La domanda: il fatto che il genere umano è sempre in cerca della perfezione, è giustificato quando poi, inevitabilmente, fallendo, si lamenta? Io direi proprio di no. Lo scrittore che disse che “La perfezione non esiste, io l’ho capito scrivendo. Tuttavia, il mio scopo è essere imperfetto con più stile che posso” era un genio, una frase che per me racchiude il segreto che sta alla base della felicità. Il fatto è che l’uomo appena nato si ritrova a dover sottostare a quelle regole civili che molto probabilmente sono vecchie e poco funzionali al vero scopo delle leggi, e cioè quello di creare un ordine, certo, ma anche un equilibrio che oscilla tra i piacere che l’uomo ha il diritto di avere e i doveri che l’uomo è obbligato a fare. La ‘perfezione’ entra nelle aspirazioni umane quando questi si ritrova a un certo punto della vita e, entrando nella consapevolezza che in tot anni di vita non ha MAI pensato, ma c’è stato sempre qualcuno che lo facesse per lui, vuole qualcosa di stimolante, di appagante, che lo aiuti a sentirsi meglio. La domanda sarebbe, non cosa dovrebbe accadere affinché tu ti possa sentire meglio, ma perché vuoi sentirti meglio?
Perché la ricerca di qualcosa presume che tu quel qualcosa non ce l’abbia. Quindi, se dopo un tot anni di vita vuoi cercare, per esempio, la felicità, vuol dire che neghi di averla posseduta durante questi anni. Però la felicità è ricercata dagli stupidi, e non perché non esista, o perché è impossibile da trovare, ma perché una persona abbastanza intelligente è felice – perché la felicità è tranquillità – almeno una volta al giorno. Trova sempre il modo per rilassarsi. Io, per esempio, so che non c’è nessun pensiero negativo che la sera non possa essere soffocato dall’ascolto di qualche canzone con le cuffie a massimo volume. Grazie alle canzoni rientro in certi pensieri, concetti, sogni, e dopo mi dimentico anche il motivo per cui il mio muso era lungo e triste. La persona intelligente non cerca neanche la perfezione, perché la prima domanda che gli viene da porsi è: perfetto rispetto a cosa?
La felicità, come la verità del XXI° secolo, è soggettiva. Per me, a esempio, la felicità può essere una cosa banale, mentre per un imprenditore asiatico la felicità è rappresentata dalla ricchezza. Ma perché la perfezione non è una? Sempre per lo stesso motivo, e cioè l’educazione, la cultura. Sono cresciuto sapendo che la ricerca della perfezione è un’utopia. Come quando mi accusano di bestemmiare, e io rispondo che non è un peccato in quanto non c’è nessun essere superiore da rispettare, che io non rispetto il ‘nulla’. Ed è così anche per la ricerca della perfezione, che è in realtà una parola inventata probabilmente dalla Disney per giustificare il loro buonismo antisemita dei primi anni di vita dell’azienda; oppure è una parola inventata dalle case pubblicitarie, per aspirare il consumatore a diventare qualcosa di migliore di quello che è. Ma la pubblicità cosa ne sa della mia vita? Ne sa, perché noi spesso siamo uno, nel senso che facciamo tutti le stesse cose, e quindi inevitabilmente abbiamo gli stessi problemi, gli stessi pensieri. A volte è una cosa talmente scontata come pensiero, che è facile associare la massa a una qualsiasi razza di animale: una volta che hai visto un leone, un delfino, una lepre, dopo è molto difficile che al secondo incontro ravvicinato con la suddetta bestiolina proviamo lo stesso stupore della prima volta. Tuttavia, non tutti gli animali sono uguali, e ci sono specie che non sono ancora state trovate e battezzate. La massa, il gregge, comunque, è una bestia conosciuta perché a un certo punto della propria vita capisce di non aver fatto altro che brucare, quando gli dicevano di brucare, e di essere munti, di essere rasati, sempre quando il padrone lo richiedeva.
E la libertà di pensiero? E la libertà d’essere? Non hanno neanche una vaga idea di cosa sia. Poi un giorno si svegliano, aprono gli occhi quando nelle loro orecchie entra un pensiero che mai avevo neanche sfiorato, e così il loro mondo, fatto di certezze frivole e talvolta finte, cade, come cadrebbe un castello di carte durante un uragano. E loro? E loro si mettono a cercare la perfezione, come se avere difetti fosse sbagliato, come se la perfezione esistesse. Inevitabilmente a questo punto acquisiranno gli stimoli sbagliati, troppo grandi per loro, o completamente opposti alla loro idea di ‘tranquillità’. Quindi cadranno sempre più in basso, rinchiusi in pensieri che con un contraddittorio verrebbero smontati in poche parole. Si deprimono, con un non nulla, perché si ritrovano a essere dopo troppo tempo dall’uscita dalla cosina e non sanno come si fa. Non sanno cosa fare, sono disorientati, non si sentono mai appagati. Ma la domanda è sempre la stessa: questo gregge, è giustificato?