nel mondo dei fogli di carta Un commento

La fabbrica produce migliaia di fogli di carta ogni giorno. Fogli di carta di tutte le misure, ma tutti bianchi, pronti per essere usati per qualsiasi cosa il consumatore avrà in mente. Sulla pelle di alcuni fogli verranno scritte poesie, su altri qualcuno disegnerà dei scarabocchi mentre parla al telefono. Ci saranno alcuni fogli di carta che non faranno funzionare penne su loro, per rimanere se stessi, e altri che invece si faranno posizionare in fondo alle confezioni, in modo da essere usati per ultimi. Altri diverranno proiettili in guerre di palline di carta. Altri opuscoli, inutili opuscoli che un panino gigante distribuirà agli angoli delle strade. Non sappiamo quale sia il destino di ognuno di quei fogli bianchi, ma sappiamo che nascono tutti uguali, e che solo crescendo prenderanno strade diverse. Alcune strade saranno belle, e i fogli avranno stampate in petto foto magnifiche; altre strade saranno brutte, e chi ci scriverà sopra sbaglierà e appallottolerà il foglio di carta, rovinandolo per sempre. Comunque, è difficile che due fogli, dopo l’uso del consumatore, siano uguali. Ne sono sicuro perché è raro che qualcuno, al giorno d’oggi, realizzi delle fotocopie perfette, senza difetti.

gli itagliani Commenta!

Itagliani [i-ta-glià-ni]

agg. dell’Italia; civiltà (?), lingua itagliana | nessuno tromba come gli itagliani, gli itagliani da grande sognano di sedere su un trono, nonostante ci sia la repubblica, e fare i tronisti.

1. Gli itagliani sono un popolo che è sotto gli accertamenti psicologici dei migliori laureti al Cepu dell’anno fiscale 1998/99, quelli dell’ultimo concorso pubblico. E’ un popolo diviso, come ogni popolo fascista mondiale, nonostante non si siano trovati, per ora, sostanziali differenze tra i due schieramenti; ma mai definire retrograde un italiano in sua presenza, perché non sa di esserlo e per lui sarebbe uno shock saperlo. Come per Babbo Natale e i bambini, bisogna far piano. A proposito della ricerca delle differenze fisiche e mentali dei due schieramenti, che per non fare nomi chiameremo nord e sud, c’è un altro gruppo di ricerca in ricerca. Loro, però, a differenza del primo gruppo, al Cepu non sono mai stati accettati, poiché quando gli han chiesto quale fosse il loro QI, loro hanno risposto “Dopo la Q va sempre la U, e non so cosa sia il QUI”. Comunque, neanche loro, in sessantacinque anni di ricerca (solo negli ultimi anni si sono trasferiti su google), hanno trovato qualche differenza sostanziale, a parte qualche vocabolo specifico dei due schieramenti nord e sud, che gli scienziati hanno chiamato con il nome tecnico “accento”. Anche qi la differenza è però minima, visto che siede solo nel fatto che quelli del sud iniziano alcune frasi con un semplice “uè” (che gli scienziati hanno trasformato subito in “què”)

2. Non ci definizioni per definire in modo preciso gli itagliani in quanto popolo, perché in quanto popolo hanno ben poco. Ma non è un difetto, solo un mancato pregio, di cui non si sente neanche troppo la mancanza, dato che almeno si sono trovati (quasi) d’accordo ad eleggere il capo che deve rappresentarli nel mondo, quando c’è da raccontare le barzellette. Sì, perché gli itagliani sanno raccontare benissimo le barzellette, e la loro preferita è “C’erano una volta tre padani, e poi un negro, un mulatto, e un cafone di merda, che alla fine della barzelletta non ci saranno più”. Se molti mangia-bambini trovano questa barzelletta fascista è perché sono mangia-bambini senza senso dell’umorismo, che per gli itagliani significa dire parolacce tipo “cazzo”, o “merda”, o una fusione tre le due in un enorme “pene di sterco”.

3. Gli itagliani sono un popolo carnivoro, poiché mangiano tanto, ed sono proprio in carne. La prova bikini, o perizoma maschile leopardato, è per loro il ritrovo annuale per mostrare di cosa sono fatti; gli scienziati, al tal proposito, stanno facendo altri studi, e oltre alla carne, alle ossa, e altre cose che non sanno definire, dicono che siamo tutti uguali. Qi ci fu anche la guerra incivile degli anni quelli, in cui i padani, e le pedane, dissero che qualcosa di differente doveva esserci per forza. E così si è deciso che chi non ha il sangue verde non ce l’ha duro, ma in compenso riesco a girare lo sterzo della macchina senza problemi.

4. Se i leopardi corrono dietro le gazzelle (anche se in Italia sono le gazzelle a rincorrere), gli americani dietro il progresso, e gli inglesi dietro la reginetta, gli itagliani corrono verso varie ed eventuali cose, più comunemente e umanamente chiamate donne. Quello degli itagliani è un vanto, quello di definirsi il maschio predominante che tiene il telecomando, e porta i pantaloni firmati da qualche ricchione famoso. Ricchione è un termine itagliano per definire chi, secondo dio, che è tipo più in alto del presidente del consiglio, detta le leggi umanitarie, insieme a Bertolaso. Comunque, è meglio sottolineare che chiunque è più alto del presidente del consiglio, tranne Brunetta, che a discapito del nome, non ha un bel culo. Gli itagliani si vantano di essere stati gli ultimi ad aver inventato la ruota che gira, gira la ruota gira. Molto prima dei russi, ma dopo gli americani. Piccola nota: gli itagliani dicono di non russare, ma intanto Putin è il nostro migliore amico.

