Quando mi iscrissi anni fa a deviantART notai subito che la maggior parte delle fotografie potevano essere classificate in due categorie: le fotografie romantiche, e quelle tristi. Io un po’ mi rompevo gli zebedei perché si ricalcavano all’infinito gli stessi concetti, e quindi spesso trovavo foto assolutamente identiche. Tipo: c’era gente che fotografava cuori dalla mattina alla sera, per la categoria romantica, e sguardi assenti e visi inespressivi che guardavano in camera per la categoria triste. Il bello è che poi parlandone usciva fuori che quelle erano le foto che più riuscivano a esprimere qualche emozione forte. Ho sostenuto forti dibattiti contro chi sosteneva che una fotografia raffigurante un anonimo tizio inespressivo, con dietro una parete unicolore, sia una bellissima foto che esprime di apatia. Sì ma cazzo negli ultimi anni c’è chi in massa ha fotocopiato questo stile, poiché molti dei fotografi che ho conosciuto e seguivo lo hanno adottato. Stile che a parer mio fa acqua da tutte le parti; come ogni stile ha bisogno di un tocco soggettivo e d’autore, quindi non è sicuramente alla portata di tutti. Come rispondevo a quelli che mi chiedevano istruzioni su come riprodurre lo stile di una fotografia che mi mostravano, quindi guardavo la foto ed era scattata da un occhio allenato e modificata a modo in photoshop. Ovviamente in tutto ciò che è artistico non basta la tecnica, né sapere il come funziona una macchina fotografica, anzi – in fondo, mettere un soggetto serio al centro e scattargli una foto sembra facile a un occhio poco allenato, quando invece, come ogni tipo di fotografia, trasmettere tristezza a uno che non sa nulla di fotografia è difficile, per quanto egli possa essere emo o fan di Nick Drake. Questa gente da’ per scontato che se io, fotografo, volevo trasmettere apatia mentre scattavo la foto allora la foto trasmetterà apatia. Per quanto sia un ragionamento del cazzo, ad alcune persone non entra in testa e quindi continuano a imitare stili e trasmettere le loro ripetitive emozioni.
Ripetitive emozioni, era il punto di questo post; avendo davanti questa scontata e ripetitiva divisione, ed essendo un ottimista nato, mi chiedevo perché la gente – in questo caso artisti, quindi menti (si presume) con un bagaglio emotivo e una sensibilità diversa rispetto alla massa – potesse avere una visione così banale e limitata di tutto ciò che è il mondo e le emozioni. Se per molti nella vita o c’è amore (inteso quello con le coccole, e tutto il resto) o c’è tristezza, l’artista e l’uomo creativo è obbligato a dare altri spunti e stimoli per vivere meglio, e non dividere anche egli l’arte in due categorie e renderle, inoltre, ripetitive all’infinito. Sin da allora, quindi, in me c’era una sorta di emozione di contrasto, che mi faceva urlare non contro le opere ma chi si definiva artista, quando in realtà era solo un ciarlatano con una macchina fotografica. Uno è libero di essere e fare ciò che ritiene più opportuno essere e fare, ma proprio per questa libertà io mi sentivo libero di contestare tutti questi autori fasulli. Loro in risposta contestavano le mie fotografie, ma a me non importava; uno, perché era un atteggiamento infantile; due, perché a me le mie fotografie piacevano. Tuttavia, non erano educati come io lo ero con loro. Poverini, mi chiedevano cosa pensavo delle loro fotografie credendo che avrei risposto con dei complimenti di rito come facevano tutti.
Quello che non capivano, e probabilmente non capiscono, è che io non sputo sopra le due categorie, ma invece mi da’ fastidio che molti fotografi fanno sì che queste sia le uniche categorie che la gente sarà costretta ad ammirare. Il loro, inoltre, era un atteggiamento costante, quindi dopo anni – ho visto – non sono né cambiati, né migliorati, né hanno sperimentato. Semplicemente perché hanno visto che le loro foto banali funzionano – ma le loro foto funzionano perché la massa è scema, e sta all’artista a dover fare la voce di contrasto. Quindi un vero artista non funziona? Sì che funziona, ma capisci che è vero quando ti fa ricordare qualcosa che sapevi ma che avevi dimenticato, oppure ti fa scoprire un nuovo pensiero. Di certo non ti dice quello che sai nel peggiore e più banale dei modi.
