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	<title>Roberto Dragone &#187; Cinematografo</title>
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		<title>ultimi film visti #1</title>
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		<pubDate>Wed, 28 Jul 2010 07:31:14 +0000</pubDate>
		<dc:creator>rob</dc:creator>
				<category><![CDATA[Cinematografo]]></category>

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		<description><![CDATA[Riprendo in mano le redini di questo mio blog. Lo so, l&#8217;ho trascurato un bel po&#8217;, e probabilmente continuerò a farlo; il fatto è che non sono particolarmente in vena di assecondare le varie aspirazioni e idee che mi vengono. Ho la testa altrove. Tuttavia, mi fa molto piacere vedere che il sito continui a [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p style="text-align: justify;">Riprendo in mano le redini di questo mio blog. Lo so, l&#8217;ho trascurato un bel po&#8217;, e probabilmente continuerò a farlo; il fatto è che non sono particolarmente in vena di assecondare le varie aspirazioni e idee che mi vengono. Ho la testa altrove. Tuttavia, mi fa molto piacere vedere che il sito continui a ricevere visite nonostante non lo aggiorni da un po&#8217;. Quindi, grazie per seguirmi. E scusatemi se non mi sono fatto vivo, ma spero di poter avere occasione di farmi perdonare, magari scrivendo nuovi e appaganti post.</p>
<p style="text-align: justify;">Ma ora torniamo alle cose non-serie. &#8220;<strong>Ultimi film visti</strong>&#8221; è una vecchia rubrica che inaugurai in uno dei miei primissimi blog, dove pubblicavo dei post contenenti mini recensioni di film che avevo visto di recente. Da appassionato di cinema, ho sempre tentato, invano, di inserire questa mia passione nei post che scrivo. A parte qualche recensione, infatti posso definire questo blog una casa di racconti e brani di pura fantasia, alternati a post personali o articoli completamente demenziali, più che un luogo dove cui parlare di cinema è routine. Oggi riprendo in mano questa vecchia rubrica, usando la scusa della crisi creativa per parlare della mia passione preferita. Inoltre, so quanto possano essere noiose le recensioni lunghe, quindi, almeno in questa rubrica, mi limiterò a dare una veloce opinione sui film visti in modo da scrivere brani utili e di facile lettura. Se un film richiedesse una recensione più approfondita scriverò degli articoli appositi. Ovviamente, le critiche sono sempre accette. In questo primo appuntamento parlerò di: <strong>A-Team</strong>, <strong>The Losers</strong>,<strong> Toy Story 3 &#8211; La grande fuga</strong> e <strong>Baarìa</strong>.</p>
<p style="text-align: justify;"><span id="more-2493"></span></p>
<p style="text-align: center;"><strong>-</strong></p>
<p style="text-align: justify;">Come giudicare un film tratto da un telefilm storico e di culto come <strong>A-Team</strong>? Semplice, basta mostrare la pellicola a chi non ha mai visto la serie originale. Infatti, a parer mio i film tratti da telefilm famosi sono più per avvicinare spettatori nuovi e casuali che appassionati accaniti dell&#8217;opera da cui sono tratti. Diciamo subito che A-Team mi è piaciuto, e direi molto, visto il genere. Infatti, tendo a giudicare i film a seconda del genere, e visto che A-Team è un film d&#8217;azione, per antonomasia il genere più banale, direi che questo film bisogna proprio promuoverlo. Infatti, è una pellicola che intrattiene, diverte, sbalordisce. La storia, mai banale e zeppa di colpi di scena, funziona. Amerete i personaggi, interpretati egregiamente da attori molto bravi (c&#8217;è Liam Neeson!), e in più tutto è costruito con un reparto tecnico solido e funzionante. Insomma, se amate i film d&#8217;azione dovreste recuperare di corsa questo A-Team. Se siete appassionati della serie originale guardatelo&#8230; Ma non dite che non vi avevo avvisati. <span style="color: #00ff00;"><strong><span style="color: #00ff00;">Prom</span></strong><strong><span style="color: #00ff00;">oss</span></strong><span style="color: #00ff00;"><strong><span style="color: #00ff00;">o</span></strong></span></span><span style="color: #00ff00;"><strong><span style="color: #00ff00;">.</span></strong></span></p>
<p style="text-align: center;"><span style="color: #00ff00;"><strong><span style="color: #000000;">-</span></strong></span></p>
<p style="text-align: justify;"><span style="color: #00ff00;"><img class="alignnone" src="http://img265.imageshack.us/img265/4830/zoesaldanathelosers.jpg" alt="" width="480" height="319" /></span></p>
<p style="text-align: justify;">Ancora film d&#8217;azione con <strong>The Losers</strong>. Ultimamente mi sono molto appassionato a questo genere, quindi appena esce un film che promette un&#8217;ora e mezza di sparatorie e salti acrobatici, io sono il primo della fila al botteghino. Purtroppo, a differenza del sopra recensito, questo film non mi è piaciuto molto. Nonostante alcune trovate registiche molto funzionali, è un film abbastanza scontato che non aggiunge molto ai film di genere. E&#8217; tratto da un fumetto, quindi capisco che il lavoro cinematografico avrebbe potuto comunque aggiungere poco all&#8217;opera, tuttavia i personaggi ne escono costruiti male, e la struttura narrativa è lenta e banale. Bellissima Zoe Saldana che mi ha regalato una bellissima scena di combattimento indossando un pantalone aderente rosso. Che dio la benedica. Piccola nota: questo film è tamarro, una caratteristica che non mi è dispiaciuta. <span style="color: #ff0000;"><strong><span style="color: #ff0000;">Bocciato.</span></strong></span></p>
<p style="text-align: center;"><span style="color: #ff0000;"><strong><span style="color: #000000;">-</span></strong></span></p>
<p style="text-align: justify;">Parlare bene di <strong>Toy Story 3 &#8211; La grande fuga</strong> sembra essere quasi scontato visto l&#8217;enorme successo che ha riscosso dalla critica e dal pubblico. Io, da grande appassionato dei primi due capitoli, ero molto entusiasta di questo seguito e lo difendevo a spada tratta quando c&#8217;era chi lo attaccava, accusandolo di essere l&#8217;ennesimo seguito prodotto per soldi, non sapendo che la Pixar è sempre stata molto cauta verso i seguiti (prima, infatti l&#8217;unico seguito da loro prodotto era Toy Story 2, ora invece sono stati già annunciati i seguiti di Cars e Monsters &amp; Co.), a differenze di altri studi d&#8217;animazione. Toy Story 3 mi ha un po&#8217; deluso. Devo dire che mi è piaciuto, ma non mi ha catturato come i suoi capitoli precedenti. Strutturalmente parlando è molto simile al secondo, e questo non me lo sarei mai aspettato da uno studio di menti geniali come la Pixar. Insomma, diverte, appassiona, e l&#8217;ultima parte è commovente tanto che quasi anche io, uomo rude dal cuore di pietra, stavo per prendere il fazzoletto. Tuttavia non ha quell&#8217;atmosfera tipica delle produzioni Pixar, ossia quel senso di magia misto a serenità che da sempre mi ha legato alle loro pellicole. E&#8217; comunque un film che gli amanti dei primi due capitoli devono vedere, ma non è il capolavoro che mi aspettavo. <strong><span style="color: #00ff00;">Promosso.</span></strong></p>
<p style="text-align: center;"><strong><span style="color: #000000;">-</span></strong></p>
<p style="text-align: justify;"><strong><span style="color: #00ff00;"><img class="alignnone" src="http://a.imageshack.us/img525/1/baaria.jpg" alt="" width="480" height="319" /></span></strong></p>
<p style="text-align: justify;"><span style="color: #00ff00;"><span style="color: #000000;">Parlare di <strong>Baarìa</strong> senza menzionare il finale sembra un&#8217;impresa ardua, ma ci proverò. Giuseppe Tornatore, uno degli autori più importante del panorama cinematografico italiano, ci regala questo amarcord zeppo di citazioni. Costellato da decine di comparse e personaggi in secondo piano che vedono grandi volti noti, Baarìa è la storia del tempo che passa in un paese siciliano che subisce la guerra, prova la ripresa italiana del dopo-guerra, e vive altre situazioni, il tutto mostrato dal punto di vista di una coppia di amanti che crescerà con l&#8217;avanzare del film. Diciamolo subito, è un film che non mi ha convinto appieno. L&#8217;intera pellicola sembra un insieme di cortometraggi senza capo nel coda, proprio perché le scene che si susseguono, non solo non sembrano avere un nesso tra di loro, ma danno la sensazione di essere un insieme di immagini di qualche spot pubblicitario. Ogni elemento è trattato in modo marginale, e niente arriva sul serio allo spettatore. Inoltre, i due personaggi principali non hanno profondità, e i due attori che li interpretano sembrano scomodi in due parti abbastanza banali. A salvare la pellicola arriva il finale, ma mi sembra ingiusto giudicare due ore e mezza di film per un&#8217;idea originale. Quel che è chiaro è che il film è un omaggio allo stile di vita paesano dei villaggi campagnoli della Sicilia di inizio secolo; a dimostrazione di ciò c&#8217;è la provenienza dei i visi noti che appaiono durante il film che, non vorrei sbagliarmi, è siciliana per tutti. E&#8217; un film che consiglio ai siciliani e agli amanti del cinema d&#8217;autore, il resto del pubblico ne stia alla larga. <span style="color: #ff0000;"><strong><span style="color: #ff0000;">Bocciato.</span></strong></span></span></span></p>
<p style="text-align: justify;"><span style="color: #00ff00;"><span style="color: #000000;">Voi avete visto qualcuno di questi quattro film? Siete d&#8217;accordo con le mie opinioni?</span></span></p>
<p style="text-align: justify;">
<p style="text-align: justify;">
<p style="text-align: justify;">
]]></content:encoded>
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		<title>recensione: Basta che funzioni</title>
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		<comments>http://www.robertodragone.com/blog/recensione-basta-che-funzioni#comments</comments>
		<pubDate>Fri, 16 Oct 2009 11:33:06 +0000</pubDate>
		<dc:creator>rob</dc:creator>
				<category><![CDATA[Cinematografo]]></category>

