Dalla bottega del barbiere è tutto più facile. I problemi esistono solo se ne parli, e se il barbiere vede che ci pensi troppo, te li taglia via.
Una volta entrato dal barbiere sono abbracciato dagli specchi. I colori fanno tutti posto a varie tinte di marrone. Dal chiaro delle pareti, a quello scuro della moquette. Le sedie sono nere, classico cliché, e il divano su cui ti siedi per aspettare il tuo turno è marrone merda chiaro. E’ un divano basso, scomodo, con uno scheletro in ferro che senti nel culo quando lo poggi su esso. Di fianco c’è una torre di riviste: automobilistiche e per uomo, quelle con sopra una donna sexy che ti guarda come se volesse dalla vita solo che la scopassi.
Il soffitto è alto e bianco-giallo. Una radio galleggia nell’aria suona il pezzo che voglio ascoltare, ma che non ho mai sentito in vita mia. La tv sulla mensola sulla porta dell’ingresso è spenta, oggi non gioca il Napoli.
Seduti sul divano ci sono due signori. Uno ha una barba folta, ed è pelato. E’ strano incontrare un pelato dal barbiere. L’altro è un uomo sulla quarantina, con un ragazzino di otto, nove anni, al seguito, che corre per la sala urlando e cantando canzoni che non conosco. Il padrone del salone taglia i capelli a un tizio sulla terza delle tre sedie che, appena entrati, sono messe in ordine sulla destra. Quella è la sua sedia. La sedia al centro, invece, è del ragazzo che lo aiuta. La prima sedia non ha padrone. L’aiutante è a fare la barba a un tizio, su una quarta sedia che però è diversa dalle altre. Di fronte ha il lavandino, e la postazione è più larga rispetto alle altre.
Appena entrato, tutti mi salutano sorridendo, il barbiere fa alzare il tizio dalla sua terza sedia, che ora ha i capelli ordinati e corti. Guardo i capelli per terra, e sono neri e tanti, tanti e neri. Il tizio ordinato mi ignora, ed esce di corsa in strada. Io mi siedo sul divano (ahia, un ferro nel culo) e il bambino intanto va verso un piccolo lavandino nell’angolo in fondo a sinistra del salone. Ha un piccolo buchino così ti poggi sopra, e il collo va a incastro. L’acqua è sempre troppo calda, e alla fine, quando l’aiutante ti fa gocciolare l’acqua via con il pettine (tuo personale) ti fa sempre tanto male, e via, spesso, viene anche lo scalpo.
Guardo le riviste che sfoglio, o addirittura leggo, solo qui. Prendo un numero di FOX UOMO. Bene. In copertina c’è un tizio sorridente e muscoloso e un titolo che dice “Non sei così? Bene! Sappiamo curarti!”. Azz, sono malato? La apro, la sfoglio. Ci sono interviste e finti miti, capezzoli e culi a non finire, e l’oroscopo. Lavoro: i tuoi colleghi ti ammireranno particolarmente per il tuo saperti organizzare. Colleghi? Ma soprattutto… lavoro?
Alzo lo sguardo e vedo che il bambino piange spaventato dal barbiere. Scommetto che pensa che voglia fargli, non so… cosa può pensare un bambino per piangere? Io non ricordo perché piangevo da piccolo dal barbiere. So solo che piangevo per tutto. Comunque per radio passano un pezzo di High School Musical 28, e il bambino si calma, cantando con convinzione la canzone. E’ dolcissimo perché ha le ultime lacrime che devono ancora arrivare alle guance. Il tizio è ancora pelato. Chissà, ho pensato che magari attenda un miracolo da qualcuno lassù, e al posto di andare in chiesa venga qui poiché è, diciamo, un posto più soggettivo. Sono scemo.
La macchina del padre del bambino non parte più, racconta il padre del bambino. Non si accende da quando l’ha data nelle mani della moglie. Alcune volte penso che la vita sia un enorme film pieno di cliché e déjà vu.
E qui ora è un enorme “le donne al volante… brutta cosa” e “se non parte è sicuramente la batteria”. Io, che di automobili non ne capisco praticamente nulla, sentendomi escluso nel discorso dico – Se è la batteria prova a metterla sotto carica, no? – ma appena finisco la domanda tutti iniziano a ridere. Allora, li seguo e sorrido anche io. Ma che cazzo c’avranno da ridere?
E’ il mio turno. – Guarda che c’era prima il signore – e il barbiere – No no, lui aspetta il miracolo -.
L’aiutante mi fa lo shampoo. L’acqua è fredda, e mi fa lo scalpo.
Mi alzo e vado verso la seconda sedia. L’assistente mi chiede come li voglio tagliare, – Come sempre? – aggiunge alla fine. E io gli rispondo – No più corti. Ho più pensieri da mandare via. Questo, è stato un mese di merda -.
finale spettacolare °_°
L’importante e’ capirsi, dal barbiere intendo.
Io l’altro giorno ci sono andato che ero parecchio pensieroso ed incazzato per i cavoli miei che alla sua domanda:
“I capelli li vuoi indietro?”
gli ho risposto seccato:
“Ma tieniteli!”
uhm
È un mese di merda in assoluto!!! E il prossimo é anche peggio.