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	<title>Roberto Dragone &#187; Peli sulla lingua</title>
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		<title>il post delle scorregge</title>
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		<pubDate>Fri, 30 Apr 2010 08:13:36 +0000</pubDate>
		<dc:creator>rob</dc:creator>
				<category><![CDATA[Fotografia]]></category>
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		<description><![CDATA[Quando mi iscrissi anni fa a deviantART notai subito che la maggior parte delle fotografie potevano essere classificate in due categorie: le fotografie romantiche, e quelle tristi. Io un po&#8217; mi rompevo gli zebedei perché si ricalcavano all&#8217;infinito gli stessi concetti, e quindi spesso trovavo foto assolutamente identiche. Tipo: c&#8217;era gente che fotografava cuori dalla [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p>Quando mi iscrissi anni fa a deviantART notai subito che la maggior parte delle fotografie potevano essere classificate in due categorie: le fotografie romantiche, e quelle tristi. Io un po&#8217; mi rompevo gli zebedei perché si ricalcavano all&#8217;infinito gli stessi concetti, e quindi spesso trovavo foto assolutamente identiche. Tipo: c&#8217;era gente che fotografava cuori dalla mattina alla sera, per la categoria romantica, e sguardi assenti e visi inespressivi che guardavano in camera per la categoria triste. Il bello è che poi parlandone usciva fuori che quelle erano le foto che più riuscivano a esprimere qualche emozione forte. Ho sostenuto forti dibattiti contro chi sosteneva che una fotografia raffigurante un anonimo tizio inespressivo, con dietro una parete unicolore, sia una bellissima foto che esprime di apatia. Sì ma cazzo negli ultimi anni c&#8217;è chi in massa ha fotocopiato questo stile, poiché molti dei fotografi che ho conosciuto e seguivo lo hanno adottato. Stile che a parer mio fa acqua da tutte le parti; come ogni stile ha bisogno di un tocco soggettivo e d&#8217;autore, quindi non è sicuramente alla portata di tutti. Come rispondevo a quelli che mi chiedevano istruzioni su come riprodurre lo stile di una fotografia che mi mostravano, quindi guardavo la foto ed era scattata da un occhio allenato e modificata a modo in photoshop. Ovviamente in tutto ciò che è artistico non basta la tecnica, né sapere il come funziona una macchina fotografica, anzi &#8211; in fondo, mettere un soggetto serio al centro e scattargli una foto sembra facile a un occhio poco allenato, quando invece, come ogni tipo di fotografia, trasmettere tristezza a uno che non sa nulla di fotografia è difficile, per quanto egli possa essere emo o fan di Nick Drake. Questa gente da&#8217; per scontato che se io, fotografo, <em>volevo</em> trasmettere apatia mentre scattavo la foto allora la foto trasmetterà apatia. Per quanto sia un ragionamento del cazzo, ad alcune persone non entra in testa e quindi continuano a imitare stili e trasmettere le loro ripetitive emozioni.</p>
<p><span id="more-2380"></span></p>
<p>Ripetitive emozioni, era il punto di questo post; avendo davanti questa scontata e ripetitiva divisione, ed essendo un ottimista nato, mi chiedevo perché la gente &#8211; in questo caso artisti, quindi menti (si presume) con un bagaglio emotivo e una sensibilità diversa rispetto alla massa &#8211; potesse avere una visione così banale e limitata di tutto ciò che è il mondo e le emozioni. Se per molti nella vita o c&#8217;è amore (inteso quello con le coccole, e tutto il resto) o c&#8217;è tristezza, l&#8217;artista e l&#8217;uomo creativo è obbligato a dare altri spunti e stimoli per vivere meglio, e non dividere anche egli l&#8217;arte in due categorie e renderle, inoltre, ripetitive all&#8217;infinito. Sin da allora, quindi, in me c&#8217;era una sorta di emozione di contrasto, che mi faceva urlare non contro le opere ma chi si definiva artista, quando in realtà era solo un ciarlatano con una macchina fotografica. Uno è libero di essere e fare ciò che ritiene più opportuno essere e fare, ma proprio per questa libertà io mi sentivo libero di contestare tutti questi autori fasulli. Loro in risposta contestavano le mie fotografie, ma a me non importava; uno, perché era un atteggiamento infantile; due, perché a me le mie fotografie piacevano. Tuttavia, non erano educati come io lo ero con loro. Poverini, mi chiedevano cosa pensavo delle loro fotografie credendo che avrei risposto con dei complimenti di rito come facevano tutti.</p>
<p>Quello che non capivano, e probabilmente non capiscono, è che io non sputo sopra le due categorie, ma invece mi da&#8217; fastidio che molti fotografi fanno sì che queste sia le <strong>uniche</strong> categorie che la gente sarà costretta ad ammirare. Il loro, inoltre, era un atteggiamento costante, quindi dopo anni &#8211; ho visto &#8211; non sono né cambiati, né migliorati, né hanno sperimentato. Semplicemente perché hanno visto che le loro foto banali funzionano &#8211; ma le loro foto funzionano perché la massa è scema, e sta all&#8217;artista a dover fare la voce di contrasto. Quindi un vero artista non funziona? Sì che funziona, ma capisci che è vero quando ti fa ricordare qualcosa che sapevi ma che avevi dimenticato, oppure ti fa scoprire un nuovo pensiero. Di certo non ti dice quello che sai nel peggiore e più banale dei modi.</p>
