lunedì 6 novembre 2017

Ma Loute


In una tranquilla meta di villeggiatura per la borghesia facoltosa, a ridosso di un piccolo e modesto, quasi squallido, quartiere di pescatori, la polizia, rappresentata da un commissario incredibilmente grasso e dal suo assistente, indagherà su una serie di sparizioni. Sullo sfondo una storia d'amore tra Ma Loute, figlio di pescatori, e Billie, figlia di una signora benestante. 

Guardare "Ma Loute" significa scordare totalmente l'idea ordinaria, e collettiva, su come il cinema dovrebbe (il condizionale è d'obbligo) essere. In questa sfilata surreale e illogica di personaggi, manca ogni tipo di verosimiglianza con la realtà. Lo sceneggiatore e regista francese Bruno Dumont sfrutta la diseguaglianza culturale delle classi sociali per mettere in scena una buffonata esagerata, spassosa, tragicomica, per poi perderne il controllo nella seconda parte del film. 

Il mondo della borghesia ha un aspetto goffo perché Dumont ha espressamente chiesto agli attori di recitare sopra le righe; così facendo ha creato dei personaggi eccentrici che sono autentici nel loro essere soltanto dei personaggi simulati. L'aspetto adulterato, quindi, deforma ogni cosa ed evidenzia l'eccentricità, creando di fatto un mondo cinematografico in cui sono tutti anormali e quindi tutti diventano normali, perché questa è la (nuova) realtà. Ma Loute deride la borghesia e deride anche i film in cui questa viene descritta con una cura minuziosa; qui, abiti appariscenti e conversazioni articolate sono elementi che vengono sfruttati per delle sciocchezze, tramutando di fatto ogni borghese in un pallone gonfiato; categoria palesemente rappresentata dal mitico commissario grassone, il quale preferisce rotolare anziché camminare poiché così si sposta più velocemente. Lui, per me, è il personaggio più riuscito in quanto la sua caratterizzazione è tutto sommato equilibrata in un film che vorrebbe essere tante cose - surreale nel metodo felliniano e no sense come i vecchi film muti - ma che non arriva al suo obiettivo. 

Sono spassose alcune gag, è spassoso vedere Fabrice Luchini sgambettare ed è spassoso vedere Juliette Binoche enfatizzare la sua recitazione da mamma melodrammatica - dal carattere egoista, che punta a creare un senso di colpa nella figlia perché non è come vorrebbe lei -; c'è persino Valeria Bruni Tedeschi, sempre bravissima ma un po' troppo esitante per il tipo di film; insomma, sono tutti bellissimi, ciò nonostante la sceneggiatura riesce a reggere insufficientemente i personaggi. Questo perché anche per creare l'inverosomiglianza ci vuole stabilità. I personaggi stravaganti (i quali, comunque, si rammolliscono nella seconda parte) hanno comunque bisogno di una struttura su cui costruire l'atmosfera grottesca, mentre in Ma Loute la trama è soltanto tratteggiata, sostituita da uno sviluppo forzato e lineare che serve per congiungere i vari personaggi e le situazioni. 


Quindi la trama è soltanto un pretesto, anche perché niente del mistero delle sparizioni è inspiegabile, anzi, lo spettatore subito conosce i responsabili. Pertanto ogni situazione e ogni personaggio esistono e si muovono in base a un altro obiettivo: quello della provocazione. Mostrare i borghesi come macchiette ridicole, ignari di come davvero funziona il mondo, così tanto da meravigliarsi di un semplice marinaio e dipingerlo come "Di una bellezza assoluta" (cit. film); loro si credono autorevoli ma in quel contesto, in quel paesaggio, non sono che una funzione; totalmente inconsapevoli di come gira davvero il mondo, infatti durante la scena del pranzo pensano che il motivo delle sparizioni sia dovuto addirittura alla provenienza delle vittime. Questa cecità non viene punita, o meglio non è la motivazione diretta della scomparsa di alcuni borghesi; quindi la critica alla società si ferma alla loro stupidità e la loro visione limitata della classe umile dei pescatori, che per loro non sono altro che diversi (cit. "Non sono persone come noi") da osservare come a uno zoo.

Billie è meravigliata, così Ma Loute le chiede cos'ha; lei risponde: "Guardo dove vivi, è bello", allora lui, vedendo il paesaggio spoglio, la fanghiglia sporca e umida del terreno, risponde: "Ma è normale". Infatti non c'è niente di bello nei paesaggi del film, ma non lo dico come un difetto: nella loro banalità c'è un'atmosfera suggestiva ricercata, mirata nel ricostruire un mondo, tutto sommato, normale. In questo mondo fatto di fango (elemento importantissimo nel film; il personaggio di Luchini dissuade le figlie dall'andare in spiaggia per evitare di sporcarsi col fango, sia letterale che utilizzando come metafora per la classe inferiore dei pescatori) non esiste un fascino sincero, tutto è distorto e alterato. In questa falsificazione, però, i ricchi e i poveri si muovono intorno allo stesso elemento: al cibo; i primi lo rifiutano in continuazione, persino lo sputano via, ci ridono su, mentre i secondi ne sono alla ricerca continua, trasformandosi di fatto in veri mostri. Il commissario è l'esasperazione di questa ricerca: ormai grassone, si muove (rotolando) soltanto per cercare l'ovvio in un mondo che non teme la sua autorità, la quale, fragile com'è, in un contesto che rifiuta ogni tipo di schema, inciampa continuamente.

Ciò nonostante nessuna di queste critiche viene approfondita; a conti fatti, Ma Loute manca di quella profondità e consapevolezza artistica necessarie per essere quello che vorrebbe. Ora è soltanto un film grottesco in bilico tra diversi generi e obiettivi da voler raggiungere; non si prende sul serio, questo è sicuramente un pregio, ma non basta per dimenticare la superficialità con cui ha tentato di discutere alcuni argomenti con un tono grottesco mal calibrato. Ho apprezzato lo sforzo, d'altronde Ma Loute ha il pregio di essere un film inconsueto, assurdo, qualcosa che non si vede tutti i giorni; infatti, il risultato è comunque godibile, nella prima parte persino divertente, però nel complesso è un'opera crivellata di difetti che la fanno apparire come un tentativo fallito. 

All'apparenza Ma Loute è un film grottesco, una commedia nera a tratti divertente e ad altri inquietante. La scrittura, però, non riesce a reggere tutto e si incrina sulle sue debolezze.

★★☆☆☆
SHARE:

Nessun commento

Posta un commento

© Uno spettatore qualsiasi

This site uses cookies from Google to deliver its services - Click here for information.

Blogger Template Created by pipdig