E qui entrano in gioco le scorreggie. Sono sempre stato un tipo ‘strano’ per i più, ma quando ti ritrovi a conoscere fotografi, e aspiranti scrittori, che secondo te sbagliano a voler ricalcare ciò che è stato già detto solo per avere anche loro la fotografia ganza con la firma sotto, ti senti in obbligo, e io mi sento quasi in obbligo, di contestare duramente la mancanza di idee originali con quante più idee originali, e opposte a quelle di tutti, che puoi. Se c’è chi vuole fare l’artista per tirarsela, per mettersi gli occhialini e farsi crescere la barbetta, o per assumere atteggiamenti seri usando paroloni a dozzine di sillabe, te sei obbligato a ricordare a tutti che prendersi troppo sul serio è sempre sbagliato. Alla fine sono obbligato a girare con una candela infilata su per il culo a cantare No woman no cry, e sono fiero di essere abbastanza intelligente da capire che lasciarmi andare e divertirmi è sicuramente una strada verso la felicità più sicura di quella che usano tutti, perché la strada che usano tutti è la stessa che usavano vent’anni fa e a quanto ne so non ha portato alla felicità di nessuno. C’è una sorta di stanchezza nell’aria. Il mondo sembra arrendersi perché c’è chi parla del fallimento; quindi il viaggiatore neonato non preparerà mai neanche la valigia. Tutto questo, per colpa di quelli che si definiscono artisti, quando invece usano idee altrui per dire che sono affermati intellettuali. Questa gente qui mi fa solo schifo, perché non ne sa nulla di emozioni. Il vero artista ha il diritto di trasmettere qualsiasi triste emozione che vuole, ma da un altro lato ha anche l’obbligo di fare da oppositore sorridente quando c’è una realtà che già di suo demoralizza il mondo. Quando vedo l’uomo serio, che non vuole che i suoi difetti vengano notati dagli altri, mi viene da essere l’uomo più brutto del mondo, ma divertirmi, essere rilassato e diventarlo per una sorta di ripicca, e trasmettere questo pensiero a più gente che posso, perché l’arte è libero pensiero e libera espressione, no nascondere il vero io al mondo perché non è come quello di tutti.
Dovremmo tutti, ma soprattutto chi sa di poter creare arte, fare gli scemi più che possiamo. Basta serietà, al diavolo il buon senso. Abbiamo visto e sappiamo che la noia è una cosa bruttissima, e dobbiamo quindi sforzarci per essere allegri e trasmettere allegria. Basta facce tristi, e basta fare le cose che avete fatto ieri; tentate nuove strade. Dite sì a qualcosa che vi siete sempre negati. Se siete infelici e vi conoscete, allora fate qualcosa che non vi piace, perché è probabile che di voi non abbiate capito un cazzo. Guardate un film di un genere che odiate, ascoltate una canzone movimentata e ballate sul letto! Da quanto tempo vi negate la felicità di un ballo? Sgranchite i muscoli. Stando sempre fermi, seduti alla scrivania, o stesi a letto, o sul divano, somatizzate non solo le calorie sui fianchi, ma anche i pensieri tristi ai lati del cervello. Non pensate a pensieri tristi. Guardate foto di sorrisi piuttosto che stupidi idioti che si fanno gli autoscatti dei loro tagli sulle braccia.
Il mondo non è o nero o bianco, ma è infinite sfumature di miliardi di colori differenti. Prima gli artisti, ma anche voi, vi siete seduti nell’idea che il mondo sia una faccia triste. E tutti sappiamo che la faccia triste non funziona. Non è neanche bella da vedere. Allora dai, non fatemi ridere da solo.
Perché, pensate che io abbia qualche motivo per farlo?