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		<description><![CDATA[Basta che funzioni, di Woody Allen (2009)
con Evan Rachel Wood, Patricia Clarkson, Larry David, Steve Antonucci
Woody Allen non mi è mai piaciuto particolarmente. Le sue commedie le ho trovate sempre molto egocentriche, con il personaggio interpretato da lui con grossi problemi di protagonismo. Nonostante ciò, le ho viste più o meno tutte, perché è un [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p><strong><img class="alignleft" src="http://www.mymovies.it/filmclub/2009/04/199/imm.jpg" alt="" width="120" height="174" />Basta che funzioni</strong>, di <em>Woody Allen</em> (2009)<br />
con Evan Rachel Wood, Patricia Clarkson, Larry David, Steve Antonucci</p>
<p>Woody Allen non mi è mai piaciuto particolarmente. Le sue commedie le ho trovate sempre molto egocentriche, con il personaggio interpretato da lui con grossi problemi di protagonismo. Nonostante ciò, le ho viste più o meno tutte, perché è un genio che fa ridere davvero tanto. E appena ho visto il trailer del suo ritorno alla commedia, questo suo ultimo <strong>Basta che funzioni</strong>, mi sono subito promesso che quanto prima avrei dovuto vederlo.</p>
<p><strong>Trama</strong>: <em>Boris è un vecchietto parecchio stronzo. Rompicoglioni, cinico, sincero, pessimista ma realista, colto, divertente, non le manda certo a dire le cose. Zoppo dopo un tentativo di suicidio, vive da solo in un loft a New York. Una sera incontra una ragazzina scappata di casa, completamente cretina e ingenua. Tra i due si instaura un bel rapporto d&#8217;amicizia, me nello sviluppo della trama ne succedono di tutti i colori.</em></p>
<p style="text-align: justify;"><em><span id="more-2036"></span><span style="font-style: normal;">Questa qui è una signora commedia. Allen ormai sempre più consapevole della vita, ha costruito un film coi fiocchi. Anzi, direi coi controcazzi. Per questo, l&#8217;intellettuale consapevole e realista è davvero parecchio pericoloso per le persone comuni che l&#8217;ascoltano, lo seguono, l&#8217;ammirano. E questo film ne è la prova lampante. Infatti è  divertente, ma a parer mio tremendamente pericoloso. Esso lancia sassi, che aprono porte a idee di pensiero e ragionamenti in cui lo spettatore può entrare e non uscirci facilmente.</span></em></p>

<p style="text-align: justify;"><em><span style="font-style: normal;"><img class="alignnone" src="http://images.teamsugar.com/files/upl2/1/13839/19_2009/42698c1532c55e26_Whatever-Works.jpg" alt="" width="500" /></span></em></p>
<p style="text-align: justify;"><em><span style="font-style: normal;">Il film inizia subito a sparare dialoghi; opinioni divertenti su tutto ciò che capita sotto mano. Dialoghi che la fanno da padrona nel film. Ho letto anche che hanno stancato alcuni spettatori tanto da far abbandonare la sala. E&#8217; in effetti un film che non è costruito sulle immagini, che anche quando possono essere importanti ai fini della scena, esse non vengono usate, tenendo salda l&#8217;attenzione sui personaggi e su ciò che dicono; tuttavia è una cosa che non mi ha stancato. Alcune scene fanno molto </span><span style="font-style: normal;">teatro</span><span style="font-style: normal;">, ma basta tenere salda l&#8217;attenzione per godersi la pellicola. Penso che chi ha abbandonato la sala non era attento, ecco. A questi consiglio tutti i film di Vin Diesel.</span></em></p>
<p style="text-align: justify;"><em><span style="font-style: normal;">E&#8217; una commedia, ma come ogni film di Allen parla d&#8217;amore e della vita. I suoi film sembrano racconti sulle sue esperienze visive, che hanno portato a una sua ulteriore crescita intellettuale. E&#8217; un film che diverte, ma con tantissime pretese. E&#8217; cinico e realista, ma anche un racconto sopra le righe di ciò che è la vita. In fondo &#8220;Basta che funzioni&#8221; è il motto del protagonista, un genio dal QI 200, che incontra una ragazza che parla con luoghi comuni. Due mondi opposti, ma che per un&#8217;insieme di circostanze si incontrano e si completano nel loro strambo rapporto. Se questa è una chiave di lettura usata in continuazione nel cinema, qui è usata in modo originale e divertente.</span></em></p>
<blockquote style="text-align: justify;"><p><em><span style="font-style: normal;">- Per poco non sono stato candidato al premio nobel.<br />
- Sì, esatto Boris! E per che cos&#8217;era miglior film? </span></em></p></blockquote>
<p style="text-align: justify;">A questa battuta ho riso tanto, ma tanto. Non so se scritta rende, ma anche nel film è inserita durante un dialogo veloce di botta-e-risposta e magari non tutti possono notarla. E&#8217; film illuminante. E&#8217; umano perché incoerente. Nella sua sincerità quasi sconvolge, sicuramente mette a disagio lo spettatore che forse si mette a pensare, perché vede Boris che fa lo stronzo e inizia a porsi domande su se stesso.</p>
<p style="text-align: justify;"><img class="alignnone" src="http://hollywoodandfine.com/reviews/wp-content/uploads/2009/06/whatever-works.jpg" alt="" width="500" /></p>
<p style="text-align: justify;"></p>
<p style="text-align: justify;">Gli attori sono tutti bravi. La parte del protagonista, che poteva benissimo essere interpretata dallo stesso Allen, è affidata a un Larry Davis, comico poco famoso nel cinema, che costruisce un personaggio pressoché perfetto; sono sicuro meglio di quanto avrebbe potuto fare Allen. A una irriconoscibile Evan Rachel Wood è affidata la parte della protagonista femminile, che diverte e fa proprio bene la cretina (detto come un complimento). Insomma, sotto tutti gli aspetti si vede che è un film d&#8217;autore, e a mio parere la costruzione di alcune scene un po&#8217; teatrale funziona davvero bene.</p>
<p style="text-align: justify;"><div id="stb-container" class="stb-container"><div id='caption' class='stb-custom-caption_box' >In conclusione</div><div id='body' class='stb-custom-body_box' >E&#8217; un film che consiglio agli amanti della commedia d&#8217;autore. Non diverte con i cliché classici (parolacce, l&#8217;uomo che cade, tette al vento) ma con parole e battute ciniche. Tuttavia può non piacere, poiché a volte sembra che si stia guardando un monologo lungo un&#8217;ora e mezza. <strong>Voto: 7</strong></div></div></p>
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		<title>recensione: Drag me to hell</title>
		<link>http://www.robertodragone.com/blog/recensione-drag-me-to-hell</link>
		<comments>http://www.robertodragone.com/blog/recensione-drag-me-to-hell#comments</comments>
		<pubDate>Tue, 06 Oct 2009 10:17:46 +0000</pubDate>
		<dc:creator>rob</dc:creator>
				<category><![CDATA[Cinematografo]]></category>

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		<description><![CDATA[Drag me to hell, di Sam Raimi (2009)
con Alison Lohman, Justin Long, Lorna Raver, David Paymer
Potrei iniziare con &#8216;certe volte ritornano&#8217;, poiché questo horror è niente poco di meno scritto e diretto da Sam Raimi, maestro cult dell&#8217;horror messo in pausa dopo la saga di Spider Man. Questo Drag me to hell è infatti definito [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p><img class="alignleft" src="http://www.mymovies.it/filmclub/2009/01/061/imm.jpg" alt="" width="116" height="165" /><strong>Drag me to hell</strong>, di<em> Sam Raimi</em> (2009)<br />
con Alison Lohman, Justin Long, Lorna Raver, David Paymer</p>
<p>Potrei iniziare con &#8216;certe volte ritornano&#8217;, poiché questo horror è niente poco di meno scritto e diretto da Sam Raimi, maestro cult dell&#8217;horror messo in pausa dopo la saga di Spider Man. Questo <strong>Drag me to hell</strong> è infatti definito da lui stesso una pausa, poiché in lavorazione c&#8217;è già il quarto capitolo della saga dell&#8217;uomo ragno (e il quarto capitolo de La casa&#8230;). Ma andiamo con ordine&#8230;</p>
<p><strong>Trama</strong>: <em>tanto semplice quanto efficace. Christine è un&#8217;impiegata in un ufficio prestiti. Per mostrare al capo che è abbastanza spietata per fare carriera, rifiuta di aiutare una vecchietta che la implora, finché quest&#8217;ultima non la aggredisce e la maledice. Da allora, la povera ragazza sarà tormentata da demoni e incubi</em>.</p>
<p style="text-align: justify;"><span id="more-1999"></span>Raimi è decisamente un ottimo regista. Il film sin dai primi minuti spaventa, immergendo lo spettatore direttamente in quella che sembra essere l&#8217;atmosfera di tutta la pellicola; un&#8217;atmosfera veloce e tesa, che non ha punti morti e non da&#8217; tempo allo spettatore di riprendere fiato. Il vero punto forte è la regia, che qui dirige scene con un&#8217;impronta &#8216;alla vecchia scuola&#8217;, usando trucchi classici che mai come questa volta funzionano e creano un effetto di terrore puro. E&#8217; una regia fatta di dettagli, di espedienti già visti ma che ultimamente vengono sostituiti da effetti speciali e scene splatter.</p>
<p style="text-align: justify;"></p>
<p style="text-align: justify;"><img class="alignnone" src="http://stanzedicinema.files.wordpress.com/2009/09/drag-me-to-hell.jpg" alt="" width="500" /></p>
<p style="text-align: justify;"><!--adsense--></p>
<p style="text-align: justify;">La sceneggiatura è decisamente scritta bene, nonostante non abbia amato alcuni sviluppi, né il mancato approfondimento di alcuni personaggi &#8211; quali il fidanzato di lei, che si vede poco o mai, mentre avrebbe dovuto assumere un ruolo molto più presente nella storia. Di Raimi c&#8217;è il lato grottesco, quelle due o tre battute che fanno sorridere; di lui ci sono gli effetti della vecchia scuola, decisamente riusciti, e c&#8217;è anche l&#8217;inserimento di una metafora quasi umana in tutta la storia, che fa molto karma e <em>Romero</em>. Il finale colpisce perché il film prima sembra scontato, mentre invece la storia sfocia nella sorpresa, lasciando lo spettatore come un pesce lesso.</p>
<p style="text-align: justify;"><div id="stb-container" class="stb-container"><div id='caption' class='stb-custom-caption_box' >In conclusione</div><div id='body' class='stb-custom-body_box' >Grazie ad alcuni titoli degli ultimi anni (The Orphanage, lo stesso Drag me to hell, The descent, ma anche Rec) l&#8217;horror sta tornando a galla. Infatti <strong>Drag me to hell </strong>è un horror che spaventa senza usare violenza né trucchi disgustosi che mostrano sangue in abbondanza. E&#8217; il film ideale per una serata tra amici, e il film perfetto da vedere al cinema.</div></div></p>
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		<title>consigli al cinema: L&#8217;amore secondo Dan</title>
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		<pubDate>Mon, 14 Sep 2009 09:28:05 +0000</pubDate>
		<dc:creator>rob</dc:creator>
				<category><![CDATA[Cinematografo]]></category>

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		<description><![CDATA[Adoro le commedie americane. Nonostante siano fatte con la struttura-stampino, fanno passare un&#8217;ora e mezza in totale relax e divertimento. Quindi perciò, io me le guardo tutte. E oggi mi sento il dovere di consigliarvene una, L&#8217;amore secondo Dan.

