mercoledì 29 novembre 2017

La vendetta di un uomo tranquillo


José è un uomo tranquillo (quello del titolo) che frequenta il bar dove lavora Ana, la compagna di un uomo in procinto di uscire dal carcere dopo una pena di 8 anni per rapina. Tra i due nascerà un legame e quando Curro uscirà di prigione, la situazione si complicherà. 

Si rischia di rovinare la visione raccontando troppi dettagli sulla trama di "La vendetta di un uomo tranquillo", esordio alla regia dell'attore Raúl Arévalo; tuttavia, a frantumare ogni tipo di apprensione ci pensa l'addetto alla traduzione del titolo, che da "Tarde para la ira" dell'originale spagnolo, che tradotto letteralmente significa "Tardi per la rabbia", lo fa diventare La vendetta di un uomo tranquillo. Per forza di cose, quindi, aspettavo che la vendetta arrivasse. E infatti è arrivata.

Anzi, il film si basa totalmente su una vendetta; un regolamento di conti razionale, a volte maldestro ma sempre determinato. Il preambolo diviso in capitoli presenta i ruoli-funzione di una storia tradizionale del genere thriller che non sorprende né coinvolge a causa di uno svolgimento formale e prevedibile. La storia patisce una scrittura ristagnante, che, una volta partita (e grazie al titolo italiano parte prima di quanto vorrebbe la narrazione, che predilige una scoperta graduale della trama) avanza rapida sino all'epilogo; nel percorso dimentica di appassionare, poiché a conti fatti svolge quello che il preambolo ci aveva promesso; senza sbalordire né insaporire con elementi distintivi. Il risultato è un film con i personaggi studiati male, rinchiusi nella loro funzione rispetto alla trama; quindi, abbiamo un protagonista (un Antonio de la Torre è bravissimo)  muto che non sa cosa dire (perché è arrabbiato, ce lo dice il titolo originale) e una protagonista sbrigativa che dice cose sceme.

La regia di Arévalo si sfianca, quasi costringendosi, per apparire almeno originale, prediligendo uno stile instancabile e agitato che strizza l'occhio al cinema di genere americano; il risultato è una realizzazione che somiglia di più a un duplicato che una voce autoriale da prendere in considerazione. Lo sforzo, pur rispettabile in quanto di un esordiente, non vale la visione. Oltretutto sono infastidito dell'uso smodato della camera a mano nel cinema moderno; qualsiasi sua simbologia ha ormai perso di significato per colpa di quei registi che usano questa tecnica eccessivamente e male.

Di La vendetta di un uomo tranquillo salvo la cura nell'uso dei dettagli: la goffaggine della scena violenta nella palestra di boxe e il realismo delle scene sessuali; però in quest'ultime c'è l'immagine riflessa con le lacune del film, in quanto non sono intime, né accoglienti: vediamo semplicemente due esseri umani in mutande. Il film venera troppo il genere thriller per potersene separare e ornare la storia e la caratterizzazione dei personaggi con idee proprie; quindi segue le regole e strada facendo si dimentica di esprimere la propria identità, realizzando così un duplicato solo sufficiente come passatempo. 

La vendetta di un uomo tranquillo non è brutto, peggio: è prevedibile. Ha inspiegabilmente vinto una moltitudine di premi, probabilmente a causa del fatto che proviene da un paese troppo spesso escluso. 

★★☆☆
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