mercoledì 22 novembre 2017

La rosa purpurea del Cairo (1985)


Cecilia, tra il lavoro come cameriera alla tavola calda e un marito scansafatiche che prosciuga i suoi guadagni, ama profondamente il cinema e sogna i film a occhi aperti. La rosa purpurea del Cairo è il nuovo film che proiettano all'unico cinema in città. Dopo una delusione amara, Cecilia torna al cinema a rivedere per l'ennesima volta il film e succederà una cosa bizzarra: il personaggio protagonista uscirà dallo schermo per incontrarla. 

Con "La rosa purpurea del Cairo" Woody Allen raggiunge una delle vette più alte della sua filmografia. In questa meravigliosa e incantevole favola, Allen sparge per l'intera durata il suo intrinseco amore per il cinema. Il risultato è una commedia dal ritmo perfetto, in cui la successione di idee geniali affascinano e sorprendono. Ogni scena e ogni dialogo sono scritti meravigliosamente, ma non solo: Allen spolpa il proprio soggetto per ricavarne il massimo, impiegando ogni pretesto, ogni idea, per nuove e straordinarie intuizioni narrative. Il modo in cui viene gestito il personaggio evaso è originale, in quanto il film non trascura nessuna occasione per ottimizzare il tema e far sorridere e sbalordire. Il personaggio evaso, quindi, avrà un carattere e delle conoscenze delimitate alla sceneggiatura che lo vede protagonista, oppure si aspetterà la "dissolvenza" dopo un bacio, proprio come succede nei film, o ancora, crede che dio, descrittogli come il creatore di ogni cosa, siano in realtà gli sceneggiatori che hanno creato il suo personaggio. Del mondo vero ha un numero insufficiente di conoscenze: come un Pinocchio che vuole diventare un bambino vero e si inoltra imprudente nel mondo degli adulti. 

La situazione è irrazionale - il personaggio di un film è fuggito via dallo schermo - tuttavia Allen, come sempre, realizza un film dal carattere pragmatico; quindi, la situazione scatenerà reazioni logiche pertinenti al fatto straordinario: gli spettatori si agiteranno in un panico collettivo e all'inizio penseranno che i personaggi rimasti nel film, che passeranno il tempo come possono, sono a loro volta un film alquanto noioso ("Non c'è azione!"); il produttore del film si ritroverà in una situazione pungente, tuttavia non si chiederà mai come sia potuta avvenire, perché questo è un film, un racconto, pertanto ogni chiarimento è potenzialmente un distruttore della magia; infine, l'attore che interpreta il personaggio fuggito sarà preoccupato che un suo doppio, con le sue sembianze, giri libero per il mondo. Questi comportamenti realistici di una situazione così irrazionale rendono La rosa purpurea del Cairo un film che ricava il massimo dall'inganno del cinema perché altera la realtà, la arricchisce, la trasforma fino a creare un nuovo mondo con regole proprie. 

Ed è proprio questa la caratteristica più apprezzabile del capolavoro di Allen: il fatto che divertendosi con il soggetto, la sceneggiatura spiritosa e ingegnosa manifesta così diffusamente il suo grandissimo amore per il cinema. L'intero film infatti è una dedica d'amore al cinema in ogni sua configurazione. Bellissime le scene in cui Allen omaggia alcuni generi: da quello muto a quello musicale; bellissimo vedere la sala cinematografica come un luogo in cui evadere dalla disillusione del mondo. In un tempo dove la grande depressione scoraggiava, gli spettatori andavano al cinema speranzosi, alla ricerca di confronto e conforto. In questo caso, il film da vedere sembra un'estensione di un'esperienza che viene soddisfatta anche soltanto dalla sala cinematografica in sé.


Un personaggio dice: "La gente vera vuol vivere nella fantasia e quella inventata nella realtà". È intrigante il paragone tra i due mondi che trovano un campo di confronto proprio nella sala cinematografica: il film che vuole rompere il proprio obbligo verso il pubblico e quest'ultimo che invece vuole provare la magia di vivere in un film. La rosa purpurea del Cairo realizza una battaglia intrecciando le insoddisfazioni dei personaggi e delle persone reali (che per noi saranno comunque personaggi), accostandoli e distinguendoli nella ricerca comune del benessere. Nel farlo, le persone reali dovranno ignorare la realtà e i personaggi del film dimenticare la trama (bellissima la scena del cameriere che finalmente è libero dalla trama). Alla fine la realtà filmica cercherà un finale cinematografico; non trovandolo, dimostrerà una frase citata in Clerks - Commessi: "La vita è una sequela di finali duri".

Per il resto, in La rosa purpurea del Cairo c'è la messa in scena a cui Allen ci ha abituati: lineare, sobria, senza momenti superflui. Splendidi i primi piani che inquadrano una Mia Farrow eccezionale, amorevole, sentimentalmente gracile; un po' ci dispiace del suo finale, ma quando il cinema incontra la realtà diventa più doloroso. L'inquadratura finale rimanda la chiusura del film e ci lascia in sospeso, speranzosi.

Ritengo La rosa purpurea del Cairo uno dei miei film preferiti perché possiede tutti i requisiti che apprezzo: ha una sceneggiatura eccellente, ha una narrazione insolita che altera la realtà e infine è un film divertente. Il capolavoro di Allen non si limita a utilizzare l'ottima idea del soggetto per girare un film prevedibile, ma ha il coraggio di offrire qualcosa di nuovo, autentico, singolare. Non c'è un elemento fuori posto, non c'è un'inquadratura di troppo; anzi, il film dura soltanto 82 minuti, perché è un'opera accurata che si prende il proprio tempo per incantare. Non un'inquadratura in più, non un'inquadratura in meno.

L'articolo è finito, dov'è la dissolvenza?

La rosa purpurea del Cairo è una commedia metacinematografica scritta magnificamente che diverte ed emoziona. Uno dei capolavori definitivi della storia del cinema. 

★★★★★
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