Una commedia passata un po&#8217; inosservata nei cinema, come tutte le migliori commedie (quando invece hanno avuto [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p>Adoro le commedie americane. Nonostante siano fatte con la struttura-stampino, fanno passare un&#8217;ora e mezza in totale relax e divertimento. Quindi perciò, io me le guardo tutte. E oggi mi sento il dovere di consigliarvene una, <strong>L&#8217;amore secondo Dan</strong>.</p>
<p><img class="alignnone" src="http://brickabrack.files.wordpress.com/2009/03/dan-in-real-life-1.jpg" alt="" width="500" height="310" /></p>
<p>Una commedia passata un po&#8217; inosservata nei cinema, come tutte le migliori commedie (quando invece hanno avuto successo commedie come Juno, che a parte alcuni elementi riusciti, ho trovato un po&#8217; sottotono&#8230;). Il film parla di <strong>Dan</strong>, scrittore di rubriche romantiche per giornali, vedovo con tre figlia femmine (ommaddonna mia), che è un uomo depresso e apatico. Parte con le tre figlie, che lo odiano e lo reputano un fallito, per un weekend dedicato alla famiglia. Infatti, nonni e figli e mogli e nipoti eccetera, si riuniscono in questo cottage di montagna per passare qualche giorno insieme lontano dalla città. Be&#8217;, la mattina del primo giorno di vacanza conosce finalmente una donna magnifica, in una libreria. Se ne innamora, e finalmente entra nell&#8217;idea entusiasta che non è più solo. Finché non scopre che la meravigliosa donna non è altri che&#8230; la nuova fidanzata di suo fratello.</p>
<p><span id="more-1876"></span></p>
<p>Lo spunto della trama è un po&#8217; scontato, sì. Un pretesto, insomma. Però, è sviluppata in una maniera molto carina e stimolante. E&#8217; sempre pre-stampata, sia chiaro, ma ne è uscita fuori una commedia molto divertente, che a volte fa ragionare e mette a disagio, in senso più che positivo, con una ricostruzione riuscita della realtà e dell&#8217;animo umano. Il protagonista è <strong>Steve Carell</strong>, un attore-mastino delle commedie, la protagonista femminile è <strong>Juliette Binoche</strong>, un personaggio di cui tutti i maschi con un briciolo di cervello si innamoreranno.</p>
<p>Insomma, è un film che vi consiglio. E&#8217; una commedia sentimentale, e infatti fa più o meno stare male, con quel nodo alla gola e quel pugno nella pancia che con la loro presenza fanno ricordare, ma si lascia guardare volentieri e soprattutto è molto divertente. E forse vi illuminerà. Anche perché, ultimo appunto, il titolo originale tradotto è &#8220;Dan nella vita vera&#8221;, quindi è un film che parla di vita più che d&#8217;amore (anche se so che le due cose sono collegate, ma tanto, eh)</p>
<p>Volevo citarvi la descrizione del tipo di libro che cerca il personaggio di Juliette in libreria, ma non sono riuscito trovarla in internet, e non me la ricordo bene bene da scriverla a memoria. Vabbé. Mi fate sapere, QUANDO lo vedrete, se vi è piaciuto?</p>
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		<title>recensione: Taxi driver</title>
		<link>http://www.robertodragone.com/blog/recensione-taxi-driver</link>
		<comments>http://www.robertodragone.com/blog/recensione-taxi-driver#comments</comments>
		<pubDate>Sun, 09 Aug 2009 12:31:51 +0000</pubDate>
		<dc:creator>rob</dc:creator>
				<category><![CDATA[Cinematografo]]></category>

		<guid isPermaLink="false">http://www.robertodragone.com/?p=1516</guid>
		<description><![CDATA[Taxi driver, di Martin Scorsese (1976)
con Robert De Niro, Jodie Foster, Cybill Shepherd, Peter Boyle
Ci sono alcune pellicole che sono universalmente conosciute come capolavori, e sono diventate colonne portanti del cinema, arrivando a essere associate all&#8217;idea del cinema stesso. Quell&#8217;elenco di film che bisogna vedere almeno una volta nella vita, ma che quando li guardi, ti [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p><strong><img class="alignleft" src="http://www.cinematografo.it/bancadati/images_locandine/14054/TAXI_DRIVER.jpg" alt="" width="105" height="147" />Taxi driver</strong>, di <em>Martin Scorsese</em> (1976)<br />
con Robert De Niro, Jodie Foster, Cybill Shepherd, Peter Boyle</p>
<p>Ci sono alcune pellicole che sono universalmente conosciute come capolavori, e sono diventate colonne portanti del cinema, arrivando a essere associate all&#8217;idea del cinema stesso. Quell&#8217;elenco di film che bisogna vedere almeno una volta nella vita, ma che quando li guardi, ti rendi conto che ti piacevano già.</p>
<p><strong>Trama</strong>: <em>Travis Bickle (De Niro) è un ragazzo poco meno che trent&#8217;enne che non riesce a dormire, così decide di diventare un tassista notturno. Vivendo di notte vede tutto un altro mondo, fatto di personaggi e pensieri che a lui proprio non vanno giù. Essendo sempre stato un uomo solo, un&#8217;insieme di cause scatenanti provocano la sua discesa verso il baratro della pazzia.</em></p>
<p style="text-align: justify;"><span id="more-1516"></span>Un capolavoro del cinema mondiale, senza troppi giri di parole. Questo film di Scorsese è una pellicola che rasenta la perfezione. Il regista, grazie a inquadrature suggestive, una fotografia che è colorata ma anche fredda e piatta, e musiche evocative, racconta di una città che vive nella sua routine sporca e malsana, fregandosene del &#8216;branco&#8217; nel suo più completo egoismo.</p>
<p style="text-align: justify;"><img class="alignnone" src="http://unrealitymag.com/wp-content/uploads/2009/02/movie_haircuts_11.jpg" alt="" width="500" height="318" /></p>
<p style="text-align: justify;">De Niro, qui semplicemente in una delle sue migliori interpretazioni, è la vera perla del film. Attore che spesso ha lavorato a braccetto con il regista, costruisce un personaggio che esprime ragionamenti interessanti pur essendo fondamentalmente uno stupido e ignorante. Frequentatore assiduo di cinema che trasmettono film porno, possiede una mentalità perversa ma nello stesso momento frustrata e, in alcuni punti, maledettamente normale.<br />
Sul suo viso si può vedere gradualmente la transizione dall&#8217;individuo che si pone domande ma che è mansueto, sino all&#8217;individuo che all&#8217;apice della sua noia e domande esistenziali, decide di cambiare e fare qualcosa.</p>
<p style="text-align: justify;"></p>
<p style="text-align: justify;">Ecco, la scena in cui lui parla della sua stanchezza al suo collega tassista è magnifica. Per quanto lui non riesca a esprimersi e trovare parole per dire al collega che è stanco di quella città e di tutto ciò che rappresenta, inizia a farfugliare un insieme di parole, allorché il collega gli da un consiglio confuso e ignorante, non avendo capito cosa gli vuole dire. E sul suo viso, wow, c&#8217;è la rabbia e la rassegnazione che solo sul viso di un uomo stanco delle ingiustizie può comparire.</p>
<p style="text-align: justify;">Per quanto lo possa capire, lui non si comporta, poi, come dovrebbe comportarsi una persona normale. Normale, per quanto sia un aggettivo relativo, viene del tutto escluso dal mondo in questo film. Tutti i personaggi sono dipinti sporchi e ignoranti, arrivando a far pensare allo spettatore, ancora una volta, che la massa è stupida, e solo il singolo individuo può essere intelligente.</p>
<blockquote style="text-align: justify;"><p>Più pensi di sentirti male e più stai male.</p></blockquote>
<p style="text-align: justify;">E&#8217; un film costruito con inquadrature magnifiche che si susseguono una dietro l&#8217;altro. Essendo un film ambientato per lo più di notte, e data l&#8217;età della pellicola, si può pensare che le scene notturne siano scure e poco chiare, ma invece il regista ha illuminato di colori ogni scena, anche quelle &#8216;peggiori&#8217;, che se fossero state scure avrebbero scosso di più lo spettatore. Questa decisione gli è stata pagata con delle inquadrature che rasentano la perfezione visiva, arrivando a catturare lo spettatore e stupirlo.</p>
<p><img class="alignnone" src="http://img233.imageshack.us/img233/5866/ok1bz3.jpg" alt="" width="500" height="345" /></p>
<p style="text-align: justify;">Nel cast è presente anche una giovanissima Jodie Foster e il mitico Harvey Keitel, nei panni del pappone Sport.</p>
<p style="text-align: justify;"><div id="stb-container" class="stb-container"><div id='caption' class='stb-custom-caption_box' >In conclusione</div><div id='body' class='stb-custom-body_box' ><strong>Taxi Driver</strong> è un film magnifico. In ogni scena trasmette la solitudine del protagonista, che è un semplice uomo solo che subisce passivamente ( fino a un certo punto della pellicola ) le ingiustizie di un mondo più pazzo di lui e delle sue soluzioni al problema. Lo consiglio a tutti, ma sappiate che è un film violento e può forse mettere tristezza per alcuni ragionamenti che la mente può fare ascoltando alcune parole o guardando alcune scene. Io lo guarderei anche solo per la regia perfetta.</div></div></p>
<p style="text-align: justify;">Se vi è piaciuto vi consiglio: <strong>E morì con un felafel in mano</strong>, <strong>L&#8217;attimo fuggente</strong></p>
]]></content:encoded>
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		<title>recensione: True blood &#8211; Prima stagione</title>
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		<pubDate>Sat, 01 Aug 2009 09:09:47 +0000</pubDate>
		<dc:creator>rob</dc:creator>
				<category><![CDATA[Cinematografo]]></category>

