la bambina e il buio

Il buio quella sera non voleva farla dormire. Era cupo, senza profondità ne spessore, silenzioso, e lasciava che ogni piccolo rumore entrasse dalla finestra per costruire paranoie. Neanche le coperte riuscirono a proteggerla dalla paura, nonostante avesse usato il piano che si usava solo quando il codice dell’ansia era rosso, e cioè si era immersa completamente sotto le coperte, coprendosi anche il più piccolo capello presente in cima la sua testa. Che il buio volesse riattaccarla? Be’,  aveva il pensiero che potesse riaccadere da quando subì il primo attacco. Qualche settimana prima, infatti, il buio l’aveva attaccata con un fantasma. Scopo? Semplicemente per divertimento, era chiaro. Purtroppo era sola in casa quando accadde, e non sapeva che fare. Neanche le difese più sicure, costruite dalle solide mura invisibili del lettone dei suoi genitori, erano riuscite a farle ricordare che in realtà non esisteva nessun fantasma. Come le diceva suo papà, infatti, non doveva avere paura del buio. Ma niente, il buio l’attaccò. Quindi l’unica cosa che le venne in mente di fare fu correre giù in cucina e accendere la luce. Ma  il lamento del fantasma si avvicinava sempre di più dalle scale. E allora lei le venne la fragile idea di accendere l’aspirapolvere, indirizzandolo verso la porta d’ingresso della cucina: voleva aspirare il fantasma. In fondo, pensò, era solo un lenzuolo. Sistemò la trappola e si chiuse a riccio in un angolo, mettendosi la testa tra le ginocchia, e stringendo le gambe a se. Il piano funzionò, e il fantasma venne risucchiato dall’aspirapolvere. Aveva fatto pulizie.
Quella sera, però, non sapeva, se il buio stesse sul serio per attaccarla di nuovo, come difendersi. Ora i suoi genitori c’erano, era vero, ma la forza che si era sentita in corpo la prima volta, quando uscì vittoriosa dallo scontro con il fantasma, la portava a fantasticare su strane idee di avventura e di guerra. Quando quella scarica di adrenalina le attraversò il corpo, allora lei si scoprì del tutto dalle coperte, in segno di sfida. Il silenzio veniva lentamente sostituito da un suono chiuso e basso che man mano aumentava di volume. Non sapeva cosa fosse e ne era un po’ spaventata. Doveva pensare e preparare un piano di difesa. Ma cosa fare? Eri lì, nella sua stanza buia appena illuminata da una finestra, che dolcemente lasciava entrare una luce bluastra. Non aveva aspira polveri in camera. La luce fioca illuminava appena i contorni di una scrivania con sopra libri di fiabe e delle bambole sedute nell’oscurità della cucina di una piccola casa in un angolo della stanza. Poi c’era la cesta dei pupazzi, i disegni fatti con il carboncino a terra sul tappeto, e… Il suo sguardo smise di cercare. La cesta dei pupazzi, ma certo! La capovolse liberando il suo esercito di soldati di pezza per contrastare la cattiveria del buio. Sparsi tutti per il pavimento, li prese uno a uno e li poggiò in ordine sul letto. Il leone sorrideva e non spaventava, ma era enorme quanto una sua gamba, e l’avrebbe difesa a zampate. La tartaruga era piccola e stanca. Le avrebbe fatto da scudo. Poi c’era una bambola vecchia, che dura com’era grazie alla lana che l’imbottiva sarebbe stata un’ottima arma. Poi c’era il maialino, che era solo divertente ed elegante, con un papillon intorno al collo. Era buffo e l’avrebbe aiutata a calmarsi. Poggiò con cura tutti i soldati sul letto, disegnando un contorno in cui stendersi per essere protetta. Quando ebbe sistemato tutti, prese il pupazzo migliore: la regina giraffa. L’aveva poggiata sulla scrivania mentre sistemava tutti gli altri, così la prese. Si stese sul letto e si coprì a fatica poiché usava una mano, l’altra impegnata a stringere la regina giraffa, che con la sua classe, eleganza e decisione, avrebbe potuto battere ogni tipo di attacco che io buio aveva intenzione di sfoderare. Una volta coperta per bene, e circondata da ogni tipo di pupazzo, attese. Il vento fuori era forte e premeva contro la finestra fischiando. Strinse ancora più forte la regina giraffa, pronta a essere attaccata. Attese, e attese, però purtroppo non seppe mai cosa aveva in serbo per lei il buio quella notte. Si addormentò pochi minuti dopo, mentre pensava che nel peggiore dei casi sarebbe potuta correre dai suoi genitori, senza fare l’eroina.
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2 risposte a la bambina e il buio

  1. enri scrive:

    cioè devo anche cambiare browser per commentare, perchè safari non mi fa fare il logout -.-

    comunque, come ti ho già detto in sede privata, bellissimo :)

  2. rob scrive:

    eh ma si è quasi scritto da solo, ho fatto poco : )

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