Archivio dicembre, 2009

immagini nell’aria 4 commenti

Quand’ero piccolo chiesi a mio nonno come facesse la tv a trasmettere i cartoni animati. Lui mi guardò confuso, e mi disse che le immagini erano nell’aria, e che il televisore doveva essere bravo a catturarle in modo che potesse farle vedere. I televisori, aggiunse, prima erano delle persone come noi, ma che una volta arrivati alla vecchiaia, rinunciarono di morire per diventare scatole cattura immagini. Io gli chiesi perché un uomo dopo la stanchezza di una vita preferiva diventare televisore piuttosto che riposarsi, e lui mi rispose che non c’era conferma che dopo la morte ci fosse il riposo, anzi. Quindi preferivano diventare qualcosa di certo, piuttosto che andare incontro a qualcosa di incerto.
Ricordo che iniziai a guardare i cartoni animati con più rispetto. Ricordo che mi convinsi che la nostra tv fosse mia nonna che era morta quand’ero più piccolo, di cui ricordavo solo poco, o niente. Nessuno tuttora sa perché piansi tanto quando comprammo un tv gigante a schermo piatto. Era grande, e catturava immagini migliori, ma per comprarla avevamo buttato via la nonna.

il percorso del viaggiatore 2 commenti

In un percorso relativamente breve, diciamo dal punto A al punto B, il viaggio è sempre costellato da diversi elementi che possono determinare la riuscita del viaggio stesso.

Un viaggiatore che deve camminare dal punto A al punto B incontrerà nel suo percorso quegli elementi di cui parlavo prima, ma inevitabilmente li scambierà per attacchi verso la sua persona specifica. Come sempre, pensa che il mondo gli gira contro, e che tutti ce l’hanno con lui. Arriverà a pensare che la pioggia è caduta perché le nuvole lo han visto senza ombrello, e volevano bagnarlo. Penserà che il cane mentre faceva la cacca pensava a lui, sperando che poi il viaggiatore la pestasse. Gli verranno in mente ricordi, guardando alcune insegne luminose, e crederà che il complotto dell’economia mondiale è contro di lui. Che tutti vogliono farlo soffrire. Non vedrà nella pioggia una richiesta d’attenzione, affinché si ricordi di guardare l’immensità del cielo. Non vedrà nella merda di cane un motivo per guardare dove mette i piedi. Non vedrà neanche i colori, l’atmosfera, gli inviti, che sono nascosti dietro insegne luminose. Perché il mondo è contro di lui.

Un proiettile viaggia duecento metri al secondo. Il suo viaggio dal punto A al punto B è breve, tuttavia trova sempre il tempo di sperare che il cervello che andrà a spappolare sia stupido. Nei suoi desideri c’è sempre stata anche la speranza di incontrare un QI al di sopra della media, in modo da discutere delle stupide motivazioni che siedono dietro la vendita delle armi, e l’odio che l’essere umano pacifico prova verso le armi di distruzione non-di-massa. Il proiettile, nonostante la sua vita sia breve, ha sempre pensato che quest’odio è un’ingiustizia. Quindi, vorrebbe conoscere un cervello maturo a cui dirlo: lui non ha mai voluto uccidere nessuno. Il suo sogno, quand’era metallo, era diventare una lampada. Nel breve percorso di ogni proiettile, c’è il desiderio di finire in un muro, di essere deviato, di distruggere una bottiglia – che da sempre sono presuntuose nella loro utilità. I proiettili non hanno mai ucciso nessuno di loro spontanea volontà, e l’odio verso nei loro confronti è del tutto ingiustificato.