<p>E qui entrano in gioco le scorreggie. Sono sempre stato un tipo &#8217;strano&#8217; per i più, ma quando ti ritrovi a conoscere fotografi, e aspiranti scrittori, che secondo te sbagliano a voler ricalcare ciò che è stato già detto solo per avere anche loro la fotografia ganza con la firma sotto, ti senti in obbligo, e io mi sento quasi in obbligo, di contestare duramente la mancanza di idee originali con quante più idee originali, e opposte a quelle di tutti, che puoi. Se c&#8217;è chi vuole fare l&#8217;artista per tirarsela, per mettersi gli occhialini e farsi crescere la barbetta, o per assumere atteggiamenti seri usando paroloni a dozzine di sillabe, te sei obbligato a ricordare a tutti che prendersi troppo sul serio è sempre sbagliato. Alla fine sono obbligato a girare con una candela infilata su per il culo a cantare No woman no cry, e sono fiero di essere abbastanza intelligente da capire che lasciarmi andare e divertirmi è sicuramente una strada verso la felicità più sicura di quella che usano tutti, perché la strada che usano tutti è la stessa che usavano vent&#8217;anni fa e a quanto ne so non ha portato alla felicità di nessuno. C&#8217;è una sorta di stanchezza nell&#8217;aria. Il mondo sembra arrendersi perché c&#8217;è chi parla del fallimento; quindi il viaggiatore neonato non preparerà mai neanche la valigia. Tutto questo, per colpa di quelli che si definiscono artisti, quando invece usano idee altrui per dire che sono affermati intellettuali. Questa gente qui mi fa solo schifo, perché non ne sa nulla di emozioni. Il vero artista ha il diritto di trasmettere qualsiasi triste emozione che vuole, ma da un altro lato ha anche l&#8217;obbligo di fare da oppositore sorridente quando c&#8217;è una realtà che già di suo demoralizza il mondo. Quando vedo l&#8217;uomo serio, che non vuole che i suoi difetti vengano notati dagli altri, mi viene da essere l&#8217;uomo più brutto del mondo, ma divertirmi, essere rilassato e diventarlo per una sorta di ripicca, e trasmettere questo pensiero a più gente che posso, perché l&#8217;arte è libero pensiero e libera espressione, no nascondere il vero io al mondo perché non è come quello di tutti.</p>
<p>Dovremmo tutti, ma soprattutto chi sa di poter creare arte, fare gli scemi più che possiamo. Basta serietà, al diavolo il buon senso. Abbiamo visto e sappiamo che la noia è una cosa bruttissima, e dobbiamo quindi sforzarci per essere allegri e trasmettere allegria. Basta facce tristi, e basta fare le cose che avete fatto ieri; tentate nuove strade. Dite sì a qualcosa che vi siete sempre negati. Se siete infelici e vi conoscete, allora fate qualcosa che non vi piace, perché è probabile che di voi non abbiate capito un cazzo. Guardate un film di un genere che odiate, ascoltate una canzone movimentata e ballate sul letto! Da quanto tempo vi negate la felicità di un ballo? Sgranchite i muscoli. Stando sempre fermi, seduti alla scrivania, o stesi a letto, o sul divano, somatizzate non solo le calorie sui fianchi, ma anche i pensieri tristi ai lati del cervello. Non pensate a pensieri tristi. Guardate foto di sorrisi piuttosto che stupidi idioti che si fanno gli autoscatti dei loro tagli sulle braccia.</p>
<p>Il mondo non è o nero o bianco, ma è infinite sfumature di miliardi di colori differenti. Prima gli artisti, ma anche voi, vi siete seduti nell&#8217;idea che il mondo sia una faccia triste. E tutti sappiamo che la faccia triste non funziona. Non è neanche bella da vedere. Allora dai, non fatemi ridere da solo.</p>
<p>Perché, pensate che io abbia qualche motivo per farlo?</p>
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		<title>i nuovi mostri</title>
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		<pubDate>Thu, 15 Apr 2010 09:02:44 +0000</pubDate>
		<dc:creator>rob</dc:creator>
				<category><![CDATA[Peli sulla lingua]]></category>

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			<content:encoded><![CDATA[<p>Mi hanno chiesto del mio primo bacio, così, per caso, e quando ho risposto loro che quando ho dato il primo bacio avevo quindici anni, hanno iniziato a deridermi come se indossassi un paio di quegli occhiali con attaccati naso e baffi finti. A pormi la domanda, e poi a deridere della risposta, erano giovani sedicenni &#8216;di questi tempi&#8217;, gente che in percentuale è in maggioranza deficiente. Un po&#8217; è colpa loro, e un po&#8217; della società, come d&#8217;altronde, penso, accade da sempre. Una mia coetanea mi diceva &#8220;Noi siamo l&#8217;ultima generazione buona. Dopo di noi tutto sembra essere andato perso&#8221;, e io ci ho pensato, ed è vera sta cosa? Forse sì; quando andavo alle scuole medie maschi e femmine indossavano la tuta nel giorno dell&#8217;educazione fisica perché c&#8217;era da giocare e divertirsi. Eravamo bambini cresciuti, che si vedevano sbocciare peli e tette come fosse granturco. Noi crescevamo alle superiori; era lì che facevamo le prime vere esperienze, era lì che iniziavamo a desiderare. Forse, tuttavia, è probabile che &#8220;La mia generazione è l&#8217;ultima buona&#8221; lo pensano tutti, da almeno duecento anni. E sono sicuro che tra quarant&#8217;anni vecchi emo si diranno tra loro che i loro tempi erano migliori, quando i valori c&#8217;erano ancora e la vita non sembrava andare verso la morte senza neanche passare per una felicità.</p>
<p><span id="more-2333"></span></p>
<p>Alla fine, il ragazzetto che mi ha posto la domanda aveva dato il suo primo bacio a tredici anni. Quel ragazzetto di sedici anni aveva già pure scopato. Io penso, però, che mettere certe cose in mano a certi ragazzetti, troppo giovani anche per capire il finale di Saw, sia davvero un&#8217;enorme cazzata. Sono assolutamente convinto che ogni età abbia i suoi tempi e le sue emozioni, e il problema dei giorni nostri &#8211; problema non nato oggi ma in cui oggi vede il suo apice di preoccupazione &#8211; siano proprie le tappe bruciate; e questa cosa, badate bene, non è colpa dei giovani, ma degli adulti. I giovani in questa cosa non c&#8217;entra un emerito cazzo. E&#8217; bello, perché sono proprio gli adulti poi a dire &#8220;I giovani hanno perso la strada. Sono troppo piccoli per pronunciare &#8216;eiaculazione&#8217; ma continuano a scopare come ricci&#8221;. Ora, a parte il termine che è difficile in sé (bastava dire, che so, &#8217;schizzaiare&#8217;), secondo te, adulto, chi diavolo doveva indicizzare loro verso una strada più &#8217;sana&#8217;? Chi doveva insegnare loro ciò che è giusto e ciò che è sbagliato?</p>
