ridimensionamento e nel film alcune sue scelte risultano ancora più indecifrabili.

Tra la scrittura goffa ed enfatizzata si coglie comunque una figura femminile cinematografica che prende delle scelte controverse basate unicamente sulle sue convinzioni. Questo è straordinario. Peccato che il film si sia limitato a scippare il soggetto senza farlo proprio; e peccato che abbia preferito sottolineare la componente thriller e accentuare il mistero senza preoccuparsi di differenziare di più i personaggi, di valorizzarli. Inoltre, analizzando alcuni tagli rispetto al romanzo, mi viene da chiedermi come siano visti dagli spettatori alcuni personaggi: probabilmente incompiuti e lacunosi.

C'era del potenziale straordinario: una storia anticonformista su ciò che significa essere e causare vittime; una storia su come una donna possa affrontare le disgrazie e le sventure in modo del tutto umano. Tuttavia, a parer mio, sia il romanzo che il film non riescono a ammaestrare il soggetto e dare la giusta voce al personaggio. Il romanzo almeno intriga, mentre il film è solo un groviglio di situazioni potenzialmente avvincenti, ma sfruttate male. C'è una scena in particolare che simboleggia il disastro del film: il primo incontro tra Michèle e sua madre. Le ho ascoltate mentre mettono in scena un dialogo fasullo, con frasi assurde e artificiose solo per marcare il loro rancore. C'è lo spettatore, si dicono; mostriamogli quanto ci disprezziamo.

Il potenziale del soggetto viene sfruttato malamente in un film artificiale e vuoto. Non c'è turbamento né angoscia. La storia di una donna tra gli uomini che non la comprendono: scrittore e regista compresi. Al libro do una stellina in più.

★★☆☆☆
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