giovedì 21 dicembre 2017

Dunkirk


Nel 1940 i soldati alleati furono costretti alla ritirata dopo l'invasione dei soldati nazisti in Francia. In centinaia di migliaia si riversarono sulle spiagge di Dunkerque, in attesa di essere evacuati. 

Christopher Nolan ci prova e con Dunkirk mette in scena un film ambizioso a cui pensava da circa venticinque anni. Il risultato è un'opera estremamente spettacolare, in cui il cinema diventa un'ostentazione irresistibile. 

In Dunkirk il tempo assume un ruolo imprescindibile, attraverso svariate personalità; il tempo scorre e avanza, diminuendo l'attuabilità del piano di fuga: i nemici, che nel film non vengono mostrati mai, se non tramite suoni fragorosi di bombe, se non tramite i danni che provocano, accerchiano le spiagge e utilizzano i soldati in fuga - piccoli puntini scuri sulla spiaggia - come tiro al bersaglio; quindi il tempo avanza, e diminuisce - Nolan lo sa, e ne fa il soggetto di Dunkirk trasformandolo in un elemento invadente e voluminoso: infatti, il ticchettio accanito di un orologio pronuncia il tempo ormai decorso, scivolato via dall'attesa speranzosa dei soldati.

Il loro indomabile desiderio di sopravvivere sarà l'elemento in primo piano in questo racconto completamente realizzato sull'inquietudine della situazione. Dunkirk, però, più che coinvolgere emotivamente, affascina visivamente. Benché si sforzi di costruire un contesto emozionale, secondo me non ci riesce appieno perché molte espressioni obbediscono a stereotipi dei blockbuster hollywoodiani e troppi atteggiamenti assumono un'aria romanzata; tuttavia nonostante le perplessità emotive, Dunkirk riesce comunque a raccontare una storia umana, anche se siamo lontani dai racconti di guerra sentimentali, perché si "serve" dell'uomo (in quanto persona) per rivelare l'aspetto più intricato della guerra: la follia. Questa, mette in mostra il lato umano più fragile: in Dunkirk non ci sono semidei che si lanciano mischia, ma vinti disperati, soldati umiliati; in questo senso, il film di Nolan si discosta dai cliché hollywoodiani, tuttavia intrinsecamente possiede un carattere sicuramente enfatizzato che lo rende spettacolare più che emozionale. 

Dunkirk agisce come espressione massima del cinema egocentrico e vistoso, ma anche raffinato e sofisticato; ciò nonostante, il fatto che trovi la sua massima incarnazione nell'esperienza filmica non è un difetto. Ogni scena, ogni inquadratura, ogni sguardo e gesto, tutto, si muove sorvegliato da un'incredibile coreografia cinematografica e anche questa è una particolarità specifica dell'essenza del cinema. In ogni opinione, sarebbe comunque giusto ammirare l'incredibile ambizione dell'idea di Nolan. La sua intenzione è quella di offrire un'esperienza cinematografica armoniosa, nella quale le vicende raccontate hanno la consapevolezza dello spettatore e lo collocano al centro del racconto, trasformandolo in un destinatario dell'opera come ho visto fare in pochi altri film.


L'ambizione più nobile di Nolan è quella di approcciarsi al racconto con un metodo innovativo: vuole che le immagini siano intense e che il suono vibri nelle orecchie dello spettatore. Per questo motivo, per la cura che ha riservato alla realizzazione del film, tecnicamente Dunkirk è un autentico capolavoro. Attenta alla spettacolarizzazione, la tecnica raggiunge sommità esaltanti; come dico anche sopra, Dunkirk è vistoso, perché punta a utilizzare il mezzo cinematografico per convogliare l'attenzione dello spettatore attraverso scene visivamente pulite ed efficaci. L'enfatizzazione stona un po' con la verosimiglianza, tuttavia lo scopo sembra essere accentuare il mezzo cinematografico per mettere in scena un racconto appariscente.

Per questo, Dunkirk non si interrompe mai. La musica irrequieta e scrosciante di Hans Zimmer non si ferma davanti a nulla: il suo incedere insistentemente è importante perché quando il silenzio (finalmente) arriva, assume una potenza ancora più importante. Il montaggio frenetico è praticamente perfetto, vero pregio del film. Lavorando insieme alla sceneggiatura (scritta da Nolan stesso), il montaggio di Dunkirk combina situazioni e tempi per realizzare un unico incredibile racconto. Nolan ha avuto l'idea geniale di raccontare l'evacuazione da Dunkerque attraverso i tre punti di vista differenti: terra, mare e cielo. A terra c'erano centinaia di migliaia di soldati che aspettavano di evacuare, circondati dai nemici; da mare arrivavano le navi in soccorso: erano sia navi militari che imbarcazioni civili, le quali avevano ricevuto l'ordine di attraversare La Manica e soccorrere i soldati; nel cielo i caccia degli alleati abbattevano gli aerei nemici che provavano a colpire le navi e i soldati. Ebbene, Nolan decide di raccontare tutti e tre punti di vista, ma attraverso tre linee temporali differenti: il racconto a terra copre una settimana, quello in mare un giorno e quello in aria un'ora. La combinazione di queste tre situazioni è sicuramente efficace grazie al montaggio perfetto, nonostante le tre situazioni non si combinino sempre in modo coerente.

Ma poco importa. Sì, perché si passa facilmente oltre i piccoli difetti di Dunkirk cedendo all'adulazione e all'attrattiva del racconto. Nolan ha avuto cura nel realizzare questo film: ho letto l'uso delle navi e gli aerei originali dell'epoca, oppure al fatto che abbia voluto girare sulle spiagge originali di Dunkerque. Questa cura si percepisce e rende Dunkirk un film autentico, estremamente curato in ogni dettaglio. Quindi, si passa facilmente oltre agli attori eccessivamente in posa e alla felicità tutta hollywoodiana di gioire quando l'eroe sopravvive a scapito di centinaia di comparse morte: perché tutto in Dunkirk è in armonia con tutto il resto e il film è il risultato di un equilibrio perfetto tra cinema e spettacolo.

Le aspettative erano altissime, ciò nonostante non sono state deluse. Dunkirk è uno film bellissimo, con un finale che lascia lo spettatore soddisfatto. Lo rivedrò sicuramente, probabilmente comprendendo di più l'aspetto emozionale. 

★★★★

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