<p>Poiché sono stato giovane anche io (&#8230;) posso dire che tutto ciò che accade è, spesso (per non dire sempre) dettato dalla noia. Mentre sarebbe sano che nella noia l&#8217;adolescente studi, o si avvicini alla cultura (qui vista come co-educatore insieme, si presume, ai genitori), o che si diverta con i propri amici. Ma se non ha barricate, esempi, questi giovani dove cavolo devono sapere cosa sarebbe meglio non fare? Posso parlare del sesso, ma anche del picchiare un barbone mentre dorme e dargli fuoco. Se qualche anno fa i bambini nascevano con un minimo di buon senso preinstallato, abbiamo visto che ultimamente non è così. Sarà che ormai i reduci della guerra, quei nonni buoni e gentili che educavano il pargolo e lo viziavano di amore, iniziano a scarseggiare, vuoi che i nostri figli sono solo il prodotto di un paese che ormai sembra essere il rigetto di un pasto che aveva come unica portata la merda, ma abbiamo visto, e accertato, che i bambini crescono male. Tuttavia pochi, tra chi si lamenta, fa qualcosa &#8211; a parte l&#8217;indignarsi, ovviamente. Sì perché arrivati alla scuola, la maggior parte dei bambini, vengono trascurati dai genitori &#8211; che pensano che la scuola insegnerà loro le giuste misure. Dall&#8217;altra parte, però, abbiamo una scuola che non è, ormai, forte come la severa e funzionale scuola che era un tempo. E quindi, che diavolo vogliamo da questi giovani?</p>
<p>E&#8217; ovvio che vanno e fanno la prima cosa che gli dia attenzioni, o emozioni, o semplicemente amici e compagnia. Ormai non si tratta più di &#8216;rifiutare la cattiva compagnia che ti vuole far fumare&#8217;, perché ormai quasi tutti sembrano quelli che per la società moderna (forse retrograda anche qui) sono cattive compagnie. Per la chiesa non puoi scopare, per i genitori non ti puoi lasciare andare, per la scuola non ti puoi drogare. Per la società, fittizia e corrotta, basata su quello che sembra essere la negazione di ogni buon senso, non puoi essere ciccione, con la cellulite, senza trucco, o un ballerino provetto. Questi qui si sentono abbandonati, ovviamente. Che cazzo pretendiamo? Li capisco se provano la droga solo perché lo fa il branco, perché in quel momento il branco è l&#8217;unica cosa al mondo che sembra sapere della sua esistenza. Non dico che condivido le loro scelte, perché io sono cresciuto in tempi in cui insegnavano ancora ad avere un minimo di speranza verso il mondo; c&#8217;era ancora qualche umano che non fosse un professore precario che combattesse per il proprio posto; tanti amici normali, dove solo uno fumava, un altro aveva fatto già esperienze, e tra tutte le ragazze solo a una le erano cresciute già le tette. Ora invece l&#8217;adolescenza va di fretta perché il mondo sembra metterle fretta. Come se l&#8217;adolescente fosse scomodo alla società, un ragazzo da accudire, crescere, l&#8217;ennesimo a cui insegnare quei valori che noi abbiamo appreso così facilmente perché &#8216;erano altri tempi&#8217;; quei valori che ora ci sembrano tanto scontati che ci verrebbe da chiedere a un bambino: &#8220;Ma davvero non capisci il razzismo?&#8221;.</p>
<p>Perché dovrebbe capirlo? Noi perché sappiamo cosa sia il razzismo? ma soprattutto come facciamo a sapere che è sbagliato? Pensateci. Noi sappiamo che è sbagliato perché siamo cresciuti in questa idea. Ora, vedete i giorni nostri, dove c&#8217;è un governo, prima, un mondo, poi, che inneggia, dà la caccia, uccide, tutto ciò che non è conforme con le proprie idee. La presunzione che le nostre idee siano giuste è qualcosa che sta distruggendo il nostro mondo per costruirne centomila differenti. Quindi perché il bambino dovrebbe capire il razzismo, quindi quando crescerà non diventare un razzista, quando prima noi sembriamo esserlo? Scott Fitzgerald disse &#8220;Quando ti vien voglia di criticare qualcuno ricordati che non tutti a questo mondo hanno avuto i vantaggi che hai avuto tu&#8221;, una frase che dovremmo imparare quando siamo così certi che la nostra etichetta sia quella giusta e ci chiediamo perché certi ragazzini vestono in modo ridicolo e sgargiante; una frase che dovremmo imparare quando siamo in prima fila per criticare quelli che ormai chiamiamo &#8216;i nuovi mostri&#8217;, perché dovremmo ricordare, capire, ammettere, che se il mondo fa passi indietro al posto di avanzare è anche, e sicuramente, colpa nostra.</p>
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		<title>siamo un mondo moderno?</title>
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		<pubDate>Fri, 09 Apr 2010 13:12:32 +0000</pubDate>
		<dc:creator>rob</dc:creator>
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			<content:encoded><![CDATA[<p>La frase che mi fa più ridere è &#8220;E&#8217; incredibile che accada ancora questo nel 2010&#8243;, come se ci fosse una tabella di marcia in cui noi siamo in netto ritardo. Probabilmente non tutti sanno, e la storia insegna, che il mondo è sempre stato &#8216;indietro&#8217; rispetto a quello che per pochi intellettuali era il vero sviluppo, la vera &#8216;era moderna&#8217;. Ma come deve essere un mondo per definirsi &#8216;moderno&#8217;? La risposta cambia da individuo a individuo. Molti sono vaghi sulla risposta, come fossero candidate a miss Italia, infatti, dicono: &#8220;Io voglio solo la pace e la democrazia tra i popoli&#8221;; che è come rispondere, alla domanda &#8216;Che film vorresti vincesse l&#8217;Oscar?&#8217;, un banale &#8216;Il migliore&#8217;. Davvero il mondo può diventare pacifico, un enorme Pandora dove tutti gli uomini sono in pace con se stessi, con gli altri, e con la natura che li circonda? La storia risponde un secco no. Sì perché se dovessimo rispondere basandoci sulla storia, domani mattina dovremmo abolire molto di quello che oggi fa parte della nostra vita, quello che forma il mondo sociale, culturale, economico e politico del nostro mondo.</p>
<p><span id="more-2316"></span></p>
<p>Per esempio, in passato abbiamo visto infinite volte che i partiti non funzionano. La concorrenza che dovrebbe essere il punto forte del creare vari gruppi uniti da idee opposte diventa sleale e corrotta. Tuttavia, oggi, i partiti sono un punto fondamentale di ogni governo che si rispetti. Anzi, sono la dimostrazione che quel governo funziona, che è democratico. Prendendo il paese in cui abitiamo, però, vediamo che non c&#8217;è un opposizione che vale, e quindi c&#8217;è una disparità di potere tra il partito di maggioranza e quello che dovrebbe tenergli testa contrastandolo. Nonostante ciò, e cioè avendo tutt&#8217;oggi prova che i partiti sono qualcosa che non funzionano, essi esistono, e probabilmente esisteranno nel futuro. Per questo motivo, tempo fa ho abolito dal mio vocabolario etichette come &#8216;fascista&#8217;, &#8216;comunista&#8217;, &#8217;socialista&#8217;, e così via, perché anche se ognuno di questi movimenti serve a indicare un tipo di pensiero, giusto o sbagliato che sia, ognuno di essi in passato non è mai stato applicato nel migliore dei modi. Potrei avere pensieri fascisti e comunisti senza sedermi completamente nell&#8217;ideologia, quindi perché usare delle futili etichette?</p>
