giovedì 15 febbraio 2018

A casa tutti bene


Una famiglia allargata si riunisce su un'isola per festeggiare le nozze d'oro dei genitori; tuttavia, a causa del maltempo rimarranno bloccati e la convivenza forzata li spingerà a chiarire vecchie ferite ancora aperte. 

Gabriele Muccino confeziona una tragedia isterica in cui personaggi sbraitano contro gli altri per deresponsabilizzarsi delle proprie insoddisfazioni; il risultato è un film sgradevole e stupido, stracarico di un'intensità drammatica sconclusionata che rilancia la mano fino alla fine, ignorando completamente il mondo reale.

Nonostante tutto, l'inizio mi è piaciuto, soprattutto per la situazione; tuttavia, sin dalla scena di apertura, A casa tutti bene esibisce una messa in scena falsificata; il film ha l'aria di una simulazione in cui i personaggi dicono battute per imitare una realtà che non diventa mai fondata. La colpa è della sceneggiatura scadente, la quale demolisce ogni presupposto stimolante del soggetto (che a sua volta non brilla di originalità). Prima che gli sviluppi smantellino ogni interesse, A casa tutti bene sfoggia i componenti felici di questa famiglia apparentemente perfetta; Muccino, per mostrarci che i suoi personaggi sono felici li fa ridere fino alla paralisi espressiva. Nella prima parte i personaggi ridono ininterrottamente, in qualsiasi circostanza, apparendo niente di meno che perfetti idioti. 

Quando non ridono (e lo fanno anche mentre piangono, true story), la sceneggiatura gli fa dire battute terrificanti: uno che dice al fratello "Ce l'hai fatta (a venire, ndr), alla fine"; oppure la nipote che dice "Ciao zietta!" per salutare la parente; oppure il culmine: durante una lite spaventosa, un personaggio dice "...Si fa i bisogni addosso". I bisogni addosso. Nessuna persona mentalmente sana direbbe mai cose del genere; queste frasi sono il risultato di una scrittura incompetente che ha l'arroganza di descrivere e ricostruire la personalità umana nonostante non abbia le capacità per farlo. Il risultato di questa inettitudine è un film nevrotico, in cui alcuni sviluppi illogici tentano di legittimare la prosecuzione di una storia che annaspa tra urla (anche la bambina urla) di personaggi che sembrano delle macchiette (anche se ben definiti), i quali improvvisamente hanno l'impulso di chiarirsi e sfogarsi. 


Il cast corale mi ha ricordato Perfetti sconosciuti di Paolo Genovese, con cui A casa tutti bene condivide lo sceneggiatore Paolo Costella, il quale ha scritto il film insieme a Muccino. In questo film ci sono tanti, tantissimi volti noti del cinema italiano: Accorsi, Crescentini, Favino, Gerini, Sandrelli, eccetera. Tutti (o quasi) sono eccezionalmente bravi, soprattutto pensando alla sceneggiatura che hanno messo in scena. Le loro interpretazioni sono spesso accentuate (tipicamente italiane, almeno di un certo tipo di cinema), tuttavia riescono a dare un corpo credibile a personaggi inverosimili - e ci vuole tanto talento per farlo. Ho amato Sandrelli, con il suo atteggiamento ragionevole; ho trovato vergognoso che Sandra Milo non parli praticamente per tutto il film; infine, Accorsi è leggermente odioso, insieme a Elena Cucci con la loro sottotrama fastidiosa. 

Muccino racconta malamente una storia scritta male, dove il cinema diventa un esercizio in cui ogni sentimento è dichiarato (il personaggio che, frustrato, sbatte la testa contro la porta); A casa tutti bene ha pochissimi spunti interessanti, come il modo in cui le varie situazioni si incastrano in inquadrature continue e teatrali - i personaggi entrano ed escono dall'inquadratura con naturalezza; l'idea finale della sposa è quasi riuscita; il confronto di adulti insoddisfatti, i quali rimandano la crescita e la maturità a favore di un infantilismo spontaneo. Tuttavia, le poche idee stimolanti non bastano a salvare un film che non fa niente per apparire interessante da almeno un punto di vista: che sia quello cinematografico oppure quello narrativo. 

A casa tutti bene è quel tipo di cinema artificiale in cui è evidente la simulazione narrativa. Ciò non sarebbe per forza un problema, se non fosse per l'estrema banalità della sceneggiatura. 

★☆☆☆☆
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