Archivio della categoria 'Moleskine'


mal di pancia 0 commenti

Probabilmente non avrei dovuto bere il latte. Anche se l’ho cotto prima e mi sembrava che fosse buono, mi ha fatto venire un mal di pancia che non ti dico.
Vuoi che mi sposti?
Oh no. Non voglio che tu ti sposti, anzi. Perché non ingrassi? Così quando mi sei sopra, stesa come se fossi il tuo letto, sentirei di più la tua presenza su di me, nella stanza, e in questo mondo.
Sono già ingrassata già abbastanza, ultimamente. Non ti pare?
No.
Prova a rispondermi come se fossi uno che non mi ama alla follia come mi ami tu. Prova a fingere di essere il postino, o il panettiere.
Il panettiere ti ama, chiunque ti conosca e abbia un minimo di occhio ti ama.
E il postino non ha l’occhio?
Non credo, sbaglia sempre la buca della nostra posta.
No invece credo che sia la signora Bianconi che di proposito ruba la nostra posta, per poi leggerla e portarcela con la scusa che il postino ha sbagliato buca. La signora Bianconi mi ama?
Quella non ama neanche sé stessa, amore mio.
Allora c’è chi non mi ama, prova a metterti nei loro panni e rispondimi: non ti pare che io sia un po’ ingrassata ultimamente?
Vuoi che faccia lo stupido, allora? Ok. Be’, hai messo qualche pizzico di pelle in più qui e lì, ma da qui a dire che sei ingrassata ce ne vuole.
Sei ancora troppo buono. Penso di essere io la causa del tuo mal di pancia, altro che latte.
Forse sì, ma non spostarti.

chi essere o chi non essere 2 commenti

Non siamo un corpo ma bensì abbiamo un corpo. Il nostro io non esiste fisicamente; anzi molto spesso la nostra personalità si scontra con il corpo che abbiamo. Da qualche parte nella nostra testa c’è quell’energia che contiene il nostro sapere, cioè tutto ciò che abbiamo visto, sentito, provato, amato e assaporato, quella stessa energia che siamo noi. La somma di ogni paura siamo noi, un elenco interminabile di conseguenze scatenate da azioni che abbiamo vissuto. Se ciò che sappiamo, cioè ciò che siamo nella nostra testa, si scontra con il mondo vuol dire che noi ci scontriamo con quello che siamo per il mondo, perché il nostro corpo è parte del mondo e noi ne abbiamo solo il controllo delle azioni, cioè nulla. Il nostro io è un crepaccio profondo rispetto alla limitata consistenza del nostro corpo. C’è uno scontro perché tra ciò che pensiamo, e cioè tra ciò che siamo, e ciò che gli altri vedono di noi, cioè le poche azioni che riusciamo a fare per trasmettere la nostra personalità, c’è un’enorme differenza; inevitabilmente, il corpo, così come il mondo, è più lento rispetto al nostro io interiore. Hai voglia di dire ciò che pensi, hai voglia di volere proteggere il tuo io per far prevalere il tuo pensiero a quell’idea omologata che ti impone la massa. La realtà è che se tu sei nella tua testa e il tuo corpo è nella realtà che vedono tutti, tu hai già perso.

A volte mi sento tanto piccolo senza neanche guardare il mondo. Mi basta vedermi dentro per trovare i profondi ricordi che trasporto e sentirmi un formica di fronte alla montagna del passato. Mi vorrei abbandonare, perdermi nella natura tra il verde immenso degli alberi, e la trasparenza infinita del mare. Camminare e capire le cose in mancanza della loro presenza. Mi sento scomodo in questo panni che sono la mia pelle, ma non perché sono io, ma perché sono umano. Vorrei essere qualcosa di più grande in modo che ciò che ho vissuto non mi vada stretto. Vorrei essere qualcosa senza pensiero, inanimato, come una montagna, un lago, o la cascata spumeggiante alla fine di un fiume. Non voglio chiedermi delle cose ma fare parte di un ciclo. Non voglio essere la voce diversa del coro ma fare parte di un gruppo in cui tutti sono completamente uguali. Noi, è la nostra mania di protagonismo.

