parola del signore

Ovviamente quella mattina c’era il sole. Aprì gli occhi e ne vide i raggi entrare dalla finestra. Si alzò sorridente e fu toccata dal loro calore, che le sfioravano le guance. Sentì gli uccellini cinguettare da fuori, poggiati su chissà quale ramo. Era felice, e come poteva non esserlo? Si vide allo specchio, ed era perfetta: i capelli pettinati, il viso luminoso, dai lineamenti decisi. Scese giù per fare colazione e fu inondata da un profumo di cornetti caldi. Baciò la mamma, che sciacquava un pentolino, sulla guancia, e si mise seduta a tavola davanti la tazza colma di latte.
- Buongiorno papà, – disse al genitore, che gli sedeva di fronte, coperto completamente dal giornale che stava leggendo.
Il padre abbassò il giornale come per vedere chi l’avesse chiamato, la vide, e sorrise: – Buongiorno a te, cara.
Iniziò a mangiare. Immerse un biscotto nel latte caldo, che non si spezzò tra le dita ma rimase unito, così che lo morse senza problemi.
- Uhm, – disse ancora con la bocca piena, i genitori si girarono a guardarla, – Mi sono cresciute le tette.
Gonfiò il petto per sottolineare le nuove forme. Indossava una canottiera bianca che sottolineava dolci e sode tette.
- Ma è meraviglioso! – disse il padre, prima di tornare a leggere il giornale.
La madre chiuse l’acqua del lavabo e si sedette a tavola, – Hai detto grazie?
- Certo, mamma, – rispose lei.
Calò il silenzio, e lei immerse un altro biscotto nel latte. Neanche questo si inumidì fino a spezzarsi.
- Qualcosa di nuovo, tesoro? – chiese la madre, rivolta al marito.
- Oh, no cara. Ieri la signora Pergoni ha riso tanto, e il marito era più felice dell’altro ieri. La disoccupazione, dicono, però, sia preoccupante. Forse in Giappone un signore sta perdendo il lavoro, il primo caso dopo centinaia di anni.
- Oh Giuda! Dove andremo a finire! – esclamò spaventata la mamma, – Ma come mai?
- Dice l’altro giorno quasi si annoiava durante l’ora di lavoro. E’ capitato per un minuto, a quanto pare. Ma usano termini tecnici, e non capisco molto bene. Dicono che il computer si sia ‘bloccato’, bo’, e lui non sapeva che fare nel frattempo. Dice che è stato un minuto duro, nonostante sia prontamente intervenuto il Signore.
- Spero tutto si sistemi. La disoccupazione è un problema grave.
- Sono sicuro risolveranno tutto.
La madre era visibilmente sconvolta, e si teneva il petto con la mano. Infine guardò la figlia mangiare, e le disse: – Dai Martina, muoviti che è tardissimo per la chiesa.
- Va bene, – le rispose Martina, e corse di sopra a vestirsi.
Si infilò dei jeans e filò di sotto, poi uscì dalla porta sul retro che dava nel giardino. Si diresse verso l’albero all’angolo del giardino e da un ramo staccò diverse banconote di soldi, un bel mucchietto che si mise in tasca. Poi corse dentro ma passò solo velocemente per la casa, urlando saluti, perché uscì subito dalla porta principale.
Arrivò in chiesa pochi minuti dopo, in anticipo. Le suora la salutarono, lei disse loro delle tette, che le erano cresciute.
- Oh, che bello! Signore grazie! – disse Suor Eva, – Vediamo.
Martina alzò la canottiera mostrando loro le tette. Intanto passavano i suoi compagni per andare a scuola, ma nessuno notò quei dolci seni al vento. Le suore le sorrisero compiaciute, poi la fecero coprire, infine lei entrò in chiesa e prese posto.
La lezione di storia fu facile. Gli ebrei che furono sterminati, gli ebrei il popolo del loro Signore, gli ebrei che conquistarono la terra e sterminarono tutti gli altri popoli. Tutti ebbero dieci. La lezione di scienza fu sui miracoli, ma vi fu un rivoluzionario tra gli alunni. Un ragazzino seduto tra le prime file chiese infatti: – Se è normale camminare sull’acqua come il Nostro Signore, perché Egli ha inventato la fisica?
Un coro sconvolto si alzò.
- Come osi! – urlò Suor Eva, mentre un’altra suora alle sue spalle pregava.
E fu allora che le porte della chiesa si aprirono, e fecero entrare una luce bianca abbagliante. Dal cuore di quel bagliore comparve una figura nera, che camminava tranquila la deciso verso l’altare della chiesa.
- Chi ha pregato? – chiese l’angelo.
- Oh, grazie a Dio, – disse la suora, e nella chiesa si levò un coro che ripeté: – Grazie!
- Cosa succede, suor Eva? – chiese l’angelo con calma.
- C’è lui, – disse indicando il ragazzo, – Che ha bestemmiato.
- E’ vero? – chiese l’angelo, guardando il soffitto, – Uhm, ok.
L’angelo fece un movimento con la mano e il ragazzo planò a mezz’aria. Poi sorrise, e disse: – Non ti perdono più, – e il ragazzo cadde a terra, che si aprì al suo tocco fino a mostrare una profonda voragine, il quale inghiottì il blasfemo.
L’angelo poi si girò vero la folla, aprì le braccia e fece un inchino, poi sparì. Partì un applauso. Fu allora che Martina si svegliò dal suo sonno a occhi aperti. Era rimasta distratta per tutto il tempo. Infatti, seduta su qualche panca dopo la sua, c’era una ragazza che aveva le tette di una forma più bella delle sue. Che sfortunata che sono, pensò.

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