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		<description><![CDATA[True blood è una serie televisiva che ha riscosso un enorme successo, prima negli USA poi nel resto del mondo, Italia compresa. Io, tra una seduta di scrittura intensiva e un&#8217;altra, ho deciso di guardare di cosa si trattasse (sapendo che fossero solo 12 episodi). Sì lo so, non ve ne frega nulla e ok.
Prima [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p><strong>True blood</strong> è una serie televisiva che ha riscosso un enorme successo, prima negli USA poi nel resto del mondo, Italia compresa. Io, tra una seduta di scrittura intensiva e un&#8217;altra, ho deciso di guardare di cosa si trattasse (sapendo che fossero solo 12 episodi). Sì lo so, non ve ne frega nulla e ok.</p>
<p style="text-align: justify;"><span id="more-1423"></span>Prima di tutto forse vi sfato un mito. Infatti non tutti sanno che <strong>True blood</strong> è un telefilm tratto da una saga cartacea di una scrittrice di nome <em>Charlaine Harri</em>s, la saga invece porta il nome di <em>Southern Vampire</em> (che sono tipo nove libri). Ecco ora sì, ricordo di aver visto i libri in libreria, e di averli evitati. Eh oh, il fantasy non fa per me.</p>
<p style="text-align: justify;">La trama è abbastanza complessa. Il telefilm parla di vampiri, omicidi, con altri elementi paranormali e bizzarri, che costruiscono un mondo sporco e surreale, che però specchia fin troppo bene il mondo vero. Siamo in un&#8217;America in cui i vampiri sono usciti allo scoperto, e chiedono eguali diritti come gli umani. Ci sono battaglie politiche, e ovviamente in entrambi gli schieramenti ci sono i favorevoli all&#8217;idea di un mondo unito, e quelli sfavorevoli alla cosa. Sookie, protagonista di questa serie, è una cameriera che riesce a sentire i pensieri delle persone. Dopo la morte dei genitori, abita con la nonna e il fratello. Quest&#8217;ultimo è una testa calda che si scopa qualsiasi cosa respiri. Sookie, sapendo cosa pensano le persone, non ha mai avuto un ragazzo ne nessun rapporto di qualsiasi genere. Tutto cambia, però, quando nel locale in cui lavora, entra Bill, un vampiro dall&#8217;aria affascinante. Lei infatti scopre che non riesce ad ascoltare i suoi pensieri. Dal loro incontro nasce l&#8217;amore, ma anche un inizio di una serie di omicidi che sembra colpire donne che avevano rapporti con vampiri.</p>
<p style="text-align: justify;">Ma la trama non finisce qui. Infatti come contorno ci sono diverse storie, che raccontano la vita di tutti i personaggi presenti nel telefilm.</p>
<p style="text-align: justify;"><img class="alignnone" src="http://www.splattlog.com/wp-content/uploads/2009/04/trueblood03.jpg" alt="" width="500" height="333" /></p>
<p style="text-align: justify;">In generale e True Blood è una serie che sicuramente spicca per la sua realizzazione tecnica, e la scelta degli attori. Tutti molto bravi (Anna Paquin, che interpreta Sookie, è vincitrice di un oscar), che riescono a costruire personaggi come solo un film saprebbe fare. La fotografia, la regia, le musiche, sono tutti elementi che rendono la serie un vero telefilm d&#8217;autore (d&#8217;altronde il creatore è il papà di Six Feet Under).</p>
<p><!--adsense--></p>
<p style="text-align: justify;">L&#8217;evitare di girare alcune scene per indirizzare il telefilm a un pubblico ampio, non sembra essere la paura fondamentale di True Blood. Infatti, ci sono parecchie scene spinte, sia sessualmente parlando che come esibizione gratuita di violenza. Questo lo rende un telefilm coraggioso, che in alcune scene supera davvero i limiti.</p>
<p style="text-align: justify;">Per quanto riguarda la mia opinione, nonostante sia un telefilm davvero fatto bene, ci sono alcune cose che non mi sono piaciute. Nel finale scade un po&#8217;, dovendo collegarsi a una possibile seconda stagione (o secondo episodio della saga cartacea), e inserisce elementi nuovi d&#8217;improvviso, lasciando che lo spettatore ne sia disorientato e deluso. Ma è una serie furba, poiché regala comunque IL finale che ogni fan della serie avrebbe voluto (e non cito altre serie furbe o qualcuno potrebbe picchiarmi).</p>
<p style="text-align: justify;"><img class="alignnone" src="http://static.tvguide.com/MediaBin/Galleries/Shows/S_Z/Tq_Tz/TrueBlood/season1/true-blood09.jpg" alt="" width="500" height="350" /></p>
<p style="text-align: justify;">Quindi da miniserie si trasforma in serie vera e propria, arrivando ad annunciare addirittura una terza stagione. E qui resto un po&#8217; dubbioso, poiché, nonostante ci fossero tante sottotrame (forse, decisamente troppe), la storia principale era la serialità delle uccisioni da parte di un serial killer misterioso. Questa storia si conclude nella prima serie, in una fretta che lascia pensare che, una volta fatti i fan, una serie può far vedere decisamente di tutto: verrà seguita comunque.</p>
<p style="text-align: justify;">Le sottotrame del telefilm sono diverse. Alcune che funzionano, altre che arrivano a prendere risvolti che ho decisamente trovato fuori luogo. L&#8217;esorcismo su tutti, ma anche altri avvenimenti, sembrano solo un modo come un altro per continuare a parlare di un personaggio in particolare.</p>
<p><!--adsense--></p>
<p style="text-align: justify;">Sinceramente, io consiglierei la visione anche solo per la presenza di tre personaggi (cliccate sui nomi per vederne le foto). <a rel="lightbox" href="http://z.about.com/d/horror/1/0/h/T/-/-/TrueBlood06.jpg">Bill</a>, il protagonista maschile, è il vampiro di cui Sookie (personaggio che mi sta parecchio sui coglioni) si innamora. L&#8217;attore riesce a costruire un personaggio dalla personalità quasi magica. E decisamente i suoi stivali sono belli. Poi c&#8217;è <a rel="lightbox" href="http://glaadblog.org/wp-content/uploads/2009/06/trueblood_nelsanellis.jpg">Lafayette</a>, che è il mio personaggio preferito. E&#8217; un omosessuale che lavora praticamente in tutte le location del film, e in più fa lo spacciatore. E&#8217; intelligente, e l&#8217;attore è bravissimo. Che sia sul serio gay non lo so, ma sicuramente lo fa benissimo. E questo è un complimento, viste le circostanze. E infine c&#8217;è <a rel="lightbox" href="http://true-blood.net/gallery/albums/cast-season1/normal_663394_tb_107_pg_0597a_alexanderskarsgard.jpg">Eric</a>, che è tipo il capo regionale dei vampiri (..). La sua schiettezza lo rende un personaggio divertente, ma anche tremendamente spaventoso.</p>
<p style="text-align: justify;">Qui, nella presenza di personaggi maschili molto <em>incisivi</em> ( e non solo per i denti da vampiro ), e grazie a elementi &#8216;rosa&#8217;, si vede che la scrittrice della saga cartacea sia una famminuccia. Non voglio sembrare sessista, ma i personaggi femminili tendono a essere troppo instabili, nonostante i numerosi tentativi di farle diventare almeno &#8217;sopportabili&#8217;.</p>
<p style="text-align: justify;"><div id="stb-container" class="stb-container"><div id='caption' class='stb-custom-caption_box' >In conclusione</div><div id='body' class='stb-custom-body_box' ><strong>True Blood</strong> è una serie che consiglio solo a chi ha uno stomaco forte. E&#8217; un telefilm sui vampiri (che a quanto pare vanno di moda ultimamente) che mostra scene forti, senza provare neanche un po&#8217; a nasconderle. E&#8217; una bella serie, ma in alcuni punti immatura. Un difetto che non la rende perfetta, ma sicuramente godibile.</div></div></p>
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		<title>recensione: Non è un paese per vecchi</title>
		<link>http://www.robertodragone.com/blog/recensione-non-e-un-paese-per-vecchi</link>
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		<pubDate>Thu, 23 Jul 2009 11:03:46 +0000</pubDate>
		<dc:creator>rob</dc:creator>
				<category><![CDATA[Cinematografo]]></category>

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		<description><![CDATA[Non è un paese per vecchi, di Ethan Coen &#38; Joel Coen (2008)
con Tommy Lee Jones, Javier Bardem, Josh Brolin, Woody Harrelson
La violenza è sempre stata rappresentata con migliori risultati al cinema piuttosto che nei libri. L&#8217;immagine giusta, infatti, può sconvolgere lo spettatore più di mille parole, o di un intero libro. E&#8217; anche vero [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p style="text-align: left;"><strong><img class="alignleft" src="http://www.mymovies.it/filmclub/2007/05/034/immpg2.jpg" alt="" width="105" height="143" />Non è un paese per vecchi</strong>, di <em>Ethan Coen &amp; Joel Coen</em> (2008)<br />
con Tommy Lee Jones, Javier Bardem, Josh Brolin, Woody Harrelson</p>
<p style="text-align: left;">La violenza è sempre stata rappresentata con migliori risultati al cinema piuttosto che nei libri. L&#8217;immagine giusta, infatti, può <em>sconvolgere</em> lo spettatore più di mille parole, o di un intero libro. E&#8217; anche vero che però il libro tende ad approfondire meglio qualsiasi argomento, e impiegando più tempo a completare la storia, il lettore si immedesima di più nel protagonista e nei suoi problemi rispetto a uno spettatore. A volte, però, ci sono film che nonostante abbiano una durata di sole due ore (possiamo dire una &#8217;seduta&#8217; nella lettura di un libro), riescono a prendere lo spettatore, smontarlo, e poi rimontarlo. Ovviamente con tutti i pezzi scombinati.</p>
<p style="text-align: left;"><strong>Trama</strong>: <em>siamo nel Texas degli anni &#8216;80. Llewelyn Moss (Josh Brolin), in una battuta di caccia nel deserto trova una strage di uomini, morti ammazzati a vicenda per un affare di droga. Moss poco distante dal luogo del massacro trova anche la valigetta con i soldi dell&#8217;affare, che decide di tenere. E qui inizia la storia. Infatti, Anton Chigurh (Javier Bardem), uno spietato killer è in cerca dei soldi, così inizia a seguire le sue tracce. A indagare sulla vicenda per le vie legali c&#8217;è lo sceriffo Tom Bell (Tommy Lee Jones) , che cerca di capirci qualcosa in questo che sembra essere un grosso casino.</em></p>
<p style="text-align: justify;"><span id="more-1272"></span><strong>Non è un paese per vecchi</strong>, tratto dal romanzo omonimo di Cormac McCarthy, è un film che sin dai primi minuti mette chiarezza su quale sarà l&#8217;argomento dell&#8217;intera pellicola. Grazie al monologo del personaggio dello sceriffo, si evince che il film vuole chiedersi cosa spinge l&#8217;uomo a essere violento. Il fatto che a porsi questa domanda sia un uomo di legge mette il personaggio sotto una luce quasi tenera e umana, con l&#8217;uomo che vive nell&#8217;inferno per anni senza mai abituarsi. Il personaggio dello sceriffo occupa il posto dello spettatore, poiché ricopre il ruolo dell&#8217;unica persona &#8216;normale&#8217; di tutta la pellicola, che si pone domande giuste e si muove di conseguenza, ma con riluttanza, in mondo che gli sembra auto-distruggersi.</p>
<p style="text-align: justify;"><img class="alignnone" src="http://5.media.tumblr.com/KxKdqpErOq3q6q4kJzZ4Z082o1_500.jpg" alt="" width="500" height="400" /></p>
<p style="text-align: justify;">Dopo la cruda scena dell&#8217;uccisione del poliziotto, che avviene neanche a cinque minuti dall&#8217;inizio della pellicola, lo spettatore si sente disorientato e parecchio &#8217;sporco&#8217; (sensazione costantemente presente durante tutta la visione). Quando lavoravo al cinema, la sera in cui proiettammo questo film vidi addirittura alcuni spettatori andarsene dopo la scena iniziale. Io penso che infatti ci siano due categorie di spettatori che possano essere incuriositi tanto da guardare questo film: chi ne ha sentito parlare bene, e chi è un vero appassionato di cinema (critici e pseudo tali compresi). La prima categoria, secondo me, si aspetta totalmente un altro film. Infatti <strong>Non è un paese per vecchi</strong> è un film un po&#8217; anti-genere, arrivando anche a far sorridere due minuti dopo aver visto una scena di cruda violenza. Questi spettatori rimarranno delusi dal finale. La seconda categoria penso può sbilanciarsi e dire che il film è &#8216;carino&#8217;, o elogiarlo e portarlo su un trono fatto d&#8217;oro o pop-corn. Forse entrambi saranno troppo distratti dai loro rispettivi pregiudizi per vedere ma soprattutto sentire la vera anima del film.</p>
<p style="text-align: justify;">Una ricchezza abbandonata nel deserto. Una speranza, un&#8217;opportunità che un semplice operaio non può lasciarsi sfuggire. Ex militare nel vietnam, Moss ignora i cadaveri, mentre invece prende ogni precauzione per impossessarsi della valigetta, nonostante non sa ancora cosa ci sia dentro. Chi non l&#8217;avrebbe fatto? Il film rende chiaro il suo egoismo, dell&#8217;uomo con l&#8217;opportunità. Per quanto possa essere &#8216;comune&#8217; una persona, dinanzi ad alcune occasioni può essa trasformarsi in qualsiasi cosa serva per arrivare ai propri scopi? La risposta dei Coen sembra essere sì.</p>

