di ritorno


Nessun Commento// Pubblicato in Racconti by rob il 01.03.10.

Girò la chiave nella serratura del cancello con un’aria distratta, e quando fu chiuso, si girò per guardarsi intorno, come per decidere che strada prendere. Poi si fermò; aveva visto qualcosa, di sfuggita, che le aveva dato un senso piacevole in corpo. Sentiva un formicolio all’altezza della pancia, e le mani smisero di tremare per il freddo. D’un tratto quella sensazione le aveva scaldato il corpo. Ma cosa le era successo? si chiese. Cercò qualcosa nel paesaggio, ma non c’era nulla di particolare. La strada era vuota in entrambi i lati, e non era passata nessuna macchina, né nessuna vecchietta sulla bici, né nessuno svegliatosi di prima mattina per passeggiare. Il suo respiro era deciso, quasi affannava, quando decise di incamminarsi verso la città. E fu allora che lo vide. C’era un uomo seduto appoggiato a un albero nel boschetto di fronte casa sua. Sembrava un senza tetto, aveva la barba lunga e folta, i capelli unti e spennati, e indossava un cappotto nero abbottonato fin sopra il collo. Aveva le gambe incrociate, e la testa abbassata per guardare qualcosa che aveva tra le mani. Lei si spostò qualche metro a destra, e poi vide che quell’uomo mangiava una mela, che stava sbucciando con un piccolo coltellino. Lei si meravigliò, perché l’uomo prima toglieva accuratamente la buccia, quindi tagliava uno spicchio che mangiava, ma poi si mangiava anche la buccia che aveva tolto. Fu rapita dal movimento delle sue mani per qualche attimo. Quei movimenti – delle sue mani, o il movimento gentile della mano che portava alla bocca lo spicchio – erano semplici e scontati, ma avevano un qualcosa che la ipnotizzavano. Lei non si mosse a fissare quel movimento, e gli venne in mente di quegli aggeggi che scavano il terreno per cercare il petrolio, oppure i gesti lenti di un ramo che per colpa del suo stesso peso sta per spezzarsi. L’uomo, prima di mangiare l’ultimo spicchio, alzò lo sguardo e la guardò. Così, come se sapesse che in quel preciso punto ci fossero degli occhi che lo guardavano. La guardò, e le sorrise, così lei si svegliò dai suoi pensieri, e ci mise qualche attimo prima di capire cosa fosse successo. L’uomo si stava alzando, quindi iniziò a camminare deciso verso di lei. Non sembrava andare di fretta, ma si muoveva lentamente, quasi ad assaporarsi ogni passo. Aveva un sacco marrone sulle spalle, e le dita di un paio di guanti rossi che gli uscivano dalla tasca. Lei continuava a fissarlo, immobile, bloccata da qualcosa, mentre egli attraversava la strada. Quando fu a qualche metro da lei, ella lo vide sorriderle. Dei denti bianchissimi sbucarono da quella barba folta e nera. Non sapeva che dire, né che fare – non aveva paura di quella presenza, ma affascinata. C’era un qualcosa di familiare in lui, che la tranquillizzava, e le coccolava l’anima.
“Sapevo che non mi avresti riconosciuto,” fece lui, poi scoppiò a ridere.
Riconosciuto? Chi? Chi era? Lo guardava bene, e ci mise poco per capire chi fosse.
“In effetti sei irriconoscibile,” gli disse, poi sorrise, infine corse per quei pochi metri che li separavano e lo abbracciò forte. Lo strinse quasi a farlo scoppiare.
Lei lo annusò, e sapeva di buono. Il suo profumo era un misto di mare, di bosco, e di mela.
Quando lo lasciò andare, lo vide bene da vicino. Aveva lo sguardo un po’ stanco, ma sorrideva forte. I capelli non sembravano sporchi, ma erano unti e disordinati. Si chiese se nascosta tra loro ci fosse una foglia autunnale.
“Dove stai andando? Ti accompagno?”
“Oh no, ora entriamo in casa e riposi un po’.”
“Ma non sono stanco,” disse, e lei lo scrutò un po’. Sembrava sincero. “Ti accompagno dove devi andare, poi ci riposiamo.”
La convinse senza neanche un altro tentativo. Così iniziarono a camminare verso una direzione, uno accanto all’altra.
“Mi odi?” le chiese lui dopo qualche passo.
Lei lo guardò, “Naa, e perché dovrei?”.
“Be’, sono sparito. Molti mi odierebbero, e anzi sono sicuro che molti mi odiano.”
“Perché dovrebbero?”
Alzò le spalle e guardò il cielo, “Non lo so. Alla gente piacciono gli addii, ma invece io li odio. Vedono l’abbandono nel mio gesto. Sparire senza far sapere nulla a nessuno. Ma gli addii mi avrebbero distrutto, mentre loro li avrebbero voluti con tutto sé stessi. Le persone guardano il mondo dalla prospettiva sbagliata, secondo me, e questa cosa mi pesava molto.”
“Perciò sei scappato?”
“Scappato? Non direi che sono scappato. Non avevo mica una vita, degli obblighi, per scappare, non ti pare?”
“Hmm, in effetti. Allora cosa hai fatto?”
“Be’, nulla di speciale. Non dovevo dare conto a nessuno.”
“Certo, allora perché ti importa se la gente ti odia o no?”
“A me importa della gente, ma di te e pochi altri.”
“Non è vero. Te ne saresti fregato anche di tutti noi altri se ti avessimo odiato.”
Lui non aveva mai smesso di sorridere, ma a quelle sue parole sorrise di gusto. “E’ vero, ma solo perché so che voi altri non mi avreste mai odiato.”
Lei guardava le coppie di piedi di entrambi camminare, muoversi uno dopo l’altro, finché non sentì la mano di lui che le toccava l’orecchio. Poi sentì uno stelo, infine dei petali, e quando lui ritrasse la mano, capì che le aveva messo un fiore nei capelli. Così lo guardò, e lo vide guardare il muretto che delimitava il bosco che stava alla sua destra. Il muro era ricoperto di piante e fiori, esseri che avevano cercato di distruggere quel confine che li divideva dal mondo degli umani. Lui poi si fermò all’improvviso, e avvicinò il suo viso a un piccolo fiore giallo presente tra due mattoni. Poi, lo sentì parlare al fiore.
“Ti senti in prigione? Ti capisco. Quando ti ritrovi in una posizione, che non puoi cambiare tanto facilmente. Vuoi che ti porti con me?”
Lei non lo trovò pazzo, ma solo dolce, quasi naturale. E si meravigliò, quando con una folata di vento improvviso, il fiore quasi accennò a un sì. Le vennero in mente decine di pensieri diversi, che le fecero dubitare del reale, di tutto ciò in cui aveva sempre creduto.
Lui sorrise, e annuendo staccò il fiore, liberandolo dal muro, e se lo mise nella barba, in modo che uscisse fuori sulla guancia, poco distante dalla bocca. Poi, ripresero a camminare. Lo guardava con ammirazione, con quel fiore tra la barba. Oh, chissà cosa hai fatto, quanto ne hai passate, pensò. Poi tornò a guardare i piedi camminare.
“Un anno fa, prima di partire, mi resi conto che in ventidue anni non avevo mai visto dritto a me mentre camminavo, ci credi? Avevo passato ventidue anni di vita a camminare mentre mi guardavo le scarpe camminare, per paura che pestassi qualcosa.”
Sentì di nuovo la sua mano, questa volta sotto il mento. Glielo alzò delicatamente, così lei camminò guardando di fronte a lei. Era come camminare su un ponte di legno alto centinaia di metri sopra un burrone. Ma le piaceva.

