In un tempo in cui la musica non esisteva, gli uomini impararono a ballare ascoltando il rumore della pioggia. Il mondo era incompleto e la sua armonia violata con quel nuovo modo di muoversi tanto strano. Le gocce d’acqua precipitavano dalle nuvole per scandire i battiti del cuore, metronomo imperfetto della vita e dell’amore, allora ancora senza parole. Il cielo era innamorato della vita terrena, e lasciava cadere lacrime per tristezza, sperando di sfiorare quei sorrisi tanto sinceri, e divertisi a guardare tutti ballare, incuriositi nel trovare nuovi passi di quello strano e nuovo passatempo. I giorni si susseguivano senza cambiamenti: al risveglio degli uomini la pioggia iniziava a cadere, come se volesse donare la vita, e, insieme a lei, i raggi del sole; tutto cresceva e mutava seguendo il ritmo dell’acqua. Ma il tempo delle novità era vicino; la luna, gelosa poiché non poteva assistere alle danze degli umani durante il giorno, decise di sconvolgere la loro esistenza. Con il suo sorriso fece innamorare gli uomini, che, con una pazzia innata, abbandonarono le donne per arrampicarsi, di notte, sugli alberi, e tentare di toccare la luna con le loro dita sporche di tradimento e abbandono. Da lontano uno di essi vide un suo compagno su un albero, che toccava la luna, e, geloso, quando egli scese dall’arbusto, lo uccise. Quando il giorno venne, e la pioggia ricadde, il sole era sconvolto di tutta quella cattiveria. Gli uomini smisero di ballare, e così si spensero anche i loro sorrisi; le loro facce restarono sciaguratamente serie per generazioni e i loro piedi saldamente ancorati al suolo.
L’amore all’uomo fa ricordare le proprie origini, quando i piedi per terra stavano solo al ritmo del cuore.
a ritmo di pioggia
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