Joe

Mia mamma ha sentito che parlavo a Joe, e Joe ha sempre detto che nessuno doveva sentirci mentre parliamo. Non perché trattiamo argomenti segreti, dice Joe, ma perché una vera coppia di amici non è una vera coppia di amici finché non avranno un segreto da gustodire insieme, e il segreto mio e di Joe è che siamo amici. E poi non tutti capirebbero.
Conosco Joe da quando avevo sette anni. Il mio settimo compleanno fu un brutto compleanno. I miei non mi organizzarono nesssuna festa, e non mi fecero nessun regalo poiché pessavano tutto il tempo a litigare. Così fu un compleanno che passò inosservato, un giorno come tanti. Quella sera salii nella mia stanza, ed ecco che vidi per la prima volta Joe. All’inizio ne avevo paura, infatti la sua ombra era enorme e spaventosa sulla parete, e pensavo fosse un fantasma. Quella sera Joe mi tirò su di morale, e chiacchierando tutta la notte, facemmo amicizia. Da allora, io e Joe iniziammo a essere buoni amici, e ogni volta che possiamo, la sera su in camera mia, o quando quando sono solo in casa in salotto e in cucina, o addirittura quando sono in bagno a lavarmi, parliamo e passiamo del tempo insieme. Lui è sempre triste, ma non per questo mi da consigli sbagliati, anzi. Io mi fido solo di Joe. Però so che non tutti capirebbero il nostro rapporto, perciò il nostro segreto è che non dobbiamo dire a nessuno che parliamo. Cioè, era il nostro segreto, visto che mia mamma mi ha sentito parlare in camera ed è entrata all’improvviso e non ha trovato nessuno in camera con me. Mi ha urlato contro, per poi iniziare a piangere. Dice che sono sempre sembrato un ragazzo strano, ma che addirittura parlassi da solo, o che avessi amici immaginari, mamma non se l’era mai sognato. Andò a dirlo a mio padre, ed entrambi mi parlarono per ore preoccupati. Io li ascoltavo, e li guardavo con aria stanca. Non vollero ascoltarmi, la mia versione dei fatti, la storia d’amicizia di me e di Joe, no. Mi parlarono di quanto fosse importante non fare il solitario, e giocare con gli altri bambini. Poi, senza accorgermene che io non battevo ciglio, se ne andorono fuori a cena. Senza sentire le mie ragioni, senza ascoltare le alternative alla lora presuntuosa idea da genitori. Se avessero visto bene, oltre l’apparenza, avrebbero visto Joe, e non mi avrebbero sgridato. Avrebbero visto lì, quel corvo, poggiato sul ramo. Con i suoi abiti di tenebre, il suo sguardo fiero ma stanco. Se solo mi avessero ascoltato, io potevo dirgli che no, non sono pazzo e non parlo con amici immaginari.

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