<p>Basta, basta, l&#8217;uomo ha fatto fallire anche le cose più belle, e non ora, ma bensì millenni fa. Poi da allora continua a fare sempre gli stessi errori. Infatti non importa ciò che è giusto o sbagliato &#8211; che anche se sono decisioni soggettive, io mi riferisco al &#8216;giusto&#8217; e &#8217;sbagliato&#8217; per la pacifica convivenza della massa &#8211; perché l&#8217;unica cosa che importa è che venga presa la scelta che porta più benefici economici possibili. Prendendo per esempio ancora l&#8217;Italia, abbiamo un presidenza del consiglio che ha reso illegale la clandestinità per diminuire i crimini, che egli attribuiva agli stranieri, ma poi crea leggi da quindici anni per NON pagare i propri crimini. Incoerenza, dettata dall&#8217;avidità, dell&#8217;egoismo. Gente così nasce da millenni, anzi, probabilmente un uomo così è nato solo una volta, e in seguito sono nati decine di milioni di cloni che, nell&#8217;ignoranza, seguono quell&#8217;idea di potere che mette a disposizione donne e soldi. Il problema sta proprio nel fatto che l&#8217;uomo in se non spaventa, quanto ciò che preoccupa sono le decine di milioni di coglioni che gli vanno dietro. Seguono un uomo che potrebbe essere sbugiardato in qualsiasi momento se egli accettasse un dibattito. E&#8217; così l&#8217;uomo potente, oggi come in passato, e cioè che segue idee senza mai essersi domandato nulla al riguardo. Sì perché se dovessimo mettere sul tavolo ciò che seguiamo e facciamo perché lo faceva la società prima che nascessimo, e cosa è giusto fare perché porta a seri risultati, avremmo tutti una vita più facile basata su nuovi concetti completamente diversi da quelli attuali..</p>
<p>E&#8217; schizofrenico chi altera la realtà. Se hai degli amici immaginari a trent&#8217;anni, è molto probabile che nella tua testa ci sia qualcosa che non va. E&#8217; questa la schizofrenia nell&#8217;era moderna, malattia che detta pregiudizi su una persona che diventa poco affidabile. Tuttavia, siamo pronti a cambiare leggi per far felice uno stato che da duemila anni basa le proprie idee, retrograde, conservatrici, razziste, su quello che era uno schizofrenico che, se fosse sul serio esistito, diceva di avere come padre un essere superiore che aveva preso in simpatia la razza umana, perché dopo due milioni e cinquecentomila anni, non solo si era ricordato della sua esistenza ma, appunto, era uscito fuori anche che questa razza l&#8217;avesse anche creata. E&#8217; una delle idee più stupide che abbia mai sentito. Un&#8217;idea che in duemila anni ha ucciso milioni di persone, tra guerre ed esecuzioni per blasfemia (che avvenivano sino al secolo scorso), ma che però tutt&#8217;oggi ha più di un miliardo di persone che la danno per giusta. Quindi, possiamo ben affermare che, tra sei miliardi di persone che abitano questo pianeta, almeno un miliardo di loro sono stupidi che non capiranno mai cos&#8217;è la modernità.</p>
<p>Quello che l&#8217;uomo fa, a meno che non sia uomo di scienza, è quello di riprendere una vecchia idea e riproporla per la propria generazione, non solo pensando che questa idea si possa adattare ai nuovi tempi, ma che quest&#8217;idea, nonostante in passato abbia dato prova di essere un completo fallimento, finalmente nelle sue mani funzionerà. Se così non facesse, probabilmente l&#8217;uomo avrebbe cancellato idee e regole vecchie di anni, e creato nuove &#8216;certezze&#8217; più adatte a quello che oggi viene inteso come modernità, o più semplicemente ciò che sembrerebbe più giusto, per più persone possibili, per una convivenza civile. Tutto ciò è davvero triste. La moda di appassire nel consumismo, nel non fare nulla di non-innovativo, sembra essere alla base delle idee della massa. Farsi trascinare, essere comandati al posto di dettare leggi, nuove e flessibili al popolo. Tutto viene trascinato dall&#8217;avidità di possedere, e quasi sempre non importa neanche il cosa. Ciò che per molti sta alla base dell&#8217;idea di modernità è infatti avere gli ultimi oggetti tecnologici usciti sul mercato, e forse &#8216;capire&#8217; quello che sono le idee di civiltà, come la negazione del razzismo e la diffusione di ciò che è la democrazia.</p>
<p>Siamo un mondo moderno? No, perché non abbiamo un distribuzione omogenea di quella che a oggi è la civiltà. Siamo un mondo moderno? No, perché c&#8217;è gente che pensa ancora che, applicando idee antiche di millenni alla società odierna, queste possono creare benessere e pace nel mondo. Siamo in un mondo moderno? No, siamo ancora comandati dall&#8217;avidità, dal consumismo. Siamo un mondo capitalista che basa ogni sua scelta sull&#8217;economia, per arricchire chi è già ricco. Siamo un mondo moderno? No, tuttavia sembra che a nessuno importi.</p>
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		<title>questo gregge, è giustificato?</title>
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		<pubDate>Thu, 01 Apr 2010 11:06:32 +0000</pubDate>
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		<description><![CDATA[La domanda: il fatto che il genere umano è sempre in cerca della perfezione, è giustificato quando poi, inevitabilmente, fallendo, si lamenta? Io direi proprio di no. Lo scrittore che disse che &#8220;La perfezione non esiste, io l&#8217;ho capito scrivendo. Tuttavia, il mio scopo è essere imperfetto con più stile che posso&#8221; era un genio, [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p>La domanda: il fatto che il genere umano è sempre in cerca della perfezione, è giustificato quando poi, inevitabilmente, fallendo, si lamenta? Io direi proprio di no. Lo scrittore che disse che &#8220;La perfezione non esiste, io l&#8217;ho capito scrivendo. Tuttavia, il mio scopo è essere imperfetto con più stile che posso&#8221; era un genio, una frase che per me racchiude il segreto che sta alla base della felicità. Il fatto è che l&#8217;uomo appena nato si ritrova a dover sottostare a quelle regole civili che molto probabilmente sono vecchie e poco funzionali al vero scopo delle leggi, e cioè quello di creare un ordine, certo, ma anche un equilibrio che oscilla tra i piacere che l&#8217;uomo ha il diritto di avere e i doveri che l&#8217;uomo è obbligato a fare. La &#8216;perfezione&#8217; entra nelle aspirazioni umane quando questi si ritrova a un certo punto della vita e, entrando nella consapevolezza che in tot anni di vita non ha MAI pensato, ma c&#8217;è stato sempre qualcuno che lo facesse per lui, vuole qualcosa di stimolante, di appagante, che lo aiuti a sentirsi meglio. La domanda sarebbe, non cosa dovrebbe accadere affinché tu ti possa sentire meglio, ma <em>perché</em> vuoi sentirti meglio?</p>
