ultimi film visti #1 2 commenti

Riprendo in mano le redini di questo mio blog. Lo so, l’ho trascurato un bel po’, e probabilmente continuerò a farlo; il fatto è che non sono particolarmente in vena di assecondare le varie aspirazioni e idee che mi vengono. Ho la testa altrove. Tuttavia, mi fa molto piacere vedere che il sito continui a ricevere visite nonostante non lo aggiorni da un po’. Quindi, grazie per seguirmi. E scusatemi se non mi sono fatto vivo, ma spero di poter avere occasione di farmi perdonare, magari scrivendo nuovi e appaganti post.

Ma ora torniamo alle cose non-serie. “Ultimi film visti” è una vecchia rubrica che inaugurai in uno dei miei primissimi blog, dove pubblicavo dei post contenenti mini recensioni di film che avevo visto di recente. Da appassionato di cinema, ho sempre tentato, invano, di inserire questa mia passione nei post che scrivo. A parte qualche recensione, infatti posso definire questo blog una casa di racconti e brani di pura fantasia, alternati a post personali o articoli completamente demenziali, più che un luogo dove cui parlare di cinema è routine. Oggi riprendo in mano questa vecchia rubrica, usando la scusa della crisi creativa per parlare della mia passione preferita. Inoltre, so quanto possano essere noiose le recensioni lunghe, quindi, almeno in questa rubrica, mi limiterò a dare una veloce opinione sui film visti in modo da scrivere brani utili e di facile lettura. Se un film richiedesse una recensione più approfondita scriverò degli articoli appositi. Ovviamente, le critiche sono sempre accette. In questo primo appuntamento parlerò di: A-Team, The Losers, Toy Story 3 – La grande fuga e Baarìa.

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mal di pancia Commenta!

Probabilmente non avrei dovuto bere il latte. Anche se l’ho cotto prima e mi sembrava che fosse buono, mi ha fatto venire un mal di pancia che non ti dico.
Vuoi che mi sposti?
Oh no. Non voglio che tu ti sposti, anzi. Perché non ingrassi? Così quando mi sei sopra, stesa come se fossi il tuo letto, sentirei di più la tua presenza su di me, nella stanza, e in questo mondo.
Sono già ingrassata già abbastanza, ultimamente. Non ti pare?
No.
Prova a rispondermi come se fossi uno che non mi ama alla follia come mi ami tu. Prova a fingere di essere il postino, o il panettiere.
Il panettiere ti ama, chiunque ti conosca e abbia un minimo di occhio ti ama.
E il postino non ha l’occhio?
Non credo, sbaglia sempre la buca della nostra posta.
No invece credo che sia la signora Bianconi che di proposito ruba la nostra posta, per poi leggerla e portarcela con la scusa che il postino ha sbagliato buca. La signora Bianconi mi ama?
Quella non ama neanche sé stessa, amore mio.
Allora c’è chi non mi ama, prova a metterti nei loro panni e rispondimi: non ti pare che io sia un po’ ingrassata ultimamente?
Vuoi che faccia lo stupido, allora? Ok. Be’, hai messo qualche pizzico di pelle in più qui e lì, ma da qui a dire che sei ingrassata ce ne vuole.
Sei ancora troppo buono. Penso di essere io la causa del tuo mal di pancia, altro che latte.
Forse sì, ma non spostarti.