In un percorso relativamente breve, diciamo dal punto A al punto B, il viaggio è sempre costellato da diversi elementi che possono determinare la riuscita realizzazione del viaggio stesso. E’ solo che ci sono viaggi e viaggi, motivi e motivi. Quindi, se passaste un’orribile mattinata, il mondo non ce l’ha con voi. A meno che, voi non siate un proiettile.

perché non ci facciamo mancare nulla 2 commenti

Oggi ho ascoltato un po’ di musica. Ma non dico scrivere, leggere, tagliarmi le unghie dei piedi, mentre in sottofondo c’è una playlist casuale che, casualmente, ti fa capitare sempre quei due pezzi che tu, quando sei al pc, li cambi d’istinto alla primissima nota. No, io parlo di ascoltare musica, e fare solo quello. Tornato a casa, oggi pomeriggio, ero stanco; mi sono steso sul letto, gli stivali sul piumone. Mi sono spogliato, e i calzini erano tutti appiccicati ai piedi per il sudore – tranquilli, non puzzano (..). Così mi son tolto anche i calzini. E poi? C’era silenzio, troppo, e volevo rilassarmi un po’. Non so perché ma ho preso dal cassetto delle vecchie cuffione che non usavo da anni, e le ho collegate all’iphone, quindi ho messo su una canzone. Dalla playlist “preferite” ho scelto Agaetis Byrjun, dei Sigur Ròs, che la traccia del pianoforte mi rilassa molto. E poi quella soave voce. Oh! Ovviamente l’ho cantata. Nonostante sia una canzone islandese, infatti, io la so t-u-t-t-a. Una volta finita, è iniziata I miss you dei Blink 182, che non ho cambiato. Ero nella playslist “preferite”, e sapevo che sarebbero capitate solo bei pezzi, cazzo! Mi son messo a suonare la mia batteria immaginaria, e a cantare. Bellissime le parole, sì, ma non farebbero quell’effetto magnifico che fanno se non ci fosse quel giro di chitarra e tutto quel tu-tu-tu nella base. Wow, gente! Don’t waste your time on me you’re already, the voice inside my head, tu-tu-tu. Dopo è capitata Penelope dei Linea 77, e la folla era in delirio: sono salito infatti sul mio palco di materasso, e aprendo le braccia, ho cantato forte: “E’, già seeeera!” E il pubblico urlava!! “Ehhh, vai Rob!“, “AHHHH!!”, “Nudo, nudo, nudo!”. Io che suonavo la chitarra elettrica, peooo, e poi a urlare: “VAIII GIU’!!! POI SU!!!” Poi di nuovo calma, apro le braccia, e a urlare: “E’ già seraaaa!“. Dopo il pubblico voleva un lento, e itunes gliel’ha concesso: Warning Sign, dei Coldplay. Mi sono seduto, ho salutato uno nel pubblico per farmi figo; una ragazza aveva le tette fuori, per me. Ho accavallato le gambe, e mi sono messo a cantare. Come con le altre canzoni, non sentivo la mia voce, e se davo fastidio a qualche vicino era un problema suo (tiè). Ho capito che a volte il volume della musica non è mai abbastanza alto, è che le canzoni in cuffia sono tutt’altra cosa. Tuttavia, quando ho tolto le cuffie c’era un silenzio inanimato. E mi sono chiesto dove fossero finiti tutti.

racconti dai lettori: vorrei perdermi 2 commenti

Sono felice che qualcuno lesse e accolse il mio invito a scrivere un racconto a inviarmelo! Ho avuto molte più risposte di quanto mi aspettassi, e ne sono contento! Ma ripeto l’invito: potete scrivere e inviarmi un racconto a questa email; l’argomento è libero, così come la lunghezza. Ditemi il vostro nome e indicatemi il vostro blog, o sito web, così che io vi possa linkare.

Detto questo, arriviamo al racconto di questa volta, Vorrei perdermi. E’ di Letizia, una ragazza dal talento nascosto. In fondo è un po’ lo scopo di questa, uhm, rubrica?, e cioè quello di scoprire e farvi scoprire scrittori. Letizia è infatti molto brava a mettere in ordine i pensieri, e trasformarli in parole. Quando lessi il suo racconto mi colpì molto, perché è un pezzo molto profondo, di quelli che ti fanno toccare la vita. Lo leggi, e un po’ ci pensi su. Inoltre, qui potete trovare il suo tumblr, pieno di parole altrettanto belle e stimolanti. Ma ora, ciancio alle bande, e buona lettura!
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