Mi hanno chiesto del mio primo bacio, così, per caso, e quando ho risposto loro che quando ho dato il primo bacio avevo quindici anni, hanno iniziato a deridermi come se indossassi un paio di quegli occhiali con attaccati naso e baffi finti. A pormi la domanda, e poi a deridere della risposta, erano giovani sedicenni ‘di questi tempi’, gente che in percentuale è in maggioranza deficiente. Un po’ è colpa loro, e un po’ della società, come d’altronde, penso, accade da sempre. Una mia coetanea mi diceva “Noi siamo l’ultima generazione buona. Dopo di noi tutto sembra essere andato perso”, e io ci ho pensato, ed è vera sta cosa? Forse sì; quando andavo alle scuole medie maschi e femmine indossavano la tuta nel giorno dell’educazione fisica perché c’era da giocare e divertirsi. Eravamo bambini cresciuti, che si vedevano sbocciare peli e tette come fosse granturco. Noi crescevamo alle superiori; era lì che facevamo le prime vere esperienze, era lì che iniziavamo a desiderare. Forse, tuttavia, è probabile che “La mia generazione è l’ultima buona” lo pensano tutti, da almeno duecento anni. E sono sicuro che tra quarant’anni vecchi emo si diranno tra loro che i loro tempi erano migliori, quando i valori c’erano ancora e la vita non sembrava andare verso la morte senza neanche passare per una felicità.
Alla fine, il ragazzetto che mi ha posto la domanda aveva dato il suo primo bacio a tredici anni. Quel ragazzetto di sedici anni aveva già pure scopato. Io penso, però, che mettere certe cose in mano a certi ragazzetti, troppo giovani anche per capire il finale di Saw, sia davvero un’enorme cazzata. Sono assolutamente convinto che ogni età abbia i suoi tempi e le sue emozioni, e il problema dei giorni nostri – problema non nato oggi ma in cui oggi vede il suo apice di preoccupazione – siano proprie le tappe bruciate; e questa cosa, badate bene, non è colpa dei giovani, ma degli adulti. I giovani in questa cosa non c’entra un emerito cazzo. E’ bello, perché sono proprio gli adulti poi a dire “I giovani hanno perso la strada. Sono troppo piccoli per pronunciare ‘eiaculazione’ ma continuano a scopare come ricci”. Ora, a parte il termine che è difficile in sé (bastava dire, che so, ‘schizzaiare’), secondo te, adulto, chi diavolo doveva indicizzare loro verso una strada più ‘sana’? Chi doveva insegnare loro ciò che è giusto e ciò che è sbagliato?
Poiché sono stato giovane anche io (…) posso dire che tutto ciò che accade è, spesso (per non dire sempre) dettato dalla noia. Mentre sarebbe sano che nella noia l’adolescente studi, o si avvicini alla cultura (qui vista come co-educatore insieme, si presume, ai genitori), o che si diverta con i propri amici. Ma se non ha barricate, esempi, questi giovani dove cavolo devono sapere cosa sarebbe meglio non fare? Posso parlare del sesso, ma anche del picchiare un barbone mentre dorme e dargli fuoco. Se qualche anno fa i bambini nascevano con un minimo di buon senso preinstallato, abbiamo visto che ultimamente non è così. Sarà che ormai i reduci della guerra, quei nonni buoni e gentili che educavano il pargolo e lo viziavano di amore, iniziano a scarseggiare, vuoi che i nostri figli sono solo il prodotto di un paese che ormai sembra essere il rigetto di un pasto che aveva come unica portata la merda, ma abbiamo visto, e accertato, che i bambini crescono male. Tuttavia pochi, tra chi si lamenta, fa qualcosa – a parte l’indignarsi, ovviamente. Sì perché arrivati alla scuola, la maggior parte dei bambini, vengono trascurati dai genitori – che pensano che la scuola insegnerà loro le giuste misure. Dall’altra parte, però, abbiamo una scuola che non è, ormai, forte come la severa e funzionale scuola che era un tempo. E quindi, che diavolo vogliamo da questi giovani?
E’ ovvio che vanno e fanno la prima cosa che gli dia attenzioni, o emozioni, o semplicemente amici e compagnia. Ormai non si tratta più di ‘rifiutare la cattiva compagnia che ti vuole far fumare’, perché ormai quasi tutti sembrano quelli che per la società moderna (forse retrograda anche qui) sono cattive compagnie. Per la chiesa non puoi scopare, per i genitori non ti puoi lasciare andare, per la scuola non ti puoi drogare. Per la società, fittizia e corrotta, basata su quello che sembra essere la negazione di ogni buon senso, non puoi essere ciccione, con la cellulite, senza trucco, o un ballerino provetto. Questi qui si sentono abbandonati, ovviamente. Che cazzo pretendiamo? Li capisco se provano la droga solo perché lo fa il branco, perché in quel momento il branco è l’unica cosa al mondo che sembra sapere della sua esistenza. Non dico che condivido le loro scelte, perché io sono cresciuto in tempi in cui insegnavano ancora ad avere un minimo di speranza verso il mondo; c’era ancora qualche umano che non fosse un professore precario che combattesse per il proprio posto; tanti amici normali, dove solo uno fumava, un altro aveva fatto già esperienze, e tra tutte le ragazze solo a una le erano cresciute già le tette. Ora invece l’adolescenza va di fretta perché il mondo sembra metterle fretta. Come se l’adolescente fosse scomodo alla società, un ragazzo da accudire, crescere, l’ennesimo a cui insegnare quei valori che noi abbiamo appreso così facilmente perché ‘erano altri tempi’; quei valori che ora ci sembrano tanto scontati che ci verrebbe da chiedere a un bambino: “Ma davvero non capisci il razzismo?”.
Perché dovrebbe capirlo? Noi perché sappiamo cosa sia il razzismo? ma soprattutto come facciamo a sapere che è sbagliato? Pensateci. Noi sappiamo che è sbagliato perché siamo cresciuti in questa idea. Ora, vedete i giorni nostri, dove c’è un governo, prima, un mondo, poi, che inneggia, dà la caccia, uccide, tutto ciò che non è conforme con le proprie idee. La presunzione che le nostre idee siano giuste è qualcosa che sta distruggendo il nostro mondo per costruirne centomila differenti. Quindi perché il bambino dovrebbe capire il razzismo, quindi quando crescerà non diventare un razzista, quando prima noi sembriamo esserlo? Scott Fitzgerald disse “Quando ti vien voglia di criticare qualcuno ricordati che non tutti a questo mondo hanno avuto i vantaggi che hai avuto tu”, una frase che dovremmo imparare quando siamo così certi che la nostra etichetta sia quella giusta e ci chiediamo perché certi ragazzini vestono in modo ridicolo e sgargiante; una frase che dovremmo imparare quando siamo in prima fila per criticare quelli che ormai chiamiamo ‘i nuovi mostri’, perché dovremmo ricordare, capire, ammettere, che se il mondo fa passi indietro al posto di avanzare è anche, e sicuramente, colpa nostra.