Nessun Commento// Pubblicato in Peli sulla lingua by rob il 25.01.12.
Gli hippie moderni mi sono sempre stati antipatici. Qualche anno fa conobbi un cantante all’inaugurazione di un bar. Questo tizio cantava solo scalzo, per “combinarsi con il mondo”. Ma va a cacare. La cosa che non mi è andata mai giù con questi tizi qui è la loro immagine, o meglio, lo spettacolo apparente della loro personalità che propinano al loro prossimo. Quel cantante scalzo, per esempio, non ricordo neanche come, ma dopo qualche minuto già mi stava rompendo le palle con il suo punto di vista riguardo la società consumistica moderna. Ora, dico io: anche io ho una personalità (per così dire) pacifista e in equilibrio sia con gli altri che il mondo materiale con cui interagisco, e anzi, una volta mi fu detto che sono un “hippie mancato”; ma nonostante ciò non esprimo questo mio carattere così esplicitamente come loro. Perché esprimere così esplicitamente il proprio Io? Per questa domanda, ho sempre trovato la maggior parte degli hippie che ho conosciuto degli attori, insomma non li vedevo sinceri.
Continua a leggere Viva la libertà di espressione – ma qualcuno lo faccia stare zitto
2 Commenti// Pubblicato in Racconti by rob il 01.12.11.
Durante una demolizione, l’asfalto attorno al palazzo minato viene bagnato con dell’acqua, in modo che la polvere sprigionata dal crollo aderisca all’acqua e non cosparga e quindi sporchi l’apparente vita pulita degli abitanti dei palazzi limitrofi.
Alla fermata della metropolitana si trova ogni tipo di essere umano – perché le infinite variabili formative che offre il nostro vasto pianeta riducono i caratteri degli esseri umani sempre a una piccola manciata di gruppi, che, ognuno con le loro caratteristiche, nei secoli nei secoli, hanno sfornato sempre le stesse facce caratteriali, sempre gli stessi pensieri, sempre gli stessi errori. La fermata della metropolitana è piena di rappresentati, persone che a loro insaputa rispecchiano perfettamente caratteri altrui, e tutti gli esseri umani del mondo possono essere divisi e catalogati in un numero limitato di gruppi. Lui era una persona banale e ordinaria. Arrivato a quarant’anni si era reso conto di non aver mai pensato un’idea di testa sua, ma non solo; infatti, per suo volere non aveva mosso mai neanche un dito, finendo lì dove il destino voleva che egli finisse, a vivere la sua patetica vita da marionetta.
A quarant’anni aveva capito di non avere mai avuto un pensiero di testa sua, e ora di anni ne aveva quasi cinquanta. Gli era chiaro che la catalogazione dei gruppi con lui aveva sbagliato. Non poteva fare parte di un gruppo che gli permetteva di essere infelice. Lui meritava di meglio. Ma gli alberi, gli alberi non mentono.
Continua a leggere Gli alberi non mentono
Nessun Commento// Pubblicato in Racconti by rob il 18.07.11.
Chiara, lo vedi quell’uomo? È qui da stamattina. Che significa che è qui da stamattina? Significa che quando stamattina sono venuto ad aprire la libreria lui era fuori che aspettava. Mi ha visto e sorriso. Poi quando ho aperto la libreria lui è stato il primo cliente ad entrare. Durante la giornata, tra un cliente e un altro, l’ho visto un paio di volte aggirarsi tra gli scaffali. Ed ora eccolo lì. Solo ora collego tutto: quell’uomo è qui da stamattina. Oddio, sarà un terrorista? È un terrorista! E perché dovrebbe essere un terrorista? I terroristi studiando il luogo prima di colpirlo.
Chiara si vide intorno, come se all’improvviso si sentisse spiata. Ingenuamente vide che il reparto dei best sellers, reparto a cui lei lavorava da tre giorni per risistemare i libri esposti, era molto distante dall’uscita. E lei sapeva bene quanto, già da quand’era una bambina, fosse lenta a correre.
Continua a leggere Lo sconosciuto che amava i classici
Nessun Commento// Pubblicato in Certamente demente, Cinematografo by rob il 06.06.11.
Questo mese sono andato al cinema ben tre volte, un record personale, ovviamente se escludiamo quel periodo in cui al cinema ci lavoravo, ma non penso conti, anche se guardai tanti film, a sbafo, e nonostante alcuni di quei film erano proprio brutti, ognuno mi lasciava qualcosa dentro al termine della serata, un’emozione, perché si sa come il film visto al cinema abbia una magia propria estranea a quella del film in sé (quando lavoravo al cinema vidi quel film-copia de La finestra sul cortile di Hitchcock, massì, quel film con il ragazzino che recita nei Trasformers, quell’attore dal nome strano che ha il cognome che sembra il suono di una bolla esplosa, quell’attore che non sembrerebbe adulto neanche se si facesse crescere la barba, cosa che tra l’altro ha provato a fare, ma è venuto fuori che non ha una barba ma solo oasi incontaminate di peli; insomma, vidi quel film che ha il nome simile a quell’altro film di Dario Argento, avendo la memoria ballerina uso il metodo della catena per ricordarmi le cose, cioè per associazioni di idee, il problema è che dimentico la fonte della catena. A esempio dimentico sempre il nome di quel regista bravissimo che ha diretto Frankenstein Junior, lo so che è grave, ma io dimentico sempre il suo nome. Come c’era un periodo in cui scambiavo Orson Welles con Mel Brooks, lo scrittore de Il ritratto di Dorian Gray, poiché hanno i nomi simili mi confondevo e pensavo che Brooks fosse il regista di Quarto potere. Oscar Wilde! Ecco come si chiama il regista di Frankenstein Junior!).
Continua a leggere Demenza cinematografica