Archivio della categoria 'Peli sulla lingua'


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Se ho fede? Certo, che ho fede. Ma non la fede, ma bensì io possiedo la Fede. Tra parentesi, capita che bestemmi, ma non perché sono maleducato. Posso essere anche maleducato, certamente, ma non certo perché bestemmio. Una volta risposi che non volevo seguire delle regole d’educazione impostatemi dalle religioni. E non c’entra il rispetto, non più. Non credo nelle religioni, e bestemmio. Non spesso, ma se capita non mi copro la bocca con la manina subito dopo.

Ho fede, sì. In fondo sono un artista, si dice. Con gli anni mi sono convinto anche io di questa cosa, ormai. Tutti quelli che conosco me lo dicono, quindi o è un enorme complotto, oppure forse hanno un po’ ragione. Visti i tempi, comunque, direi che gli artisti sono diventati artristi, ma questo è un altro discorso. Siedo su di una poltrona tra la scienza, che tende a definire ogni cosa, e le religioni, che danno a tutto una sola spiegazione – o spiegazioni, viste il numero di religioni presenti al mondo. Allora qual è la mia fede?

So che tutto nasce, vive, e poi muore nella nostra testa. Il cuore non ha memoria, né ricordi. E nemmeno qualcos’altro ha memoria, quindi tutto è nella nostra testa; amore, legami, la vita. E la mente pensa, essa immagina, a volte ci parla. Ma tutto lì dentro si razionalizza, assume forme, i contorni diventano precisi. E questa è la ricerca, che vuole i fatti. Quella, insomma, del senso della vita, dello scopo dell’esistenza, e un altro elenco di inutili cazzate. Poi c’è la fede, religiosa. Quella che non si pone domande, ma che ha tutte le risposte. Il volere di dio, eccetera. Il destino, i comandamenti, i dogmi vecchi quanto il primo ‘ti amo’ sussurrato. C’è da pensare che non sono stato fortunato da poter credere in dio, oggi. Ma non per questo mi sento senza fede.

Io, infatti, sono nel mezzo di questi due modi di vivere e pensare. In mezzo alle nostre orecchie siede il nostro Io, quello che pensa, razionalizza, e nel nostro cuore siede il nostro dio, che ha fede. E la mia fede dove siede, cos’è? La mia fede è forse nelle orecchie, quando ascolto musica; oppure e nelle mani quando sfoglio un libro, o negli occhi quando lo leggo; oppure, ancora, negli occhi, quando guardo una bella foto, o quando ne scatto una io. E’ negli occhi quando guardo una bella ragazza, o nella mia bocca quando glielo dico. E ancora nelle mie mani, quando la cerco. La mia fede è irrazionale, di spiegazioni non ne vuole. Tuttavia si diverte a immaginarle con stile. La mia fede è quella che alcuni sentono nello stomaco quando delle mani gelate, in pieno inverno, te lo sfiorano. La mia fede è quella che ti fa sorridere senza motivo. La mia fede è il senso del ritmo quando ascolti una canzone.

Se ho fede? Certo, ho il mio credo. Nella mia fede tutti siamo dei pastori, tutti facciamo le pecore, tutti siamo i cani di guardia e lupi affamati di carne. Nella mia fede non si negano i difetti, ma ansi si accettano, si amano. Quello in cui credo non impone dogmi, ma ansi sprona ad avere una mente senza confini razionalizzati, o trarre risposte affrettate e senza fondamenta più giovani di duemiladieci anni, per esempio. E se lo riterrete opportuno, potete bestemmiare, o dire quel che cazzo vi pare. Ecco la mia fede, e ora possiamo parlare di rispetto, se vuoi.

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Itagliani [i-ta-glià-ni]

agg. dell’Italia; civiltà (?), lingua itagliana | nessuno tromba come gli itagliani, gli itagliani da grande sognano di sedere su un trono, nonostante ci sia la repubblica, e fare i tronisti.

