mercoledì 14 febbraio 2018

La forma dell'acqua - The Shape of Water


Elisa (Hawkins) è affetta da mutismo e lavora insieme all'amica (Spencer) in un laboratorio governativo come addetta alle pulizie. Quando nel laboratorio arriva una curiosa creatura, Elisa cercherà di entrarci in contatto.

In un'epoca nella quale si corre dietro i compromessi pur di realizzare un'opera appropriata a più spettatori possibili, apprezzo particolarmente il tentativo di Guillermo del Toro; con La forma dell'acqua, infatti, realizza una favola sentimentale caratterizzata da elementi azzardati e sviluppi provocatori. Del Toro è cosciente della storia che vuole raccontare e rifiuta ogni tipo di compromesso narrativo; o meglio, acconsente a una struttura tradizionale con l'immancabile finale, tuttavia nel tragitto dispone alcuni sviluppi che non tardano a sbalordire o smarrire. La forma dell'acqua è un film a volte difettoso, tuttavia il lavoro risoluto di del Toro è sempre da apprezzare. 

Il mondo di La forma dell'acqua è abitato da reietti: figure emarginate, le quali in un modo o in un altro sono esclusi dall'ordinario; per questo motivo, ciascuno dei personaggi del film soffre di solitudine, seppur in maniere differenti. Del Toro descrive perfettamente ogni personaggio, rappresentandoli tramite svariate scene e parecchi dettagli che vagliano e ornano i loro caratteri. Nonostante il personaggio di Elisa (Hawkins) sia la protagonista, essa non ha molto più spazio rispetto agli altri personaggi; i quali hanno a disposizione le proprie scene in cui esprimere la loro personalità. Queste ultime sono scene fini a loro stesse, quindi la loro inclusione nel racconto dipende puramente da un volere preciso di del Toro di popolare La forma dell'acqua di figure appassionanti e non semplici pedine narrative. 

Il risultato è apprezzabile, anche se questa accuratezza compromette il filone narrativo principale; quest'ultimo è sbrigativo, troppo, finché non risulta perfino superficiale. La storia non prosegue gradualmente, anzi si affretta verso sviluppi fondamentali, compromettendo il coinvolgimento. Del Toro va (giustamente) di fretta: ha soltanto (!) due ore per poter raccontare tantissime cose. Il problema è che alla narrazione manca qualche tessera utile per incastrare con logicità la storia; non serve nemmeno l'arrivo dell'atteso chiarimento - il quale giunge tramite un bellissimo monologo - poiché gli sviluppi precipitosi ormai ci sono stati, e ci saranno. Del Toro ha una favola sentimentale da raccontare; per farlo, non vuole essere privo di contraddizioni; così facendo, realizza un film difettoso che però prosegue sempre a testa alta, nonostante tutto.


D'altronde, La forma dell'acqua non fa sentire la mancanza di niente. Sin dai primi minuti d'apertura, quando il film comincia in questa ambientazione surreale, accompagnandoci con una musica deliziosa (composta da Alexandre Desplat, autore delle musiche, tra gli altri, di The tree of life), ci introduce nel mondo narrativo, il quale è caratterizzato da un'apparenza dalla doppia personalità: l'incantevole aspetto immaginario del film si accosta a un carattere più concreto; sin da subito, La forma dell'acqua educa lo spettatore a quello che sarà il tono del film: una personalità genuina e spontanea, con una disposizione per un linguaggio franco. Del Toro non si trattiene dal mostrare scene di nudo e scene di violenza, come dicevo: lui è sempre coerente al proprio modo di raccontare. Quindi, la personalità di La forma dell'acqua ha delle carenze, tuttavia l'impronta schietta e la combinazione perfetta tra l'aspetto romantico e quello disilluso, fanno sì che lo spettacolo che il film offre sia più che piacevole. 

E non poteva essere che altrimenti. La forma dell'acqua è una raccolta di dettagli minuziosi e particolari coincidenze che sanno come congiungersi per raccontare una storia che, se non appassiona sempre, ha lo stupefacente pregio di essere coerente a se stessa, nel benissimo e nel male. Del Toro narra un'imprevedibile storia sulla diversità; per farlo, si abbandona al piacere del citazionismo (sarebbe difficile ma divertente elencare tutte le citazioni: da Il mostro della laguna nera a Il favoloso mondo di Amélie, da King Kong a Il miglio verde, eccetera); ma laddove Woody Allen con La rosa purpurea del Cairo aveva mostrato la potenza della magia del cinema sull'infelicità, del Toro mostra i rifiutati dalla settima arte: persone che si sentono difettose e incomplete, recluse ai confini della sala cinematografica, e quindi dalla dolce vita. Quando il silenzio diventa opprimente, il miracolo cinematografico di del Toro arrischia una scena imprevista (la quale mi ha ricordato Il grande Lebowski), dimostrando ancora il suo intento di stupire e provocare.

Ma La forma dell'acqua non insegue nessuna reazione di meraviglia volutamente: il suo scopo è quello di raccontare una "semplice" storia d'amore, anche qui richiamando un'altra opera (La bella e la bestia). I protagonisti di questa storia sono due esseri viventi che riescono a essere loro stessi soltanto insieme, interpretati l'una da Sally Hawkins (tenerissima) e l'altro da Doug Jones (una creatura incantevole). Nel film compaiono anche Michael Shannon (del Toro si conferma ancora nella scrittura degli antagonisti, ricordo quello magnifico in Il labirinto del fauno), Richard Jenkins (una conferma), Michael Stuhlbarg (che ve lo dico a fare) e Octavia Spencer.

La capacità più considerevole di La forma dell'acqua è la fermezza che ha nel raccontare una storia che all'apparenza appare distante da noi, quando in realtà considera e approfondisce diversi temi molto discussi, come il razzismo e l'omosessualità; l'argomento più evidente, l'amore tra due esseri viventi solo apparentemente diversi, non è nemmeno messo in discussione: per del Toro l'amore è sempre indiscutibile, anche con qualche mancanza narrativa.

La forma dell'acqua è un film magico che non ambisce a essere perfetto, ma soltanto di restare coerente con se stesso. 

★★★☆☆
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