venerdì 23 febbraio 2018

Il filo nascosto


Reynolds Woodcock (Day-Lewis), uno stilista illustre dal carattere autoritario, incontra e si innamora di Alma (Krieps), una cameriera insicura. Tra i due sboccia un rapporto sbilanciato che li metterà a dura prova.

C'è una grande differenza tra il titolo originale Phantom thread (Filo fantasma) e quello destinato alla distribuzione italiana Il filo nascosto (mi viene in mente Fili di Frankie hi-nrg mc); quest'ultimo, immagina connessioni congiunte tramite i fili che Woodcock cuce negli abiti che confeziona; sono nascoste perché lui occulta i legami in modo da essere il solo ad avvertire le connessioni sentimentali che ha collocato all'interno delle cuciture (da sarto professionista, dichiara di poter nascondere molte cose nelle cuciture degli abiti; egli stesso ha nascosto una ciocca di capelli della madre nella giacca). Il titolo originale invece mobilita altre riflessioni: oltre a quelle attinenti al titolo italiano, ci sono quelle fondamentali connesse alla parola fantasma, la quale indica una presenza occultata e oscura che c'era e ora non c'è più, ma la cui ombra si continua a percepire, forse come un fardello. Quindi parliamo di legami fantasma: legami ormai cessati e legami attuali ma impercettibili. 

Il filo nascosto, nuovo film scritto e diretto da Paul Thomas Anderson, arriva a una nuova sommità nel percorso artistico dell'autore, il quale confeziona con meticolosità un film sia articolato che semplice che si spinge oltre l'eccellenza; articolato, perché vale più visioni per cogliere ogni riferimento e collegamento, oppure soltanto per adorazione; semplice, perché è un film dal linguaggio evidente, che si racconta in modo diretto. Guardando Il filo nascosto, si ha la sensazione di osservare un film ideato e realizzato da una personalità compiuta che ha compreso come fare proprio il linguaggio cinematografico, nonostante ogni suo film sia un raffinamento. Anderson lavora assai sulla progettazione dell'artificio filmico, così scrupolosamente da meravigliare. 

Il filo nascosto è un racconto fondato interamente sui personaggi, i quali sorreggono personalità intricate che il film delinea scena dopo scena; ogni inquadratura, ogni cosa che dicono e che non dicono, che fanno e non fanno, aiuta a comporre i loro caratteri. Tuttavia è soltanto alla fine, con l'interpretazione degli attori, che queste personalità arrivano al completamento, perché le interpretazioni fanno in modo che il temperamento dei personaggi sia anche annebbiato da quell'ambiguità umana difficilissima da ricostruire. Il merito, oltre al talento dei due attori protagonisti, sicuramente è sia della scrittura, la quale lavora con sobrietà e delicatezza per ricercare un clima di pura spontaneità, sia nella direzione degli attori, conscia e scrupolosa. Quella del Filo nascosto è una scrittura essenziale, dove le parole e gli avvenimenti sono proporzionati in modo da compiere il loro scopo comunicativo senza inutili artifici. I dialoghi e il silenzio, quindi il linguaggio del corpo, gli sguardi e le reazioni, insomma ogni elemento che compone Il filo nascosto utilizza un'espressività perfetta; quindi solo insieme, con la dose giusta, riescono a raggiungere la raffinata narrazione del film in un lavoro minuziosamente misurato, definito in ogni minimo dettaglio in modo che ogni cosa sia perfettamente bilanciata, con quell'esatta intensità e intonazione artistica prevista dall'autore.


Proprio come il suo artefice, Woodcock è pignolo ed esigente, un bambinetto viziato legato ossessivamente alle proprie abitudini; consapevole del suo genio, bussa le porte con prepotenza ed esprime i suoi pensieri, e i suoi voleri, con una sincerità indisponente; eppure, nonostante tutto è un professionista geniale che confeziona abiti perfetti e raffinati. Appena gli interrompono (c'è chi lo fa per lui, perché a lui secca tutto ciò che non appare ovvio) un rapporto, ne crea un altro con la sicurezza di chi ha la facoltà di poter scegliere; la sua padronanza caratteriale lo fa apparire arrogante, un genio orgoglioso che considera dovute tutte le persone che gli girano intorno, sia quelle lavorative (incantevoli le collaboratrici, queste comparse silenziose, vestite con colori neutri, che si muovono e lavorano intorno a lui con devozione) che quelle familiari. Un uomo determinato e convinto che non metterebbe mai a repentaglio la sua natura.