<p>Perché la ricerca di qualcosa presume che tu quel qualcosa non ce l&#8217;abbia. Quindi, se dopo un tot anni di vita vuoi cercare, per esempio, la felicità, vuol dire che neghi di averla posseduta durante questi anni. Però la felicità è ricercata dagli stupidi, e non perché non esista, o perché è impossibile da trovare, ma perché una persona abbastanza intelligente è felice &#8211; <em>perché la felicità è tranquillità</em> &#8211; almeno una volta al giorno. Trova sempre il modo per rilassarsi. Io, per esempio, so che non c&#8217;è nessun pensiero negativo che la sera non possa essere soffocato dall&#8217;ascolto di qualche canzone con le cuffie a massimo volume. Grazie alle canzoni rientro in certi pensieri, concetti, sogni, e dopo mi dimentico anche il motivo per cui il mio muso era lungo e triste. La persona intelligente non cerca neanche la perfezione, perché la prima domanda che gli viene da porsi è: <em>perfetto rispetto a cosa</em>?</p>
<p>La felicità, come la verità del XXI° secolo, è soggettiva. Per me, a esempio, la felicità può essere una cosa banale, mentre per un imprenditore asiatico la felicità è rappresentata dalla ricchezza. Ma perché la perfezione non è una? Sempre per lo stesso motivo, e cioè l&#8217;educazione, la cultura. Sono cresciuto sapendo che la ricerca della perfezione è un&#8217;utopia. Come quando mi accusano di bestemmiare, e io rispondo che non è un peccato in quanto non c&#8217;è nessun essere superiore da rispettare, che io non rispetto il &#8216;nulla&#8217;. Ed è così anche per la ricerca della perfezione, che è in realtà una parola inventata probabilmente dalla Disney per giustificare il loro buonismo antisemita dei primi anni di vita dell&#8217;azienda; oppure è una parola inventata dalle case pubblicitarie, per aspirare il consumatore a diventare qualcosa di migliore di quello che è. Ma la pubblicità cosa ne sa della mia vita? Ne sa, perché noi spesso siamo uno, nel senso che facciamo tutti le stesse cose, e quindi inevitabilmente abbiamo gli stessi problemi, gli stessi pensieri. A volte è una cosa talmente scontata come pensiero, che è facile associare la massa a una qualsiasi razza di animale: una volta che hai visto un leone, un delfino, una lepre, dopo è molto difficile che al secondo incontro ravvicinato con la suddetta bestiolina proviamo lo stesso stupore della prima volta. Tuttavia, non tutti gli animali sono uguali, e ci sono specie che non sono ancora state trovate e battezzate. La massa, il gregge, comunque, è una bestia conosciuta perché a un certo punto della propria vita capisce di non aver fatto altro che brucare, quando gli dicevano di brucare, e di essere munti, di essere rasati, sempre quando il padrone lo richiedeva.</p>
<p>E la libertà di pensiero? E la libertà d&#8217;essere? Non hanno neanche una vaga idea di cosa sia. Poi un giorno si svegliano, aprono gli occhi quando nelle loro orecchie entra un pensiero che mai avevo neanche sfiorato, e così il loro mondo, fatto di certezze frivole e talvolta finte, cade, come cadrebbe un castello di carte durante un uragano. E loro? E loro si mettono a cercare la perfezione, come se avere difetti fosse sbagliato, come se la perfezione esistesse. Inevitabilmente a questo punto acquisiranno gli stimoli sbagliati, troppo grandi per loro, o completamente opposti alla loro idea di &#8216;tranquillità&#8217;. Quindi cadranno sempre più in basso, rinchiusi in pensieri che con un contraddittorio verrebbero smontati in poche parole. Si deprimono, con un non nulla, perché si ritrovano a <em>essere</em> dopo troppo tempo dall&#8217;uscita dalla cosina e non sanno come si fa. Non sanno cosa fare, sono disorientati, non si sentono mai appagati. Ma la domanda è sempre la stessa: questo gregge, è giustificato?</p>
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		<title>il pazzo del sistema</title>
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		<pubDate>Tue, 16 Mar 2010 18:42:21 +0000</pubDate>
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		<description><![CDATA[Salgo sul bus con l&#8217;ombrello che versa acqua per terra. Anche io sono zuppo. Provo ad agitare il trench per far gocciolare un po&#8217; d&#8217;acqua e non bagnarmi i vestiti, ma è tardi: è invernale, fatto di lana o chissà che tipo di stoffa, e ha assorbito tutta l&#8217;acqua. Sono una spugna gigante. Una signora [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p>Salgo sul bus con l&#8217;ombrello che versa acqua per terra. Anche io sono zuppo. Provo ad agitare il trench per far gocciolare un po&#8217; d&#8217;acqua e non bagnarmi i vestiti, ma è tardi: è invernale, fatto di lana o chissà che tipo di stoffa, e ha assorbito tutta l&#8217;acqua. Sono una spugna gigante. Una signora seduta ai primi posti sorride mentre mi fissa. Ha una cappotto marrone, enorme e pieno di pellicce qui e lì. Mi chiede &#8220;Fuori piove?