1. Gli itagliani sono un popolo che è sotto gli accertamenti psicologici dei migliori laureti al Cepu dell’anno fiscale 1998/99, quelli dell’ultimo concorso pubblico. E’ un popolo diviso, come ogni popolo fascista mondiale, nonostante non si siano trovati, per ora, sostanziali differenze tra i due schieramenti; ma mai definire retrograde un italiano in sua presenza, perché non sa di esserlo e per lui sarebbe uno shock saperlo. Come per Babbo Natale e i bambini, bisogna far piano. A proposito della ricerca delle differenze fisiche e mentali dei due schieramenti, che per non fare nomi chiameremo nord e sud, c’è un altro gruppo di ricerca in ricerca. Loro, però, a differenza del primo gruppo, al Cepu non sono mai stati accettati, poiché quando gli han chiesto quale fosse il loro QI, loro hanno risposto “Dopo la Q va sempre la U, e non so cosa sia il QUI”. Comunque, neanche loro, in sessantacinque anni di ricerca (solo negli ultimi anni si sono trasferiti su google), hanno trovato qualche differenza sostanziale, a parte qualche vocabolo specifico dei due schieramenti nord e sud, che gli scienziati hanno chiamato con il nome tecnico “accento”. Anche qi la differenza è però minima, visto che siede solo nel fatto che quelli del sud iniziano alcune frasi con un semplice “uè” (che gli scienziati hanno trasformato subito in “què”)

2. Non ci definizioni per definire in modo preciso gli itagliani in quanto popolo, perché in quanto popolo hanno ben poco. Ma non è un difetto, solo un mancato pregio, di cui non si sente neanche troppo la mancanza, dato che almeno si sono trovati (quasi) d’accordo ad eleggere il capo che deve rappresentarli nel mondo, quando c’è da raccontare le barzellette. Sì, perché gli itagliani sanno raccontare benissimo le barzellette, e la loro preferita è “C’erano una volta tre padani, e poi un negro, un mulatto, e un cafone di merda, che alla fine della barzelletta non ci saranno più”. Se molti mangia-bambini trovano questa barzelletta fascista è perché sono mangia-bambini senza senso dell’umorismo, che per gli itagliani significa dire parolacce tipo “cazzo”, o “merda”, o una fusione tre le due in un enorme “pene di sterco”.

3. Gli itagliani sono un popolo carnivoro, poiché mangiano tanto, ed sono proprio in carne. La prova bikini, o perizoma maschile leopardato, è per loro il ritrovo annuale per mostrare di cosa sono fatti; gli scienziati, al tal proposito, stanno facendo altri studi, e oltre alla carne, alle ossa, e altre cose che non sanno definire, dicono che siamo tutti uguali. Qi ci fu anche la guerra incivile degli anni quelli, in cui i padani, e le pedane, dissero che qualcosa di differente doveva esserci per forza. E così si è deciso che chi non ha il sangue verde non ce l’ha duro, ma in compenso riesco a girare lo sterzo della macchina senza problemi.

4. Se i leopardi corrono dietro le gazzelle (anche se in Italia sono le gazzelle a rincorrere), gli americani dietro il progresso, e gli inglesi dietro la reginetta, gli itagliani corrono verso varie ed eventuali cose, più comunemente e umanamente chiamate donne. Quello degli itagliani è un vanto, quello di definirsi il maschio predominante che tiene il telecomando, e porta i pantaloni firmati da qualche ricchione famoso. Ricchione è un termine itagliano per definire chi, secondo dio, che è tipo più in alto del presidente del consiglio, detta le leggi umanitarie, insieme a Bertolaso. Comunque, è meglio sottolineare che chiunque è più alto del presidente del consiglio, tranne Brunetta, che a discapito del nome, non ha un bel culo. Gli itagliani si vantano di essere stati gli ultimi ad aver inventato la ruota che gira, gira la ruota gira. Molto prima dei russi, ma dopo gli americani. Piccola nota: gli itagliani dicono di non russare, ma intanto Putin è il nostro migliore amico.

