l’albero che non voleva radici
L’albero ci aveva messo anni e anni per far crescere forti le sue radici. Ora però, ne era stufo. Voleva cambiare aria, come dicevano gli umani. Senza occhi ne orecchie, riusciva a sentire solo le carezze del vento, e il solletico degli uccellini. Ma voleva di più. Tutto era per colpa di un cuore. Ora ne aveva uno anche lui, proprio come gli essere viventi con la carne e tutto il resto. Sulla sua corteccia avevano disegnato un cuore con un pugnale poco appuntito. Il disegno gli costò un pomeriggio di dolore intenso, che fu raddoppiato dal fatto che il pugnale era poco affilato, e tra le sue funzioni di fabbrica non c’era quella di disegnare cuoricini. Quindi il lavoro richiese più manodopera da parte dell’artista improvvisato di turno. Artista che, probabilmente, non aveva mai lavorato con olio di gomito. Infatti ci mise forza, ma fu lento. Quel dolore gli aveva però procurato un cuore, e anche se era solo un albero, quel disegno divenne la sua maledizione più grande. Infatti da allora desiderò cose. Alzarsi da terra e con le sue radici camminare verso posti migliori. Sposarsi, e non piantare mai più le sua radici. Avrebbe dato persino qualche foglia per quel sogno, che forse non avrebbe mai avuto il coraggio di intraprendere.
Almeno così pensavo. Una mattina infatti un ragazzo trovò un buco nella terra. Avrebbe giurato che lì il giorno prima c’era un albero. Inoltre, notò delle orme che portavano prima verso il muro del parco, per poi trasformarsi in cucchiai di terra sulla strada, fino a diventare poche briciole e sparire del tutto. ‘Che l’albero fosse scappato?’ Si chiese lui. No, non poteva essere. Si mise seduto sulla panchina, a leggere il suo libro. Gli sembrò subito che ci fosse qualcosa di strano. Ora non aveva l’ombra in testa. ‘E se l’albero non fosse mai esistito?’, pensò addirittura.
Alla fine non riuscì a leggere un solo rigo di quel libro. Guardava il fosso, poi le orme giganti che strisciavano verso il muro. Sorrise, poi si guardò le gambe.
Un albero era libero anche se aveva le radici. Lui, con le gambe, si sentiva maledettamente in gabbia. Guardò in alto in cielo, e si sentì limitato. Scontato, anche a non credere della fuga dell’albero.
E questa storia finisce qui.
Un commento
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SE DEVO DIRE UN COMMENTO DA PROFANO HO SEMPRE PENSATO CHE UN ALBERO AVESSE UNA VITA,.E CHE FORSE UN CUORE TRAFITTO DA SPADE O DA LETTERE
FOSSE UNA VIOLENZA INUTILE,PERO COME HA TRASFORMATO QUESTO EVENTO
CHE QUASI TUTTI ABBIAMO ALMENO UNA VOLTA TENTATO DI FARE,IN UN RACCONTO BREVE MA SEMPLICE è VERAMENTE MOLTO MERITEVOLE DI UN APPREZZAMENTO,LODEVOLE ANCHE L’ERMETISMO E LA FORMA DIRETTA,DEL PARLATO …COMPLIMENTI VERAMENTE!!!ENRICO.
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