<p style="text-align: justify;">Una volta tornato a casa, l&#8217;uomo nasconde i soldi, e avviene il primo dialogo, tra quest&#8217;ultimo e sua moglie. Qui i Coen si confermano, a parer mio, degli ottimi registi di attori. Essi prima riescono a creare personaggi assolutamente reali e comuni, ma nello stesso momento oserei dire grotteschi. Inoltre dirigono gli attori in un modo che mai ho visto in nessun altro regista, trasformando anche la più veloce delle comparse in un autentico talento recitativo. I loro personaggi sembrano essere circondati da un&#8217;aura che, non so spiegare come, li marca rendendoli quasi romanzati e costruiti, senza renderli però falsi. E&#8217; incredibile. Un&#8217;altra cosa che mi ha colpito particolarmente è il fatto che nei dialoghi spesso i personaggi si chiamano per nome a vicenda. Questo da loro un&#8217;aria un po&#8217; teatrale e sopra le righe, ma comunque giusta e riuscita. Da <em>Coen</em>, diciamo.</p>
<p style="text-align: justify;">Una piccola nota e spiegazione a chi si è posto la domanda: <em><strong>perché il personaggio di Brolin ritorna indietro sulla scena della strage?</strong></em> Per molti infatti è una cosa senza senso, rendendo l&#8217;intera pellicola bella <em>ma</em> iniziata con un&#8217;azione stupida, visto che da quando il personaggio di Brolin torna sulla scena della strage ha inizio la storia. La risposta è semplice, e <em>trasforma</em> il suo personaggio in umano: i sensi di colpa. Lui è un ladro di una ricca valigetta senza propretario, ma non è un assassino. Il pomeriggio aveva lasciato un sopravvissuto in cerca di acqua ad agonizzare, per prendere i soldi e tornare a casa. Per i sensi di colpa non riusciva a dormire, e anche se le possibilità che l&#8217;uomo assetato fosse ancora vivo erano minime, non poteva, prima dormire, poi vivere nel dubbio.</p>
<p style="text-align: justify;"><img class="alignnone" src="http://9.media.tumblr.com/KxKdqpErOq3r53a94g2jXlkCo1_500.jpg" alt="" width="500" height="307" /></p>
<blockquote style="text-align: justify;"><p>- E&#8217; un bel casino vero sceriffo?<br />
- Non lo so, ma come casino basta e avanza.</p></blockquote>
<p style="text-align: justify;">Il personaggio dello sceriffo si pone domande legittime sul senso dell&#8217;intera storia, ma anche sulla società e sul suo ruolo in essa. Lo sceriffo si chiede anche se può, in qualche modo, cambiare le cose e migliorarle. Lo chiede alla moglie, lo chiede a un amico, e la risposta che gli danno tutti è un secco no. Lui però continua a porsi quelle domande, senza arrendersi e unirsi alla resa che la massa sembra aver scelto. E&#8217; un personaggio intelligente circondato da persone stupide e che non comprendono appieno la sua stanchezza nel vivere una vita al contatto con l&#8217;ingiustizia, e la sua impotenza da uomo che rappresenta la legge nel non riuscire a cambiare le cose. Il personaggio è interpretato da un bravissimo Tommy Lee Jones. Anche se un po&#8217; ripropone il personaggio che fa in ogni suo film <strong>Nella valle di Elah</strong> su tutti), e cioè un po&#8217; solitario e &#8216;americanato&#8217;, riesce comunque a non regalare una recitazione ripetitiva e scontata, costruendo un personaggio che sembra ritagliato per lui.</p>
<p style="text-align: justify;">&#8216;Non è un paese per vecchi&#8217; perché il &#8216;vecchio&#8217; è lo sceriffo, l&#8217;uomo comune. Quindi il titolo poteva essere anche &#8216;Non è un paese per persone comuni&#8217;. Persone che seguono le regole, che non si arrendono e smettono di porsi domande. Ma perché seguiamo le regole se poi c&#8217;è chi non le segue? Ci ritroviamo impotenti a subire la tirannia di uomini violenti, che senza uno motivo apparente ostacolano il nostro cammino verso una vita di pace e tranquillità. Suppongo non ci sia risposta, e se ci fosse non basterebbe a giustificare.</p>

<p style="text-align: justify;">Uno dei tre personaggi principali del film è <strong>Anton Chigurh</strong>, ormai divenuto leggenda. Lo spietato killer interpretato da un perfetto Javier Bardem (poi premiato con l&#8217;oscar) è sicuramente il personaggio più riuscito del film. Nonostante sia il &#8216;cattivo&#8217;, nonostante non sia il protagonista. In generale nel film si parla poco, ma il suo personaggio parla ancora meno. Chigurh agisce, e quando parla mette i brividi per i ragionamenti che fa. Questo gli crea un alone di puro terrore, che gli permette di spaventare lo spettatore e di farsi ricordare anche dopo la fine del film. In molti amici che hanno visto il film mi hanno detto la stessa frase: &#8216;La sua voce&#8217;. La voce italiana del personaggio è riuscita, e sì, può &#8217;spaventare&#8217; lo spettatore dando al personaggio un&#8217;aria davvero poco rassicurante; nonostante questo, però, il doppiaggio è lontano anni luce dalla voce originale, che è più rauca, senza tonalità né pietà. L&#8217;attore ha fatto un ottimo lavoro, e la sua interpretazione ha spaventato persino i due registi. Ogni tanto sul set chiedevano all&#8217;attore &#8216;Sei diventato un vero killer?&#8217;, per poi richiedergli dopo qualche minuto, &#8216;E ora?&#8217;. L&#8217;attore scherza sulla sua interpretazione dicendo che fa tanto terrore per la pettinatura. E in effetti (foto che segue).</p>
<p style="text-align: justify;"><img class="alignnone" src="http://www.sg.hu/kep/2008_03/ncf8.jpg" alt="" width="500" height="335" /></p>
<p style="text-align: justify;">Il personaggio di Bardem è il favorito per ragioni del tutto misteriose. Non che lo spettatore tifi per lui, ma per tutta la durata c&#8217;è quasi il <em>desiderio</em> che ricompaia presto sullo schermo. E&#8217; un personaggio che grazie all&#8217;attore ha una personalità che quasi ipnotizza. Penso che la maggior parte degli spettatori non abbiano odiato il personaggio di Bardem. Per quanto non l&#8217;abbiano neanche compreso. Forse nel suo personaggio siede la coerenza del film, l&#8217;unica. Qui troviamo infatti un personaggio che non cambia idea, che non si arrende, non è confuso né si pone domande. Dritto verso la sua metà, spargendo cadaveri a destra e a manca.</p>
<p style="text-align: justify;">A tal proposito volevo ricordare una scena che mi ha particolarmente colpito. Chigurh è in macchina e sta attraversando un ponte. Rallenta in vista di un corvo che si è poggiato sulla ringhiera ai lati del ponte. Quando gli arriva accanto, il killer spara all&#8217;uccello, per poi avanzare per la sua strada. Mentre prima di questa scena pensavo che uccidesse per degli ideali incomprensibili a una mente-non-malata, dopo questa scena mi è &#8216;caduto un po&#8217; il mondo addosso&#8217;, facendomi chiedere, allora, perché uccidesse. Era chiaro che non erano solo i soldi a muoverlo, e neanche solo &#8216;ideali da killer&#8217;, e neanche solo divertimento. Ma allora cosa? Cos&#8217;è l&#8217;assassino? Chi è la persona che uccide? E&#8217; la domanda che condividono i registi con questo film.</p>
<p style="text-align: justify;">L&#8217;uomo che vive una quotidianità frustrante, che perde tempo a chiedersi cosa serva per vivere appagati, è un po&#8217; il punto comune che unisce i personaggi del film.  Il fatto che ogni persona scelga la propria strada, e che questa la possa portare in un punto, dimostra che in realtà, secondo me, non esistono strade che siano costruite per noi. Semplicemente penso che la mente umana sia molto paranoica, e nei suoi ragionamenti possa trovare la strada giusta per se, o convincersi della validità di una strada in realtà ostile. Ostile per se, o per gli altri. E ovviamente qui cito Chigurh. Nonostante la sua sia una strada perversa e violenta, infatti non si può certamente dire che sia anche una strada incerta. Quindi il punto non è trovare la strada sicura, ma trovare quella adatta alle nostre esigenze. Quindi le strade dei tre personaggi sono tutte adatte a loro, poiché le hanno scelte, e non adatte a noi o meno solo grazie ai punti di vista.</p>

