Nessun Commento// Pubblicato in Moleskine, Rob re dei boschi by rob il 23.08.09.
Sentivo la barba sotto le dita, e oltre a cercare di ricordare da quanto non mi guardavo allo specchio, mi chiedevo se con la barba folta stessi bene. E prima che me ne accorgessi, mi domandavo come fossi arrivato fin lì, a quella mattina, a quel pensiero. Mi sentivo come sempre spento, tra sogno e realtà, alla fine del viaggio che avrebbe portato alla luce, ma anche all’inizio del cammino. Non volevo dire che il domani sarei cambiato, che il domani avrei smesso di fare così, perché sarebbe stata un’ipocrisia.
Fino a ora dov’eri?
Arrivai però a capire, arrivai a sorridere. Testimoni, come la lampada, sono pronti a giurarlo. Perché però, non ricordo. Ogni volta sembro lontano dalla mia mente fino a quando non capisco che sto pensando.
Fui distratto. Vidi un fascio di luce entrare dalla finestra aperta, e toccare il pavimento, accarezzandolo come fosse un amore. Quando il sole toccò il tappeto, io avevo la mente vuota. Dimenticai tutto. Avevo perso ogni pensiero, e mi sentii stupido. Bastava un niente per farmi dimenticare, e stare bene qualche attimo.
Nelle mattine seguenti provai ad aspettare che il fascio di luce tornasse su quel tappeto, e la felicità che scoprii quella mattina con esso, ma attesi invano. Per sempre era perso quel pensiero, quella domanda, quella risposta, quella, qualsiasi cosa fosse.
Ho sempre visto il mondo dalla prospettiva sbagliata, che provassi felicità o tristezza, rabbia o pena, amore od odio. Ho capito che in realtà il mondo è un sentimento che non è stato ancora scoperto dall’uomo.
E la ricerca è ciò che conta.
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