&#8221;. Signora, che cazzo, non lo vede? Siamo in un bus, non in un bunker senza finestre. &#8220;Eggià&#8221;. No, ti prego, non voglio parlare del tempo. Piove, marzo è pazzo, non vedo l&#8217;ora che arrivi l&#8217;estate eccetera. Il primo che si lamenterà per il caldo lo picchierò a sangue con una lastra di ghiaccio, ricordandogli quando si lamentava del freddo. Fa freddo, l&#8217;argomento è chiuso, finito. Esaurito. La signora sorride, &#8220;Ti sei bagnato&#8221;. Nooo, è che sono influenzato e ho fatto uno starnuto prima di salire sul bus. La signora è snob. Ha dalla sua parte il diavolo, tant&#8217;è che non è bagnata. Il diavolo la protegge dal male &#8211; la pioggia è male -, e lei in cambio deve insultare qualche operaio, qualche ragazzo che sale sul bus fradicio. &#8220;Eh, lo so signora, mi sono bagnato anche i vestiti&#8221;. E quando dico &#8217;signora&#8217; sto scherzando. Lei di signorile ha solo l&#8217;età. Odio darle del lei, odio le classi sociali. Amo la pioggia. Il bus si ferma ancora, sale un anziano mingherlino. Non ha l&#8217;ombrello, e il suo cappotto è ormai grigio scuro per colpa dell&#8217;acqua. Sorride, sembra un senzatetto. Sembra fuori di testa. Mi saluta, allegro. Mi vuole abbracciare. La signora, stizzita in prima fila, non gli chiede se piove ancora. La signora è diventata intelligente, intuitiva. E dire che negano l&#8217;evoluzione. Il vecchio pazzo inizia a urlare la sua storia, dal nulla. Un ex pugile, che a vent&#8217;anni guadagnava tanto negli incontri, per dar da mangiare alla sua famiglia, che era parecchio numerosa. Non ricorda neanche quanti fratelli ha. Comunque, era molto probabile che stesse inventando tutto di sana pianta. Il bus si muoveva, e lui si muoveva nel bus per mostrarmi come ci si protegge nei combattimenti. Poi si gira, &#8220;A meno che non vuoi farti colpire, eh!&#8221; dice e ride, ma nessuno ride con lui. Solo io sorrido con lui. La signora, con il pazzo di spalle, mi fa &#8220;Non dargli corda&#8221;. La signora criticava il pazzo. Lui era pazzo. Non si insegna pugilato su un bus. O non si chiede a uno fradicio se fuori piove? Il tizio si rigira verso di me, e mi dice che potrei fare il pugile. Così la pazza sorride, e dice che la gente è fuori di testa. Che il mondo è andato in frantumi, grazie ai giovani che non hanno più moralità. Forse dirà anche che fuori non piove. La vecchia pazza criticava il mondo, perché aveva un patto con il diavolo. Non voleva bagnarsi, non voleva sporcarsi, e mordeva, mordeva qualunque cosa potesse mordere.</p>
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		<title>se ho fede</title>
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		<pubDate>Thu, 18 Feb 2010 16:04:48 +0000</pubDate>
		<dc:creator>rob</dc:creator>
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		<description><![CDATA[Se ho fede? Certo, che ho fede. Ma non la fede, ma bensì io possiedo la Fede. Tra parentesi, capita che bestemmi, ma non perché sono maleducato. Posso essere anche maleducato, certamente, ma non certo perché bestemmio. Una volta risposi che non volevo seguire delle regole d&#8217;educazione impostatemi dalle religioni. E non c&#8217;entra il rispetto, [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p>Se ho fede? Certo, che ho fede. Ma non la fede, ma bensì io possiedo la Fede. Tra parentesi, capita che bestemmi, ma non perché sono maleducato. Posso essere anche maleducato, certamente, ma non certo perché bestemmio. Una volta risposi che non volevo seguire delle regole d&#8217;educazione impostatemi dalle religioni. E non c&#8217;entra il rispetto, non più. Non credo nelle religioni, e bestemmio. Non spesso, ma se capita non mi copro la bocca con la manina subito dopo.</p>
<p>Ho fede, sì. In fondo sono un artista, si dice. Con gli anni mi sono convinto anche io di questa cosa, ormai. Tutti quelli che conosco me lo dicono, quindi o è un enorme complotto, oppure forse hanno un po&#8217; ragione. Visti i tempi, comunque, direi che gli artisti sono diventati <em>artristi</em>, ma questo è un altro discorso. Siedo su di una poltrona tra la scienza, che tende a definire ogni cosa, e le religioni, che danno a tutto una sola spiegazione &#8211; o spiegazioni, viste il numero di religioni presenti al mondo. Allora qual è la mia fede?</p>
<p>So che tutto nasce, vive, e poi muore nella nostra testa. Il cuore non ha memoria, né ricordi. E nemmeno qualcos&#8217;altro ha memoria, quindi tutto è nella nostra testa; amore, legami, la vita. E la mente pensa, essa immagina, a volte ci parla. Ma tutto lì dentro si razionalizza, assume forme, i contorni diventano precisi. E questa è la ricerca, che vuole i fatti. Quella, insomma, del senso della vita, dello scopo dell&#8217;esistenza, e un altro elenco di inutili cazzate. Poi c&#8217;è la fede, religiosa. Quella che non si pone domande, ma che ha tutte le risposte. Il volere di dio, eccetera. Il destino, i comandamenti, i dogmi vecchi quanto il primo &#8216;ti amo&#8217; sussurrato. C&#8217;è da pensare che non sono stato fortunato da poter credere in dio, oggi. Ma non per questo mi sento senza fede.</p>
<p>Io, infatti, sono nel mezzo di questi due modi di vivere e pensare. In mezzo alle nostre orecchie siede il nostro Io, quello che pensa, razionalizza, e nel nostro cuore siede il nostro dio, che ha fede. E la mia fede dove siede, cos&#8217;è? La mia fede è forse nelle orecchie, quando ascolto musica; oppure e nelle mani quando sfoglio un libro, o negli occhi quando lo leggo; oppure, ancora, negli occhi, quando guardo una bella foto, o quando ne scatto una io. E&#8217; negli occhi quando guardo una bella ragazza, o nella mia bocca quando glielo dico. E ancora nelle mie mani, quando la cerco. La mia fede è irrazionale, di spiegazioni non ne vuole. Tuttavia si diverte a immaginarle con stile. La mia fede è quella che alcuni sentono nello stomaco quando delle mani gelate, in pieno inverno, te lo sfiorano. La mia fede è quella che ti fa sorridere senza motivo. La mia fede è il senso del ritmo quando ascolti una canzone.</p>
<p>Se ho fede? Certo, ho il mio credo. Nella mia fede tutti siamo dei pastori, tutti facciamo le pecore, tutti siamo i cani di guardia e lupi affamati di carne. Nella mia fede non si negano i difetti, ma ansi si accettano, si amano. Quello in cui credo non impone dogmi, ma ansi sprona ad avere una mente senza confini razionalizzati, o trarre risposte affrettate e senza fondamenta più giovani di duemiladieci anni, per esempio. E se lo riterrete opportuno, potete bestemmiare, o dire quel che cazzo vi pare. Ecco la mia fede, e ora possiamo parlare di rispetto, se vuoi.</p>
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		<title>gli itagliani</title>
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		<pubDate>Thu, 04 Feb 2010 11:19:04 +0000</pubDate>
		<dc:creator>rob</dc:creator>
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		<description><![CDATA[Itagliani [i-ta-glià-ni]
agg. dell&#8217;Italia; civiltà (?), lingua itagliana &#124; nessuno tromba come gli itagliani, gli itagliani da grande sognano di sedere su un trono, nonostante ci sia la repubblica, e fare i tronisti.