Arrivarono al panificio poco dopo, e senza parlare molto. A lei serviva il pane, ma quando vide che lui guardava dei tranci di pizza in esposizione, comprò anche la pizza. Uscirono dall’edificio, e lui si mise le mani in tasca, fino a estrarre dei soldi, che porse a lei. Lei lo guardò, poi disse: “Starai scherzando”.
“Dai, prenditi i soldi della pizza!”
“No!” disse mentre riponeva il borsellino in tasca. Poi alzò lo sguardo, e trovò lui che la guardava ancora, con la mano tesa con i soldi. Il fiore nella barba.
“Prendili, su. E dopo mi offri qualcosa tu. Ma la pizza devo pagartela io.”
Ma lei scosse la testa.
“Perché non vuoi i suoi soldi?”, chiese una voce.
I due si girarono, e videro una bambina alta fino al ginocchio di lui, che li fissava. Era bionda, e indossava un cappotto rosa con una gonna bianca che usciva da sotto.
“Sì, perché non vuoi i miei soldi?” le chiese lui.
“Non hai capito che vuole solo pagarti la pizza?” disse la bambina, e sembrava un’adulta. Pronunciava bene tutte le parole, nonostante entrambi non le avrebbero dato più di due anni.
Lei sorrise, guardando lui che le era di fronte, con un fiore nella barba, che le sorrideva, con accanto questa bambina che chissà da dov’era uscita.
“Va be’, io devo andare. Buona fortuna,” disse la bambina, dando una pacca sulla gamba di lui.
I due si incamminarono verso casa, quando lui capì che era inutile insistere per pagare la pizza. Al tragitto del ritorno non parlarono, ma a lei non pesava. Sapeva che avevano tante cose da dirsi, ma non c’era fretta. Lui non sembrava stanco, ma sereno, e aveva un bello aspetto nonostante avesse dormito in un sacco a pelo, chissà dove, per un anno intero. Arrivarono a casa in pochi minuti. Lei estrasse le chiavi, mentre lui era girato verso il bosco. Gli uccellini cantavano, quasi sbucava il sole. Lei aprì il portone, e vi entrò. Lo vide di spalle, aprire le braccia verso il bosco. Urlò “Ciao!” verso il bosco, prima di entrare nel portone insieme a lei.


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