domenica 25 febbraio 2018

Mute


Leo Beiler (Skarsgard) è un uomo muto che gira tra i sobborghi della città, inoltrandosi in ambienti depravati, per cercare la sua fidanzata scomparsa Naadirah (Saleh).

Mute, scritto da Michael Robert Johnson e Duncan Jones e diretto da quest'ultimo, racconta una storia banale che delude per colpa di una direzione artistica insufficientemente ispirata. Ambientato inutilmente nel futuro, la raffigurazione di questo tempo tecnologicamente progredito è mediocre, con un'apparenza piatta in cui la gente va vestita con quegli ovvi indumenti di plastica trasparente visti in altri film del genere e il panorama della città sembra uscito da un videoclip musicale anni '90. Il problema è che ogni ambiente o elemento di Mute è convenzionale a un'idea futuristica senza personalità; il background culturale e sociale di questa società descritta con immoralità e perversione è superficiale; quindi la narrazione riesce a esternare soltanto una vaga forma di questo mondo futuristico: una forma ritrita e scontata. Ad aggiungersi a questo spettacolo dozzinale ci sono effetti speciali terribili: oltre alla già citata vista sulla città, ricordo un raccapricciante robot ballerino inquadrato in primo piano, giusto per ostentare la propria inettitudine. 

Mute quindi è ambientato inutilmente nel futuro, poiché nessun elemento narrativo viene influenzato direttamente dall'ambiente; tuttavia, purtroppo non è l'unico problema del film, in quanto il racconto risulta monotono e abbastanza insulso. Dopo un inizio confusionario, il racconto di Mute prosegue in una disorganizzazione che disorienta parecchio, fino ad arrivare, nella seconda metà, ad aver pasticciato tutto. Quindi all'ispirazione artistica piatta si aggiunge una narrazione confusionaria, rendendo Mute un film assai caotico. Purtroppo non salvo nemmeno i personaggi: volessi tralasciare i dialoghi tremendi e le caratterizzazioni stereotipate, il protagonista di Mute è insignificante e la sceneggiatura davanti ai peggiori sviluppi gli fa avere sempre la solita reazione, ovvero un'espressione disorientata e immobile. Di certo l'interpretazione di Skarsgard non aiuta, ma per sua fortuna Seyneb Saleh recita pure peggio (di certo il doppiaggio non l'aiuta). Entrambi interpretano questa coppia di sconosciuti che tra di loro si nascondono tanti, tantissimi segreti. Il simbolo del fiasco di Mute ce lo regala la sceneggiatura attraverso Skarsgard, poiché gli sparisce la fidanzata e giustamente trova il tempo per andare a nuotare, in modo da regalarci una bellissima scena di sfogo subacqueo. 

Un accenno di stimolo intellettuale Mute lo offre attraverso alcuni elementi soltanto accennati, come la rappresentazione amorale del futuro già citata, ma anche per un isolamento (relativo) del protagonista muto e amish in un futuro in cui il riconoscimento vocale attraverso tecnologie avanzate è sempre più indispensabile; tuttavia, il film trascura questo aspetto, poiché nonostante il protagonista non parli, tutti gli dicono comunque ogni cosa quando lui si limita a mostrare la foto della scomparsa. Quindi le barriere architettoniche che il protagonista incontra nel mondo sono soltanto tecnologiche. Peccato che Mute non sfrutti questo spunto, poiché poteva risultare incredibilmente attuale. 

Il problema principale, mi duole dirlo, l'ho trovato, quindi, nella regia di Duncan Jones, qui decisamente poco ispirato. Oltre a tutti i disastri già discussi, c'è una direzione artistica insoddisfacente, con una scena di combattimento in cui i partecipanti aspettano il proprio turno per combattere (c'è il protagonista che aspetta di essere colpito prima di fare la sua mossa nella coreografia, imbarazzante), delle musiche orribili di cui il film è costellato (quella dell'inseguimento in auto, per esempio) e un colpo di scena di cui, ormai, da spettatore non me ne fregava assolutamente niente. Ultimissimo appunto: gradevole le citazioni a Moon (osservate i TG), altro film diretto da Jones da molti (compreso il sottoscritto) definito un filmone. In quest'ultimo, Jones aveva lavorato sottraendo elementi, offrendo una visione minimalista più che plausibile del futuro; in Mute invece ha aggiunto tante ingredienti, tuttavia il risultato rimane insipido. 

Non c'è un solo elemento in Mute che trovo riuscito. Sconsigliato. 

★☆☆☆☆

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