Archivio giugno, 2009

il mago Max 0 commenti

Il sipario rosso finalmente si aprì.
Il pubblico applaudì l’accendere delle luci di scena, e della bellezza della scenografia, composta da un pannello di compensato dipinto di blu, costruito da il falegname di zona che era diventato ricco nonché esperto nel costruire fogli di compensato blu.
Il mago Max salì sul palco, e vide la platea piena di animali ignoranti in cerca di numeri di magia grezzi ma sbalorditivi. Il mago Max era bassino, con la testa allungata sulla bocca e le orecchie lunghe.
Al continuare dell’applauso, il mago Max fece un inchino, ringraziando con Grazia, la sua assistente, l’affetto che il pubblico stava dimostrandogli.
Alzò le mani per far tacere il plauso, poi prese parola: – Siete il miglior pubblico che abbia mai avuto!
- Grande Max! – urlò qualcuno tra la folla, e ripartirono gli applausi, gli inchini e tutto il resto.
Dopo qualche secondo, il silenzio tornò in sala, così iniziò lo spettacolo.
I baffetti del mago Max si animarono con il suo sorriso, e la sua assistente, una gallina truccata male, ammiccava verso il pubblico in cerca di complimenti.
- Stasera, – iniziò a parlare il mago Max, – Vi mostrerò un numero che mai si è visto in tutt le mond!
- Mago Max, ma come parli?? – chiese uno nel pubblico.
- E’ frascese! Io so il franscese!
- Scusa Max! – e il mago Max si inchinò.
- Bravo!! – disse una signora alzandosi, e partì di nuovo l’applauso, gli inchini e tutto il resto.
La gallina andò dietro le quinte, e chiese al suo aiutante guardandosi intorno: – Dov’è il tavolino?
- Bo’, – disse l’aiutante dell’assistente, per poi cadere nel panico e muoversi per le quinte in cerca del tavolino (finto) magico. Con lo sguardo cercava in altri punti.
- Attento! – disse l’assistente quando quasi l’aiutante inciampava sul collo della statua della giraffa, oggetto di basilare importanza per il numero de “il collo della statua della giraffa”.
Intanto il mago Max intratteneva il pubblico con gli assi nella manica: agitava le mani facendo uscire carte che volavano di qua, e di là.
- Eccolo qua! – disse infine l’aiutante.
- A proposito, – disse l’assistente mentre guardava il palco per aspettare che il suo aiutante trovasse il tavolino, – Bella la scenografia!
- Eh sì, – disse l’aiutante avvicinandosi con un tavolino alto sino alla sua pancia e coperto da un lenzuolo lucido nero. – Pensa che è costato un botto quel pannello.
- Ah sì? – disse l’assistente incuriosita.
- Sì sì, – confermò l’aiutante. – Perché, dice il falegname, non è facile trovare alberi blu.
- Eh sì, sono difficili da trovare. Con la crisi che c’è, poi.
- Eggià. Ma ora scappa! – disse l’aiutante.
- Corro! – disse l’assistente, e prese il tavolino e andò in scena.
- Grazie a Grazia! – disse il mago Max indicando la sua assistente che si stava avvicinando.
- Bravo il mago Max! – urlava la folla.
La folla applaudì, e l’assistente sorrise. Partirono di nuovo gli inchini e tutto il resto.
- Ora, – disse il mago Max quando l’applauso cessò, – Ora è ora del numero dal titolo, “Ora ti estraggo dal cappello!”.
Un “Ohhhh” si udì dalla folla.
Il mago Max si tolse il cappello a cilindro e mostrò il suo contenuto al pubblico: era vuoto. Ci infilò la mano, lo capovolse, fece vedere che la parte superiore si apriva perché era rotta, ma che era vuoto. Posò il cappello sul tavolino, rivolgendo il buco dove si infila la testa verso l’alto.
- E ora, è ora del numero! – disse sorridente il mago Max.
Un altro “Ohhhhh” si udì dalla folla.
Il mago Max infilò la sua zampa nel cappello, il pubblico trattenne il respiro.
- E’ la prima volta, – disse il mago Max, – Anzi… Non solo è la prima volta che un mago estrae un umano dal cappello, – disse mentre scavava a fondo in cerca di qualcosa, – Ma è anche la prima volta che un mago coniglio, estrae dal suo cilindro, un… – disse, per poi tirar fuori la zampa ed estrarre un, – Nano!
Ne uscì un piccolo omino dall’aria buffa, tutto vestito di nero.
La folla di animali era in delirio. Maiali, zebre, leoni, pappagalli, e decine di altre razze urlavano e applaudivano.
Il mago Max, Grazia la gallina, e il nano, si inchinavano al plauso.
- Quella scenografia l’ho fatta io! – diceva un castoro al cervo che gli sedeva vicino.
Venne poi il silenzio.
Il mago Max guardò tutti, era in piedi e fermo. Si inchinò di nuovo, mostrando la sua schiena e la coda paffuta.
E partì di nuovo l’applauso, con gli inchini e tutto il resto.

foglie 2 commenti

- Ok, si avvicina l’autunno figlie mie, dobbiamo iniziare a organizzarci, – disse mamma foglia.
- Va bene! – dissero in coro le sue tre figlie foglie.