1. Gli itagliani sono un popolo che è sotto gli accertamenti psicologici dei migliori laureti al Cepu dell&#8217;anno fiscale 1998/99, quelli dell&#8217;ultimo concorso pubblico. [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p><strong>Itagliani</strong> [i-ta-glià-ni]</p>
<p><em>agg. dell&#8217;Italia</em>; civiltà (?), lingua itagliana | <em>nessuno tromba come gli itagliani</em>, <em>gli itagliani da grande sognano di sedere su un trono, nonostante ci sia la repubblica, e fare i tronisti</em>.</p>
<p><strong>1</strong>. Gli itagliani sono un popolo che è sotto gli accertamenti psicologici dei migliori laureti al Cepu dell&#8217;anno fiscale 1998/99, quelli dell&#8217;ultimo concorso pubblico. E&#8217; un popolo diviso, come ogni popolo fascista mondiale, nonostante non si siano trovati, per ora, sostanziali differenze tra i due schieramenti; ma mai definire retrograde un italiano in sua presenza, perché non sa di esserlo e per lui sarebbe uno shock saperlo. Come per Babbo Natale e i bambini, bisogna far piano. A proposito della ricerca delle differenze fisiche e mentali dei due schieramenti, che per non fare nomi chiameremo nord e sud, c&#8217;è un altro gruppo di ricerca in ricerca. Loro, però, a differenza del primo gruppo, al Cepu non sono mai stati accettati, poiché quando gli han chiesto quale fosse il loro QI, loro hanno risposto &#8220;Dopo la Q va sempre la U, e non so cosa sia il QUI&#8221;. Comunque, neanche loro, in sessantacinque anni di ricerca (solo negli ultimi anni si sono trasferiti su google), hanno trovato qualche differenza sostanziale, a parte qualche vocabolo specifico dei due schieramenti nord e sud, che gli scienziati hanno chiamato con il nome tecnico &#8220;accento&#8221;. Anche qi la differenza è però minima, visto che siede solo nel fatto che quelli del sud iniziano alcune frasi con un semplice &#8220;uè&#8221; (che gli scienziati hanno trasformato subito in &#8220;què&#8221;)</p>
<p><strong>2</strong>. Non ci definizioni per definire in modo preciso gli itagliani in quanto popolo, perché in quanto popolo hanno ben poco. Ma non è un difetto, solo un mancato pregio, di cui non si sente neanche troppo la mancanza, dato che almeno si sono trovati (quasi) d&#8217;accordo ad eleggere il capo che deve rappresentarli nel mondo, quando c&#8217;è da raccontare le barzellette. Sì, perché gli itagliani sanno raccontare benissimo le barzellette, e la loro preferita è &#8220;C&#8217;erano una volta tre padani, e poi un negro, un mulatto, e un cafone di merda, che alla fine della barzelletta non ci saranno più&#8221;. Se molti mangia-bambini trovano questa barzelletta fascista è perché sono mangia-bambini senza senso dell&#8217;umorismo, che per gli itagliani significa dire parolacce tipo &#8220;cazzo&#8221;, o &#8220;merda&#8221;, o una fusione tre le due in un enorme &#8220;pene di sterco&#8221;.</p>
<p><strong>3</strong>. Gli itagliani sono un popolo carnivoro, poiché mangiano tanto, ed sono proprio in carne. La prova bikini, o perizoma maschile leopardato, è per loro il ritrovo annuale per mostrare di cosa sono fatti; gli scienziati, al tal proposito, stanno facendo altri studi, e oltre alla carne, alle ossa, e altre cose che non sanno definire, dicono che siamo tutti uguali. Qi ci fu anche la guerra incivile degli anni quelli, in cui i padani, e le pedane, dissero che qualcosa di differente doveva esserci per forza. E così si è deciso che chi non ha il sangue verde non ce l&#8217;ha duro, ma in compenso riesco a girare lo sterzo della macchina senza problemi.</p>
<p><strong>4</strong>. Se i leopardi corrono dietro le gazzelle (anche se in Italia sono le gazzelle a rincorrere), gli americani dietro il progresso, e gli inglesi dietro la reginetta, gli itagliani corrono verso varie ed eventuali cose, più comunemente e umanamente chiamate donne. Quello degli itagliani è un vanto, quello di definirsi il maschio predominante che tiene il telecomando, e porta i pantaloni firmati da qualche ricchione famoso. Ricchione è un termine itagliano per definire chi, secondo dio, che è tipo più in alto del presidente del consiglio, detta le leggi umanitarie, insieme a Bertolaso. Comunque, è meglio sottolineare che chiunque è più alto del presidente del consiglio, tranne Brunetta, che a discapito del nome, non ha un bel culo. Gli itagliani si vantano di essere stati gli ultimi ad aver inventato la ruota che gira, gira la ruota gira. Molto prima dei russi, ma dopo gli americani. Piccola nota: gli itagliani dicono di non russare, ma intanto Putin è il nostro migliore amico.</p>
<p><strong>5</strong>. In fine, lo sport nazionale degli itagliani è il calcio, ma anche qi girano le palle a tutti. C&#8217;è corruzione sotto porta, e finte che si trasformano in reti in cui ce n&#8217;è per Totti. Se vuoi fare felice un itagliano fagli vedere il pelo (gli scienziati stanno studiano la definizione, analizzando il capello), e dirgli che forse dopo averlo avuto si potranno vedere la partita su mediaset premium, che è un premium solo per i più alti in carica. I più bassi no, quelli non sono di sangue padano.</p>
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		<title>ancora, e ancora</title>
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		<pubDate>Fri, 29 Jan 2010 22:30:09 +0000</pubDate>
		<dc:creator>rob</dc:creator>
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		<description><![CDATA[Beati i pazzi perché che non capiscono un cazzo. Percepisco, e mi rassegno, che c&#8217;è qualcosa di tremendamente sbagliato. Un mondo che si sgretola a suon di bombe, ma anche bugie, cattiveria, avidità, apatia. Apro facebook e trovo quelli che si credono i nuovi Che Guevara, rivoluzionari che combattono per la giusta causa, a suon [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p>Beati i pazzi perché che non capiscono un cazzo. Percepisco, e mi rassegno, che c&#8217;è qualcosa di tremendamente sbagliato. Un mondo che si sgretola a suon di bombe, ma anche bugie, cattiveria, avidità, apatia. Apro facebook e trovo quelli che si credono i nuovi Che Guevara, rivoluzionari che combattono per la giusta causa, a suon di click e link. &#8220;Condividete, mostrate umanità&#8221;. E io rido, rido. E mi chiedo se pensano davvero di fare una buona azione con quella condivisione, oppure se credono di iniziare a cambiare il mondo da lì. Siamo nella merda perché chi odia il mondo è troppo giovane per capire anche minimamente di cosa cazzo stia parlando, e chi invece ama il mondo è l&#8217;intelligente perché ha deciso di non sapere, per godersi tutto meglio. Chi sbaglia? E io che ne so, solo sento puzza di qualcosa fatto male.</p>