<p style="text-align: justify;">Mentre il personaggio di Brolin poi si umanizza, i Coen continuano a mostrare l&#8217;avidità umana attraverso varie comparse. Potrei citare il personaggio di Carson Wells, ingaggiato per fermare Chigurh, oppure il trio di amici che Moss incontra al confine con il Messico, che gli vendono la camicia, poi la birra, vedendo che lui è disposto a spendere tanti soldi per oggetti che ne costano solo pochi.</p>
<p style="text-align: justify;">Nonostante sia un film violento, si può dire che nel corso della sua durata c&#8217;è più calma che frenesia. La &#8216;quiete prima della tempesta&#8217; è presente in più scene, facendo trattenere il respiro allo spettatore, per poi farlo saltare dalla poltrona. Il silenzio copre un ruolo fondamentale nel film, anche se, oddio, in alcune scene fa venire quasi il batticuore. Parlo della scena nel secondo hotel, quella in cui Brolin scopre la ricetrasmittente nella valigetta dei soldi. In quella scena è costruita una tensione quasi palpabile, dando al killer un ruolo di fantasma. Infatti la cosa che più mi ha colpito della regia di quella scena è che tutto è costruito su due metri di scena, e su un solo personaggio, nonostante la paura di quest&#8217;ultimo sia dovuta alla presenza di un secondo, il killer, che però non viene mostrato. La sua presenza è nell&#8217;aria, e anche quando la scena si sposta in strada, con relativa sparatoria, il punto di vista mostra sempre e solo il personaggio di Brolin, continuando a dare al killer l&#8217;aria del fantasma. Addirittura quando spara sembra che a premere il grilletto sia l&#8217;aria. Una scena molto bella.</p>
<p style="text-align: justify;"><img class="alignnone" src="http://upload.wikimedia.org/wikipedia/it/6/66/Nonèunpaesepervecchi2007.jpg" alt="" width="500" height="300" /></p>
<p style="text-align: justify;">(<strong><span style="color: #ff0000;">ATTENZIONE!!!</span></strong> i paragrafi che seguono contengono fatti che potrebbero rovinare la visione a chi non ha visto il film. riprendete la lettura dopo la linea in grassetto)</p>
<p style="text-align: justify;">La trama per quanto possa essere usata anche per un film qualunque di Chuck Norris, ha sviluppi che possono trovare parecchi pareri discordanti, non mostrando uno e dico uno scontro tra i personaggi del film. L&#8217;idea di mostrare un solo personaggio nelle scene più movimentate e non il classico &#8216;inquadratura di quello che spara&gt;inquadratura di quello sparato, che poi spara a sua volta&#8217; dimostra che i Coen sono chiari: non è un film d&#8217;azione, ma neanche solo un drammatico, e neanche solo un thriller. Come ho detto infatti è un po&#8217; un film anti-genere. In molti, io compreso, sono rimasti colpiti nella parte finale, quando c&#8217;è il primo colpo di sc<span style="color: #000000;">ena, </span><span style="color: #000000;">la morte del personaggio di Brolin</span><span style="color: #000000;">. </span>Dopo quella scena lo spettatore è spiazzato. Un&#8217;ora e mezza di fuga finisce in una scena neanche mostrata. Poi si rilassa, perché lì il film perde un po&#8217; di senso per lo spettatore, e anche perché l&#8217;atmosfera diventa quasi tranquilla. C&#8217;è quiete, infatti, fino al <span style="color: #000000;">dialogo pre-finale </span><span style="color: #000000;">tra il personaggio del killer e la moglie di Brolin</span><span style="color: #000000;">, p</span>er me il più riuscito del film. Ve l&#8217;ho trovato in inglese, che è fantastico (sentite la voce di Chigurh, e quella spaventata Carla Jean. che scena, che scena!):</p>
<p style="text-align: justify;"><object classid="clsid:d27cdb6e-ae6d-11cf-96b8-444553540000" width="500" height="395" codebase="http://download.macromedia.com/pub/shockwave/cabs/flash/swflash.cab#version=6,0,40,0"><param name="allowFullScreen" value="true" /><param name="allowscriptaccess" value="always" /><param name="src" value="http://www.youtube.com/v/zZT29UP_3o8&amp;hl=it&amp;fs=1&amp;rel=0" /><param name="allowfullscreen" value="true" /><embed type="application/x-shockwave-flash" width="500" height="395" src="http://www.youtube.com/v/zZT29UP_3o8&amp;hl=it&amp;fs=1&amp;rel=0" allowscriptaccess="always" allowfullscreen="true"></embed></object></p>
<p style="text-align: justify;"><span style="color: #000000;">Per quanto riguarda la mia opinione sul finale vi dico che mi è piaciuto. </span><span style="color: #ffffff;"><span style="color: #000000;">Può sopravvivere il &#8216;buono&#8217; o il &#8216;cattivo&#8217; in un film, e qui sopravvive il cattivo. I soldi infatti vanno a lui; i messicani uccidono il personaggio di Brolin &#8211; dopo aver saputo dove era nascosto con lo stratagemma di chiedere alla suocera dove fosse diretta (la scena in cui il messicano si propone in aiuto alla signora) &#8211; ma non trovano i soldi nella sua camera d&#8217;albergo. Sulla scena del crimine torna poi il killer, che si ricorda dei rumori nel condotto dell&#8217;aria condizionata nell&#8217;altro hotel, e così controlla. Infatti, quando lo sceriffo torna anch&#8217;egli nella stanza, trova il condotto dell&#8217;aria condizionata aperto, e vuoto. Alla fine, il killer viene &#8216;punito&#8217; solo con l&#8217;incidente stradale, e lo sceriffo va in pensione continuando a porsi domande.</span></span><span style="color: #000000;"> </span>Il tutto è chiaro. E&#8217; difficile, piuttosto, accettarlo.</p>
<h1 style="text-align: justify;">_________________________</h1>
<blockquote style="text-align: justify;"><p>E&#8217; una triste marea.</p></blockquote>
<p style="text-align: justify;">Ai pochi ma riuscitissimi dialoghi, si aggiunge la comicità di alcune battute tipica dei Coen. Battute che fanno sorridere, ma restano noir per restare coerenti al resto del film, che di certo non è una commedia per famiglie.</p>
<p style="text-align: justify;">Tecnicamente posso dirvi anche solo che è un film dei Coen. Regia sublime, con inquadrature che sembrano quadri, grazie anche a una fotografia fredda ma luminosa. Il montaggio costruisce tensione e quiete, la musica assente per tutta la pellicola.</p>
<p style="text-align: justify;"><span style="text-decoration: underline;"> <div id="stb-container" class="stb-container"><div id='caption' class='stb-custom-caption_box' >In conclusione</div><div id='body' class='stb-custom-body_box' ><strong>Non è un paese per vecchi</strong> è un capolavoro da voto pieno. Dalla costruzione della storia, alla regia sui personaggi e le scene. Tutto è perfetto sotto ogni punto di vista. Lo spettatore si ritrova a una semplice scelta: <em>questo è il film, ti piace o no?</em> La risposta, a quanto ho sentito soprattutto da amici, è sempre stata sì, avendo le perplessità sul finale come vi ho accennato prima. E&#8217; un film che però non consiglio a tutti. Nonostante sia comunque poco adatto, per pochissime inquadrature forti, alle persone deboli di stomaco, lo sconsiglio soprattutto alle persone che trovano riluttante la violenza mentale, non riuscendola a comprendere, e quindi a deprimersi di conseguenza. E&#8217; un film per pochi anche per la struttura e per i risvolti, che non tutti possono condividere poiché magari legati a una struttura filmica più continua.</div></div></span></p>
<p style="text-align: justify;">Vi lascio con una citazione dal film, una frase che mi colpito molto detta a proposito dello star male per una società che va a perdersi:</p>
<blockquote style="text-align: justify;">
<p style="text-align: left;">Quello che provi tu non è una novità. Questo paese è duro con la gente. Non puoi fermare quello che sta arrivando. Non dipende tutto da te. È semplice vanità</p>
</blockquote>
<p style="text-align: justify;">Se vi è piaciuto vi consiglio: <strong>Fargo</strong>, <strong>Qualcuno volò sul nido del cuculo</strong></p>
]]></content:encoded>
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		<title>recensione: L&#8217;era glaciale 3: l&#8217;alba dei dinosauri</title>
		<link>http://www.robertodragone.com/blog/recensione-lera-glaciale-3-lalba-dei-dinosauri</link>
		<comments>http://www.robertodragone.com/blog/recensione-lera-glaciale-3-lalba-dei-dinosauri#comments</comments>
		<pubDate>Mon, 20 Jul 2009 11:13:31 +0000</pubDate>
		<dc:creator>rob</dc:creator>
				<category><![CDATA[Cinematografo]]></category>

