Archivio agosto, 2009

quel post capellone e perverso della domenica 8 commenti

Cercando di non notare la mia spaventosa quanto meravigliosa somiglianza con la regina leggenda Freddy Mercury, ci ascoltiamo Bob Marley che canta che io, donna e somigliante regina, non devo piangere. Ma io gli dico che non piango, e che può rilassarsi, ma dallo stecchino bianco e fumante che noto tra le sue dita, direi che è già abbastanza rilassato. Tra parentesi, io vidi da vicino il figlio del Bob (che merita uno spazio adibito a poster in camera mia, per la sua dote di fottersene di tutto), il Ziggy, che, come il figlio di Lennon che indossa gli occhiali a luna, imitava il padre nel modo di camminare con il piede sinistro strisciante, il che mi fece avere un rifiuto repentino e vomitevole verso i soldi e i cognomi d’arte che non hanno più arte.

Riparlando della mia somiglianza, solo fisica, con il Fred, vi linko una foto, con tanto di coscetta di pollo, che può farvi immaginare lontanamente il mio look di codesto periodo. Io, però, non ho i baffetti, e per un pelo neanche ho i calzoncini rosa (l’ultimo modello disponibile non era della mia taglia). La colpa, o il merito questa volta, della mia somiglianza con una celebrityà è del mio barbiere. Non so se dire colpa o merito perché la volta scorsa la mia immagine era simile al meno stimato George Micheal. Certo, è inquietante che ogni volta somigli a un cantate gay, ma tranquilli che se vedessi il mio acconciatore prendere mano a una scodella, mi alzerò d’istinto e urlerò “Mi dispiace ma i capelli alla Elton John li fai al prossimo cliente”.

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i giusti requisiti per essere un buon politico 2 commenti

Noi italiani, popolo da sempre legato alla tradizione, sembra che a quanto pare iniziamo a fare i primi passi verso la modernizzazione, per costruire un paese libero e democratico. Mentre altri paesi studiano tattiche su come superare la crisi, noi non solo la crisi non ce l’abbiamo, ma guardiamo avanti e provvediamo ad aggiornare il form che bisogna compilare per fare domanda di assunzione al governo, che è ovviamente sempre in cerca di menti brillanti e dinamiche.

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farfalle 0 commenti

La lampada è accesa, ma qualche angolo buio c’è comunque. Non quelle fette di parete che non hanno mai la carezza della luce, come dietro la porta, o sotto il letto, no, ma quegli angoli che sembrano non esistere di giorno. Ne guardo uno, come se l’intensità del mio sguardo possa illuminarlo. Uhm, niente, resta oscuro. Immagino che nascosto nella sua ombra ci sia una farfalla, una di quelle che nascono con un pensiero che vuoi dimenticare. Vivi un momento, ascolti una parola, e il tuo stomaco si spezza. Poi starnutisci, e una farfalla ti esce dalla bocca, vola via e si nasconde in un angolo della tua stanza. E una sera, magari questa, la lampada è fioca e lascia quell’angolo buio e quel pensiero dimenticato. Altre sere, forse, la lampada è cattiva, o te sei cretino e la sposti, ed ecco illuminare tanti angoli bui sparsi per la tua stanza. Ed è allora che una o più farfalle volano verso di te: non serve che le mangi di nuovo, basta anche solo guardarle bene, alla luce della lampada, per far spezzare di nuovo lo stomaco.

Stasera vieni a dormire da me? Spogliati nuda, senza dire parole. Farai, lo so, quel leggero sorriso di imbarazzo quando anche le mutandine faranno compagnia al pavimento. Se vuoi che non ti guardi va bene, mi benderò, ma fammi sentire la tua pelle. Ho bisogno della sua compagnia, della sua soffice e profumata compagnia. Oppure guarderò il soffitto, mentre sento i tuoi capelli farmi il solletico sulla spalla. Voglio sentirti addosso, e se vuoi che non ti guardi va bene, spegniamo la lampada. Così le farfalle stanotte non ci disturberanno.

io turista nella mia città 0 commenti

Io, turista nella mia città, osservo i tetti dei palazzi che mi hanno cresciuto, e non li riconosco. Ho sempre camminato guardando avanti, e non in su, per non invidiare gli uccelli che volavano via. Io, turista nella mia città, cammino sulle strade che mi hanno partorito. Cammino, ci corro sopra, ma a volte sembrano più lontane dai miei piedi di qualsiasi altra. E sembrano sgretolarsi ai miei passi, come sottile ghiaccio fatto solo di acqua, sabbia e bugie. Io, turista nella mia città, respiro l’aria riciclata, mangio pasti già consumati, guardo cose già viste e giudicate molto cattive.

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