pensieri sciocchi Un commento

- Ehi, ehi, questo è il mio spazio! – disse Tristezza quando Voglia di Sorriso le schiacciò il piede che, a quelle parole, con il piccolo Sport, girò il capo. – Te lo sei comprato? – le chiese Voglia di Sorriso, e Sport sghignazzò. Quest’ultimo era proprio un tipo strano. In pratica, era un nano, ma aveva due spalle larghe così. Se ciò non bastasse per farlo sembrare uno scherzo della mente umana, egli aveva anche una brutta faccia da schiaffi, che quando rideva lo faceva nel modo in cui ridono anche i conigli. A guardarlo, a Sfogarsi gli venne da vomitare e si sentì male, tanto che per l’ennesima volta Sincerità gli chiese di lasciarsi andare e liberarsi dei propri pesi. A parlare di pesi, il nano Sport mostrò i suoi muscoli, dicendo che non bisogna liberarsi dei pesi. Antipatia, come sempre, lo mandò a cacare, e il nano disse: – Ah, non avevo capito di che pesi si parlasse, pardon.
- Pardon?? – sbraitò Educazione, – Capisco che sia un modo di dire, ma bisogna che ammettiate che è un modo di dire che fa quasi ribrezzo.
- Per non dire che fa cacare, – aggiunse Antipatia, ma Educazione, una vecchia signora antipatica quanto Antipatia ma in modo diverso, che vestiva sempre con un vestito ottocentesco lurido ai bordi che sfioravano terra quando camminava (“E’ normale che le signore più pure si sporchino facilmente nel camminare sulla feccia della mente umana”), prima sorrise nell’ascoltare una voce che la sostenesse, ma poi arrossì e si voltò dall’altro lato della testa, nascondendo la sua leggera forma di umanità.
Calò il silenzio tra i presenti in testa. Dai buchi ai lati della stanza entrava una musica rumorosa e ripetitiva, e solo Energia e il nano Sport accennavano dei movimenti legnosi che già molte volte, in passato, erano stati chiamati come il ‘ballo involontario del robot’. A veder ballare Energia, che era la unica donna giovane di tutta la testa e il cuore, Sesso come sempre si eccitò, e non era proprio fermo nell’angolo dove Educazione aveva posato il proprio sguardo? Ella quindi non vide la legnosità dei movimenti ballerini dei due alle sue spalle, ma vide il legno movimentato di Sesso che, nei movimenti, era ancor più rigido di quelli degli altri due. Neanche a raccontarvelo, che Educazione svenne, ma ormai più nessuno ci fece caso se non Preoccupato, che iniziò a piangere nervoso. Tramava come solo Voglia di Coccole tramava di inverno. In quel preciso istante, Rutto e Scoreggia, la coppia più affiatata della testa, mano nella mano potevano finalmente correre e morire verso l’esterno, insieme, visto che Educazione non c’era. Nella storia della testa, quella coppia d’amore nasceva e moriva in continuazione. Ogni cosa accaduta alla coppia precedente con l’arrivo di quella nuova si ripeteva, dalla nascita durante i pasti o un sorso di Coca Cola, alla morte durante lo svenimento di Educazione o quando il reparto Evacuazione mandava un globulo telegramma. In questo loro suicido, però, qualcosa andò storto, anche se come sempre i due, come ho detto mano nella mano, si lanciarono nel vuoto esterno della luce con una felicità senza precedenti, Intelligenza, una bambina super-genio che non cresceva mai – per quante cose sapesse e per quanti anni passassero – infatti sbuffò, e dopo aver ascoltato delle parole dall’esterno che dicevano “Ma cos’hai scoreggiato dalla bocca?” chiese ai suoi colleghi e amici: – Avete fiutato?
Nessuno le rispose. In realtà nessuno le rispondeva mai. Solo Stupidità, una biondina non bella come Sesso credeva, scosse la testa e disse: – Con tutte queste persone è impossibile fiutare le puzzette, non ti preoccupare piccola bambina. Vuoi una caramella? -, si tastò le tasche ma non vuoi che proprio lì accanto c’era Sbadato, che le fece cadere la caramella che era riuscita a trovare. In quel momento Educazione si riprese, issata dal nano ed Energia, tuttavia non vi fu molto tempo da quando la vecchia signora ricadde a terra, poiché rivide Sesso e la sua rigida risposta alla visione di Stupidità calata a prendere la caramella da terra. Intelligenza sbuffò ancora quando Stupidità le porse davvero la caramella raccolta, e Tristezza disse: – Sono triste.
- Siete tutti noiosi come i Coglioni, – disse Antipatia, ma per fortuna i due gemelli non erano in testa, e la sua voglia di litigare non fu soddisfatta.
Tornò a calare la calma. I momenti di noia capitavano spesso in testa, e venivano sottolineati dai continui “Ve l’avevo detto” di Annoiato. In questi casi, tutti guardavano Silenzio senza dire neanche una cosa per ore. Lui sapeva cosa fare per non fare niente. Depresso piangeva senza fare rumore, la Tristezza lo abbracciava sorridente. Proprio in quell’istante gli occhi si illuminarono lì su la parete che dava sulla faccia ed entrò l’enorme persona dell’Amore, con il suo sorriso rilassato e la sua aria serena. Al suo arrivo, tutti lo guardarono prima di sparire nel nulla come solo i pensieri sciocchi sanno sparire.

chi essere o chi non essere 2 commenti

Non siamo un corpo ma bensì abbiamo un corpo. Il nostro io non esiste fisicamente; anzi molto spesso la nostra personalità si scontra con il corpo che abbiamo. Da qualche parte nella nostra testa c’è quell’energia che contiene il nostro sapere, cioè tutto ciò che abbiamo visto, sentito, provato, amato e assaporato, quella stessa energia che siamo noi. La somma di ogni paura siamo noi, un elenco interminabile di conseguenze scatenate da azioni che abbiamo vissuto. Se ciò che sappiamo, cioè ciò che siamo nella nostra testa, si scontra con il mondo vuol dire che noi ci scontriamo con quello che siamo per il mondo, perché il nostro corpo è parte del mondo e noi ne abbiamo solo il controllo delle azioni, cioè nulla. Il nostro io è un crepaccio profondo rispetto alla limitata consistenza del nostro corpo. C’è uno scontro perché tra ciò che pensiamo, e cioè tra ciò che siamo, e ciò che gli altri vedono di noi, cioè le poche azioni che riusciamo a fare per trasmettere la nostra personalità, c’è un’enorme differenza; inevitabilmente, il corpo, così come il mondo, è più lento rispetto al nostro io interiore. Hai voglia di dire ciò che pensi, hai voglia di volere proteggere il tuo io per far prevalere il tuo pensiero a quell’idea omologata che ti impone la massa. La realtà è che se tu sei nella tua testa e il tuo corpo è nella realtà che vedono tutti, tu hai già perso.

A volte mi sento tanto piccolo senza neanche guardare il mondo. Mi basta vedermi dentro per trovare i profondi ricordi che trasporto e sentirmi un formica di fronte alla montagna del passato. Mi vorrei abbandonare, perdermi nella natura tra il verde immenso degli alberi, e la trasparenza infinita del mare. Camminare e capire le cose in mancanza della loro presenza. Mi sento scomodo in questo panni che sono la mia pelle, ma non perché sono io, ma perché sono umano. Vorrei essere qualcosa di più grande in modo che ciò che ho vissuto non mi vada stretto. Vorrei essere qualcosa senza pensiero, inanimato, come una montagna, un lago, o la cascata spumeggiante alla fine di un fiume. Non voglio chiedermi delle cose ma fare parte di un ciclo. Non voglio essere la voce diversa del coro ma fare parte di un gruppo in cui tutti sono completamente uguali. Noi, è la nostra mania di protagonismo.

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