5. In fine, lo sport nazionale degli itagliani è il calcio, ma anche qi girano le palle a tutti. C’è corruzione sotto porta, e finte che si trasformano in reti in cui ce n’è per Totti. Se vuoi fare felice un itagliano fagli vedere il pelo (gli scienziati stanno studiano la definizione, analizzando il capello), e dirgli che forse dopo averlo avuto si potranno vedere la partita su mediaset premium, che è un premium solo per i più alti in carica. I più bassi no, quelli non sono di sangue padano.

ancora, e ancora Un commento

Beati i pazzi perché che non capiscono un cazzo. Percepisco, e mi rassegno, che c’è qualcosa di tremendamente sbagliato. Un mondo che si sgretola a suon di bombe, ma anche bugie, cattiveria, avidità, apatia. Apro facebook e trovo quelli che si credono i nuovi Che Guevara, rivoluzionari che combattono per la giusta causa, a suon di click e link. “Condividete, mostrate umanità”. E io rido, rido. E mi chiedo se pensano davvero di fare una buona azione con quella condivisione, oppure se credono di iniziare a cambiare il mondo da lì. Siamo nella merda perché chi odia il mondo è troppo giovane per capire anche minimamente di cosa cazzo stia parlando, e chi invece ama il mondo è l’intelligente perché ha deciso di non sapere, per godersi tutto meglio. Chi sbaglia? E io che ne so, solo sento puzza di qualcosa fatto male.

Ballavo un valzer con l’aria, mentre nell’aria c’era Baciami ancora, il nuovo singolo di Jovanotti, che non riesco a smettere di ascoltare. Mi hanno preso per deficiente, “Ma come, balli da solo?”. Io stavo bene, quella canzone mi mette allegria perché mi sembra un valzer. Io ho detto che, a questo punto non vale più restare seri, fare i civili, gli educati. Che i pazzi sono felici, perché forse hanno visto il mondo e non gli è piaciuto, ma poiché la vita è una loro hanno deciso di godersela nel loro mondo immaginario. Che c’è di male? Piuttosto… Perché fare una vita ordinaria? Fare sempre il serio? Non dire le parolacce? E per cosa? Prendi un’idea, ho detto, e sposatela. Vivi con quella idea per tutta la tua vita. Se l’idea ti fa ballare con l’aria un valzer mentre ascolti la solita canzone per decine di volte forse sei fortunato, perché alla fine c’è chi ha sposato idee che gli fanno avere l’aria triste. Fatto sta, gli ho detto, che il deficiente era lui, che perdeva tempo a non fare il pazzo.

Il mondo è quel che è. A te resta scegliere, se stare fermo e fartici schiacciare, oppure danzare ancora, e ancora.

io, re e dio del mondo mio 0 commenti

I sogni che vediamo la notte sono solo nostri, e la vita che viviamo è di tutti, perché siamo solo un insieme di leggi, di divieti, di transenne. Tu sei la mia transenna alla felicità, io l’invito alla tua. Nella vita reale io mi sentivo spesso la comparsa di un film in cui avrei dovuto essere il protagonista e interprete di tutti i personaggi. Nei sogni invece sono io il re del mondo, e decido tutto io. I sogni sono la patria degli anarchici re dell’Io, baronetto delle terre d’ego personale. Ognuno di noi è un anarchico dittatore della parola Io. Io ho dei sogni, io voglio questo, io voglio. Non pensiamo al Noi, e non ne sapremmo l’esistenza se a scuola non avessero perso tempo a insegnarcelo. Neanche il Tu esiste. Tu non esisti.
Sento puzza di merda che mi entra nelle narici, ma mi sento comodo. Il paradiso.
Dio. Il paradiso. Non esiste nulla. E’ una favola, e io preferisco Cappuccetto Rosso. L’Io è l’idea di partenza del fascismo. Il fascismo è una chiara richiesta d’egocentrismo da un soggetto che ha sicuramente il cazzo piccolo. L’uomo ha bisogno di una piramide di potere, e ha inventato dio, per non essere lui stesso dio, e per scaricare le responsabilità. In fondo non tutti nasciamo Marlon Brando. Hanno bisogno di sapere che sotto di loro c’è qualcuno, e sopra di loro c’è qualcuno. Hanno bisogno di sapere che fanno parte di una catena, e che senza la loro inutile e patetica presenza, la catena si spezzerebbe. Hanno bisogno di pregare. Hanno bisogno di sentirsi chiamare con il Lei. Hanno bisogno di tutta una serie di inutili smancerie che gli coccolino il loro cazzo piccolo.

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