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		<description><![CDATA[L&#8217;era glaciale 3: l&#8217;alba dei dinosauri, di Carlos Saldanha (2009)
con (voci) Simon Pegg, Seann William Scott, John Leguizamo
In questi ultimi anni i film d&#8217;animazione digitale hanno preso il sopravvento sull&#8217;animazione tradizionale, e si sono guadagnati un posto particolare nel cinema moderno. Grazie a studi di animazione quali Pixar e DreamWorks, infatti, sono stati creati prodotti [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p><strong><img class="alignleft" src="http://www.mymovies.it/filmclub/2008/03/061/imm.jpg" alt="" width="105" height="137" />L&#8217;era glaciale 3: l&#8217;alba dei dinosauri</strong>, di <em>Carlos Saldanha</em> (2009)<br />
con (voci) Simon Pegg, Seann William Scott, John Leguizamo</p>
<p>In questi ultimi anni i film d&#8217;animazione digitale hanno preso il sopravvento sull&#8217;animazione tradizionale, e si sono guadagnati un posto particolare nel cinema moderno. Grazie a studi di animazione quali <strong>Pixar</strong> e <strong>DreamWorks</strong>, infatti, sono stati creati prodotti che senza troppi problemi hanno dimostrato che il cinema d&#8217;animazione, se fatto a dovere, non ha nulla da invidiare a quello &#8216;tradizionale&#8217;.</p>
<p><strong>Trama</strong>: <em>il terzo capitolo della saga d&#8217;animazione più </em>fredda<em> degli ultimi anni. Questa volta il gruppo di amici deve affrontare la sfida di rimanere uniti dopo che Manny il mammuth si è creato, con la moglie incinta Elly, una &#8216;famiglia&#8217; tutta sua. Sid si sente escluso, così decide di tenere tre uova di dinosauro che ha trovato in una grotta per adottarle e diventare la loro mamma. Poi però la vera mamma, una tirannosaura, viene a reclamare i propri figli&#8230;</em></p>
<p><span id="more-1145"></span>Era difficile che non venisse prodotto un altro seguito dopo che il secondo capitolo di questa saga ha divertito il pubblico almeno quanto il primo<em>.</em> I paraocchi del guadagno, però, il più delle volte fanno sì che si lavori ignorando il fatto che il filo del discorso si è ormai perso anni fa. Il &#8217;seguito non giustificato&#8217; lo trovo quasi sempre di cattivo gusto, soprattutto quando parliamo di grandi cult ( chi ha parlato di <strong>Donnie Darko</strong> e del suo recente seguito? ). Qui però c&#8217;è un film d&#8217;animazione. Ci sono i bambini, le risate e la spensieratezza nel non capire molto i risvolti scontati della trama di una film, ma solo la sua comicità, forse la sua essenza più profonda.</p>
<p><img class="alignnone" src="http://www.stardustmovies.com/gallery_film/(210409174956)Ice_Age_Dawn_of_Dinosaurs_era_glaciale_3_1.jpg" alt="" width="500" height="226" /></p>
<p>Proprio per la &#8217;serietà&#8217; che hanno guadagnato i film d&#8217;animazione ( prima erano i &#8216;<em>cartoni animati</em>&#8216; ), meritano di essere visti anche sotto un occhio critico oltre a quello piccolo e dolce di un pargolo di otto anni o meno.</p>
<p><strong>L&#8217;alba dei dinosauri</strong>, che segue la moda del 3D di quest&#8217;ultimo anno ( e lo dico senza neanche essermi informato in rete, poiché si nota anche se non sei in primafila al cinema ), è un film che fatica a decollare, ma poi quando prende quota nell&#8217;aria ci resta, riuscendo anche a raggiungere picchi fin sopra le nuvole. Nella prima mezz&#8217;ora davanti agli occhi lo spettatore si ritrova poche scene divertenti, con uno sviluppo della trama assai poco originale. Insomma, ho storto parecchio naso. Nella seconda parte, invece, il film continua nella sua comicità più pura. Riesce, infatti, a sfruttare anche la scena più piccola per far sorridere lo spettatore, tirando fuori idee geniali e originali. Il tutto è dovuto secondo me alla comparsa di un nuovo personaggio, <em>Buck</em>, che da al film un tocco di pazzia umoristica davvero ben riuscita.</p>
<p>Resta comunque il fatto che anche questo capitolo ( terzo capitolo dopo un seguito poco riuscito, secondo me ) sembra di averlo già visto. La saga, infatti, sembra fatta un po&#8217; con lo stampino, con situazioni già viste ( pericolo &gt; fuga &gt; tutti salvi ), e i personaggi &#8216;anziani&#8217; che danno l&#8217;impressione di non aver più nulla da dire. Spero di non ritrovarci davanti una nuova <strong>Alla ricerca della valle incantata</strong>, che per quanto il primo fosse bello, si è arrivati a produrre il <em>decimo capitolo</em>, od oltre, somigliando più a un noioso telefilm che a un film simpatico per bambini. Qui non so quando si fermeranno, ma penso che vedremo L&#8217;era glaciale 4.</p>
<p>Piccola nota. Qui <em>Scrat</em> ha la &#8217;svolta&#8217;. Nel secondo capitolo le scene con lui protagonista erano un po&#8217; troppe, chiare come il sole che volevano sfruttare un personaggio che era piaciuto molto nel primo capitolo. Qui invece lo vediamo alle prese con l&#8217;amore, e l&#8217;interazione con il resto dei personaggi è molto più presente. Nonostante questo, nel primo capitolo i suoi sketch rimangono i migliori.</p>
<p><div id="stb-container" class="stb-container"><div id='caption' class='stb-custom-caption_box' >In conclusione</div><div id='body' class='stb-custom-body_box' ><strong>L&#8217;era glaciale 3: l&#8217;alba dei dinosauri</strong> è film da far vedere a tutti i piccini, e ai grandi, anch&#8217;essi grandi sostenitori della saga. E&#8217; un film scontato, ma molto divertente e rilassante<strong>.</div></div></strong></p>
<p style="text-align: right;">Se vi è piaciuto vi consiglio: <strong>Ortone e il mondo dei chi</strong></p>
]]></content:encoded>
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		<title>recensione: Il favoloso mondo di Amélie</title>
		<link>http://www.robertodragone.com/blog/recensione-il-favoloso-mondo-di-amelie</link>
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		<pubDate>Wed, 15 Jul 2009 11:12:10 +0000</pubDate>
		<dc:creator>rob</dc:creator>
				<category><![CDATA[Cinematografo]]></category>

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		<description><![CDATA[Il favoloso mondo di Amelie di Jean-Pierre Jeunet (2001)
con Audrey Tautou, Mathieu Kassovitz, Dominique Pinon, Rufus
Alcuni film che fanno parte della storia del cinema. Ci sono i capolavori e i cosiddetti cult, che possiamo definire come piccoli capolavori che sono amati più dal pubblico che dalla critica, che si limita ad &#8216;accettati&#8217;, poiché forse cercano [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p><strong><img class="alignleft" src="http://www.mymovies.it/filmclub/2002/01/019/imm.jpg" alt="" width="105" height="151" />Il favoloso mondo di Amelie</strong> di <em>Jean-Pierre Jeunet</em> (2001)<br />
con Audrey Tautou, Mathieu Kassovitz, Dominique Pinon, Rufus</p>
<p>Alcuni film che fanno parte della storia del cinema. Ci sono i capolavori e i cosiddetti <strong>cult</strong>, che possiamo definire come piccoli capolavori che sono amati più dal pubblico che dalla critica, che si limita ad &#8216;accettati&#8217;, poiché forse cercano sempre la perfezione, come se emozionare lo spettatore non fosse già abbastanza.</p>
<p><strong>Trama:</strong> <em>siamo in Francia, e la piccola Amelie cresce in un&#8217;allegra ma malinconica solitudine fino a diventare una cameriera in un bar, vivendo nella quotidianità e nella tranquillità. E&#8217; una sognatrice in cerca ormai di nulla. La sua vita cambierà presto, quando scoprirà che si sente bene quando vede che le persone sono felici. E scopre che per far felici le persone basta poco.</em></p>
<p><span id="more-1068"></span></p>
<p>La protagonista è <strong>Amelie Poulain</strong>, un personaggio che oggi, a otto anni di distanza dall&#8217;uscita del film, per tantissime persone è divenuto quasi un simbolo del vivere libero, senza paure ne esitazioni. Questo film è suo, della sua fantasia e bontà. A parer mio però, è anche e soprattutto una pellicola sulle persone, e trasforma &#8216;loro&#8217; in veri protagonisti della pellicola, dicendo allo spettatore che la vita in fondo è bella, basta saperla prendere, accettare, ma soprattutto che bisogna saper rischiare e mettersi in gioco.</p>
<p><img class="alignnone size-full wp-image-1116" title="KxKdqpErOpva7j90QTUCPZ22o1_1280" src="http://www.robertodragone.com/wp-content/uploads/2009/07/KxKdqpErOpva7j90QTUCPZ22o1_1280.jpg" alt="KxKdqpErOpva7j90QTUCPZ22o1_1280" width="500" height="220" /></p>
<p>Il fatto che mostri un lato della vita che c&#8217;è, ma che lo mostri sotto un punto di vista surreale, non significa che il film sia irrealistico, anzi. Io penso che sia stato girato in modo che risulti molto semplice comprendere il messaggio che c&#8217;è dietro il film, &#8216;<em>Non sei solo, spettatore</em>&#8216;, ma che comunque non disdegna nel mostrare lati crudi della vita, a volte sporchi e perversi. Basti pensare all&#8217;inserimento del &#8216;<em>Regno del porno</em>&#8216; come luogo di lavoro di Nino, il ragazzo che conquista il cuore di Amelie. Un posto così fuori luogo rispetto a tutto il film? Non direi. Come ho detto, secondo me, i protagonisti del film sono le persone, nelle loro piccole azioni che compiono per non finire nell&#8217;apatia totale. E in queste azioni ci sono anche le perversioni, e il sesso.</p>
<blockquote><p>Tempi duri per noi sognatori.</p></blockquote>
<p>Dice a un certo punto di sfruggita un personaggio marginale del film ( la collega di Nino all&#8217;incontro con Amelie ), ma è una delle mie citazioni preferite. Il film fa sentire le persone a casa e in compagnia. Infatti Amelie non è una ragazza speciale per la personalità graziosa della protagonista, una ragazza comune, una sognatrice. E io so che le persone sono così, con i loro sogni e le loro fantasie, che non prendono sempre vita poiché la vita reale non è una pellicola, ma che comunque fanno parte del loro quotidiano.</p>
<p>Una delle mie scene preferite è quando Amelie piange dopo aver saputo che Nino è uscito con la sua collega di lavoro. In realtà sono usciti per parlare di Amelie, ma lei non lo sa, e così cade in depressione mettendosi a cucinare dei dolci per tirarsi su di morale. Quando vede che il lievito è finito lei immagina che Nino sia giù al palazzo a comprarglielo al negozio, per poi salire le scale e farle una sorpresa alle spalle. Immagina la scena, e mentre nell&#8217;inquadratura c&#8217;è Amelie che cucina, in alto a sinistra c&#8217;è una nuvoletta con Nino che entra in casa piano, per poi arrivare alle sue spalle e muovere piano i fili appesi in uno di quei separa-stanze. Nell&#8217;inquadratura di Amelie i fili si muovono sul serio, allora lei si chiede se quello che ha sognato sia successo davvero, o no. In realtà il gatto è entrato in cucina e ha mosso i fili, e lei si disillude. E&#8217; una scena che amo ( soprattutto per come continua ).</p>
<p>La cosa che più mi piace di questo film è la genialità e la fantasia usata in ogni minuto della pellicola. Quello che non trovo accettabile, infatti, è quando un film viene scritto e girato seguendo a grandi linea <strong>solo una bella idea</strong>. Il soggetto, il più delle volte, è originale, ma alla fine la pellicola viene scritta con una struttura fatta con lo stampino, facendo risultare la pellicola già vista e rivista. Ne <strong>Il favoloso mondo di Amelie </strong>questo non accade. Infatti lo sceneggiatore fa lavorare la sua mente in ogni fotogramma, dando in continuazione dettagli geniali ( su tutte quella del pesciolino rosso suicida ). Ovvio che il prodotto finale ne risenta in positivo, facendo risultare il film una vera e propria perla di fantasia e allegria.</p>
<p>Alla fine <em>la vita è bella</em>. Il messaggio del film è semplice, ma non per tutti. Nonostante sia un film leggero e riuscito sotto tutti i punti di vista, infatti, non è un film che mi sento di consigliare a tutti. Il suo &#8217;sperimentare&#8217; può lasciare può lasciare a bocca asciutta spettatori che cercano la comune storia d&#8217;amore strutturata come ogni film sentimentale che si rispetti ( conoscenza &#8211; amore &#8211; litigio &#8211; felici e contenti ) Non che Il favoloso mondi di Amelie non abbia struttura, anzi, solo non tutti possono notare i piccoli dettagli che il film vuole regalare, ne la bellezza di alcune inquadrature studiate nei minimi particolari ( quella nella foto che segue è la mia preferita ).</p>
<p><img class="alignnone size-full wp-image-1118" title="KxKdqpErOpv47hw4riEfcSKyo1_1280" src="http://www.robertodragone.com/wp-content/uploads/2009/07/KxKdqpErOpv47hw4riEfcSKyo1_1280.jpg" alt="KxKdqpErOpv47hw4riEfcSKyo1_1280" width="500" height="220" /></p>
<p>Un piccola nota può essere il &#8216;consiglio&#8217; che da il film ai sognatori per vivere meglio. Ci sono elementi artistici, o anche l&#8217;idea del karma. Gli elementi artistici li possiamo trovare nel quadro che il personaggio de l&#8217;uomo di vetro ridipinge ogni anno, o anche nelle fotografie, presenti come fototessere o come quelle che Amelie faceva da piccina, o anche nelle immagini video, presenti nelle videocassette che Amelie faceva arrivare a l&#8217;uomo di vetro, con situazioni che lasciano pensare che il mondo è piccolo, ma i punti di vista infiniti. Rifugiarsi nell&#8217;arte sembra essere il consiglio del regista, immergendoci nelle opere altrui partorite in momenti loro ma molto simili ai nostri. E io sono d&#8217;accordo con lui. Il &#8216;karma&#8217; poi, è presente durante tutta la pellicola sotto le azioni della stessa Amelie. Punire che compie cattive azioni con piccole azioni cattive sembra essere il suo motto, mettendola nei panni di una persona che giudica. Io non lo trovo sbagliato. Le persone giudicano, solo non lo ammettono, e quindi anche sotto questo punto di vista lo trovo un film sincero, senza veli.</p>
<p>Dal punto di vista tecnico non posso che applaudire. La fotografia è magnifica, dando un senso di leggero e armonico ( che tende al verde, quindi poco meglio ). Il montaggio è azzardato, ma dal mio punto di vista riuscito, con scene velocizzate come se volesse dire che le situazione belle sono limitate nel tempo, quindi è meglio &#8216;andare avanti veloce&#8217;. La regia è sublime, e costruisce un film che rilassa e diverte. Più di tutti gli elementi citati, però, una citazione speciale va alla colonna sonora: perfetta sotto tutti i punti di vista. Le canzoni sono allegre e movimentate, o lente e malinconiche. Sempre e comunque perfette per scena in cui vengono inserite.</p>
<div id="stb-container" class="stb-container"><div id='caption' class='stb-custom-caption_box' >In conclusione</div><div id='body' class='stb-custom-body_box' ><strong>Il favoloso mondo di Amelie</strong> è una commedia, ma è davvero riduttivo catalogarlo in un solo genere. Potrebbe benissimo passare per un sentimentale, un film d&#8217;autore, un film surreale o, certi punti di vista, addirittura grottesco. Il motivo è semplice: è un film che sperimenta. E per questo motivo, quindi, non è un film per tutti. Chi vuole guardare un film riuscito sotto tutti i punti di vista, fatto di tanti piccoli dettagli, può guardarlo senza esitazioni. Se invece cercate un film comune, che mostri cose che avete già visto, cercate altrove.</div></div>
<p style="text-align: right;">Se vi è piaciuto vi consiglio: <strong>L&#8217;arte del sogno, Lars e una ragazza tutta sua</strong></p>
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		<title>recensione: heat &#8211; la sfida</title>
		<link>http://www.robertodragone.com/blog/recensione-heat-la-sfida</link>
		<comments>http://www.robertodragone.com/blog/recensione-heat-la-sfida#comments</comments>
		<pubDate>Mon, 13 Jul 2009 12:19:39 +0000</pubDate>
		<dc:creator>rob</dc:creator>
				<category><![CDATA[Cinematografo]]></category>

