giovedì 25 gennaio 2018

Chiamami col tuo nome


Durante l'estate del 1983, il diciassettenne Oliver (Chalamet) conosce uno studente (Hammer) che viene ospitato dal padre per l'estate. Tra i due nascerà un rapporto profondo.

Guadagnino sceglie di centralizzare il racconto di Chiamami col tuo nome sulla fragilità transitoria delle prime emozioni, le prime gioie travolgenti, le prime amarezze distruttive; per farlo, dirige una storia bisbigliata quasi autosufficiente con una messa in scena intima e delicata, quasi inconsistente. La storia di identificazione in cui il diciassettenne Elio libera il proprio desiderio e "cresce" si affida a una narrazione interessata ai particolari, i quali appaiono così fragili e instabili da causare improvvisi stati languidi di inadeguatezza; nello stesso momento, questi dettagli appaiono grandissimi, così indiscutibili da non richiedere nessun chiarimento. 

Alla narrazione di Chiamami col tuo nome manca qualche tessera agli occhi di chi cerca per forza la decifrazione, ma non importa. Nonostante la sua durata (132 minuti), al film di Guadagnino importa poco l'analisi psicologica dei personaggi e la comprensibilità dei sentimenti che esprimono; piuttosto, sembra interessato alla dolcezza di questi sentimenti, la quale può trovare espressione soltanto nell'inconsistenza. Chiamami col tuo nome sembra rivolgersi agli spettatori deduttivi, gli stessi che non cercano la manifestazione lampante di un concetto; questo perché il film di Guadagnino è costruito sulla leggerezza delle emozioni e delle sensazioni e richiede molta dedizione per essere contemplato, perché nonostante la sua messa in scena diretta e immacolata, è un film che camuffa numerosi dettagli da congiungere. 

Da questo punto di vista, la narrazione di Chiamami col tuo nome somiglia molto a quella di un romanzo. Il film di guadagnino è realmente tratto dal romanzo omonimo di André Aciman, tuttavia dalle opere letterarie prende in prestito una messa in scena azzardata fondata sull'importanza del momento raccontato. Ci sono numerose scene del film che non fanno progredire la trama, ma arricchiscono i personaggi di dettagli. Questa narrazione così sciolta riporta quell'atmosfera tipica delle estati in provincia, tempo e luogo nei quali il film è ambientato: in ogni scena, i personaggi vivono i piccoli momenti di noia e benessere tipici dell'estate; quindi il contesto spazio-temporale influenza la messa in scena e la potenzia, facendola diventare autonoma e svincolata dal desiderio di una storia meno sottintesa. 


D'altronde il ritratto di Elio realizzato da Guadagnino è completo già così, nella sua esposizione accurata dei silenzi e delle fantasie tipiche dell'età dell'adolescenza. Chiamami col tuo nome elargisce numerose scene imprevedibili che con la loro profondità riescono a rappresentare con coscienza l'esplorazione e la confidenza sessuale, come quella splendida di Elio che "indossa" il costume di Oliver, oppure la famosa scena della pesca. In queste e in altre scene (come quella dei baffi) si avverte la disinvoltura del personaggio, così spontanea da non sembrare nemmeno un personaggio. Questa autenticità è dovuta sia alla scrittura di James Ivory, la quale sostiene la messa in scena semplice, sia dall'incredibile interpretazione di Timothée Chalamet. 

Mi piace molto Armie Hammer come attore, poiché è genuino in ogni parte che interpreta, e qui non è da meno, tuttavia Chalamet è il caposaldo di Chiamami col tuo nome, poiché con una bravura eccezionale si abbandona completamente al personaggio e gli dona quelle tonalità spontanee difficili da riprodurre su grande schermo. Per tutto questo, il film di Guadagnino risulta eccezionalmente naturale, nel raccontare i momenti di noia e i sentimenti ineffabili. Questa naturalezza viene adottata anche dalla storia d'amore raccontata, poiché si percepisce quella sconsideratezza delle azioni impulsive, l'ingenuità e l'imbarazzo dei primi momenti di intimità insieme. Si vedono due uomini che si vivono con disinvoltura (bellissima la scena del pullman), che a volte risultano persino scemi e patetici come soltanto gli innamorati sanno essere. E credo sia proprio questa la vera forza del film di Guadagnino, ovvero di rendere incredibilmente naturale una storia omosessuale, quindi averla resa potente senza aver utilizzato quei meccanismi che di solito il cinema usa per raccontare storie d'amore omosessuale, quindi non ci sono aggressioni, non ci sono rifiuti. Tutto è naturale e ogni cosa scorre esattamente nel modo in cui deve andare. 

È sicuramente curioso raccontare questo discorso di accettazione della diversità nell'Italia del 1983, con un contesto socio-politico che rimpiange il fascismo; tuttavia il capolavoro di Guadagnino non solo ha il coraggio di esprimerlo, ma ne esce anche completamente vincitore: magnifica la scena finale che vede Elio parlare con suo padre (Michael Stuhlbarg); di una lucidità, dolcezza e maturità incredibili. Una scena che anticipa perfettamente la chiusura di un film affascinato dal processo di germoglio di un fiore, piuttosto che dall'inquadrare la bellezza del lavoro ormai compiuto.      

Chiamami col tuo nome è un film che racconta l'amore con dolcezza, sensibilità e passione. Bellissimo.

★★★★★


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