Archivio ottobre, 2009

racconti dai lettori: dove sei stata? 2 commenti

Eccomi qua, a pubblicare il primo racconto scritto dai voi lettori. Ricordate? Un mese fa vi chiesi di scrivere un racconto e mandarmelo, affinché io potessi pubblicarlo qui sul blog. Non avevo dato particolari indicazioni, quindi davo totale libertà nella lunghezza del racconto, l’argomento e il tempo dell’invio. Infatti non ci sarà una scadenza particolare con cui pubblicherò i vostri racconti, ma lo farò quando meglio credo, quindi non abbiate fretta. Vi rinnovo invito: scrivetemi a robdragone [at] gmail [dot] com.

I racconti da pubblicare li sceglierò casualmente, ma mi sembrava giusto pubblicare per primo il primo racconto che mi è stato inviato. Il titolo del racconto è Dove sei stata? ed è scritto Francesco Rossetti, che potete trovare qui nel suo friendfeed. Il racconto è molto bello e malinconico. Ha permesso che ricordassi immagini che avevo quasi rimosso dalla mia memoria. Ma bando alle ciance, buona lettura!

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la vita è bella perché Un commento

Più ci penso, e più capisco cosa siano le persone, e tutto questo spettacolo che si chiama ‘mondo’. Osservo il loro imbarazzo nel non sapere cosa farne della vita, la loro malinconia nel pensare al passato perché ora gli sembra particolarmente vivo. Si ricordano quei dettagli, e se li legano al dito. Li trasformano, li nascondono, se li tengono per sé come rifugio nei momenti in cui il mondo sembra particolarmente antipatico. Più ci penso, e più mi convinco che le domande esistenziali siano inutili. Insomma, penso che la nostra nascita non abbia uno scopo, ma che sia solo il risultato di un amore. So che nessuno ce l’ha con noi in particolare, è che se subiamo tante cose è solo perché non siamo abbastanza forti per proteggerci, o perché siamo tanto deboli da essere chiamati essere umani. Il problema è che penso che dimentichiamo che siamo incoerenti, che abbiamo difetti, e che vediamo solo il bicchiere mezzo vuoto che è in noi. Non siamo perfetti, e faremmo paura se lo fossimo, ma di questo dobbiamo solo vantarci. Aspiriamo a cose che in realtà non esistono, perché sapere cosa siamo e quale sia il nostro scopo – teorizzando per esempio che ci fosse – non sarebbe più appagante di sentire le parole di conforto di un amico. Dovremmo vivere nelle sfumature che esistono tra una risposta negativa e una positiva, accettare le follie altrui se vogliamo che gli altri accettino le nostre. Dovremmo prendere la vita come viene, ammettere che una parte di noi è morta per questo e quel motivo, ma cercare di non perdere la fiducia che riponiamo verso le piccole e belle cose. Alcune persone in passato mi hanno fatto del male, sì, ma di loro ricordo anche gli attimi belli passati insieme. Anzi, di loro ricordo solo quelli, perché ciò che mi hanno fatto di male è ormai inevitabilmente parte di me, anche se non lo ricordassi – come se fosse possibile dimenticarlo. Insomma le possibilità sono due: o perdi tempo a porti domande, a ricordare, a chiederti il perché -anche sapendo che non avrai mai risposta ma solo scuse di cortesia -, oppure puoi ricordare, puoi trasformare tutto in stimoli che ti facciano crescere, e continuare a camminare nonostante tu sappia che sei destinato a inciampare di nuovo. Ormai siamo in ballo, balliamo. Svegliati Rob.

l’uomo che catturò la sua ombra 0 commenti

Questa è la storia dell’uomo che catturò la sua ombra. Timido com’era, gli infastidiva che quella figura nera gli stesse sempre accanto. Così non si avvicinava per parlare alle donne che gli piacevano, faceva la pipì al buio e seduto, e non leggeva mai un libro, poiché amava leggere ad alta voce ma odiava farlo in presenza di qualcun altro. Dopo anni passati a pensare un giusto modo per catturare la sua ombra, finalmente decise che era ora di mettere in atto il suo piano migliore. Così preparò la gabbia; la innalzò con una corda, e sotto ci mise una lampadina potente, che alle ombre piacciono perché poi diventano grandi alla loro luce. Il giorno seguente era tempo di provare a far innescare la trappola, e con aria distaccata iniziò a passeggiare nei dintorni della gabbia. A un certo punto, come lui aveva previsto, l’ombra si mosse curiosa verso la lampadina e lui fece cadere subito la gabbia su di essa. Catturò l’ombra, finalmente. Era in gabbia, e lui era libero. Ora quell’uomo vive felice, e non più timido. Di giorno alla luce del sole sta accanto alla gabbia per far la guardia all’ombra, e di notte, al buio, si gode la sua vita senza che nessuno lo osservi.

caos 0 commenti

Ho visto l’equilibrio che rende il mondo un posto incantevole. Il mio cammino ha calpestato ogni polvere su questa Terra, e nonostante oggi affermi che sia un mondo eccezionale, la sua armonia non potrebbe mai essere tanto graziosa da farmi restare un respiro in più in vita. Seccato, sono ormai fatto di ossa cedute alla stanchezza, e la mia è pelle arida, sgradevole, un desolato deserto di passione. Ma non ho rimorsi, e la malinconia è ormai parte di me. Non giudicate le mie gesta, perché almeno io ho estinto quel viaggio mentale che voi posticipate per l’intera vostra esistenza. Che la fine del viaggio, la fine della mia riflessione, mi abbia portato a bramare il decesso delle mie fattezze, questo è un fatto che converrebbe esaminare, ma ho un cappio che è in attesa della mia gola, e mi perdonerete se non resto a confessarmi.

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