Leggi il seguito »

Alla ricerca 0 commenti

Quel ragazzo ogni giorno era in quel parco. E non solo, ogni giorno era su quel fazzoletto di terra, che era tipo dieci metri per sette e mezzo, a marciare con passo deciso guardandosi i piedi, e la terra che di lì a poco avrebbe calpestato.
- E dov’è, dov’è! – a volte urlava, sotto lo sguardo preoccupato e vagamente mentalmente instabile dei vecchietti che davano a mangiare ai piccioni (pane, ma anche piadine), a quelli che leggevano il giornale, e alle insolite mamme che, senza il cellulare all’orecchio, giocavano con le loro piccole bambine (per poi abbandonarle davanti a disney channel una volta a casa, per poter telefonare in santa pace).
Quel ragazzo con le mani dietro la schiena, stava cercando qualcosa. E sbuffa lì, e sbuffa qui, non la riusciva proprio a trovare. Così urlava, e imprecava affinché la fortuna finalmente riconoscesse la sfiga che aveva esagerato a inviargli, e si facesse perdonare.
Quando finì di percorrere per l’ennesima volta quel piccolo pezzetto di terra, agitava le mani nervoso, e ricominciava a cercare. Ma niente, niente, niente. Ci metteva ore per ripercorrere con una sottile morbosità tutte le foglie, e fiori, e fili d’erba di quel piccolo tratto, ma ogni volta non vedeva nulla di nuovo.
- Eppure eravamo qui! – urlò, poi indicò l’albero lì vicino, – Con quell’albero a forma di braccio lì, e quella nuvola lì, e il palazzo… – e iniziò a scoraggiarsi, – Oh oh oh! – disse cadendo sulle ginocchia.
Allorché, tutti gli abituali ospiti di quel grazioso parco, quelli che lo conoscevano bene poiché son la sua presenza era tutti i giorni presente, si avvicinarono finalmente per colmare l’enorme curiosità (e paura) che avvolgeva le avventure di quel ragazzo.
- Cosa ti succede mai? – chiese uno dei otto, o nove uomini, o donne, che gli si avvicinarono.
Lui alzò la testa e li vide. – Oh, mi potreste dare una mano? – chiese lui in lacrime.
- Ma certo figliolo, cosa cerchi?
- In questo quadrato di terra! – disse, e si alzò.
A lunghi passi disegnò un quadrato che avvolgeva i tutti presenti, che lo guardavano con fare eccitato, prossimi a scoprire l’arcano mistero di quel ragazzo.
- In questo quadrato di terra, io ho perso il bacio della mia donna.
Tutti lo guardavano, poi presero a guardarsi tra di loro. – Come? – chiese il coraggioso di turno.
- La mia donna. Qui, passammo un pomeriggio. Allora lei, mentre la inquadrai con la mia macchina fotografica, mi mandò un bacio. Lo diede a un fiore, che poi lanciò in aria. Ho la foto di quel bacio, e ora lo vorrei riscuotere trovandolo. Sapete, – si guardò intorno come se fosse spiato, – Lei ora mi manca, e ogni cosa che me la ricordi e me la faccia sentire presente sarebbe utilissima per la mia sanità mentale. Poiché, – disse, e si avvicinò di nuovo al gruppo, – Mentre prima i suoi baci erano scontati, ora sono il sole d’inverno.
Tutti lo guardavano con fare curioso. Un giovane, poco meno giovane di lui, allora gli chiese: – Ma allora cosa dobbiamo cercare? – e tutti lo guardavano come fosse anch’esso pazzo. – Il fiore?
- No! – urlò il ragazzo, – Il bacio. Dobbiamo trovare quel bacio, che ora è di questa terra, ma che appartiene a me! Che poi, – disse, poi rise, – Ahahahaah, cosa sei pazzo, amico mio? Un fiore? Siamo in un prato! Quante probabilità abbiamo di trovare un fiore in particolare? Ahahahaahah!