Archivio aprile, 2009

Aggiornamenti di stato 0 commenti

Per non far preoccupare nessun lettore che non mi legge, mi tocca aggiornare il blog. Che cioè, se toccare significherebbe pizzicare due belle e sode tettone, io pubblicherei anche due post al giorno. Dipende dallo stress.
E’ un periodo che è veramente buio, ma non sono triste. Ho un luce, tipo una candela al profumo di lampone, ma in questo periodo è tipo persa nell’era fascista. Diciamo che odia Mussolini.
Non fotografo da un po’ di giorni (due settimane, ma dire un po’ di giorni sembrano meno!) e in realtà mi manca. Devo mettere in ordine pure tutte le foto! Ma è tipo quasi frustrante fare anche questo.
Non ho un lavoro. Nun se trova. E sinceramente emigrerei anche da qualche parte, ma nessuno cerca personale. Dicono ci sia una crisi e nessuno vuole rischiare di assumere, anche se magari i loro affari vanno bene. E che potrei dire? Potrei andare all’estero, ma da una parte c’è crisi, e dall’altra parte i maiali che starnutiscono. Nun se po fa. Ma allora? Eh, allora niente. Ho due o tre piani, ma sono davvero dei piani azzardati… Anche se suppongo che anche questa volta mi tocchi fare il coraggioso.

a ritmo di pioggia 0 commenti

In un tempo in cui la musica non esisteva, gli uomini impararono a ballare ascoltando il rumore della pioggia. Il mondo era incompleto e la sua armonia violata con quel nuovo modo di muoversi tanto strano. Le gocce d’acqua precipitavano dalle nuvole per scandire i battiti del cuore, metronomo imperfetto della vita e dell’amore, allora ancora senza parole. Il cielo era innamorato della vita terrena, e lasciava cadere lacrime per tristezza, sperando di sfiorare quei sorrisi tanto sinceri, e divertisi a guardare tutti ballare, incuriositi nel trovare nuovi passi di quello strano e nuovo passatempo. I giorni si susseguivano senza cambiamenti: al risveglio degli uomini la pioggia iniziava a cadere, come se volesse donare la vita, e, insieme a lei, i raggi del sole; tutto cresceva e mutava seguendo il ritmo dell’acqua. Ma il tempo delle novità era vicino; la luna, gelosa poiché non poteva assistere alle danze degli umani durante il giorno, decise di sconvolgere la loro esistenza. Con il suo sorriso fece innamorare gli uomini, che, con una pazzia innata, abbandonarono le donne per arrampicarsi, di notte, sugli alberi, e tentare di toccare la luna con le loro dita sporche di tradimento e abbandono. Da lontano uno di essi vide un suo compagno su un albero, che toccava la luna, e, geloso, quando egli scese dall’arbusto, lo uccise. Quando il giorno venne, e la pioggia ricadde, il sole era sconvolto di tutta quella cattiveria. Gli uomini smisero di ballare, e così si spensero anche i loro sorrisi; le loro facce restarono sciaguratamente serie per generazioni e i loro piedi saldamente ancorati al suolo.
L’amore all’uomo fa ricordare le proprie origini, quando i piedi per terra stavano solo al ritmo del cuore.