incredibilmente banale 0 commenti

Posso dirti che sei semplice? No, non puoi. E che sei bella? Sei bellissima, come quella sensazione di felicità con cui ti svegli la mattina, quando non ti ricordi neanche chi sei. Sei banale. E tu antipatica. Lo so. Anche io lo so, sono banale, ma che ci posso fare? In fondo non mi dispiace essere banale. D’altronde, non ho mai pensato di essere tanto diverso dalla banalità che vedo con i miei occhi negli altri. Zitto, e annoiami ancora. La tua pelle, oh la tua pelle è un tessuto morbido e profumato, una sorta di… non mi viene niente in mente di banale. Dimmi la prima cosa che pensi, sarà sicuramente banale. La tua pelle mi ricorda le nuvole, o meglio, se penso alle nuvole, alla loro soffice superficie, io penso alla tua pelle. Bianca, morbida. L’amore è banale, la bellezza scontata, continua. Di te mi piacciono i tuoi difetti. Sì, non potresti essere più banale. I tuoi difetti sono ciò che ti rendono la persona che più mi manca quando non sono tra le persone. Il tuo russare. Io non russo. Il tuo russare, i piedi che ti puzzano quando ti togli le scarpe. I miei piedi non puzzano! Se non puzzassero io non ti amerei. Ti sei salvato, sempre grazie alla banalità, continua. I tuoi capelli sono la natura, e le tue mani come rami di alberi contengono mille foglie, e ognuna corrisponde a una cosa che con quelle mani tu sai farmi provare. Il tuo sguardo come il sole mi riscalda, il tuo seno come il futuro mi accoglie. Avanti, io penso che tu possa essere molto più banale di così. Vediamo, il mio amore nei tuoi confronti è come una giostra che gira, alimentata dalla voglia d’avventura che hanno i bambini. Poi dici che sono antipatica, te scrivi queste frasi orrende! Io ti amo come si ama la vita appena sei nato, e poco prima di morire. Ti amo come s’amano due sassi vicini incapaci di spostarsi. Ma tu puoi spostarti, puoi andartene via, lontano, viaggiare e cercare finché non troverai lo stampo originale della tua donna ideale. E invece hai scelto me, perché? Mi raccomando, sii banale nella risposta. Io non ti ho scelto, è la vita che ha scelto per noi. Se potessi non ti amerei, perché in fondo mi fai male e mi ferisci. Ma non posso scegliere, e t’amo, t’amo come s’ama il caldo d’inverno, e il fresco d’estate. Ti amo come si odia la tirannia, e ti odio come si ama il sogno di essere felice.

Non riesco più a essere stronza, non con te che mi dici ciò che provi. No, non dire così, oppure la smetterò di essere banale. Va bene, allora sei mediocre.

facciamo l’amore? 0 commenti

Mi chiedi se voglio fare l’amore, ed è una cosa che non dovresti chiedere. Fare l’amore è lo sfogo di una tensione sentimentale che ci mette tempo per accumularsi, e noi l’amore l’abbiamo già fatto ieri. Non credo di amarti abbastanza perché anche oggi tu possa scoparmi senza che io mi senta in colpa verso me stessa – eppure, sono qui che mi lascio scopare, dai tuoi movimenti scomodi e dolorosi che, come uomini avidi di potere, si muovono dentro di me in cerca di ciò che importa a loro e solo a loro. Che cosa sia l’oggetto del desiderio della loro ricerca io non lo so, come non so se mi interessa. Il tuo farmi l’amore è ormai una ricerca di cui non voglio più sapere niente, tanto che mi ha stancato con il suo fare tirannico, ripetitivo. L’amore si fa quando ricordi che la persona che ami non è parte di te fisicamente; quando la guardi, e capisci che sei stanco di parlarle, di ascoltarla, di baciarla, e quindi ti unisci a lei in un piacere che rinfaccia al mondo di essere troppo duro con gli esseri umani. Questo momento di consapevolezza dura pochi attimi, in cui ti rendi conto di quanto sei piccolo e solo nell’intero spazio che circonda il corpo che possiedi. Solo allora ti unirai a un altro essere umano perché la tua persona sia più grande, e meno indifesa, alla cattiveria che il mondo è pronto a regalarti.

Non si chiede di fare l’amore perché farlo è un obbligo che abbiamo, prima verso noi stessi, poi verso l’amore temporaneo della nostra terminabile vita.

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