Alma (Krieps, la quale esce da un cilindro magico) è l'opposto: un'esistenza insignificante e goffa; una donna normale con il fisico marcato. È fondamentale vedere quando Alma sorride, perché sorride sollecitata da una innocenza che scompare, eclissata davanti la pretesa di Woodcock di presentarsi con una certa immagine, anche se ciò significa vedere scomparire la sua personalità. Quindi Alma si sottomette, incomprensibilmente, ai voleri indisponenti di Woodcock; smette di truccarsi e impara a fare la colazione silenziosamente. In una scena, lei gli confessa che lo vuole per sé, ma lui non capisce, perché già sono spesso in compagnia. C'è questo divario tra i due nell'intendere e interpretare i rapporti umani: Woodcock è abituato all'assistenza femminile, quindi anche nell'amore vede e cerca una donna che lo sostenga e lo aiuti nei suoi capricci caratteriali. Non ci sono compromessi: Woodcock non può permettere a niente di condizionarlo.

Però si incontrano lo stesso e tra loro nasce qualcosa. Alma viene messa rapidamente a nudo, letteralmente e intellettualmente: il branco la annusa per conoscerla, Woodcock prende le misure del suo corpo, e le fa notare le mancanze (aggiungendo che, se decide lui, può migliorarle), per definirla e possederla, a modo suo. Quindi Alma, indifesa, diventa subito di Woodcock, e quest'ultimo è l'unico a poter decidere. Tuttavia, Il filo nascosto è un racconto sull'alterazione dell'amore e sui suoi compromessi, sulla gelosia silenziosa che genera e sulle comunicazioni che pretende. In un primo momento, Woodcock cammina avanti solitario, perché chiunque abbia il privilegio di stargli attorno può soltanto accodarsi; poi qualcosa cambia, dopo che Alma diventa definitivamente l'estensione del corpo e del volere di Woodcock (solo allora Il filo nascosto mostra il primo gesto affettuoso). A quel punto, il film sembra ormai compiuto, poi avanza e si sviluppa gradualmente, silenzio dopo silenzio, dettaglio dopo dettaglio, fino a sorprendere e sconvolgere come soltanto il grande cinema sa fare.


Sicuramente questa magia cinematografica non sarebbe stata la stessa senza i due attori protagonisti (e la loro direzione): Daniel Day-Lewis e Vicky Krieps. Lei è squisita, capace di costruire con delicatezza gli atteggiamenti aggraziati e femminili del suo personaggio; la sua espressione spensierata riesce a mettere perfettamente alla luce la sua ambiguità, le sue insicurezze e il suo devoto amore. Day-Lewis è formidabile e si logora per abbandonarsi totalmente al ruolo: un personaggio così robusto richiedeva una prova attoriale irremovibile in grado da ricreare la giusta intensità emotiva e lui ci riesce perfettamente. Nel Filo nascosto il notevole talento recitativo costruisce la storia insieme alla sceneggiatura e la regia, un'eccezione più rara di quel che si pensi.

Il disegno compiuto del film è emozionante e sconvolgente. Il filo nascosto trasuda dettagli incredibili e scene straordinarie che raccontano con una coscienza propria un rapporto particolare tra due persone che imparano a comprendersi. Tutto grazie alla direzione di Anderson, il quale conduce questo viaggio artistico con consapevolezza e scrupolosità. Del Filo nascosto è impossibile non citare anche la fotografia straordinaria, risultato di una collaborazione tra più persone (infatti, non c'è un direttore della fotografia accreditato) e il magnifico utilizzo del suono: nella sua presenza con musiche vivissime e suoni materiali (quando Woodcock le prende le misure c'è silenzio: si sente la stoffa strusciare, i passi di lui mentre le gira intorno; poi le abbottona il vestito e parte una musica leggera) o il silenzio perentorio e significativo.

Il filo nascosto è un'opera definitiva da vedere e rivedere. 

★★★★★
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