5. In fine, lo sport nazionale degli itagliani è il calcio, ma anche qi girano le palle a tutti. C’è corruzione sotto porta, e finte che si trasformano in reti in cui ce n’è per Totti. Se vuoi fare felice un itagliano fagli vedere il pelo (gli scienziati stanno studiano la definizione, analizzando il capello), e dirgli che forse dopo averlo avuto si potranno vedere la partita su mediaset premium, che è un premium solo per i più alti in carica. I più bassi no, quelli non sono di sangue padano.

il nuovo taglio 4 commenti

Con il nuovo taglio di capelli in testa, siamo sempre un po’ nervosi; noteranno, o non noteranno? Ci guardiamo intorno, e osserviamo gli sguardi altrui, che sì, l’hanno notato. Ti guardano poco sopra la fronte, e te senti che il loro sguardo sembra un raggio laser che ti brucia la capoccia. Che guardano? Sto male?

Che rabbia, però. Sono mesi e mesi, che sono cambiato dentro; sono più gentile, ascolto di più gli altri, cerco di avvicinarmi a loro abbattendo quelle barriere difensive che ho issato durante gli anni, ma voi non l’avete notato. Neanche uno sguardo bruciacchiante quando ero gentile. “Ti sei tagliato i capelli?”. Un po’ speravi che non notassero nulla, e un’ ti piace che non abbiano notato che sei cambiato anche caratterialmente. O ti senti tu diverso, quando invece, dal barbiere del cervello, non ci sei mai andato?

Quando mi taglio i capelli è del tutto inutile che lo notino, che lo sottolineano. In fondo li accorcio, non sperimento altri tagli, altri caratteri. Mi conosco, so con che taglio starei male, e so con quale taglio sto bene. “Sì, li ho tagliati”. In fondo cos’altro avrei potuto fare? Non nel senso che ormai i miei capelli si mangiavano le persone, e ho dovuto abbatterli; ma nel senso, ieri erano lunghi, oggi corti. A meno che in testa non ho tante piccole tartarughe che tirano fuori la testa, o si nascondono dentro, a seconda di quanto si sentono in pericolo, li ho tagliati, non ti sembra? “Stai bene”. E io volevo un po’ non lo notassi, che notassi invece il cambio di carattere. Per i capelli potevi fare finta di nulla, non devi essere gentile se non lo vuoi. E’ come quando un tuo amico sta raccontando una cosa interessante e avete formato un cerchio di orecchie intorno a lui, e tu starnutisci. Non vuoi tutta quell’attenzione. “Scusate, ehm, volevo dire grazie”.

ancora, e ancora Un commento

Beati i pazzi perché che non capiscono un cazzo. Percepisco, e mi rassegno, che c’è qualcosa di tremendamente sbagliato. Un mondo che si sgretola a suon di bombe, ma anche bugie, cattiveria, avidità, apatia. Apro facebook e trovo quelli che si credono i nuovi Che Guevara, rivoluzionari che combattono per la giusta causa, a suon di click e link. “Condividete, mostrate umanità”. E io rido, rido. E mi chiedo se pensano davvero di fare una buona azione con quella condivisione, oppure se credono di iniziare a cambiare il mondo da lì. Siamo nella merda perché chi odia il mondo è troppo giovane per capire anche minimamente di cosa cazzo stia parlando, e chi invece ama il mondo è l’intelligente perché ha deciso di non sapere, per godersi tutto meglio. Chi sbaglia? E io che ne so, solo sento puzza di qualcosa fatto male.

Ballavo un valzer con l’aria, mentre nell’aria c’era Baciami ancora, il nuovo singolo di Jovanotti, che non riesco a smettere di ascoltare. Mi hanno preso per deficiente, “Ma come, balli da solo?”. Io stavo bene, quella canzone mi mette allegria perché mi sembra un valzer. Io ho detto che, a questo punto non vale più restare seri, fare i civili, gli educati. Che i pazzi sono felici, perché forse hanno visto il mondo e non gli è piaciuto, ma poiché la vita è una loro hanno deciso di godersela nel loro mondo immaginario. Che c’è di male? Piuttosto… Perché fare una vita ordinaria? Fare sempre il serio? Non dire le parolacce? E per cosa? Prendi un’idea, ho detto, e sposatela. Vivi con quella idea per tutta la tua vita. Se l’idea ti fa ballare con l’aria un valzer mentre ascolti la solita canzone per decine di volte forse sei fortunato, perché alla fine c’è chi ha sposato idee che gli fanno avere l’aria triste. Fatto sta, gli ho detto, che il deficiente era lui, che perdeva tempo a non fare il pazzo.

Il mondo è quel che è. A te resta scegliere, se stare fermo e fartici schiacciare, oppure danzare ancora, e ancora.

Pagina 1 di 3112345»102030...Ultima »