venerdì 3 novembre 2017

Il labirinto del fauno


Spagna, 1944. Una bambina, amante delle fiabe, viene trascinata dalla mamma su tra le montagne, dove il patrigno, capitano di un battaglione, combatte i ribelli che contrastano il nuovo regime. La bambina verrà attirata in un labirinto misterioso ed entrerà in contatto con un mondo fantastico. 

Mentre è alla ricerca di magia, caratteristica dell'età infantile, Ofelia si ritrova in un mondo fantastico che presenta, tuttavia, sensazioni ed emozioni minacciose e sgradevoli. L'atmosfera del film è quasi quella di un horror, con la sua fotografia cupa, la violenza senza sottintesi, le ambientazioni lugubri; e in effetti, ciò che del Toro offre è una fiaba moralistica per adulti, dove ogni cosa ha una propria collocazione precisa ed è eccessivamente esplicita. E qui sorge la mia perplessità, perché nel Labirinto del fauno i personaggi sono monotoni e non offrono nessuna gradazione umana; c'è il cattivissimo, la spia, il buono, il collaboratore; ogni personaggio è rinchiuso nel suo ruolo perspicuo come tipicamente accade nelle fiabe per bambini, dove tutto deve essere evidente. Eppure è chiarissimo che Il labirinto del fauno non è una favola per bambini. Quindi, perché scendere a compromessi? Perché girare un film per adulti con una scrittura ingenua? 

Di tanto in tanto, questa semplicità è tediosa, perché la storia avanza e praticamente non offre molte sorprese. Anzi, le due storie, perché nel Labirinto del fauno procedono due storie affiancate: quella di Ofelia, la quale in teoria dovrebbe assumere un'importanza più considerevole; e quella della battaglia che vede il Capitano Vidal, suo patrigno, affrontare i ribelli. La prima, al centro del film, narra la favola di una bambina con l'ambizione, mal formulata, di voler dimostrare di essere speciale; la seconda è una storia pallida e prevedibile, sorretta da un antagonista solido e intelligente. Per rimarcare l'impressione che ho avuto riguardo i ruoli delimitati, i personaggi prenderanno numerose scelte stupide pur di fare andare avanti la storia nella direzione prefissata fino al coraggioso e inaspettato finale. 


Nonostante la struttura banale, il film scritto e diretto da Guillermo del Toro ha numerosi spunti notevoli. Quello principale è sicuramente l'aspetto delle creature fantastiche, le quali mostrano apertamente delle sembianze splendide e ispirate; il fauno è incantevole e maligno, mentre l'uomo pallido (foto) è terrificante (entrambi sono interpretati dal medesimo attore Doug Jones). Inoltre, mi è piaciuto il fatto che Il labirinto del fauno abbia una storia da raccontare, che sia un film consapevole, che abbia tutto sommato il suo carattere, che abbia un estro cinematografico. A suo modo è un film inedito, almeno nella progettazione della storia. Peccato si perda nella sua realizzazione. 

Mi chiedo perché non abbiano scelto di girare un film più maturo ed equilibrato, con personaggi meno formali. Il finale didascalico non è affatto un difetto, tuttavia lo è la struttura fragile e prevedibile costruita per raggiungerlo senza contrattempi. Penso che questa personalità ingenua si scontri con il pubblico a cui il film è chiaramente diretto. 

Tuttavia, malgrado la scelta incomprensibile di confezionare un film dal carattere indefinito, Il labirinto del fauno possiede un proprio carisma. La componente simbolica della storia è notevole e racconta la crescita di una bambina, la quale tramuta la propria avarizia infantile in audacia. Tutto sommato, l'egoismo è un argomento molto caro a tutti i personaggi del film: l'egoismo del capitano di volere il proprio figlio a ogni costo; l'egoismo di cui Mercedes si sente colpevole; l'egoismo della madre di Ofelia invece la spinge a portare la figlia all'infelicità pur di non essere più sola. Anche Ofelia, in quanto bambina, si muove accecata dall'egoismo, ignorando le conseguenze delle proprie azioni, almeno fino alla fine. E proprio il finale, così incredibile, che dona al film la reputazione di opera incantevole.

Il labirinto del fauno ha una storia da raccontare e una morale da comunicare; peccato rispetti poco la maturità del suo pubblico. 

★★★☆☆
SHARE:

Nessun commento

Posta un commento

© Uno spettatore qualsiasi

This site uses cookies from Google to deliver its services - Click here for information.

Blogger Template Created by pipdig