<p>Ballavo un valzer con l&#8217;aria, mentre nell&#8217;aria c&#8217;era <a href="http://www.youtube.com/watch?v=H07ONF7-oBU">Baciami ancora</a>, il nuovo singolo di Jovanotti, che non riesco a smettere di ascoltare. Mi hanno preso per deficiente, &#8220;Ma come, balli da solo?&#8221;. Io stavo bene, quella canzone mi mette allegria perché mi sembra un valzer. Io ho detto che, a questo punto non vale più restare seri, fare i civili, gli educati. Che i pazzi sono felici, perché forse hanno visto il mondo e non gli è piaciuto, ma poiché la vita è una loro hanno deciso di godersela nel loro mondo immaginario. Che c&#8217;è di male? Piuttosto&#8230; Perché fare una vita ordinaria? Fare sempre il serio? Non dire le parolacce? E per cosa? Prendi un&#8217;idea, ho detto, e sposatela. Vivi con quella idea per tutta la tua vita. Se l&#8217;idea ti fa ballare con l&#8217;aria un valzer mentre ascolti la solita canzone per decine di volte forse sei fortunato, perché alla fine c&#8217;è chi ha sposato idee che gli fanno avere l&#8217;aria triste. Fatto sta, gli ho detto, che il deficiente era lui, che perdeva tempo a non fare il pazzo.</p>
<p>Il mondo è quel che è. A te resta scegliere, se stare fermo e fartici schiacciare, oppure danzare ancora, e ancora.</p>
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		<title>io, re e dio del mondo mio</title>
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		<pubDate>Fri, 08 Jan 2010 16:19:51 +0000</pubDate>
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		<description><![CDATA[I sogni che vediamo la notte sono solo nostri, e la vita che viviamo è di tutti, perché siamo solo un insieme di leggi, di divieti, di transenne. Tu sei la mia transenna alla felicità, io l’invito alla tua. Nella vita reale io mi sentivo spesso la comparsa di un film in cui avrei dovuto [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p>I sogni che vediamo la notte sono solo nostri, e la vita che viviamo è di tutti, perché siamo solo un insieme di leggi, di divieti, di transenne. Tu sei la mia transenna alla felicità, io l’invito alla tua. Nella vita reale io mi sentivo spesso la comparsa di un film in cui avrei dovuto essere il protagonista e interprete di tutti i personaggi. Nei sogni invece sono io il re del mondo, e decido tutto io. I sogni sono la patria degli anarchici re dell’Io, baronetto delle terre d’ego personale. Ognuno di noi è un anarchico dittatore della parola Io. Io ho dei sogni, io voglio questo, io voglio. Non pensiamo al Noi, e non ne sapremmo l’esistenza se a scuola non avessero perso tempo a insegnarcelo. Neanche il Tu esiste. Tu non esisti.<br />
Sento puzza di merda che mi entra nelle narici, ma mi sento comodo. Il paradiso.<br />
Dio. Il paradiso. Non esiste nulla. E’ una favola, e io preferisco Cappuccetto Rosso. L’Io è l’idea di partenza del fascismo. Il fascismo è una chiara richiesta d’egocentrismo da un soggetto che ha sicuramente il cazzo piccolo. L’uomo ha bisogno di una piramide di potere, e ha inventato dio, per non essere lui stesso dio, e per scaricare le responsabilità. In fondo non tutti nasciamo Marlon Brando. Hanno bisogno di sapere che sotto di loro c’è qualcuno, e sopra di loro c’è qualcuno. Hanno bisogno di sapere che fanno parte di una catena, e che senza la loro inutile e patetica presenza, la catena si spezzerebbe. Hanno bisogno di pregare. Hanno bisogno di sentirsi chiamare con il Lei. Hanno bisogno di tutta una serie di inutili smancerie che gli coccolino il loro cazzo piccolo.</p>
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		<title>giro, giro tondo</title>
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		<pubDate>Wed, 02 Dec 2009 18:56:25 +0000</pubDate>
		<dc:creator>rob</dc:creator>
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		<description><![CDATA[Ritorna sembra essere la parola d&#8217;ordine della società moderna. L&#8217;altro giorno una mia amica ha detto una cosa di per sé geniale, solo che lei non se n&#8217;è resa conto. Mi fa: &#8220;I miei inverni sono sempre stati così. E&#8217; come se ogni volta la pellicola della mia vita si fermasse, poi si riavvolgesse e [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p><em>Ritorna</em> sembra essere la parola d&#8217;ordine della società moderna. L&#8217;altro giorno una mia amica ha detto una cosa di per sé geniale, solo che lei non se n&#8217;è resa conto. Mi fa: &#8220;<em>I miei inverni sono sempre stati così. E&#8217; come se ogni volta la pellicola della mia vita si fermasse, poi si riavvolgesse e ricominciasse. Ed è in questa pausa che io sto bene</em>&#8220;. Così ho pensato e ragionato, e sono arrivato alla conclusione che possiamo trovare l&#8217;intera vita, come viene intesa nella società moderna, in questa frase.</p>
<p>Schiavi di un lavoro, per sopravvivere, o comprare beni materiali che ci attraggono. Possiamo parlare di accessori d&#8217;abbigliamento, possiamo parlare di videogame, persino libri, fatto sta che in ognuno di questi oggetti siede l&#8217;idea di possedere qualcosa, che da settimana in settimana, o da mese a mese, si ripete fino alla fine dei nostri giorni. La lunghezza della pellicola varia da persona a persona, ma magari anche dopo dieci anni, c&#8217;è una nuova ricerca nel desiderare un qualcosa che o già si ha o che già si è avuto. L&#8217;idea di desiderare in sé non cambia, mentre invece l&#8217;oggetto del desiderio può cambiare anche radicalmente, o anche, paradossalmente, ripetersi a sua volta.</p>
<p>Così la vita diventa ripetitiva. Nei giorni, nelle frasi che si sentono, e si dicono. Non c&#8217;è mai un deragliamento drastico, perché nella completa scoperta del mondo, non c&#8217;è nulla che possa davvero definirsi &#8220;<em>nuovo</em>&#8220;. C&#8217;è un continuo senso di usato, di passività, che altro non è la crisi che abbiamo già vissuto mesi prima, ma di cui non ricordiamo il finale che ci salvò il culo, e cosa facemmo per superarla. Inevitabilmente ricadremo, e ci rialzeremo, e anche qui c&#8217;è una ripetizione voluta. Forse già nel non mettere in gioco grandi certezze della società moderna, e accettarle a priori, c&#8217;è un senso di voler continuare una continuità che non condividiamo nel nostro vero io.</p>
<p>So anche, che la società non vuole una vita imprevedibile, ma cerca un ordine maniacale, nascosto da una fittizia libertà. Quello che è sotto gli occhi di tutti, non è altro che il finto desiderio di vivere una vita mai vissuta, ma che viene subito represso alla proposta di vivere una vita adagiata e nella fama &#8211; che viene vista come l&#8217;interessamento di sconosciuti alla tua vita, cosa che il tuo ego approverebbe, o nella semplice condivisione di momenti in compagnia di amici. Insomma, ascolto le canzoni, guardo film, leggo libri, ma vedo sempre le stesse idee, gli stessi ragionamenti, camuffati sotto personaggi diversi. Continuiamo a confermare cose che già centinaia di anni fa vennero dette. Mi chiedo quando distruggeremo la pellicola, e ne gireremo una più lunga.</p>
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