Il sipario rosso finalmente si aprì.
Il pubblico applaudì l’accendere delle luci di scena, e della bellezza della scenografia, composta da un pannello di compensato dipinto di blu, costruito da il falegname di zona che era diventato ricco nonché esperto nel costruire fogli di compensato blu.
Il mago Max salì sul palco, e vide la platea piena di animali ignoranti in cerca di numeri di magia grezzi ma sbalorditivi. Il mago Max era bassino, con la testa allungata sulla bocca e le orecchie lunghe.
Al continuare dell’applauso, il mago Max fece un inchino, ringraziando con Grazia, la sua assistente, l’affetto che il pubblico stava dimostrandogli.
Alzò le mani per far tacere il plauso, poi prese parola: – Siete il miglior pubblico che abbia mai avuto!
- Grande Max! – urlò qualcuno tra la folla, e ripartirono gli applausi, gli inchini e tutto il resto.
Dopo qualche secondo, il silenzio tornò in sala, così iniziò lo spettacolo.
I baffetti del mago Max si animarono con il suo sorriso, e la sua assistente, una gallina truccata male, ammiccava verso il pubblico in cerca di complimenti.
- Stasera, – iniziò a parlare il mago Max, – Vi mostrerò un numero che mai si è visto in tutt le mond!
- Mago Max, ma come parli?? – chiese uno nel pubblico.
- E’ frascese! Io so il franscese!
- Scusa Max! – e il mago Max si inchinò.
- Bravo!! – disse una signora alzandosi, e partì di nuovo l’applauso, gli inchini e tutto il resto.
La gallina andò dietro le quinte, e chiese al suo aiutante guardandosi intorno: – Dov’è il tavolino?
- Bo’, – disse l’aiutante dell’assistente, per poi cadere nel panico e muoversi per le quinte in cerca del tavolino (finto) magico. Con lo sguardo cercava in altri punti.
- Attento! – disse l’assistente quando quasi l’aiutante inciampava sul collo della statua della giraffa, oggetto di basilare importanza per il numero de “il collo della statua della giraffa”.
Intanto il mago Max intratteneva il pubblico con gli assi nella manica: agitava le mani facendo uscire carte che volavano di qua, e di là.
- Eccolo qua! – disse infine l’aiutante.
- A proposito, – disse l’assistente mentre guardava il palco per aspettare che il suo aiutante trovasse il tavolino, – Bella la scenografia!
- Eh sì, – disse l’aiutante avvicinandosi con un tavolino alto sino alla sua pancia e coperto da un lenzuolo lucido nero. – Pensa che è costato un botto quel pannello.
- Ah sì? – disse l’assistente incuriosita.
- Sì sì, – confermò l’aiutante. – Perché, dice il falegname, non è facile trovare alberi blu.
- Eh sì, sono difficili da trovare. Con la crisi che c’è, poi.
- Eggià. Ma ora scappa! – disse l’aiutante.
- Corro! – disse l’assistente, e prese il tavolino e andò in scena.
- Grazie a Grazia! – disse il mago Max indicando la sua assistente che si stava avvicinando.
- Bravo il mago Max! – urlava la folla.
La folla applaudì, e l’assistente sorrise. Partirono di nuovo gli inchini e tutto il resto.
- Ora, – disse il mago Max quando l’applauso cessò, – Ora è ora del numero dal titolo, “Ora ti estraggo dal cappello!”.
Un “Ohhhh” si udì dalla folla.
Il mago Max si tolse il cappello a cilindro e mostrò il suo contenuto al pubblico: era vuoto. Ci infilò la mano, lo capovolse, fece vedere che la parte superiore si apriva perché era rotta, ma che era vuoto. Posò il cappello sul tavolino, rivolgendo il buco dove si infila la testa verso l’alto.
- E ora, è ora del numero! – disse sorridente il mago Max.
Un altro “Ohhhhh” si udì dalla folla.
Il mago Max infilò la sua zampa nel cappello, il pubblico trattenne il respiro.
- E’ la prima volta, – disse il mago Max, – Anzi… Non solo è la prima volta che un mago estrae un umano dal cappello, – disse mentre scavava a fondo in cerca di qualcosa, – Ma è anche la prima volta che un mago coniglio, estrae dal suo cilindro, un… – disse, per poi tirar fuori la zampa ed estrarre un, – Nano!
Ne uscì un piccolo omino dall’aria buffa, tutto vestito di nero.
La folla di animali era in delirio. Maiali, zebre, leoni, pappagalli, e decine di altre razze urlavano e applaudivano.
Il mago Max, Grazia la gallina, e il nano, si inchinavano al plauso.
- Quella scenografia l’ho fatta io! – diceva un castoro al cervo che gli sedeva vicino.
Venne poi il silenzio.
Il mago Max guardò tutti, era in piedi e fermo. Si inchinò di nuovo, mostrando la sua schiena e la coda paffuta.
E partì di nuovo l’applauso, con gli inchini e tutto il resto.
il mago Max
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