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		<description><![CDATA[Heat &#8211; La sfida di Micheal Mann (1995)
con Robert De Niro, Al Pacino, Val Kilmer, Jon Voight
Quando un genere che di solito viene associato a una fascia di pubblico specifico viene preso in considerazione da un autore è sempre interessante vedere il risultato. Parliamo del genere poliziesco, che di solito viene associato a uomini rudi [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p><strong><img class="alignleft" src="http://www.mymovies.it/filmclub/2006/09/203/imm.jpg" alt="" width="105" height="172" />Heat &#8211; La sfida</strong> di <em>Micheal Mann</em> (1995)<br />
con Robert De Niro, Al Pacino, Val Kilmer, Jon Voight</p>
<p>Quando un genere che di solito viene associato a una fascia di pubblico specifico viene preso in considerazione da un autore è sempre interessante vedere il risultato. Parliamo del genere poliziesco, che di solito viene associato a uomini rudi e pelosi. Ma per farvi capire il concetto, potrei citarvi l&#8217;animazione, di solito associato a un pubblico di bambini.</p>
<p><strong>Trama: </strong><em>Heat è un film che racconta di una sfida. Al Pacino, super-poliziotto sopra le righe, e De Niro, criminale professionista che organizza il colpo della sua vita. Questo è il soggetto in se&#8217; del film, ma nella sua lunga durata ( due ore e quarantacinque minuti ) ci sono diverse storie che si intrecciano tra loro, che raccontano la vita privata dei personaggi principali.</em></p>
<p><span id="more-1052"></span></p>
<p style="text-align: justify;">La prima cosa che mi ha colpito di questo film è la fotografia. Già nelle prime scene, infatti, si vede una fotografia fredda, con colori vivi che danno la sensazione che tutto sia vero, dandoti a volte un senso quasi di sporco addosso. Da parte mia, <strong>Mann</strong> non è nuovo alla fotografia perfetta in una sua opera. Il suo più recente <strong>Collateral</strong>, infatti, a mio modesto parere ha forse la miglior fotografia che abbia mai visto, che in quel caso va ad aggiungersi al fatto che il film sia girato con il supporto digitale, quindi l&#8217;immagine risulta granulosa e quasi &#8216;amatoriale&#8217;, dando un ulteriore spinta al senso di reale.</p>

<p style="text-align: justify;"><img class="alignnone" src="http://www.mansurahmed.com/wp-content/uploads/2009/01/heat.jpg" alt="" width="500" height="230" /></p>
<p style="text-align: justify;">In <strong>Heat</strong> si prende in considerazione la lotta che l&#8217;uomo deve vivere con se stesso e con il mondo, cercando di equilibrare le più personalità che deve far vivere in se&#8217;. L&#8217;uomo con la sua angoscia, che vive nel suo lavoro, e l&#8217;uomo con le pantofole ai piedi, che deve dare le giuste attenzioni alla propria donna. In questo caso non si hanno le idee chiare su chi dei due personaggi sia il &#8216;buono&#8217;, e chi il &#8216;cattivo&#8217;. Infatti Al Pacino, che interpreta il poliziotto e che quindi per antonomasia dovrebbe essere il buono del film, distrugge la sua vita privata per vincere una lotta contro uno sconosciuto. Mentre De Niro, il cattivo in quanto rapinatore spietato, tenta invece di costruire qualcosa nella sua vita privata, stanco di vivere solo e male, peggio di un cane.</p>
<blockquote style="text-align: justify;"><p>Sono un solitario ma non mi sento solo.</p></blockquote>
<p style="text-align: justify;">Dice il personaggio di De Niro in una scena. Un attore con un lungo elenco di successi, e che qui non fa altro che confermare il suo enorme talento nella recitazione. Infatti riesce bene a costruire un personaggio realistico, un genio del crimine senza scrupoli che vede il suo sporco lavoro solo come un, appunto, lavoro. E il suo carattere esce fuori anche nelle scene d&#8217;amore, non togliendosi comunque i &#8216;vestiti del De Niro&#8217; da dosso. Esso infatti riesce a trasmettere l&#8217;idea dell&#8217;uomo che deve vivere nel suo istinto, con &#8216;Legami che possono essere lasciati in trenta secondi, quando vedi che un uomo che svolta l&#8217;angolo sta camminando verso te per ucciderti&#8217;.</p>
<p style="text-align: justify;">Il personaggio di Al Pacino, invece, è un personaggio che si auto-distrugge lavorando troppo. Con tre matrimoni sulle spalle, lascia che la sua vita sia solo il lavoro da poliziotto. Un lavoro fatto di violenza, di atti cruenti di cui non si parla a tavola in famiglia. Il suo personaggio non riesce comunque a gestire il tutto, finendo per distruggersi e distruggere chi lo ama nonostante tutto. Al Pacino è un grande attore, e anche qui ci troviamo un personaggio costruito bene, e interpretato meglio. Un personaggio pazzo, sopra le righe, che a volte lascia che lo spettatore &#8216;tifi&#8217; per il cattivo ( il rapinatore, De Niro ), per il suo comportamento egoista e antipatico.</p>
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<p style="text-align: justify;">Nel cast stellare è presente anche Val Kilmer, in una pettinatura assai discutibile e in una personaggio che viene mostrato poco sullo schermo. Poi c&#8217;è una giovane Natalie Portman, ma anche lei in questo caso interpreta un personaggio marginale, che compie un&#8217;azione che sveglia e riunisce alla realtà familiare il personaggio di Al Pacino, facendolo comunque restare fuori dal mondo per la sua negatività.</p>
<p style="text-align: justify;">Micheal Mann ci regala una regia sublime, tra inquadrature che sono vere e proprie capolavori, e scene di una bellezza cinematografica immensa. Tra tutte alcune sono la scena della rapina iniziale, e poi quella alla banca, poi la scena di De Niro con la sua ragazza sul tetto, con il panorama della città sullo sfondo ( e qui si ha un ulteriore senso di realtà con il bacio tra i due ), e la scena in cui De Niro è costretto a sparare il suo compagno in fin di vita. Qui Mann sfoca i due, mettendo a fuoco la parete finestra che mostra le luci della città. Geniale.<br />
La scena più bella è però il dialogo tra i due protagonisti nel bar. Lì infatti Mann riesce a costruire una scena intensa solo con due personaggi, e un dialogo scritto in modo che la sfida dei due personaggi nel vincere verso l&#8217;altro è ulteriormente marcata.<br />
Nel film ci sono comunque elementi classici del genere poliziesco. Alcuni cliché nella presentazione dei personaggi, o nel finale della storia, nonostante il film nella sua lunga durata ( che non pesa mai ) non sia ma scontato.</p>
<p style="text-align: justify;"><div id="stb-container" class="stb-container"><div id='caption' class='stb-custom-caption_box' >In conclusione</div><div id='body' class='stb-custom-body_box' ><strong>Heat &#8211; La sfida</strong> è sicuramente un film da vedere per gli amanti del genere. Grazie a Mann, infatti, è un poliziesco classico ma non banale, che grazie alla cura dei dettagli e a una regia perfetta e cercata, non fa annoiare mai lo spettatore. Anche se la prima parte in cui personaggi vengono presentati è più riuscita rispetto alla seconda, un po&#8217; ripetitiva, la durata non dovrebbe essere un peso anche per chi odia i film che durano più di 90 minuti. Io lo consiglierei solo per far sentire un brivido lungo la schiena nell&#8217;inquadratura finale.</div></div></p>
<p style="text-align: right;">Se vi è piaciuto vi consiglio: <strong>Frost/Nixon &#8211; Il duello</strong>, <strong>Inside Man</strong></p>
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